Finalmente in Italia la Giustizia inizia a funzionare secondo gli orientamenti della destra (ma anche di buona parte dell’opposizione). Se ne ha la conferma grazie alle ultime due sentenze, emesse in questa settimana, e che hanno riguardato due casi ‘scottanti’, quello “Saccà-Berlusconi” e quello “Rizzoli”.
Saccà-Berlusconi - Per scagionare Silvio Berlusconi i pm di Roma hanno contestato i due pilastri su cui si basava l’accusa, e cioè che Saccà facesse servizio pubblico quando selezionava le attrici per Rai Fiction, e che vi sia stata corruzione da parte di Berlusconi. Nel primo caso hanno sostenuto che solo la messa in onda della fiction è servizio pubblico. Il resto, dallo studio dei copioni alla selezione degli attori, è opera affidata a manager che nulla hanno a che vedere con il pubblico. A parte i soldi con cui sono pagati, cioè quelli pubblici del Canone. La seconda ipotesi invece è franata perché, sempre secondo i pm romani, non essendovi il “do ut des” non si può parlare di corruzione. Inoltre, lo stretto legame tra Saccà e Berlusconi “era tale da consentire di effettuare segnalazioni senza dover promettere od ottenere nulla in cambio”. Tutto perfettamente legale, insomma. Peccato che Berlusconi stesso smentisca questo pindarico costrutto, con le sue stesse parole: “Agostino, aiuta Elena Russo perché è come se aiutassi me e io ti contraccambierò quando sarai imprenditore”; “Grazie Presidente”, risponde Saccà. Per i pm romani, non è corruzione. Essi hanno anche disposto la distruzione di tutte le intercettazioni, perché ritenute irrilevanti. Così andranno perse tutte, anche quelle non strettamente inerenti alla corruzione: quelle della presunta compravendita di senatori di centrosinistra, quelle dei contratti da sbloccare per la compagna di un membro del CdA della Rai, quelle con le promesse di aiuto per la società di produzione della moglie di Italo Bocchino, quelle bollenti tra Berlusconi e le attrici stese…
Bancarotta Rizzoli - La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la condanna per bancarotta del gruppo Rizzoli. Pronta la reazione del diretto interessato: “Per 26 anni mi sono portato dietro il marchio del bancarottiere e ora si scopre che è tutto fumo!” e poi aggiunge “La storia si chiude qui esco pulito e scagionato da ogni accusa. Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato e a chi ha sfruttato la mia vicenda per trarne profitto”.
Peccato che le cose non stiano esattamente così. Riconosciuto colpevole con rito abbreviato in primo grado, la sua colpevolezza era stata confermata anche in secondo grado, ma aveva subito uno sconto di pena; non perché gli fosse stata riconosciuta qualche attenuante, semplicemente perché il reato di falso in bilancio era andato in prescrizione. La sentenza della sua responsabilità è divenuta definitiva nel 1998, ma…
Nel 2006 si ha la cosiddetta “riforma sulle procedure concorsuali”, che tra gli svariati effetti ha quello di cancellare il reato commesso da Angelo Rizzoli. Dal 2006 in poi, quindi le azioni di Rizzoli non sono più considerate passibili di azioni penali, mentre lo erano fino a quella data, comprendendo perciò il periodo in cui Rizzoli ha posto in essere le sue azioni. Vale a dire, Rizzoli ha consapevolmente violato la legge, ma ora è immacolato perché, anni dopo aver commesso il reato, lo stesso non è più considerato tale. E’ come se oggi abrogassero il reato di omicidio e domani i colpevoli della strage di Erba dicessero: “Ecco, siamo stati angariati per anni!”.
La ciliegina sulla torta - La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, in data di Giovedì, ha dato parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Antonio Angelucci, deputato del Pdl, coinvolto nell’inchiesta di Velletri sulla sanità. A memoria d’uomo, il Parlamento Italiano non ha mai concesso un’autorizzazione a procedere. Sono sempre vittime di persecuzioni politiche, i nostri Onorevoli. Inoltre il Gip Roberto Nespeca, con riferimento al procedimento in corso sulla Casa di Cura San Raffaele di Velletri, ha disposto la revoca dei domiciliari per Giampaolo Angelucci, Antonio Vallone e Claudio Ciccarelli. Questa volta non si è levato nessun grido scandalizzato da parte dei nostri politici, molto attenti invece nell’impedire gli arresti domiciliari agli stupratori, tanto da emanare seduta stante un Decreto Legge specifico. In questo caso non ci sono Capezzone o Gasparri a dare addosso alla Magistratura dalle scarcerazioni facili, a spedire ispettori per verificare e intimidire i giudici inquirenti…
Giustizia è fatta.
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