José Saramago è nato ad Azinhaga nel 1922. Abbandonati gli studi in giovane età a causa di difficoltà economiche, lavora come direttore di produzione presso un editore. Il suo primo romanzo, “Terre del Peccato”, esce nel 1947 ed è avversato dal regime di Salazar, che governa il Portogallo con pugno di ferro. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista clandestino, cosa che gli procurerà le attenzioni della famigerata Pide, la polizia politica agli ordini del dittatore, alla quale, peraltro, riesce sempre a sfuggire. La sua attività di direttore nel settore dell’editoria continua anche dopo la ‘Rivoluzione dei Garofani’. Numerosi sono i racconti, romanzi e testi teatrali pubblicati, tra i quali vanno citati “Storia dell’assedio di Lisbona” e “Cecità”, forse il suo capolavoro.
Nel 1998 è stato insignito del premio Nobel per la Letteratura.
Le elezioni amministrative che si tengono nella capitale di un Paese non meglio identificato danno un risultato clamoroso: tre quarti delle schede elettorali risultano bianche. Dopo un iniziale sconcerto, la classe politica reagisce con fermezza, condannando la scelta degli elettori che vengono costretti ad una seconda consultazione. Il risultato è ancora più eclatante del precedente.
“Saggio sulla lucidità” è una analisi fredda dei meccanismi di governo delle popolazioni odierne, una satira critica del sistema democratico occidentale, quello che viene esportato nei Paesi meno sviluppati a suon di bombe al fosforo, perché ritenuto il sistema più equo e garantista di tutti. Il Paese immaginato da Saramago potrebbe infatti essere il suo Portogallo, ma anche l’Italia dei giorni nostri, dove sono solo tre partiti-massa a contendersi il potere in un gioco che risulta scollato dalle reali aspirazioni e necessità della popolazione che le forze politiche sarebbero chiamate a governare. I tre partiti sono genericamente nominati Partito di Destra, Partito di Centro e Partito di Sinistra. Il primo è al governo al momento del voto, il secondo fa opposizione e il terzo, con il suo striminzito numero di seggi, fa la figura del pagliaccio, riflettendo il fallimento delle sinistre odierne e la deriva destrorsa che tutti i Governi europei conoscono nella nostra epoca.
I politici non riescono a motivare il reale motivo della reazione degli elettori che, stanchi di chi non li rappresenta, decidono di manifestare il loro pensiero attraverso l’uso della scheda bianca. A causa di ciò essi vengono considerati degli eversori politici, degli attentatori della democrazia, e per questo vengono prese una serie di provvedimenti verso la capitale, la quale viene posta sotto stato di assedio e poi abbandonata a se stessa, sempre ben sorvegliata per evitare che il morbo si diffonda.
Con una straordinaria capacità di prosa che passa dall’umoristico al sarcastico, all’ironico, allo sprezzante, al beffardo, Saramago mostra il delirio del potere democratico, strappando il velo ad una democrazia moderna che altro non riproduce se non una oligarchia nella quale i cittadini non godono di rappresentatività, e nella quale i problemi dello Stato, cioè della società di cittadini che si uniscono per trarre benefici comuni, vengono sempre sottoposti alle esigenze della oligarchia stessa.
Vistasi minacciata dalla rivolta pacifica delle schede bianche, l’oligarchia sarà disposta a tutto, senza esclusione di colpi, pur di riottenere almeno sulla carta la legittimazione fasulla che gli consente di governare, se non nel medioevale ‘nome di Dio’, almeno in quello del personale profitto.
La lettura lascia l’amaro in bocca: molti dei passi descritti dal libro, chiaramente satirici, sono in realtà pedissequamente simili a ciò che per davvero viviamo tutti i giorni, a cominciare dai titoli dei giornali della capitale e la qualità dell’informazione in generale, per finire con le frasi retoriche dei vari Ministri del Governo, tutti stereotipati e ridotti a macchiette, ma così simili ai personaggi che popolano le nostre televisioni. E’ in quest’ottica che si sviluppa il feroce contrasto tra la lucida normalità dei cittadini della Capitale e la frenesia irrazionale di chi non riesce o non vuole fermarsi un attimo, mettersi in discussione e capire.
Foto da www.regionetoscana.it/




