Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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Archive for the ‘Libri’ Category

Saggio sulla lucidità

Posted by admin On Febbraio - 10 - 2009

José Saramago è nato ad Azinhaga nel 1922. Abbandonati gli studi in giovane età a causa di difficoltà economiche, lavora come direttore di produzione presso un editore. Il suo primo romanzo, “Terre del Peccato”, esce nel 1947 ed è avversato dal regime di Salazar, che governa il Portogallo con pugno di ferro. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista clandestino, cosa che gli procurerà le attenzioni della famigerata Pide, la polizia politica agli ordini del dittatore, alla quale, peraltro, riesce sempre a sfuggire. La sua attività di direttore nel settore dell’editoria continua anche dopo la ‘Rivoluzione dei Garofani’. Numerosi sono i racconti, romanzi e testi teatrali pubblicati, tra i quali vanno citati “Storia dell’assedio di Lisbona” e “Cecità”, forse il suo capolavoro.
Nel 1998 è stato insignito del premio Nobel per la Letteratura.

 
Le elezioni amministrative che si tengono nella capitale di un Paese non meglio identificato danno un risultato clamoroso: tre quarti delle schede elettorali risultano bianche. Dopo un iniziale sconcerto, la classe politica reagisce con fermezza, condannando la scelta degli elettori che vengono costretti ad una seconda consultazione. Il risultato è ancora più eclatante del precedente.
“Saggio sulla lucidità” è una analisi fredda dei meccanismi di governo delle popolazioni odierne, una satira critica del sistema democratico occidentale, quello che viene esportato nei Paesi meno sviluppati a suon di bombe al fosforo, perché ritenuto il sistema più equo e garantista di tutti. Il Paese immaginato da Saramago potrebbe infatti essere il suo Portogallo, ma anche l’Italia dei giorni nostri, dove sono solo tre partiti-massa a contendersi il potere in un gioco che risulta scollato dalle reali aspirazioni e necessità della popolazione che le forze politiche sarebbero chiamate a governare. I tre partiti sono genericamente nominati Partito di Destra, Partito di Centro e Partito di Sinistra. Il primo è al governo al momento del voto, il secondo fa opposizione e il terzo, con il suo striminzito numero di seggi, fa la figura del pagliaccio, riflettendo il fallimento delle sinistre odierne e la deriva destrorsa che tutti i Governi europei conoscono nella nostra epoca.
I politici non riescono a motivare il reale motivo della reazione degli elettori che, stanchi di chi non li rappresenta, decidono di manifestare il loro pensiero attraverso l’uso della scheda bianca. A causa di ciò essi vengono considerati degli eversori politici, degli attentatori della democrazia, e per questo vengono prese una serie di provvedimenti verso la capitale, la quale viene posta sotto stato di assedio e poi abbandonata a se stessa, sempre ben sorvegliata per evitare che il morbo si diffonda.
Con una straordinaria capacità di prosa che passa dall’umoristico al sarcastico, all’ironico, allo sprezzante, al beffardo, Saramago mostra il delirio del potere democratico, strappando il velo ad una democrazia moderna che altro non riproduce se non una oligarchia nella quale i cittadini non godono di rappresentatività, e nella quale i problemi dello Stato, cioè della società di cittadini che si uniscono per trarre benefici comuni, vengono sempre sottoposti alle esigenze della oligarchia stessa.
Vistasi minacciata dalla rivolta pacifica delle schede bianche, l’oligarchia sarà disposta a tutto, senza esclusione di colpi, pur di riottenere almeno sulla carta la legittimazione fasulla che gli consente di governare, se non nel medioevale ‘nome di Dio’, almeno in quello del personale profitto.
La lettura lascia l’amaro in bocca: molti dei passi descritti dal libro, chiaramente satirici, sono in realtà pedissequamente simili a ciò che per davvero viviamo tutti i giorni, a cominciare dai titoli dei giornali della capitale e la qualità dell’informazione in generale, per finire con le frasi retoriche dei vari Ministri del Governo, tutti stereotipati e ridotti a macchiette, ma così simili ai personaggi che popolano le nostre televisioni. E’ in quest’ottica che si sviluppa il feroce contrasto tra la lucida normalità dei cittadini della Capitale e la frenesia irrazionale di chi non riesce o non vuole fermarsi un attimo, mettersi in discussione e capire.

 

Foto da www.regionetoscana.it/

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Il Signore delle Mosche

Posted by admin On Novembre - 28 - 2008

Sir William Gerald Golding

 

(1911-1993) ha studiato prima scienze naturali, poi letteratura e filosofia ad Oxford. Nel 1934 pubblica la sua prima raccolta di poesie (Poems). Intraprende la carriera di insegnante, che viene interrotta dall’esperienza bellica, per poi riprendere. Nel 1954 viene pubblicato il suo capolavoro, “il Signore delle Mosche”. Negli anni seguenti vengono pubblicati altri romanzi e alcuni testi teatrali, quindi abbandona la carriera da insegnante, per dedicarsi completamente alla scrittura. Nel 1983 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, mentre nel 1988 fu nominato sir.

 
Ipotizziamo che, in uno spazio indefinito e vuoto, il Bene, la Ragione, la Spiritualità e l’Istinto siano forzati a coesistere e debbano costruire il nuovo mondo: cosa accadrebbe?
William Golding non ha nessun dubbio. Per mezzo di una concatenazione ferrea di eventi il romanziere inglese traccia un quadro dell’essere umano che lascia poco spazio all’immaginazione. Il romanzo usa l’espediente della classica isola deserta, sulla quale, in seguito ad un incidente aereo, approda una comunità di bambini. L’impiego dei bambini come protagonisti del romanzo si presta ad una doppia chiave di lettura: il bambino come simbolo della mancata contaminazione dalle strutture culturali degli adulti, più immediato nelle sue reazioni e quindi, forse, più simile dell’adulto all’ente filosofico (Bene, Male…), e il bambino freudiano, che ha già in sé ciò che sarà ma ad uno stadio più latente, e influenzato dall’educazione che ha ricevuto (i bambini sono tutti provenienti dalla scuola inglese). L’intero scritto è fortemente simbolico: ogni bambino rappresenta un ente filosofico e agisce di conseguenza. Ma non sono solo i bambini a prestarsi alla parte di simbolo: sono simboli anche la conchiglia (la Democrazia), la testa del maiale impalata (il Male), il cadavere di un paracadutista (la Superstizione), il fuoco (la Speranza) e ogni cosa che anima questa che si configura essere come una utopia negativa. Gli anglosassoni sembrano essere maestri indiscussi del genere (La Macchina del Tempo, I Viaggi di Gulliver, Fahrenheit 451, Arancia Meccanica, La Fattoria degli Animali, 1984, Brave new World…).
Il conflitto inscenato è rappresentativo sia del rapporti tra uomini, sia delle varie spinte emotive interiori, che caratterizzano ciascuno di noi, intrecciando così in modo indissolubile i due piani, esterno ed interno all’individuo, e la conclusione sulla reale natura dell’essere umano.
Le premesse che hanno portato all’incidente aereo iniziale, il quale innesca tutta la trama, richiamano le conclusioni a cui arriva Golding, chiudendo così immaginariamente un circolo.

 

Affermare che un capolavoro è attuale ancora oggi è scrivere di una evidente banalità, poiché un romanzo è grande proprio in quanto è sempre in grado di illuminare le vicende umane e renderle comprensibili a chiunque. Tuttavia non si può non rimarcare come la vicenda politica italiana di questi ultimi anni si rifletta in modo molto chiaro in larghi passi del romanzo di Golding, inducendo a più di uno spunto di riflessione.

 
Foto da www.martinfrost.ws

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Elogio della Follia

Posted by admin On Ottobre - 31 - 2008

Erasmo da Rotterdam

 

(1466ca-1536) Olandese, viene messo in un convento in giovane età poiché era rimasto orfano. Compie studi umanistici e compie diversi viaggi in Italia e in Inghilterra. Tra le sue opere più famose vi sono gli Adagia (1500), l’ ”Elogio della Follia” (1509), i “Colloquia familiaria” (1522) e la “Diatriba del libero arbitrio” (1524), che scatenerà una violenta risposta da parte di Lutero.

A causa delle sue posizioni e del suo pensiero negli ultimi vent’anni di vita viene avversato sia dai cattolici che dai protestanti.

 

 

L’ “Elogio della Follia” è stato concepito durante un viaggio compiuto da Erasmo dall’Italia verso l’Inghilterra e dedicato al suo amico Tommaso Moro.

Il libro scorre sottoforma di un lungo monologo nel quale la Follia articola un discorso paradossalmente molto razionale. Inizia presentandosi ed enunciando la sua tesi, e cioè che è lei la reale portatrice della felicità, tesi che svolgerà lungo tutto il suo monologo, descrivendo il suo ruolo benefico in ogni aspetto dell’intero creato, dagli dei alla società, dalla vita all’amore.

Seguita poi descrivendosi nei vari tipi umani (saggi, stolidi, architetti, superstiziosi…): in tutti è lei a portare felicità, sollevandoli altrimenti dal fardello della realtà nella quale sono calati. L’ultima parte del monologo è riservata alla fede ed al clero.

Che sia Erasmo stesso a parlarci per mezzo della bocca della Follia lo si capisce chiaramente dal fatto che, in realtà, non c’è una unica voce della follia: c’è la follia genuina dei pazzi, quella che agisce da schermo contro le fatiche del governo dei sovrani, quella fraudolenta dei commercianti, quella tragica del clero, quella pura della comunione con Dio. In ognuno di noi essa è presente, ed è nostra la scelta: possiamo combatterla, come fanno i saggi,  ignorarla, come fanno gli infelici, dosarla nella nostra vita o abbandonarci a lei nel modo più completo.

 Ogni comune modo di vedere le cose da parte dell’uomo viene ribaltato e la Follia viene utilizzata da Erasmo contro la realtà folle del tempo. Ed in particolare contro la fede ed il clero. Nell’ultima parte del libro, infatti, si avverte netta una svolta. Scompare il sottile tono arguto ed umoristico utilizzato fino ad allora e la protagonista pare assumere una voce tonante. Erasmo denuncia il malcostume morale nel quale guazzano sia i pensatori del tempo (in particolare dei teologi, Duns Scoto in testa) che gli ecclesiastici, senza risparmiare nemmeno il papa e affilando la lama della follia per mettere a nudo la malafede e l’inutile ricerca di interpretazioni delle sacre scritture a danno del vero contenuto morale delle stesse, così poco seguito dai suoi contemporanei. Termina infine descrivendo la sua follia quale mezzo che alienerà lo spirito dai gravami terrestri favorendo la comunione finale con Dio.

L’intero libro è ricamato da continui richiami e citazioni a passi di altri grandi scrittori e pensatori, quelli classici in particolare, che ci fanno apprezzare la vasta cultura di Erasmo.

 

Erasmo scrive, nell’introduzione alla sua opera per Tommaso Moro: “Dal momento che a chiunque è concesso prendersi degli svaghi, non vedo perché non debba farlo chi solitamente ha la testa china sui libri. Specie se usa l’ironia per trattare temi seriosi e dipana il suo scherzo in modo che il lettore, a meno che non sia un perfetto babbeo, riesca a trarne più giovamento che dalle cupe riflessioni di certi illustri pensatori. Come chi, ad esempio, inneggia pomposamente alla retorica o alla filosofia con frasi messe assieme con estrema fatica, oppure chi loda le eroiche gesta del suo Principe, chi ancora si dà da fare per incitare il mondo intero alla guerra contro i Turchi. Altri poi si dedicano a predire il futuro o si soffermano su questioni banali, facendo tanto fumo e poco arrosto.”

Viene allora da fare un’ultima considerazione: cosa scriverebbe sulla demenza del mondo attuale Erasmo? Continuerebbe a far parlare la sua Follia?

Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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