Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Archive for the ‘Politica’ Category

Sciopero: fate casino, ma fatelo piano

Posted by admin On Febbraio - 26 - 2009

Il 3 Aprile 1926 entra in vigore la legge sull’organizzazione sindacale che, oltre ad istituire un solo sindacato corporativo per i lavoratori e uno per i datori di lavoro, vietava lo sciopero e la serrata. I sindacati di categoria sono riconosciuti a patto che avessero un determinato numero di iscritti e i dirigenti degli stessi fedeli al regime.
Secondo la teoria fascista, infatti, capitale e lavoro non sono destinati a combattersi, ma i loro interessi possono essere temperati (un po’ come dice Maroni e i giuslavoristi moderni), e di fatto si può raggiungere una cooperazione per raggiungere il bene superiore della nazione.
Tale legge era stata preceduta dal Patto di Palazzo Vidoni, del 1925, che riorganizzava tutto l’assetto sindacale, ammettendo unicamente i sindacati graditi al regime alla contrattazione. In cambio di questo riconoscimento, il sindacato fascista rinunciò al diritto di sciopero. I diritti e la voce dei lavoratori vennero soffocati in nome dell’interesse collettivo, mentre i sindacati degli industriali non ebbero mai problemi, negli anni successivi, a stringere accordi a loro favorevoli in cambio del sostegno al regime. Successive riforme tenderanno a costituire organi unici per filiere produttive, all’interno dei quali agiscono sia la parte sindacale padronale che quella operaia, in modo da smussare gli interessi divergenti.

 

In data odierna si avrà la presentazione della relazione sull’attività della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Secondo indiscrezioni nella bozza del progetto si prevede che il Governo sia delegato ad “integrare e modificare, eventualmente anche abrogandola e sostituendola con una nuova disciplina” l’attuale legge sullo sciopero nel settore dei trasporti.
Il disegno di legge è intitolato “per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone” e il Presidente della Camera lo ha giustificato in questo modo: “lo sciopero nei servizi pubblici essenziali diventa tanto più efficace quanto più ingente è il danno arrecato al cittadino-utente, il quale tende a diventare la vera controparte dei lavoratori in sciopero”. Un tentativo piuttosto rozzo, ma efficace grazie all’amplificazione mediatica, di convincere i cittadini che chi sciopera lo fa per arrecare loro un danno, e che serve come giustificazione per i successivi provvedimenti.
Non soffocare il diritto di sciopero ma armonizzarlo con tutti gli altri diritti dei cittadini. Si avverte dunque la necessità di contemperare e trovare un equilibrio tra queste due esigenze, costituzionalmente garantite: è quanto ha tenuto a sottolineare Fini, nel suo intervento di presentazione.

 

Cosa prevede la bozza del ddl - L’obbiettivo espresso nella relazione di accompagnamento è “lo sviluppo di un libero e responsabile sistema di buone relazioni industriali e alla canalizzazione dello sciopero attraverso una chiara indicazione delle prerogative sindacali e più affidabili percorsi di prevenzione del conflitto”. Come si realizza? Con “l’istituto dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale”.
Ma per arrivare allo sciopero, nel settore trasporti, sarà prima necessario un referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non sia indetto da parte di sindacati con più del 50% di rappresentatività. Non basta ancora. Nei servizi di particolare rilevanza occorre anche l’adesione preventiva del singolo lavoratore. E’ infatti prevista “l’introduzione dell’istituto del referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50 per cento dei lavoratori, e della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore almeno con riferimento a servizi o attività di particolare rilevanza”.

 

Questo significa che - Viene di fatto abolito il diritto di sciopero per il settore trasporti. Si potrà al massimo protestare come facevano gli operai giapponesi, cioè continuando a lavorare ma con una fascia al braccio per significare il dissenso. E’ possibile instaurare un registro degli operai ‘poco affidabili’, avendo il nominativo di tutti coloro i quali aderiscono alla protesta. Vengono infine tagliate fuori tutte le organizzazioni sindacali non gradite al Governo e al trio collaborazionista Cisl, Uil e Ugl, (negli anni passati questa è stata anche la politica della Cgil), cioè le rappresentanze minoritarie. Il commento di Bonanni, segretario della Cisl, è piuttosto emblematico: “Sulla riforma degli scioperi, siamo disposti a discutere con il governo ma solo per il sistema trasporti” e “Spero che tutto il sindacato unitario avrà una sola opinione”. No, lui spera che il Governo onori l’impegno e gli dia in cambio la gestione dell’erogazione del Welfare ai lavoratori, dato che i soldi dei tfr li amministra già.

 

Foto da ilmondoditowanda.splinder.com/

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La Fattoria degli Animali

Posted by admin On Febbraio - 21 - 2009

La Fattoria degli Animali era sorta sui migliori principi, e tutti erano contenti di ciò che era costato loro tanta fatica. Funzionava tutto benissimo, fino a quando non si sentì la necessità di una classe dirigente stabile che ponesse rimedio a piccole necessità contingenti.
Le piccole necessità contingenti mutarono gradatamente il loro peso, le azioni di intervento le loro sfumature. Un processo continuo, non scioccante, del quale gli animali lavoratori non si resero conto se non quando ormai era troppo tardi. Alcuni segnali, più o meno eclatanti, diluiti nel tempo, furono chiari esempi premonitori di ciò che sarebbe accaduto: si cambiò l’inno della Fattoria, si vendette il legname al vecchio padrone, si modificò lo Statuto. Ma la classe dirigente proclamò col cuore in mano che si trattava di provvedimenti presi per il bene esclusivo della comunità e i lavoratori, sempre più sfruttati, sempre più immersi nel loro lavoro, non si preoccuparono come dovevano fare.

 

Dopo le impronte digitali prese ai bambini rom, la schedatura dei barboni, i militari per le strade, la direttiva che vieta le manifestazioni in quasi tutte le piazze italiane, le disposizioni contro i negozi etnici, contro la disobbedienza civile, le delazione dei propri pazienti da parte dei medici, la promessa della galera per i giornalisti, arrivano le ronde cittadine. Pardon, le “iniziative di partecipazione civica nell’ottica della solidarietà orizzontale”, come le ha tartufescamente definite il Ministro Calderoli. Ma è vietatissimo parlare di franchismo, chi lo fa è un qualunquista cane, e pure comunista scavatore di foibe, o un eversivo giustizialista alla Di Pietro.

 

In Italia esistono solo due forze politiche che si sono avvalse di questo metodo per garantire la sicurezza: il partito della Lega Nord, che ospita al suo interno condannati per istigazione all’odio razziale, e i movimenti fascisti. La proposta iniziale della Lega Nord era quella di armare dei cittadini in una sorta di Squadra di Sicurezza, altrimenti nota come SS, poi alcuni emendamenti hanno fatto sì che le ronde fossero disarmate, e quindi prevalentemente costituite da ex membri delle forze dell’ordine, ora in pensione. Cerotti che non riescono a nascondere la gravità della decisione presa, sempre per Decreto Legge, poiché ormai è il Consiglio dei Ministri che legifera, cosa che lo stesso Berlusconi ha tenuto a ribadire molto candidamente: i Dl sono “necessari” affinché “un Governo possa intervenire tempestivamente, legiferando con norme immediatamente applicabili”. Non solo. Nonostante il Premier abbia ammesso che gli stupri sono diminuiti, nel corso del 2008 (ma allora, il panico sociale sparso dai media…), ha ulteriormente rafforzato quanto dichiarato in precedenza: “Voglio sottolineare che il Governo può utilizzare la decretazione di urgenza a seguito del clamore suscitato dai recenti episodi”.
Tralasciando il fatto che lo strumento del Decreto non è pensato per rispondere ai clamori mediatici, ci si chiede se il Governo, quindi, non possa arrivare a stimolare, suscitare o creare il clamore per dare adito ai provvedimenti d’urgenza. In passato è accaduto, e la ‘strategia della tensione’ ne è l’esempio più fulgido.
Ci si chiede pure come reagiranno le ronde quando si troveranno di fronte ad una flagranza di reato. O se saranno provocate, e poi in seguito si penserà ad armarle per prevenire il ripetersi di certi episodi.

 

Di certo ci sono le reazioni di Quirinale e Vaticano. Il primo, che inizialmente aveva espresso forti perplessità, trovandosi davanti a Gesù ha deciso di vestire i panni di Ponzio Pilato: “i contenuti del decreto siano di esclusiva responsabilità del Governo”. Così Napolitano firmerà, quasi certamente, anche questo Decreto. Il secondo, invece, continuando a dimostrare un interesse nella politica estera che travalica quello delle anime dei propri fedeli, ha crocifisso il provvedimento con le seguenti parole: “L’istituzione delle ronde rappresenta una abdicazione dello Stato di diritto. Non è la strada da percorrere”. L’Italia è ridotta ad appellarsi al Vaticano per ricordare alla coscienza dei cittadini che lo Stato è creato in prima istanza per garantirne la sicurezza, come ente terzo, ed evitare le adunate da saloon di cow boy in caccia del rapinatore.
L’opposizione, invece, fa notare come il Governo si sia avvalso di un’ulteriore pratica scorretta, volta ad espropriare ancora una volta il Parlamento dalle sue prerogative: “Il prolungamento per decreto della detenzione nei Cie rappresenta un esplicito schiaffo al Parlamento che aveva già bocciato, con un voto che coinvolgeva settori della stessa maggioranza, un provvedimento del governo che andava in questa direzione”.

 

Ora rimane solo da chiedersi quale sarà il prossimo passo di un Governo che non teme opposizioni o freni inibitori alcuni, pur di perseguire il proprio interesse.

 

Foto da www.sottodiciottofilmfestival.it

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I due Aiace

Posted by admin On Febbraio - 19 - 2009

Aiace Telamonio - non l’impavido guerriero che “sorridendo // con terribile piglio, e misurava // a vasti passi il suol, l’asta crollando // che lunga sul terren l’ombra spandea”, ma piuttosto quello che si scaglia impazzito contro un branco di pecore, credendo di uccidere i capi Achei.
Veltroni ha lasciato la guida del Pd, dopo sedici mesi, tra gli sberleffi irriverenti del PdL che lo accusa di aver insultato Berlusconi fino alla fine, e i rammarichi di chi, nella maggioranza, vedeva in lui un debole oppositore, o un pratico avallatore, delle ‘riforme’ proposte. “Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”; “Non ce l’ho fatta e chiedo scusa per questo“.
La mazzata delle elezioni regionali sarde è solo l’ultimo segnale che gli Italiani hanno dato al partito, dopo le politiche, le amministrative a Roma e le elezioni abruzzesi. Una sconfitta che non lascia spazio ad alibi, che induce ad un serio ripensamento di tutta la linea del Pd. Se ancora esisterà, un Pd. Dilaniato da spinte interne opposte, che rifanno capo ai due partiti che lo hanno fondato, il Partito Democratico è sempre apparso un’utopia balzana, l’archetipo dell’ amalgama di acqua e olio.
Veltroni ha sempre guardato agli Stati Uniti, prendendo a modello il Partito Democratico americano, e ha viziato il progetto all’origine: l’Italia ha una tradizione politica differente da quella d’oltreoceano, nonostante sedicenti dotti politologi abbiano cercato di convincerci, in questi anni, che il bipolarismo era non solo possibile, ma anche doveroso. In pratica, D’Alema e la Binetti non possono coesistere. E se il Partito Democratico statunitense abbraccia Ted Kennedy e i riformatori più moderati, questo è possibile perché esiste una ampia la piattaforma di valori comuni condivisi, che non si riscontra nella controparte italiana.
Al ‘peccato originale’ si sono sommate poi la ‘questione morale’, il comportamento ambiguo, oscillante dalla strenua ricerca del dialogo a tutti i costi alla opposizione fatta dalle piazze, la sostanziale mancanza di alternative valide al modello al quale Berlusconi sta improntando la nazione, che spesso ha trovato nei fatti il loro appoggio. Veltroni, nella sua dirigenza, non ha mai capito veramente il suo elettorato, e ha sempre mirato al bersaglio sbagliato. Ora, qualsiasi mossa rischia di essere una sconfitta. Se continuare con il baraccone appare controproducente, la divisione delle due anime è l’ammissione del fallimento di un progetto. Ma già Rutelli strizza l’occhio a Casini, e D’Alema a Ferrero.

 

Aiace Oileo - Famoso per rozzezza ed ignoranza, in battaglia si distinse per la sua crudeltà e disprezzo, anche degli dèi.
Guai in vista anche per il Cavaliere; ma, a differenza dell’avversario sconfitto, Berlusconi dispone della risorsa che l’altro inseguiva vanamente: il potere. I giornali esteri si sono stupiti che in Italia le prime pagine dei notiziari non fossero per la condanna dell’avvocato Mills, che ci pone di fronte ad un Presidente del Consiglio che ha corrotto, mezzo terzi, due volte i giudici, per aggiustare i processi che lo vedevano coinvolti. E’ evidente che le due cose, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la corruzione dei Giudici, sono incompatibili, ma solo Di Pietro ha ricordato che “in America, Obama ha mandato via i Ministri che avevano avuto problemi con il fisco; in Italia, se corrompi un testimone, vai a fare il presidente del Consiglio”. Dalle colonne dei notiziari esteri si è puntato il dito contro il rozzo scudo spaziale che il Cavaliere ha ordinato di approvare al Parlamento, passato come ‘Lodo Alfano’.
Facendosi scudo della sua carica, abusando del potere che gli è concesso in sprezzo alla Costituzione, può anche permettersi il lusso di ignorare l’ennesimo parere negativo espresso sul provvedimento delle intercettazioni espresso vicepresidente del CSM: “La sanzione penale per i giornalisti è eccessiva e unilaterale, ai sensi dell’ art. 21 della Costituzione”. Secondo Mancino il provvedimento che autorizza le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, “distrugge” lo strumento investigativo limitandolo “fortemente”. E nemmeno lo sfiorano le richieste di chiarimento del Governo argentino a proposito delle sue frasi sui desaparecidos: al contrario, è lui che si indigna.
Se non basta la galera per i giornalisti a scuotere le coscienze dei cittadini, mettendoli di fronte al fatto che lo Stato si è trasformato in un insieme di strutture piegate al servizio di una oligarchia, il pericolo è ancora maggiore di quanto non sia.

 

Aiace Oileo visse più a lungo rispetto al suo omonimo, ma nemmeno egli ebbe la ventura di tornare a casa: la destra non può proseguire lungo la strada intrapresa, o la sconfitta di Veltroni di oggi sarà la disfatta del PdL di domani.

 

Foto da http://www.griseldaonline.it/

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Dodge City

Posted by admin On Febbraio - 16 - 2009

Il giocattolo Eluana si è rotto troppo presto. Doveva durare un po’ di più, almeno fino all’approvazione della censura delle intercettazioni e della riforma del processo penale. O fino a che non passasse la micro norma che riforma l’articolo 238bis del Codice Penale, rendendo non valide le sentenze passate in giudicato per processi affini, la quale salva Berlusconi dalla condanna nel processo Mills.
Ma, accidenti, i casi della vita sono molteplici, e nemmeno l’unto dal Signore, cioè il nostro Primo Ministro, può porre rimedio a tutto. Occorre, perciò, inventarsi qualcos’altro che faccia rumore, che indigni gli animi degli elettori. Le menti ottocentesche, tradizionaliste e conservatrici che ora abbiamo al Governo, dopo aver moralmente violentato per settimane la sfera privata di una ragazza in coma, non hanno saputo tirar fuori altro che il tema dello stupro: la violazione della donna che si possiede è sempre un ottimo spauracchio per i maschi latini.

 

Come due corridori che, nello stadio olimpico, si passano il testimone, il primo affaticato e ormai in frenata, il secondo pronto allo scatto, ecco che i media, spengono il ‘caso Englaro’ e saltabeccano a quello degli stupri.
La diffidenza verso la categoria dei giornalisti è giustificata anche in questo caso: in realtà non esiste nessun ‘caso-stupri’, è la solita montatura costruita per riempire la mezz’ora dei notiziari e le prime pagine dei giornali: il 21 Febbraio di due anni fa l’Istat rendeva noto che oltre 14 milioni di donne sono state vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. Di queste, 5 milioni sono violenze sessuali. Nel 2006 si sono registrati 74mila tra tentativi e stupri veri e propri. Di questi il 69,7% da partner o ex-partner, quindi oltre 22mila aggressioni sono opera di sconosciuti. Niente dice che l’inizio del 2009 sia radicalmente differente rispetto al 2006 e un anno ha, nella migliore delle ipotesi, 366 giorni… I conti sullo scoop sensazionale di queste ore sono presto fatti. Come sarà difficile, per i lecchini del potere, trovare un caso al giorno da sbattere nei loro notiziari… Diceva Barbara Pollastrini, che aveva presentato a palazzo Chigi l’indagine Istat: “I dati confermano che nella fascia di età 16-50 anni, le donne muoiono più per violenza che per malattia o incidenti stradali. La violenza sulle donne è un dramma rimosso”. E opportunamente rispolverato in caso di necessità.

 

E’ la consueta tattica del Governo della Paura. Tattica ciarlatana, come i suoi componenti, dal momento che hanno auto svergognato l’invasione di militari da loro fortemente voluta, e che evidentemente non ha prodotto, come era ampiamente prevedibile, alcun effetto. Si trattava di mera propaganda. Ma siamo certi che la reazione della maggioranza sarà quella di spedire ancora più militari per le strade della città.
Nel frattempo lo spargimento di terrore, il finto allarme sociale creato, inizia a produrre gli effetti desiderati. A partire dai giornali che riportano in prima pagina titoli sgomenti ed intimorenti come “Roma, è caccia aperta”, “I clandestini autori del 40% degli stupri” “Orrore a Palermo, violentata a 9 anni” “Il racconto della 15enne” “La madre della vittima: voglio giustizia o me la faccio da sola” e subito il rassicurante “Pronto decreto anti stupratori” (ovviamente decreto), come se il Governo avesse la ricetta miracolosa per impedirli. Ai titoli dei giornali seguono i rastrellamenti dei campi nomadi da parte dei carabinieri e i raid razzisti, le spedizioni punitive in stile squadraccia fascista, come se gli unici responsabili fossero gli extracomunitari, poi il parere emotivo dei cittadini: anche “Roma ladrona” è ora favorevole alle ronde padane e si denuncia: “troppi stranieri e nomadi”. E del resto, se Alemanno dichiara che “gli stupratori potrebbero essere rom”, invece che stare zitto, è ovvio che fornisca un pretesto, un bersaglio per la feccia armata di spranghe. Un politico, queste cose, dovrebbe intuirle da solo.

 

Il Governo osserva soddisfatto; Gasparri si lancia in un “Gli stupratori vanno messi in carcere a scontare pene durissime”, infatti sono rimasti gli unici che potrebbero scontarla, vista la facilità con la quale i membri del Parlamento la fanno franca. Nessuno pare chiedersi come mai Alfano manda gli ispettori quando la stuprata è una Italiana, una dei Dominus, della razza superiore, ma niente di analogo sia previsto per la stuprata rumena o sudamericana. Poi danno fiato alla sua parte più meschina, discriminatoria: fanno parlare Carfagna e la Lega Nord. Tutti d’accordo sulle ronde dei cittadini, come se spettasse ai cittadini il compito di vigilare sulla propria sicurezza, realizzando così la giustizia di Dodge City. Non contenti, sulla scorta delle leggi razziste e discriminatorie già presentate, tornano avanti i fautori della Legge del Taglione, della repressione e della paura come mezzo per circoscrivere il crimine, Calderoli in testa, discettando se sia meglio la castrazione chimica o chirurgica, poiché essa è “l’ unico strumento in grado di garantire un controllo degli istinti per chi spontaneamente non è capace di controllarli”. Ma non si scordi che un anno fa anche Veltroni si era detto favorevole. Prima i bracciali per i detenuti, poi le impronte per i bambini rom, quindi la schedatura dei barboni, ora la castrazione degli intemperanti. Il primo passo verso l’amputazione della mano per i ladri? Verso la pena di morte? O verso il controllo di coloro i cui istinti nocciono alla società, a partire, ad esempio, dai terroristi? In effetti, si potrebbero lobotomizzare, signor Ministro. Sia mai scoprissero la grande panzana che avete approntato, in questi giorni, per coprire l’ennesima carognata.

 

Foto da http://www.lacollinadellestreghe.it/

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Ministri spot

Posted by admin On Febbraio - 12 - 2009

L’attività di Ministri e parlamentari di maggioranza è ricalcata sulle reti di colui il quale servono con fedeltà: fanno il loro spot pubblicitario, poi cala il silenzio. Tanto, chi va a controllare… Gettano il sasso e ritirano prontamente la mano.
Ma la pubblicità, si sa, spesso è ingannevole. Quattro cazzotti, uno dietro l’altro, e la demagogia del Governo va a tappeto.

 

Intercettazioni - Il CSM stronca il Ddl sulle intercettazioni: la Sesta Commissione ha infatti criticato “i troppi limiti previsti”, che comportano “un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili”. Ma secondo Gasparri e tutto il PdL “il parere del Csm è chiaramente più politico che tecnico”. Per Cicchitto “Ancora una volta il Csm irrompe nel dibattito politico rilanciando la posizione della componente più politicizzata dell’Anm”. Strano. Quando si è trattato di imbavagliare la Procura di Salerno il CSM dalla maggioranza ha avuto solo applausi.

 

Pubblica amministrazione - Il Procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2009, mette nero su bianco che in Italia è in corso una nuova tangentopoli. Senza troppi giri di parole, focalizza la propria attenzione sulla Pubblica Amministrazione, denunciando come l’uso di tangenti, mancate denunce e malcostume, sia all’ordine del giorno, e ci ponga agli ultimi posti nelle classifiche sulla trasparenza, e ai primi in quelle della corruzione.
Non si è salvato praticamente nulla: dalle storiche ruberie nel capitolo sanità “terreno fertile per comportamenti truffaldini o per forme di sperpero di risorse pubbliche”, all’uso sconsiderato di consulenti esterni iper pagati (”Le illegittimità hanno ad oggetto tutte le componenti del trattamento
economico sia quelle relative allo stipendio in senso stretto sia le altre indennità, diritti, assegni ed altro”), dallo smaltimento di rifiuti in Campania, vicenda per la quale il Governatore Bassolino e la ditta Impregilo sono indagati, alla concessioni del servizio pubblico di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito. E poi ancora, “le innovazioni tecnologiche introdotte per migliorare e valorizzare il procedimento amministrativo” che “rappresentano spesso occasione per comportamenti illeciti produttivi di danno”, l’ “inefficienza e trascuratezza nell’uso, nel mantenimento e nella valorizzazione del patrimonio immobiliare in tutte le sue variegate componenti”, l’ illegittima esecuzione di spese che potrebbero qualificarsi come danno da ‘sviamento di risorse pubbliche’”, il “ricorso sconsiderato” a prodotti finanziari derivati e lo spreco di denaro derivato da “molte fattispecie di responsabilità amministrativa sono da collegare direttamente o indirettamente al fenomeno delle cosiddette opere pubbliche incompiute, opere ciò progettate ma non appaltate ovvero non completate o comunque inutilizzabili per scorretta esecuzione, che rappresentano un gravissimo spreco di risorse pubbliche e la testimonianza più eloquente dell’inefficienza dell’amministrazione centrale e periferica”.
Il danno per lo Stato, quindi per i cittadini tutti, assomma a parecchi milioni di euro, ed è imputabile principalmente alla dirigenza e alla mancanza di controlli severi ed adeguati, come è chiaramente ripetuto più volte nella relazione stessa. Il Ministro della Finzione Pubblica, che ora tace, ha invece preferito puntare il dito sugli impiegati fannulloni, ultimo anello di una catena organizzata che lo stesso Brunetta si è ben guardato dall’esporre alla gogna mediatica, figuriamoci a sanzionare. Ha sacrificato il capro espiatorio sull’altare della demagogia, lasciando irrisolto il problema reale che affligge lo Stato italiano. Anche per lui, cade la maschera. Ma non abbia troppo timore: grazie alla nuova riforma che modifica le componenti della Corte stessa, in futuro il Governo non avrà più di questi fastidi, avendo eletti anche in tale sede i propri dipendenti.

 

Scuola - “Non è vero che ci saranno tagli per 8 miliardi di euro non è vero che ci saranno licenziamenti degli insegnanti, non è vero che chiuderemo le scuole di montagna o delle piccole isole” Mariastella Gelmini, 24 Ottobre 2008.
Secondo una ricerca del sindacato Uil scuola (non della sovversiva Cgil), la legge 133/08 lascerà, il prossimo anno, 43.000 insegnanti senza lavoro, Dove è il trucco? Semplice: sono tutti precari ai quali non verrà rinnovato il contratto, quindi, tecnicamente, non si possono considerare licenziati. Vanno anche aggiunti 23.000 pensionamenti e 20.000 nomine non conseguite (che quindi non entrano nel computo dei tagli, sebbene lo siano in modo silente). Le ‘cessazioni lavorative’ imputabili alla manovra del governo hanno anche riguardato, per il solo 2008, 8.000 lavoratori ascrivibili al personale non docente e 11.628 insegnanti. Il segretario generale di Uil Scuola Di Menna ha poi rimarcato come “siamo di fronte ad una percentuale di personale precario che ha raggiunto livelli molto alti: quasi la metà del personale ha contratti che vengono rinnovati” e che la maggior parte del personale Ata è assunto con un contratto a tempo determinato che non copre nemmeno il periodo di ferie estive. Anche in questo caso, silenzio del Ministero.

 

Eluana - “Avevamo già nei giorni scorsi denunciato l’accelerazione dell’operazione con il mutamento del protocollo e la sospensione totale dell’alimentazione e dell’idratazione” Fabrizio Cicchitto, 09 Febbraio 2009.
Il procuratore generale di Trieste Deidda ha dichiarato che Eluana Englaro è morta a causa di uno “scompenso cardiorespiratorio”, compatibile con il protocollo previsto per l’interruzione di alimentazione e idratazione.
“Il Testamento biologico credo ed ho paura che sia un viatico per l’eutanasia e quindi, essendo convinta che la vita debba essere difesa e che sia un valore indisponibile, non posso che essere contraria” Mara Carfagna, 22 Luglio 2008: il Ministro delle Pari opportunità ha pensato bene di prodigarsi in ambito sanitario, mentre risulta non pervenuta quando sul tavolo c’era il richiamo dell’UE in materia di parificazione dell’età pensionabile delle donne. Un altro, silenzio.

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La cultura della Destra

Posted by admin On Febbraio - 10 - 2009

Sfruttando le condizioni di una persona che richiedevano solo il silenzio, Silvio Berlusconi ha affermato: “Ci troviamo in bilico tra due culture: una cultura della libertà ed un’altra dello Stato che prevale sui cittadini, una cultura della verità contro la mistificazione e poi una cultura della vita contro una cultura della non vita”. Il suo dipendente Cicchitto ha poi ribadito “E’ evidente che è un’operazione tipica della cultura della morte. Per cortesia, non parliamo di laicismo. Purtroppo si tratta di ben altro e molto peggio”. E’ bene specificare che il Cavaliere rivendicava per sé la “libertà”, la “verità” e la “cultura della vita”, perché, osservando serenamente i fatti, si sarebbe detto che si stesse auto accusando. Come al solito, del resto.
Accennando en passant al fatto che la cosiddetta “cultura della bella morte” è stata da sempre patrimonio della destra italiana, e di una certa destra in particolare, si possono leggere con facilità le virtù portate avanti dal movimento politico che riconosce come leader il Presidente del Consiglio.

 

La messa a nudo dei valori che la destra italiana tramanda, dei quali si fa un gonfalone e che semina a piene mani nella società, ha già visto la descrizione del suo linguaggio, del Governo della Paura e dell’idiosincrasia del diverso.
La mentalità di destra, all’opposto di quella di sinistra, prevede un forte individualismo. Nessuno vuole affermare che la via migliore da perseguire sia il cooperativismo, piuttosto che l’iniziativa personale, o l’associazione di persone contrapposta, appunto, all’individuo: si tratta di spinte che trovano, l’una e l’altra, i propri fondamenti. Tuttavia la destra italiana si muove su posizioni esacerbate, quasi paranoiche. Valori tipici propugnati come il liberalismo, la concezione edonistica dell’uomo, la sua centralità come individuo, sono tutti degenerati e corrotti, rispettivamente, nel liberismo anarchico, una giungla dove prevale la legge del più forte, nel superuomo, nelle gerarchie verticali. Invece che associarsi e condividere con altri individui ed organizzazioni, l’uomo della destra italiana accentra e mantiene all’interno del proprio nucleo familiare, o del proprio clan. Queste concezioni centrista dell’uomo e della famiglia, assieme a quella dell’ordine verticale, ben si sposano con gli ideali cattolici, ed è a causa di ciò che il Vaticano ha sempre ottimi rapporti con questo tipo di mentalità e di correnti politiche di pensiero.

 

Proprio codesto senso di appartenenza alla propria fazione, o clan, o famiglia, che deve difendere ciò che si ha, che si deve imporre e che si regge su gerarchie inflessibili, è l’incipit dell’idiosincrasia del diverso, di cui si parlava. Come primo effetto produce egoismo, poi porta alla cultura dell’intolleranza verso l’altro da sé. Il passo successivo, è quello dell’odio.
Tutto questo processo, questo retroterra culturale, se così si può definire, è in realtà un’entità inconscia, nella classe politica italiana che vi rifà capo: non se ne rendono conto appieno. Essi usano la Paura, o l’Odio, perché sono strumenti che gli sono familiari per patrimonio subconscio, ma coscientemente si rendono solo conto che si tratta di due armi che possono ridondare a loro vantaggio. E non si fanno nessuno scrupolo ad impiegarle. I fatti parlano chiaramente.

 

Il caso di Eluana Englaro è illuminante. Un Governo è tale perché cerca di rappresentare l’insieme dei cittadini italiani, l’unità nazionale, come tutte le istituzioni, ad alto e basso livello. La Destra invece ha avuto una unica preoccupazione: dividere gli Italiani in due partiti, pro e contro il distacco del sondino. Il potere dello Stato ha cercato di prevaricare la volontà dell’individuo. E’ inutile sottolineare come l’intolleranza tra le due fazioni sia stata alimentata. Le frasi di Berlusconi e Cicchitto non sono volte a cercare la pace, ma lo scontro insanabile che può portare solo alla sopraffazione di un’idea sull’altra.
Un altro ottimo esempio è il Ministro della Funzione Pubblica, Brunetta. Tutta la sua politica è consistita in una campagna denigratoria verso l’intera categoria dei lavoratori dello Stato, messi ogni giorno alla berlina, fatti vergognare. Una gogna che non si è mai preoccupata di sottolineare e salvaguardare i meriti di molti lavoratori che, nonostante tutto e nonostante proprio le alte gerarchie, continuano a far funzionare il sistema. Il ruolo del Ministro è stato quello di offrire un bersaglio al rancore delle persone.
La Lega Nord è, forse, il caso più lampante. Un partito che, per eccellenza, divide la popolazione, aizzando sentimenti ignominiosi: padani contro meridionali, italiani contro immigrati. Le leggi razziali e discriminatorie che ha fatto approvare ne costituiscono il certificato più sublime, come le condanne civili e penali di alcuni suoi esponenti. Il resto è cronaca quotidiana.
Lo stesso federalismo fiscale, non fa altro che fratturare, disunire una Nazione. E’ sempre la filosofia della divisione, del confine da tracciare e difendere, del ‘questo è mio’ (e guai a chi lo tocca).
Ancora, le categorie di lavoratori che scioperano sono isolate dalla solidarietà del resto dei cittadini, e anzi vengono additati come i responsabili dei disagi che gli stessi soffrono: un altro bersaglio. Viene favorita e perseguita la spaccatura tra i sindacati, mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri, e gli oppositori politici, che manifestano idee dissenzienti, sono, di volta in volta, “utili idioti” e “agghiaccianti”, “fanno orrore” e “non ci si può parlare”.

 

Prevaricazione, odio, intolleranza, egoismo, scherno, volgarità. Queste, assieme ad un nazionalismo becero, sono le moralità che la Destra di Berlusconi, Cicchitto e Gasparri instillano nella collettività. I loro eroi sono i Repubblichini, i mafiosi e Craxi. Si aggiunga anche lo sprezzo delle regole, la possibilità di poterle sempre aggirare e non pagarne le conseguenze. Tre esempi su tutti, il Lodo Alfano, l’incitazione all’evasione fiscale, Rete4. Gli effetti sono devastanti: aumento dell’egoismo, della diffidenza verso gli altri, disgregazione del tessuto sociale, intolleranza verso ciò che non rispetta i propri principi. La società italiana porterà a lungo i segni di queste stille velenose e corrosive. Ecco smascherate le parole di questi finti moralisti, che si ergono a giudici e paladini dopo aver provocato e seminato discordia.

 

Foto da nonleggerlo.blogspot.com

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Due passi avanti, uno indietro

Posted by admin On Febbraio - 9 - 2009

Due passi avanti, uno indietro. Berlusconi afferma di voler cambiare la Costituzione per accentrare i poteri nelle mani del Premier, poi frena. Il Vaticano istiga il Governo italiano a fare carta straccia dei regolamenti Costituzionali e si dichiara “profondamente deluso” dal comportamento di Napolitano, poi afferma che non vuole interferire nelle vicende dello Stato Italiano. Schifani informa che anche se l’atto è legittimo “è contrario alla volontà del Parlamento”, poi si dichiara vicino al dolore del padre di Eluana, che ha anche dovuto subire le offese gratuite del Premier (”sembra che non ci sia altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità”). I parlamentari del PdL scrivono che “Chiunque è in grado di fare qualcosa per consentire al Parlamento di pronunziarsi prima che lo stato di Eluana Englaro sia definitivamente compromesso, lo faccia per evitare che venga compiuto con spietato cinismo e senza alcuna considerazione per il dolore di una persona viva, questo vero e proprio attentato alla democrazia”, e sono gli unici a non arretrare. La gallina che canta ha fatto l’uovo: il “vero e proprio attentato alla democrazia” si sta consumando proprio per opera loro, poiché è già posto all’attenzione del Senato il Ddl ad personam. Solo che stavolta, invece che salvarla, la condanna. Ecco il testo:

 

“In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” La legge entra in vigore il giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

 

Il Ddl ricalca quello del Decreto legge respinto dal Presidente della Repubblica, e, di fatto, lo scavalca. Napolitano, infatti, può rispedirlo alle camere una sola volta.
Questo Ddl va contro ogni regola: è un Decreto legge che viene fatto emettere dalle Camere, senza dibattito parlamentare, ed entrerà in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Impedisce l’attuazione di una sentenza passata in giudicato e viene usato in modo improprio dalla maggioranza, poiché la sua funzione è una sola: impedire il corso della sentenza stessa. Infatti, anche se la Corte Costituzionale dovesse giudicarlo non idoneo, nel periodo di tempo in cui esso non viene respinto dalla Consulta rimane in vigore. Nel frattempo il Parlamento ha tutto il tempo per approvare il Ddl Calabrò.

 

Berlusconi ha ordinato che venisse eseguita la sua volontà, il Consiglio dei Ministri e il Parlamento obbediranno supinamente. E’ evidente che ci sono i presupposti per un colpo di Stato. Sarebbe scorretto, però, pensare che dietro ci sia un disegno preordinato. Più semplicemente, questo Governo agisce secondo le necessità. Quando ha un problema che non riesce a risolvere secondo il regolare corso imposto dalle convenzioni, le viola e ottiene lo stesso il risultato prefisso. Il Caso delle Procure di Salerno e Catanzaro, o il Lodo Alfano sono piuttosto esemplificativi. Questo modo di agire potrà divenire la regola se all’esecutivo non resteranno altre scelte per conservare il potere.
Il pericolo per la Repubblica Democratica è altissimo.

 

Foto da www.repubblica.it/

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Mezza verità, niente informazione

Posted by admin On Febbraio - 9 - 2009

Un altro, piccolo capitolo, di disinformazione di regime e restrizione delle libertà.
Il 5 Febbraio è stato approvato al Senato il Ddl sicurezza, contenente le norme razziste e discriminatorie sulla schedatura dei barboni e sulla possibilità da parte dei medici di denunciare i loro pazienti clandestini. In mezzo al testo è stato infilato un emendamento, a firma D’Alia (UdC) che prevede il reato di apologia dei reati.

 

Cosa ha scritto la stampa.
Corriere della Sera: “Il braccio della legge entra deciso anche nel web. Il Senato ha approvato infatti, nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, un emendamento del presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso. Lo ha reso noto lo stesso D’Alia.”
Repubblica: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonché di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso. Fenomeni come quelli dei gruppi pro-Riina apparsi su Facebook, quindi, non saranno più ammessi.”
La Stampa: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonchè di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso”.

 

Cosa è scritto sulla norma.

Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.

 

Conclusioni: l’informazione di regime ha nascosto parte della verità. Se l’emendamento è approvato anche alla Camera diventerà reato pure appellarsi alla disobbedienza contro la norma razzista della denuncia da parte dei medici dei loro pazienti clandestini, o incitare alla disobbedienza di fronte al bavaglio che si vuole mettere all’informazione grazie alla norma contro le intercettazioni. Sarà anche reato fare propaganda di renitenza se un giorno l’Italia aggredirà con una guerra uno Stato estero, in barba alla Costituzione.
Particolarmente colpita dalla norma risulta la rete di internet, dove i siti che protestano contro le leggi fasciste che vengono approvate dal Parlamento Italiano potranno essere oscurati e censurati.
Siamo sicuri, però, che i siti del Corriere della Sera, di Repubblica e de La Stampa non soffriranno di questi problemi.

 

Foto da www.pieroricca.it/

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Il colpo di Stato

Posted by admin On Febbraio - 7 - 2009

Era volontà de ilmagnete accantonare la vicenda di Eluana Englaro per rispetto al padre, che giustamente ha chiesto più volte un poco di pace e ha denunciato le violenze a cui è stata sottoposta la figlia, in tutta questa storia.

 

Purtroppo il corso degli eventi ci impone di riportare ciò che sta accadendo, che comunque riguarda solo marginalmente il campo delle scelte etiche che ognuno di noi, in coscienza, dovrebbe essere libero di fare. Eluana, infatti è un pretesto.
Il Governo sa che è in calo di consensi. L’ultima indagine Eurispes ha dimostrato come il Lodo Alfano non sia andato giù agli Italiani, che essi non hanno abboccato ai grembiulini della Riforma scolastica Gelmini, che sanno che il problema della Giustizia non è difendersi da essa e metterla sotto il controllo del Potere Esecutivo, ma è la lunghezza dei processi e la certezza che, una volta condannato, l’imputato sconti la sua pena. Perciò è ragionevole supporre che non si siano bevuti le panzane Alitalia quella delle intercettazioni.
Il Decreto Legge sull’alimentazione forzata è forse un tentativo disperato di riguadagnare il terreno perduto? Non è possibile dirlo con precisione. Quello che è certo, è che è un colpo di Stato.

 

Già l’atto di indirizzo di Sacconi, volto ad impedire l’attuazione di una sentenza definitiva passata in giudicato, era illegale, ma il Ministro non è stato perseguito per questo. Ora hanno perfezionato la tecnica. Poiché il Ddl sul testamento biologico (quello Calabrò) è arenato nelle secche di un Parlamento che deve già decidere su come salvare dalla galera chi attualmente è seduto lì, il Governo ha addirittura inventato un Decreto Legge per abrogare la sentenza definitiva di un Tribunale: “L’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono essere in alcun caso rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Buttato giù così, in tutta fretta e furia, un decreto legge per ogni noia che ronza attorno al Governo.
Il Capo dello Stato ha avvisato che non avrebbe mai firmato un simile vulnus alla democrazia, ma il Consiglio dei Ministri, compatto, non è arretrato. E, preso atto della mancata firma da parte del Presidente della Repubblica, il Primo Ministro ha dichiarato: Se il governo non potesse utilizzare i decreti legge allora “ritornerei al popolo per modificare la Costituzione e anche il governo”; “Se il capo dello Stato dovesse perseverare nella decisione di non firmare il decreto, convocheremo ad horas il Parlamento per approvare in pochissimo tempo, tre giorni, una legge che contenga le norme su idratazione ed alimentazione”. Il colpo di Stato, appunto.

 

Per cancellare una sentenza di un tribunale il Governo ha forzato un Decreto legge. Siccome questo in una democrazia non è possibile, preso atto del rifiuto del Capo dello Stato, il Governo ha ordinato al Parlamento di ratificare la stessa norma incostituzionale.

 

Napolitano, ora, non deve “rammaricarsi”. I suoi silenzi, hanno contribuito ad arrivare a questa sovversione delle istituzioni. Se si aspettava qualcosa di diverso, è un incompetente o un cieco. Però nella vicenda di Salerno ci ha visto benissimo.
Ed è giusto sottolineare come l’UdC e il Vaticano abbiano applaudito alla “coraggiosa scelta del Governo”. Passi l’UdC, ma uno Stato estero non può rendersi colpevole di istigazione alla sovversione dei meccanismi istituzionali di un altro Paese. Questo è bene che rimanga scritto, onde evitare che in futuro qualche Papa possa impermalirsi se qualcuno gli ricorda come sono andate le cose nella realtà.

 

Il Pd, dal canto suo, si mostra indignato, ma si limita a questo. C’è la riforma della Giustizia in ballo, non possono fare la voce grossa, quindi una forte manifestazione popolare ad oltranza è esclusa. Anche l’IdV non ha fatto di meglio.

 

Se per il Governo è possibile agire in questa maniera quando si tratta di una sentenza che riguarda una persona con la corteccia cerebrale necrotizzata, possono ripetersi, avendo creato il precedente, anche quando, ad esempio, un Giudice li condannerà al carcere. O quando le elezioni non andranno come loro hanno previsto. Non è un’ipotesi peregrina. Chi avrebbe detto, sei mesi fa, che sarebbero stati capaci di demolire una sentenza con un Decreto Legge, passando sopra al Presidente della Repubblica?

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Prima i diritti degli Italiani

Posted by admin On Febbraio - 6 - 2009

Una nuova legge razzista è passata, ieri, al Senato della Repubblica, a causa di un emendamento della Lega Nord al Ddl sicurezza. Se verrà confermato alla Camera, produrrà il seguente effetto: i medici potranno denunciare il loro paziente, se questo è un clandestino. E’ giusto che venga ricordato il nome del primo firmatario di questo principio nazista: si chiama Federico Bricolo, casomai qualcuno, col tempo lo dimenticasse.

 

Che cosa c’entra, con la sicurezza dei cittadini, la possibilità per un medico di tradire il proprio segreto professionale e la deontologia denunciando un suo paziente?
“Non siamo razzisti, difendiamo la nostra gente” ha affermato Bricolo. “Basta con il buonismo. Da oggi sarà lotta dura alla criminalità e ai clandestini. Con questo provvedimento crescono i nostri consensi”. Qualcosa di simile lo deve aver affermato il Ministro tedesco, dopo l’approvazione della legge sui matrimoni tra ariani ed ebrei. Insomma, una giustificazione andava pur trovata. Ma lui si è spinto oltre. A chi ha sollevato critiche ha opposto: “Voi siete i razzisti, sempre e comunque dalla parte degli stranieri, prima degli italiani onesti che pagano le tasse”.

 

L’opposizione si è scagliata contro il provvedimento già in aula: “Si è superato il passo tra il rigore della legge e la persecuzione” ha dichiarato Anna Finocchiaro; la norma è “contro i princìpi che difendono i diritti degli uomini prima ancora dei diritti di cittadinanza”. “E’ in palese violazione della Costituzione” gli ha fatto eco il compagno di partito Procacci. E’ evidente che nessun clandestino, da oggi, andrà a farsi curare da un medico, avendo paura di essere denunciato. Ma per il PdL queste accuse non sussistono: l’emendamento “non viola il diritto di accedere al servizio sanitario nazionale”, secondo Schifani, infatti “Se l’emendamento impedisse o violasse l”accesso al servizio sanitario nazionale allora sarebbe un mancato rispetto della persona umana, ma questa norma non lo impedisce”. Certo, non è scritto nero su bianco. E’ giusto che anche il nome di Schifani venga perpetuato ai posteri, assieme a quello di Bricolo e a quello di Gasparri che per difendere la nuova norma xenofoba ha pensato bene di glissare la domanda: “La legge rafforza la lotta alla mafia, non si occupa solo di immigrazione. Prevediamo pene più severe contro l’illegalità e la criminalità”. Poi, con un salto mortale: l’emendamento “non è della Lega, ma di tutto il PdL perché dà la precedenza ai diritti degli italiani. Noi non siamo razzisti”. Dà la precedenza ai diritti degli Italiani…

 

Dà la precedenza ai diritti degli Italiani: un qualsiasi Parlamentare dovrebbe essere cacciato dalle aule istituzionali, dopo un’affermazione del genere. Una popolazione più cosciente dovrebbe estrometterlo, denunciarlo, coprirlo di vergogna. Il diritto, secondo il capogruppo del PdL, è acquisito in base all’appartenenza alla nazionalità. Tra poco proclameranno la Grande Germania. Però Di Pietro è un pazzo, sempre secondo Gasparri, quando denuncia che il PdL è la Germania degli anni ‘30.

Rimangono due cose da fare: la prima è la disobbedienza a questo insulto alla dignità delle persone. E infatti sia Emergency che Medici Senza Frontiere che il presidente dell’ordine dei Medici hanno già promesso decisioni in questo senso.
La seconda cosa, è di non far cadere nel dimenticatoio il fatto, quando ognuno di noi sarà chiamato alle nuove elezioni.

 

Foto da www.ausl-cesena.emr.it

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Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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