Gli ultimi bilanci della guerra che Israele sta conducendo in Palestina, poiché di guerra si tratta, parlano di almeno 520 palestinesi morti, di cui 90 bambini, e 2.500 feriti, contro i cinque israeliani: un rapporto di cento a uno. Israele, che occupa illegalmente parte dei territori che spettano ai Palestinesi, continua a violare ogni straccio di norma dettata perfino dal buonsenso, negando tutt’ora ai giornalisti i visti per l’ingresso nella striscia di Gaza e infrangendo perciò una sentenza della Corte Suprema; il perché è facile intuirlo. Le truppe israeliane hanno eseguito alla lettera gli ordini del Ministro degli Esteri Livni, la quale ha parlato di una guerra chirurgica mirata unicamente contro Hamas e aveva assicurato che “Cerchiamo di evitare ogni vittima civile, non perché è il mondo che ce lo chiede, ma perché è un valore in cui crediamo”. La prima vittima dell’attacco via terra a Gaza è stata un bambino, poi sono seguiti bombardamenti contro edifici pubblici e contro una Moschea. Il Governo Israeliano continua a opporsi al cessate il fuoco, se non altro perché “Nella Striscia di Gaza non vi è una crisi umanitaria che imponga una tregua umanitaria”; Medici Senza Frontiere ha appena dichiarato che le strutture sanitarie sono al collasso.
Se i danni immediati di questo conflitto destano viva preoccupazione, non possono passare in secondo piano le ricadute che la presa di posizione dell’Occidente in merito avrà nel futuro. E’ in corso una svolta nel pensiero ideologico, nella percezione dei rapporti tra le popolazioni e negli equilibri di forza che conduce diritto verso il baratro dal quale ancora stentiamo a risollevarci, dopo quasi settanta anni dal termine della II^ Guerra mondiale.
Gli Stati Uniti continuano, come hanno fatto coerentemente in tutti questi anni, a spalleggiare Israele: in questa occasione hanno sabotato il progetto di risoluzione ONU per il conflitto ponendo il veto, e lasciando quindi altro tempo alle truppe israelite per la prosecuzione delle azioni militari. L’Unione Europea, attraverso il suo Presidente Ceco, ha sdoganato l’invasione definendola “difensiva, e non offensiva”. In pratica, si sono sposate in pieno le tesi israeliane, secondo le quali “E’ Hamas che sta infliggendo sofferenze alla popolazione” ed è sempre Hamas che, a causa della tregua che ha voluto rompere, “ha una responsabilità pesante nella sofferenza dei palestinesi a Gaza”. E’ ormai diventato impossibile distinguere se le frasi vengano pronunciate dai Ministri Israeliani o dagli esponenti di primo piano dell’Ue.
E in Italia? Nel BelPaese le fila del discorso sono tenute da Gasparri. Il fatto che il Governo mandi avanti un tale scarto della politica, è piuttosto indicativo delle sue intenzioni. L’Onorevole ha dichiarato che “Per D’Alema la comunità internazionale dovrebbe negoziare con Hamas, che è una organizzazione di terroristi, con la quale non vogliono avere rapporti nemmeno le autorità della Palestina. Manderò a D’Alema copia dello statuto di Hamas, così si ricorderà che quella banda di terroristi ha come obiettivo la distruzione di Israele” e che “Chi assimila Israele ai nazisti si mette dalla parte degli aggressori ed è un apologeta dello sterminio di quella nazione”; “L’ipocrisia non risolve il conflitto in Medio Oriente. Israele vuole stroncare i terroristi di Hamas, che hanno messo fuori gioco anche il mondo palestinese e massacrano da anni il popolo di Israele”. Non manca, naturalmente, il solito attacco a “certa sinistra, che incoraggia l’esplosione di antisemitismo”.
La Farnesina ha messo in chiaro che “Il governo ha sostenuto, con il consenso del Parlamento, il diritto di Israele all’autodifesa”, e tutte le varie forze politiche, ad eccezione di D’Alema, dell’IdV e dei Comunisti, si arroccano su tale tesi, quella della “legittima difesa”.
Purtroppo, ci si ritrova nell’umiliante condizione di dover nuovamente ricordare ciò che dovrebbe essere scontato ed acquisito. Hamas è al potere perché una elezione democratica ha sancito che così doveva essere: le “autorità della Palestina”, quindi, per legge, sono loro. La sua matrice è ben nota, ma ha almeno il pregio di non presentarsi per differente da quella che è, a differenza di Israele, il quale continua da anni a perpetrare violenze in territori occupati illegalmente. Si dice in continuazione, la colpa è di Hamas che spara i razzi, la colpa è di Hamas che ha rotto la tregua, nessuno però attribuisce almeno parte della colpa della situazione attuale all’embargo che la striscia di Gaza sta subendo da quando Hamas è salita al potere, e che gli esponenti di quel partito politico additano come la causa della rottura.
Gasparri, insomma, è quello che è. Forse ha scordato che Fatah, l’altro principale movimento politico palestinese, ha le mani lorde di sangue tanto quanto Hamas, come ha dimostrato durante la ‘Guerra di Gaza’ del 2007, oltre che essere caratterizzato da una diffusa corruzione, principale causa della sua sconfitta elettorale. Ma Fatah è accreditato come unico referente politico per la Palestina, sia dall’Italia che dall’Onu.
Insomma, quella vetta di caratura politica che è l’Onorevole Gasparri, ha dato lezioni perfino a Frattini, il quale non più tardi di cinque giorni fa assicurava che Israele non avrebbe mai effettuato una operazione via terra, come gli avevano giurato via telefono: una situazione come quella di Hamas in Palestina è molto più complicata di come egli ha tentato di esporla; è chiaramente al di fuori della sua portata. Se si fosse soffermato cinque minuti di più sulla faccenda avrebbe forse fatto mente locale sulla vicenda dell’Ira, in Irlanda, o dell’Eta, in Spagna: movimenti di questo tipo hanno sempre un’ala politica e una militare. In Irlanda sono riusciti a risolvere il problema isolando l’ala politica da quella militare, in Spagna il processo ha subìto una pesante battuta d’arresto quando Zapatero ha chiuso le porte all’ala politica del movimento separatista Basco, riconsegnando di fatto la parola all’ala estremista e militare. E’ ovvio, quindi, che intavolare trattative con Hamas è il primo passo da fare per cercare di tamponare la situazione. Ma, si teme, il ragionamento deve essere troppo complesso per le possibilità del Senatore.
Infine, l’antisemitismo, che caratterizza la storia del partito politico al quale Gasparri appartiene, e dalla quale non ha mai preso una netta posizione di distacco, è una ideologia molto differente dal boicottaggio della politica del Governo israeliano. E il presidente dei Senatori del PdL farebbe bene a leggersi, oltre allo Statuto di Hamas, anche quello della Lega Nord, che nei primi anni Novanta teorizzava la secessione dallo Stato Italiano. Poi, siccome ciò che conta al dunque sono i soldi, si è accontentata del federalismo fiscale. Ora sono fraterni alleati.
Rimane, più grave di tutte, la giustificazione di una aggressione militare. L’apologia, questa sì, della ‘Guerra Preventiva’, della ‘giustizia fai da te, della Legge del Più Forte. E’ più che mortificante essere costretti a scrivere ancora che una guerra non poterà mai alla risoluzione di una contesa, che con la forza non si otterrà mai la pacificazione delle parti, che la violenza genererà solo altra violenza. Che la guerra che Israele sta conducendo produrrà solo nuovi terroristi, i quali avranno negli occhi le immagini dei massacri di questi giorni. Lo Stato israelita ha trovato subito una pronta giustificazione delle sue azioni, classificandole come “guerra al terrorismo”, e ricalcando quindi le mosse degli Stati Uniti in Afghanistan. La missione “Piombo fuso” ha le stesse caratteristiche della “Enduring Freedom”. C’era, una sessantina di anni fa, un ometto con i baffetti neri che straparlava di “spazio vitale” per la propria nazione: trovò uno scarsissimo contrasto da parte degli altri Stati europei. Certe ideologie presero piede. Finì molto male.
La vicenda palestinese si va a sommare a quella del Kosovo e dell’Ossezia del Sud, e mantengono vivo il timore che non sia così lontano il giorno in cui un uomo salirà al potere, parlando di necessità superiori, con tutte le conseguenze del caso. Tutte le forze in gioco stanno preparando il terreno all’attecchimento di idealismi deviati, o di collere collettive da dirottare verso l’esterno, in vicino, il diverso.
Ricordiamo infine, sia agli esponenti di centrodestra che alle ‘menti’ che sono all’opposizione, cosa c’è scritto nell’articolo 11 della nostra Costituzione, che rende incostituzionale buona parte della loro linea di pensiero e che li classifica per quello che sono. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Foto da www.chron.com
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