Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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Archive for the ‘Società’ Category

Giustizia è fatta!

Posted by admin On Febbraio - 28 - 2009

Finalmente in Italia la Giustizia inizia a funzionare secondo gli orientamenti della destra (ma anche di buona parte dell’opposizione). Se ne ha la conferma grazie alle ultime due sentenze, emesse in questa settimana, e che hanno riguardato due casi ‘scottanti’, quello “Saccà-Berlusconi” e quello “Rizzoli”.

 

 

 

Saccà-Berlusconi - Per scagionare Silvio Berlusconi i pm di Roma hanno contestato i due pilastri su cui si basava l’accusa, e cioè che Saccà facesse servizio pubblico quando selezionava le attrici per Rai Fiction, e che vi sia stata corruzione da parte di Berlusconi. Nel primo caso hanno sostenuto che solo la messa in onda della fiction è servizio pubblico. Il resto, dallo studio dei copioni alla selezione degli attori, è opera affidata a manager che nulla hanno a che vedere con il pubblico. A parte i soldi con cui sono pagati, cioè quelli pubblici del Canone. La seconda ipotesi invece è franata perché, sempre secondo i pm romani, non essendovi il “do ut des” non si può parlare di corruzione. Inoltre, lo stretto legame tra Saccà e Berlusconi “era tale da consentire di effettuare segnalazioni senza dover promettere od ottenere nulla in cambio”. Tutto perfettamente legale, insomma. Peccato che Berlusconi stesso smentisca questo pindarico costrutto, con le sue stesse parole: “Agostino, aiuta Elena Russo perché è come se aiutassi me e io ti contraccambierò quando sarai imprenditore”; “Grazie Presidente”, risponde Saccà. Per i pm romani, non è corruzione. Essi hanno anche disposto la distruzione di tutte le intercettazioni, perché ritenute irrilevanti. Così andranno perse tutte, anche quelle non strettamente inerenti alla corruzione: quelle della presunta compravendita di senatori di centrosinistra, quelle dei contratti da sbloccare per la compagna di un membro del CdA della Rai, quelle con le promesse di aiuto per la società di produzione della moglie di Italo Bocchino, quelle bollenti tra Berlusconi e le attrici stese…

 

Bancarotta Rizzoli - La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la condanna per bancarotta del gruppo Rizzoli. Pronta la reazione del diretto interessato: “Per 26 anni mi sono portato dietro il marchio del bancarottiere e ora si scopre che è tutto fumo!” e poi aggiunge “La storia si chiude qui esco pulito e scagionato da ogni accusa. Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato e a chi ha sfruttato la mia vicenda per trarne profitto”.
Peccato che le cose non stiano esattamente così. Riconosciuto colpevole con rito abbreviato in primo grado, la sua colpevolezza era stata confermata anche in secondo grado, ma aveva subito uno sconto di pena; non perché gli fosse stata riconosciuta qualche attenuante, semplicemente perché il reato di falso in bilancio era andato in prescrizione. La sentenza della sua responsabilità è divenuta definitiva nel 1998, ma…
Nel 2006 si ha la cosiddetta “riforma sulle procedure concorsuali”, che tra gli svariati effetti ha quello di cancellare il reato commesso da Angelo Rizzoli. Dal 2006 in poi, quindi le azioni di Rizzoli non sono più considerate passibili di azioni penali, mentre lo erano fino a quella data, comprendendo perciò il periodo in cui Rizzoli ha posto in essere le sue azioni. Vale a dire, Rizzoli ha consapevolmente violato la legge, ma ora è immacolato perché, anni dopo aver commesso il reato, lo stesso non è più considerato tale. E’ come se oggi abrogassero il reato di omicidio e domani i colpevoli della strage di Erba dicessero: “Ecco, siamo stati angariati per anni!”.

 

La ciliegina sulla torta - La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, in data di Giovedì, ha dato parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Antonio Angelucci, deputato del Pdl, coinvolto nell’inchiesta di Velletri sulla sanità. A memoria d’uomo, il Parlamento Italiano non ha mai concesso un’autorizzazione a procedere. Sono sempre vittime di persecuzioni politiche, i nostri Onorevoli. Inoltre il Gip Roberto Nespeca, con riferimento al procedimento in corso sulla Casa di Cura San Raffaele di Velletri, ha disposto la revoca dei domiciliari per Giampaolo Angelucci, Antonio Vallone e Claudio Ciccarelli. Questa volta non si è levato nessun grido scandalizzato da parte dei nostri politici, molto attenti invece nell’impedire gli arresti domiciliari agli stupratori, tanto da emanare seduta stante un Decreto Legge specifico. In questo caso non ci sono Capezzone o Gasparri a dare addosso alla Magistratura dalle scarcerazioni facili, a spedire ispettori per verificare e intimidire i giudici inquirenti…
Giustizia è fatta.

 

Foto da http://esonica.files.wordpress.com/

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Il tuo destino si chiama medico

Posted by admin On Gennaio - 30 - 2009

Due giorni fa è stato reso noto il testo del “Ddl Calabrò”, ovverosia le “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, cioè le DAT. Si tratta di dieci articoli, corredati da una breve presentazione, che costituiscono l’ennesima legge discriminatoria che la maggioranza vorrebbe vedere applicata. Questa volta non hanno discriminato in base alla razza o al censo, ma in base alla religione. “L’Italia rischia di fare un salto indietro di 40 anni” ha dichiarato Umberto Veronesi; “Pochi sanno che il termine (bioetica nda) indica una linea etica per porre dei confini all”intervento sempre più’ esteso della medicina sulla vita dell’uomo, anche dopo la fine naturale. Oggi pare che si passi un colpo di spugna su tutto questo”. L’ex Ministro della Sanità si spinge oltre, arrivando ad accusare il Disegno di Legge di incostituzionalità (non sarebbe una novità, visto il curriculum del centrodestra in merito), perché non ammette la possibilità di rifiutare idratazione e nutrizione artificiale, mentre il testamento biologico nasce proprio per poter scegliere autonomamente se rimanere in vita artificiale irreversibile: “Se la legge passasse, la vita artificiale sarebbe imposta per legge”, mentre “accettare o rifiutare un trattamento è uno dei diritti fondamentali della persona”. Verrebbe quindi violata la libertà di autodeterminazione dei cittadini, costituendo un precedente pericoloso. Secondo Veronesi è poi “assurda” la definizione di accanimento terapeutico, tanto più che il Codice deontologico stabilisce che il medico non possa imporre alcun trattamento al paziente contro la sua volontà.

 

Qualche dissenso si conta anche tra le stesse fila della maggioranza: Il Deputato Della Vedova, infatti denuncia che “In meno di tre anni si è passati da una posizione di prudente rispetto del principio della libertà terapeutica ad una di totale subordinazione dei pazienti (sia di quelli capaci, che di quelli incapaci) ad un ‘etica di stato’, che vincola e limita, in eguale misura, anche la libertà e la responsabilità dei medici”. Consensi, invece, tra le fila del Pd, che però si è riservato di intervenire sul testo.

 

Le nuove disposizioni, è bene sottolinearlo, sono il frutto dell’emotività mediatica scatenata dal recente caso di Eluana Englaro, che ancora si trascina, irrisolto, e certamente troveranno il gradimento sia del Ministro Sacconi, che è arrivato alla minaccia di sanzioni pur di non far applicare una sentenza definitiva di un Tribunale, sia il Vaticano.

 

L’analisi della filosofia che anima il testo mostra come gli appunti mossi da Veronesi e Della Vedova siano fondati. Già nel preambolo si tentano di imbrogliare le carte, richiamandosi prima al principio costituzionale di autodeterminazione del paziente, poi cancellandolo con il concetto di “alleanza terapeutica”. In teoria il medico è e deve essere esclusivamente al servizio del paziente, nel senso più pieno della parola; è questo concetto, tra l’altro, che demolisce la possibilità di obiezione di coscienza da parte di un medico, fortemente voluta, invece, dai cattolici. Se si sceglie la carriera militare, poi non si può recalcitrare quando, con un fucile in mano, al soldato si ordina di ammazzare un’altra persona.
Ecco che, in poche righe, il principio di “alleanza terapeutica” diventa una chiave per ribaltare il diritto di autodeterminazione, il quale si trasforma in una “costrizione tirannica” dove prima era un esercizio di libertà. Esso “deve sempre lasciare uno spiraglio alla revisione e persino alla contraddizione. In caso contrario, esso si trasforma nella ‘presunzione fatale’ di poter determinare il proprio destino una volta per tutte, senza tener conto dei mutamenti, delle trasformazioni, delle sorprese che la vita sa riservare ogni giorno. Questa concezione di libertà aperta all’empiria, e per questo mai perfetta e assoluta, interpreta un’idea della laicità comune a credenti e non credenti che s’ispirano a principi di autentico liberalismo”. L’unica presunzione, scritta nero su bianco, è quella del legislatore, che intende trasformarsi in arbitro e dell’altrui coscienza, dettando l’unica filosofia concessa (quella liberista? Quella cristiana?). Un atteggiamento che ricalca pedissequamente lo stesso di certa corrente cattolica, la peggiore, nei confronti di chi, cattolico, non è. Soprattutto, non è un cattolico che deve scrivere e decidere a quali principî sceglie di attenersi un non cattolico. E’, questa sì, una violazione gravissima della libertà di pensiero e coscienza individuale.

 

Anche l’assunto dell’indisponibilità della vita muove da una matrice cattolica che vede nella vita un dono di Dio. Ma non è sempre stato così, e non vale nemmeno agitare velatamente un retroterra di “storia millenaria”, che si rivela come un semplice tentativo di affrescare un sepolcro imbiancato. Nell’antica Roma, infatti, si aveva una concezione differente perfino in materia di suicidio, e amico era colui il quale teneva la daga quando si sceglieva di porre fine alla propria esistenza. Poi è arrivato il cattolicesimo.

 

Il sillogismo viene chiuso nel modo opposto con il quale è stato aperto: è il medico l’unico che “può assumere in maniera corretta le decisioni più opportune per il paziente, tenendo conto attentamente della sua volontà, alla luce delle nuove circostanze venutesi a creare e sempre in applicazione del principio della tutela della salute e della vita umana”.

 

Vengono poi negati definitivamente, in ordine, ogni possibilità di ricorso all’eutanasia e la possibilità di interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzata, in ossequio ai dettami della Santa Sede. E’ interessante vedere come siano motivati i due divieti: ci si appella, infatti, all’articolo 9 della Convenzione di Oviedo, il quale dice l’esatto opposto nel caso lo si voglia applicare al campo dell’eutanasia, e lascia libertà di manovra nel secondo caso, anche tenendo conto del successivo Rapporto esplicativo della Convenzione stessa (vedi Punto 62). E’ infatti illogico credere che nella Convenzione sia scritta una cosa, e nel Rapporto esplicativo quella esattamente opposta.
E’ inoltre un errore (voluto) far ricadere il distacco del sondino di alimentazione nel concetto di eutanasia, poiché per definizione non si può parlare di eutanasia in caso di avvenuta morte cerebrale del paziente; è tuttavia possibile, come nel caso di Eluana, che il sondino tenga in vita il corpo in assenza di attività cerebrale.

 

Il leit motiv di tutto il testo, al quale ci si appella anche in questa occasione, è il fatto che eventuali progressi scientifici sopravvenuti potrebbero indurre il paziente, se fosse in grado di intendere e di volere, a cambiare idea sulle proprie disposizioni. Il punto è che questo problema viene già aggirato, giustamente, con il punto 4 dell’articolo 6, che dichiara le DAT valide per tre anni, e poi rinnovabili. In quel lasso di tempo è dovere del medico aggiornare il paziente su eventuali progressi scientifici. Quindi, al momento del trauma, il paziente è aggiornato, mentre il rischio è quello di tenerlo attaccato ad una macchina in attesa di una cura miracolosa che potrebbe materializzarsi da un momento all’altro, da un lustro all’altro, mai.
Ma, soprattutto, la possibilità che venga scoperta la nuova pietra filosofale durante uno stato comatoso è già presente nella mente di chi effettua la scelta del testamento biologico, e nessuno deve permettersi di giudicare se una persona sceglie di evitare la possibilità di causare disagi e sofferenze, protratti per anni, a chi sta intorno a lui, o quella di evitare di risvegliarsi, dopo un lungo coma, disabile.

 

Tutto il testo, in sintesi, dice: il testamento biologico è la trascrizione della volontà di una persona di disporre i trattamenti medici a cui si vorrà sottoporre, nell’eventualità fosse incapace di intendere e di volere, ma quando sarà incapace di intendere e di volere non sarà in grado di stabilire a quali trattamenti medici sottoporsi, perciò la decisione finale spetta al medico.
E’ un Ddl che serve per cancellare il testamento biologico, non per regolarlo, e che sposta, come scritto chiaramente nei vari articoli, il potere di disporre del corpo del paziente nelle mani del medico (il fiduciario infatti non ha potere coercitivo sul medico, come specificato nell’articolo 7, comma 4 e 5).

Testo del Ddl Calabrò

 

 

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La maschera greca

Posted by admin On Gennaio - 28 - 2009

Ieri, 27 Gennaio, si è consumata la Giornata della Memoria. Non celebrata, consumata, come si fa con il matrimonio, o con un rito ecclesiastico. Si è assistito alle compunte dichiarazioni dei vari Berlusconi, Schifani, Gasparri, Frattini, Cicchitto, tutti intenti a recitare la parte degli strenui baluardi delle libertà inviolabili, indignati di fronte agli orrori del passato, scandalizzati all’idea che possano ripetersi nuovamente.
Ora hanno scoperto che ci si può fare belli, il 27 Gennaio, che si è moralmente più giusti e quindi più spendibili. Tra poco si renderanno conto che la stessa operazione d’immagine, lo stesso colossale spot può essere messo in onda anche il 25 Aprile. Quel 25 Aprile che loro hanno sempre boicottato, apertamente, quel 25 Aprile che è il risultato del movimento che combatté ciò che si ricorda il 27 Gennaio. Ecco uno dei motivi per i quali non sono credibili.
Da quando Fini, con coraggio, ha iniziato a denunciare i retaggi della destra italiana, a prenderne distanza vigorosamente, a mettere in chiaro certi punti fermi, gli esponenti di quella stessa destra hanno recepito la parola d’ordine. Non si sono convinti intrinsecamente, hanno semplicemente capito che dire certe cose ‘è peccato’ mentre condannarle ha la stessa valenza morale di chi fa la carità al povero all’angolo della strada. Nessuno di loro, però, ad eccezione del Presidente della Camera, ha denunciatoespresso riprovazione per l’intero processo, nessuno di loro ha detto che il 27 Gennaio è il frutto del totalitarismo, che il secondo, senza il primo, non sarebbe esistito. La storia “indimenticabile ed atroce che non deve più ripetersi”, come ha detto Schifani, è appunto l’idea che ha portato alle leggi razziali, non le leggi razziali in sé e per sé, sulle quali si è esclusivamente concentrato l’intervento di Berlusconi (”una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica,ma all’intera società italiana”), ma anche di Veltroni (”dobbiamo ricordare che a vendere degli italiani per poche decine di lire c’erano altri italiani”).

 

Ancora più grave, l’atto del ricordo del passato appare come gratuito, privo di significato e svuotato, se è limitato a ciò che è accaduto nel passato. La becera applicazione che i vari pidiellini hanno trovato, è il frutto del loro pensiero che si nutre di autodafé: ‘antisemita’, oggi, è chiunque apra bocca su Israele, indipendentemente da ciò che dice. Mescolano l’attivismo politico con l’odio razziale, anche se lo sanno distinguere perfettamente. Hanno scoperto che è un’ottima arma per diffamare i loro oppositori, e perciò Frattini si è affrettato a dare dell”antisemita’ a Santoro, sfruttando la vicinanza della data della commemorazione. Ecco un altro esempio della loro doppiezza, un politico non dovrebbe attaccare in quel modo un giornalista, a meno che non viga una dittatura. Sanno usare solo il manganello, e perciò si possono servire delle idee solo in questo senso.

 

Un ricordo consapevole serve per tenere viva la coscienza di ciò che ci circonda, per riconoscere i passi compiuti in precedenza, per capire che si stanno commettendo errori simili, non per fare un manifesto il 27 Gennaio. Perché è da stolti, forse anche da banditi, berciare di Auschwitz e poi emanare certi provvedimenti, o rilasciare certe dichiarazioni. E non esiste un cane di politico o un venduto di giornalista che si sia alzato, davanti a chi, ieri, si improfumava di ricordi, e gli abbia urlato che oggi si vive in un Paese dove le leggi si fanno contro i bambini rom, contro gli accattoni, contro i barboni e contro i negozi di kebab. Nessuno ha fatto presente che in Italia non sono riconosciuti diritti alle coppie di fatto, perché responsabili di traviare il buon modello di famiglia cattolica, nessuno ha fatto presente che il razzismo aumenta ma il Governo nega, nessuno ha ricordato che Berlusconi ha sempre sostenuto il Bush costruttore di Guantanamo e Abu Ghraib, i lager americani, e che solo nove mesi fa invitava a “capire le ragioni dei Ragazzi di Salò” (come il nostro Ministro della Difesa), gli stessi che aiutavano nei rastrellamenti. E ancora, al posto della condanna delle parole del Ministro Carfagna sui gay, che risalgono, si pensi, ad otto mesi fa, solo l’applauso dell’integralista Volonté (”Brava Carfagna, la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali”). Nessuno ha sputato in faccia agli esponenti della Lega Nord, alcuni condannati, altri con processi in corso per istigazione all’odio razziale, ma anzi il partito di Bossi è nella coalizione di Governo e viene votato dalla gente.

 

Ecco l’ipocrisia del 27 Gennaio, la truffa, il mascherone greco che cela il loro vero volto e inscena la commedia. Ci si può fare belli affermando che gli ebrei non sono diversi solo perché cambiano i diversi da mettere all’indice. La destra, questa destra, ha paura del diverso, lo odia. Lo odia perché è la variabile che non si adatta allo schema prefissato, a qualsiasi schema, da quello della famiglia che spende nel centro commerciale a quello che prevede il voto per un blocco politico o per un altro, senza possibilità di una terza scelta. E’ l’imprevisto, il non calcolato, quello che ti costringe a riflettere e a pensare perché mostra cose nuove. Perfino la loro politica è non diversa. Questo odio, questa paura, è nella loro essenza, perché il diverso è per sua natura un’icona contro la cappa di omologazione che gli consente di controllare tutto, e rimanere al potere come stanno facendo ora.

 

 

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“Cominciamo bene”…

Posted by admin On Gennaio - 19 - 2009

Diceva Antonio Di Bella, direttore del Tg3, in occasione della morte del fondatore di quella testata giornalistica, Sandro Curzi: “Fa parte di tutti noi, ci ha inventati, ci ha sferzati, ci ha insegnato a fare questo mestiere: noi del Tg3 oggi perdiamo un padre che è rimasto sempre con noi durante questi anni, anche quando non era il direttore, anche quando non era niente”. “La sua voce e i suoi occhi erano sempre con noi; sembra difficile riuscire a fare un telegiornale senza di lui, anzi sentiamo sempre il suo sguardo che ci pungola per cercare di fare meglio”. “Curzi ci ha lasciato una lezione che è semplice e difficile al tempo stesso: mai adagiarsi sul già noto, sul sicuro, sul banale, cercare, scavare andare con cocciutaggine alla ricerca del nuovo, al servizio di chi sta davanti alla televisione”.

 

Chissà come avrebbe “sferzato”, Curzi, il direttore del telegiornale della rete tradizionalmente considerata come la più popolare, nel senso di più vicina alla gente comune, all’operaio, all’impiegato, all’agricoltore. Chissà se avrebbe pensato che qualcosa, del mestiere che egli indubitabilmente conosceva, era riuscito ad insegnare, ai giornalisti che ora animano la terza rete nazionale.
Ci si chiede, ad esempio, cosa abbia spinto il direttore del Tg3 a mandare in onda il servizio di Sabato, al telegiornale delle 14.30, nel quale si sono potuti biasimare ampi stralci di intercettazioni di camorristi che eseguivano un agguato, con tanto di spari e commenti sarcastici, in diretta. Se questo è il giornalismo che Curzi ha insegnato loro, si potrebbe affermare senza tema di smentita che egli era un ottimo professionista ma un pessimo maestro. Eppure, conoscendo la sua caratura, al di là delle idee politiche, il dubbio che, in realtà, siano gli allievi ad essere duri di comprendonio, o, se vogliamo, più accomodanti, condiscendenti con ciò che viene richiesto loro o che, più semplicemente, conviene, appare come una possibilità molto più realistica.
Questa elegia della malavita organizzata che viene contrabbandata per informazione non sorprende quando a farla è Riotta nel suo Tg1, o le reti Mediaset, ma desta un po’ più di scalpore quando viene proiettata su Rai3. Elegia che, peraltro, è diventata ormai un rito mensile, poiché è circa con questa cadenza che in televisione si possono visionare film che raccontano di mafia et similia, e che non fanno altro che mitizzarla, poetizzarla, renderla meno aliena da sé. Elegia che è parallela a quella che va in scena nelle edicole, e che vede come protagonista il ventennio di Mussolini e il duce stesso.

 

E’ questa la Rai che piace a Petruccioli? Pone senz’altro meno problemi di un giornalista che, dati quindici giorni di battage pubblicitario per Israele, decide di fare una trasmissione passando dall’altra parte del filo spinato.
E che dire, ancora, della censura strisciante del pensiero, della reprimenda che ha visto vittima Margherita Hack durante il programma “Cominciamo bene”, sempre su Rai3, il 31 Dicembre?

 

 

 

Sono solo le persone dotate di spina dorsale, di “coraggio, ironia e carattere”, come ha precisato Di Bella nel suo editoriale dedicato a Sandro Curzi, a riuscire a rimanere sempre se stessi a dispetto di ogni pressione e condizionamento, di ogni sirena, orpello e prospettiva di carriera facile.
Peccato che la Rai, al contrario, sia popolata da addormentatori di coscienze, i quali nuocciono più dei politicanti traffichini e piduisti ammassati in Parlamento.

 

Foto da www.rai.it/

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Contrabbandieri di cavalli

Posted by admin On Gennaio - 14 - 2009

In Italia i giornalisti dividono l’informazione, scientemente, in tre categorie: i dogmi, le mistificazioni e la censura, cioè ciò che non si deve dire.

 

Si ascrivono alla prima categoria la maggior parte delle notizie, le dichiarazioni dei politici in primis. Nessun giornalista, ad esempio, si premura mai di verificare se è attendibile ciò che asserisce un Onorevole, o se lo fa si guarda bene dal renderlo pubblico. Le pagine politiche dei giornali e telegiornali si somigliano tutte: Gasparri ha detto che, D’Alema ha assicurato che, la reazione delle opposizioni alle parole di Berlusconi è stata questa e questa. Il fatto preciso, sul quale si dovrebbe indagare, accertare la veridicità, trovare un riscontro oggettivo dei dati, cioè, in sintesi, il lavoro di un giornalista, manca sempre. Al cittadino si dà così l’illusione di essere perfettamente al corrente di ciò che accade attorno a lui, delle scelte che vengono operate sulla sua pelle. La notizia è la fotocopia del comunicato stampa delle agenzie preposte, è buttata lì, come un pesce sul banco del mercato, asettica. ‘In Italia ci sono troppe intercettazioni’: nessuno controlla. ‘Tutti i Paesi europei hanno il Lodo Alfano’: nemmeno uno che si prenda la briga di provarlo. Fanno parte dei dogmi anche gli scioperi, ormai sempre più rari e repressi in prima istanza dal sindacato stesso. Le notizie che ruotano attorno ai vari scioperi non sono molte: è una sola, sempre la stessa. La categoria tale sta facendo sciopero, ascoltiamo la voce dei cittadini che protestano per i disagi occorsi. Mancano quasi sempre le motivazioni dello sciopero, mentre è certo che farà difetto la ricerca della fondatezza delle stesse, che hanno condotto i lavoratori a rinunciare a parte del loro salario per indire una protesta.

 

Vi è poi l’informazione mistificata. Non esiste un media di una certa portata che non continui a parlare di “guerra” tra le Procure di Salerno e Catanzaro, quando si sa perfettamente che c’è una Procura, quella di Salerno, che ha esercitato legittimamente le proprie funzioni, e un’altra Procura, quella di Catanzaro, che ha compiuto una serie di abusi. Ancora, ci sono media che hanno parlato di “boicottaggio dei negozi ebrei”, come Ansa, il Messaggero, il Corriere della Sera, in occasione della proposta del sindacato Flaica Cub. Questi organi di informazione, come molti altri che ci si sono accodati, hanno fatto da grancassa alla linea politica del Governo e di buona parte dell’opposizione, in modo supino, dando una notizia falsa. L’iniziativa del sindacato autonomo era in realtà incentrata sul boicottaggio dei prodotti nello Stato Israeliano, e scaturiva dalla condanna morale delle decisioni del Governo di Israele, non dall’odio verso la razza ebraica. E’ un’idea che ha la stessa valenza del boicottaggio dei prodotti della Nike, motivato dal fatto che l’azienda faceva (?) cucire i palloni da calcio ai bambini, o del boicottaggio di quelli francesi, quando Chirac faceva esplodere le sue bombette atomiche su Mururoa. E’ inutile scommettere su cosa avrebbero scritto i giornali se la proposta di boicottaggio riguardasse i prodotti iraniani, ed è interessante notare come si sia dato spazio ad un sindacato autonomo solo in questa occasione, quando per il resto dell’anno essi, semplicemente, non esistono. La vicenda Alitalia ne è la prova più lampante.

 

Rimane l’ultima casistica, quella delle notizie che non devono essere date. L’Equador è il secondo Stato che è fallito grazie ai consigli dei giganti della finanza mondiale, ma nessuno lo sa. In Grecia sono settimane che la popolazione protesta contro il Governo, ma nessuno lo sa; la morte del quindicenne ucciso dal poliziotto ha solo aggravato la situazione, non è la causa delle manifestazioni, come fanno credere i media. A Remo Calzona, Professore all’Università di Roma che è coinvolto negli studi di fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina, si è provato ad impedire di pubblicare il suo libro “La ricerca non ha fine - Il Ponte sullo Stretto di Messina”, che denunciava come il progetto del ponte, oltre che iper costoso, è anche infattibile. Nessuno, però lo sa. E’ un libro che interesserebbe anche l’Unione Europea, perché dimostra come i dati che i tecnici italiani hanno passato alle commissioni competenti sono macchiati da alcune lacune e dimenticanze. Per carità, tutte quisquilie trascurabili come un progetto che costerebbe meno, una Valutazione di Impatto Ambientale seria e un paio di faglie sismiche che qualcuno si è scordato di inserire.
Si citerà come ultimo esempio la sentenza del Tribunale del Riesame di Salerno, l’unica sede competente nel giudicare se le azioni della Procura di Salerno siano state effettivamente “abnormi” e “acritiche”, come invece ha preteso il Ministro Alfano, compiendo una violazione istituzionale senza precedenti. Bene, il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso di alcuni dei principali imputati di Catanzaro, confermando la legittimità dei provvedimenti presi dalla Procura di Salerno. Nessuno, però, lo sa.

 

Questo tipo di informazione, strutturata secondo i canoni sopra elencati, è evidentemente una informazione di tipo controllato, funzionale al regime politico che i due poli in Parlamento stanno ponendo in essere, nel breve volgere di qualche mese. E’ giusto che la categoria dei giornalisti venga ricordata in futuro al pari di quella dei Professori Universitari durante il Ventennio fascista. Salvo poche eccezioni, vestono appieno i panni di Sinone, abbandonato sulla spiaggia troiana dagli Achei per poter contrabbandare agli assediati il Cavallo di Legno.

 

Foto da http://markelikalderon.com/

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La Tonnara

Posted by admin On Dicembre - 24 - 2008

Chi ha detto che per mettere il basto alla ‘classe operaia’ e sfruttarla secondo le convenienze occorre il tesseramento obbligatorio al sindacato del fascio? Basta tranquillamente, alla bisogna, il sindacato “ragionevole”, per dirla alla Bonanni, che opera attualmente. Basta che i mezzi di informazione facciano sparire i titoli a caratteri cubitali e non facciano il loro mestiere, basta che quando qualcuno protesta per gli ultimatum che gli vengono imposti dai dirigenti, chi gli è attorno guardi egoisticamente al disagio che vive a causa del disservizio, invece che solidarizzare con chi non sa se riporterà lo stipendio a casa.

 

Che fine hanno fatto i servizi giornalistici larghi otto colonne di una classe di pennivendoli, che ora relega la mattanza che si sta compiendo ai danni dei lavoratori Alitalia a pochi, smagriti trafiletti noncuranti?
Perché di tonnara trattasi, la nuova era di assunzioni Cai.
Dopo essersi vista regalare l’azienda dal Governo, dopo che l’Antitrust ha fatto finta di non accorgersi del monopolio che si è venuto a creare, i vertici di Compagnia Aerea Italiana, i “patrioti”, come li ha definiti il Presidente del Consiglio, hanno proceduto alle assunzioni a chiamata, con il benestare dei sindacati confederati. Gli stessi che, proprio ieri, si sono accorti di qualche piccolo problema insorto nel meccanismo di assunzioni, che lascia fuori regolarmente donne incinte, disabili, persone con problemi in famiglia, ragazze madri. Gli stessi che, dopo aver firmato l’accordo capestro, oggi denunciano che perfino quello non viene rispettato, poiché Cai sta esternalizzando molti più asset e servizi del previsto. Gli stessi che ora denunciano che le assunzioni hanno leggere difformità tecniche, perché non sono a tempo indeterminato, ma a termine. Ora, Cgil, Cisl e Uil cadono dalle nuvole.
Quando un mese e mezzo fa era il ‘fronte del no’ a denunciare la “pulizia etnica” commessa ai danni dei lavoratori, quella era un’altra storia. Quando erano i cinque autonomi a parlare di azienda senza futuro, che per sopravvivere sarebbe dipesa interamente dal partner straniero, anche quelle erano voci di cassandre. Sindacati sovversivi, che volete.

Ora il sindacato confederato si aspetta un “intervento deciso del Governo” per contrastare “una palese violazione da parte di Cai degli accordi sottoscritti”. E difatti ognuno immagina il Ministro Matteoli assurgere a Tribuno dei lavoratori, dopo averli intimiditi e minacciati nel corso di tutti questi mesi, ogni volta che hanno protestato per le condizioni che si vedevano imposte. Apertura di istruttorie, intimazioni di riprese del servizio, apertura di procedure a carico dei lavoratori sono state all’ordine del giorno. Del resto Brunetta è stato molto chiaro: “I dipendenti della compagnia devono farsene una ragione”. Ingozzatevi questo cucchiaio di olio di ricino e zitti.

Ed è questo l’aspetto più grave di tutta la vicenda, senza tema di smentite. La criminalizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori, che avviene sistematicamente sotto gli occhi indifferenti del sindacato. Lo stravolgimento sistematico delle regole di contrattazione e di protesta, la preclusione dei lavoratori stessi nelle decisioni che li interessano. Diversi scioperi sono stati impediti con una scusa o con l’altra, sia dai sindacati che dal Governo. Il futuro è la rimozione di questo strumento: non conviene né agli uni, né agli altri.
I media hanno sempre presentato come quantomeno inopportune le proteste dei lavoratori di Alitalia. Li hanno additati come privilegiati, hanno voluto far credere che gli scioperi erano pretestuosi ed incomprensibili, perché si dovevano salvare 20.000 posti di lavoro, e quindi non bisognava guardare tanto per il sottile. Ora hanno la scusa della crisi. Hanno usato le stesse argomentazioni del Governo, che poi sono le stesse di Cai. Un muro compatto, insormontabile. Un monito per tutti gli altri lavoratori. I quali non hanno compreso la gravità della cosa, e hanno applaudito.

E tra chi ha applaudito, c’è già qualche caduto. Ieri si è chiuso il contratto del personale degli enti pubblici non economici. Il contratto, valido per tutti i lavoratori del settore, è stato firmato solo da Cisl e Uil, che non solo rappresentano una parte fortemente minoritaria del totale dei lavoratori, ma non hanno nemmeno sottoposto ai loro iscritti l’accordo, per una preventiva approvazione. Il sindacato “ragionevole” ha tagliato fuori tutti i lavoratori che rappresenta e ha chiuso per conto suo un contratto.
Questo continuo e impunito attacco ai diritti dei lavoratori, che dura da quindici anni e vede il sindacato come primo manganellatore, ha subito una brusca recrudescenza in questi ultimi mesi, costituendo precedenti dei quali in pochi paiono rendersi conto. Troppo impegnati, forse, a inveire contro il personale Alitalia perché il volo che doveva portari in vacanza per il ponte di Natale è stato soppresso.

 

Foto da www.rainews24.it/

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Eluana: un altro sgambetto

Posted by admin On Dicembre - 17 - 2008

Napolitano ha fatto scuola.
Il suo intervento scomposto e decisamente fuori luogo a proposito del caso “De Magistris” è stato prontamente imitato dal Ministro del Welfare Sacconi, che con scelta di tempo sospetta ha emanato un Atto di Indirizzo per le Regioni per “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e all’ idratazione”, nell’ambito delle strutture aderenti al Servizio Sanitario Nazionale. Per puro caso, proprio stamattina Eluana Englaro doveva essere trasferita nella clinica di Udine per iniziare tutto il procedimento di sospensione dell’alimentazione forzata. Il Ministro ha dichiarato: “Ho ritenuto doveroso l’atto che ho emanato per far uniformare tutto il Ssn e le strutture in esso inserite a garantire il diritto alla nutrizione e all’idratazione”, ha tenuto a precisare che nessuna struttura è abilitata alla sospensione dei trattamenti, e che questa è illegale.
L’iniziativa, naturalmente, ha avuto la somma benedizione del Vaticano: “Il Ministero della salute è dalla parte della vita”, hanno affermato dalla S. Sede. Sempre ammesso che quella possa considerarsi vita.

 

Di avviso molto differente i legali della Englaro: infatti l’atto di Sacconi è “più che illegale, abnorme, cioè al di fuori delle norme”; “va reso pubblico” perché “è stato solo annunciato ed è un deterrente intimidatorio”. “In un Paese normale si discute sui casi su cui non c’è una sentenza definitiva che altrimenti va applicata”. La curatrice speciale di Eluana, Franca Alessio, ha rimarcato che “stiamo parlando di un caso che ha concluso tutto il suo iter giudiziario e che c’è una sentenza emessa nel nome del popolo italiano, dopo quello che è successo ieri mi verrebbe da dire che l’autorità giudiziaria non esiste più”; nel caso specifico “Un atto di indirizzo non ha una valenza ostativa e in presenza di una sentenza, come nel caso di Eluana Englaro, non dice niente. La pronuncia del giudice che dispone l’interruzione del trattamento che la tiene in vita va eseguita”. E rimane il fatto che una struttura pubblica o privata potrebbe anche essere estranea a un atto di interruzione di trattamento che si effettua al suo interno.

 

Su cosa si fonda l’Atto emesso dal ministero? “Le strutture pubbliche e private dovrebbero rispettare il mandato del Servizio sanitario nazionale che prevede il diritto, contenuto anche nella Costituzione, del paziente a ricevere assistenza e cure mediche”, ha affermato il sottosegretario del Welfare, Francesca Martini. Vi sarebbe poi il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005 e la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. Ma, a ben guardare, si tratta di una catena distorta. L’articolo 32 della Costituzione infatti si interpreta nella maniera opposta a quella sostenuta dagli oltranzisti cattolici. Recita infatti: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il parere del Comitato Bioetico non ha forza impositiva di legge, ma serve solo da orientamento, ed è arcinoto che la corrente cattolica, al suo interno, è molto forte. Sulla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ha lavorato molto anche il Vaticano, che poi però si è rifiutata di firmare il protocollo perché consentiva l’aborto ai disabili, nei Paesi in cui questo è legale. A parte l’incoerenza della posizione, dal momento che la Convenzione ha come scopo primo quello di garantire che i disabili abbiano uguali diritti di fronte ai cosiddetti “normodotati”, dalla lettura del documento emerge chiaramente che il testo è pensato per persone affette da menomazioni che non gli precludono, però, la vita sociale. Si richiama infatti a più riprese il linguaggio, l’attività motoria, la comunicazione, l’educazione, lavoro, partecipazione alla vita politica e culturale, tutte cose che ad una persona come Eluana, che ha la corteccia cerebrale necrotizzata, sono precluse. E’ evidente quindi la perversione dell’interpretazione delle disposizioni.

 

Questo voler ostacolare a tutti i costi il percorso di Eluana, anche in barba alle sentenze emesse, questo voler, in parallelo, ostacolare il cammino verso una piena autodeterminazione del malato, è sinonimo di fondamentalismo religioso. Dovremmo riflettere più attentamente quando critichiamo i Paesi islamici che impongono per legge la morale religiosa a tutti i loro cittadini, e magari guardare con più severità dentro il nostro Parlamento.

 

Foto da www.enas.org.br/

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La memoria scomoda

Posted by admin On Dicembre - 17 - 2008

“L’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia delle legge razziali. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. 

 

 E si scatenò il pandemonio. 

 

Come era facilmente prevedibile, il discorso di Gianfranco Fini alla commemorazione del settantesimo anniversario dall’emanazione delle leggi razziali ha provocato il finimondo. Punti sul vivo, tutti gli esponenti del cattolicume più becero hanno levato le più indignate proteste, cercando di avvalorare i loro attacchi al Presidente della Camera con il supporto delle voci degli storici, tutti rigorosamente cattolici, e della corrente revisionista che, da quando Ratzinger è salito al Soglio Pontificio, pare avere corso libero. 

 

Immediata la replica della Santa Sede, per mezzo di Padre Giovanni Sale, scrittore su Civiltà Cattolica: la terza carica dello Stato “non conosce una pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI” o forse si tratta di una “svista”, per “cercare un correo a delle responsabilità che il presidente Fini vuole in parte coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella recente”. Parole che, comunque, non appaiono in grado di scalfire la banale verità esposta da quelle del leader di An: mentre infatti Fini è da anni che, ripetutamente, fa i conti con il proprio passato denunciandolo, lo stesso non si può dire della Chiesa Cattolica, che pare tenere un atteggiamento molto più contraddittorio. Inoltre, la “pagina di storia nazionale” evocata non può certo essere assunta ad esempio di condanna pubblica e vigorosa del fascismo e delle leggi razziali. 

 

Anche perché non si ha nessuna traccia di condanne pubbliche e vigorose da parte del Vaticano. I bisbigli a cui la gerarchia pontificia si appella sono tutti discorsi tenuti in consessi ristretti, e sempre piuttosto prudenti; non si è mai visto un Papa, ad esempio, tenere un Angelus e dichiarare l’infamia delle leggi razziali o della dittatura, con la quale anzi aveva anche firmato comodissimi Concordati, uno valido ancora oggi; Pio XI arrivò a definire Mussolini “l’uomo della Provvidenza dall’esistenza del quale dipendono le sorti dell’Italia”. Attualmente la Santa Sede non perde occasione per intervenire sull’aborto, arrivando velatamente a marchiare come assassine le donne che vi ricorrono: una presa di posizione costante e molto forte, nonché molto distante dalle timide e sporadiche obiezioni mosse alle leggi razziali, molte delle quali, peraltro, di carattere generalista. Il Segretario del Pri, Nucara, ricorda che “c’è poco da discutere, visto che Giovanni Paolo II si scusò con il popolo ebraico per le leggi razziali e altro ancora. Vogliamo sperare di non essere noi gli unici a ricordarsi di Wojtyla”. A quanto pare, però, sono proprio gli unici a ricordarlo. Giovanni Paolo II allora parlò di colpe “in agendo e in omittendo”. E se Pio XI arrivò a produrre un’enciclica che condannava esplicitamente l’idea della razza superiore (mai letta perché morì prima della stesura finale), il suo successore non continuò certo su questa linea: Pio XI entrò in rotta di collisione col Duce solo quando questi cercò di limitare la sfera cattolica nell’educazione dei giovani e chiuse le sedi di Azione Cattolica; mentre Papa Pio XII appoggiò la dittatura franchista, e non scomunicò mai fascisti e nazisti, mentre lo fece immediatamente con i comunisti. Un comportamento a dir poco ambivalente. 

 

Lo stesso che tenne nei confronti della Germania nazista, con la quale firmò il Concordato, anche se in seguito appoggiò il tentativo di assassinio di Hitler. Uno dei primi atti di Papa Pacelli fu quello di togliere dall’indice i libri Charles Maurras, appartenente all’estrema destra, antisemita e anticomunista, e Action Française (che aveva molti simpatizzanti e seguaci cattolici), ai cui aderenti revocò, tra l’altro, anche l’interdizione data dal suo predecessore. D’altro canto è incontestabilmente vero che molti esponenti cattolici tra cui Pio XII in prima persona contribuirono a salvare moltissimi ebrei dai rastrellamenti tedeschi. Sempre in silenzio. 

 

In buona sostanza, la Chiesa non si è mai esposta e messa in gioco per come doveva nei confronti delle dittature e delle leggi che ne sono derivate. Tra le sue preoccupazioni, come dimostrano i regni di Pio XI e XII, vi è sempre stata quella di mantenere l’esistenza della struttura Vaticana e, possibilmente, di ampliarne le prerogative, esigenze in forte contrasto con una posizione di opposizione ai regimi stessi. Il comportamento del Vaticano, quindi, ha sempre oscillato tra queste due inconciliabili direttive, a volte arrivando a benedire ed avallare certi atteggiamenti, a volte ad assumere riserbo, soprattutto quando quelle stesse prerogative venivano limitate. Non serve, quindi, invocare un isolato discorso radiofonico, peraltro nemmeno esplicito, o una singola omelia a Milano, per lavarsi la coscienza. 

 

Non va inoltre scordato un concetto che non è mai abbastanza rimarcato, perché guardarsi veramente allo specchio è un’operazione che pochi gradiscono di fare: la Germania nazista non ha mai fatto pressioni perché l’Italia adottasse le leggi razziali. E in questo senso il discorso di Fini assume un particolare spessore: gli Italiani non possono invocare l’addormentamento delle coscienze da parte della dittatura come alibi, non possono addurre la scusa del ‘cattivo vicino’ perché, è risaputo, ‘italiani brava gente’; gli Italiani sono stati fascisti convinti, nella maggior parte, fino a che la guerra mondiale non ha cominciato a volgere a loro sfavore; allora sono stati formidabili nel buttare a mare chi avevano sostenuto fino al giorno prima. L’impegno di Fini nel ricordarlo è un gesto altamente morale: solo chi fa i conti con il proprio passato fino in fondo, chi ne prende coscienza per intero, è in grado di guardare al futuro con serenità e costrutto. Gli ipocriti che ora strillano come la gallina che ha fatto l’uovo non fanno altro che ricalcare lo schema dei Comunisti in Italia, i quali hanno prima nascosto la dittatura dei regimi comunisti, e poi hanno sempre mantenuto un pietoso riserbo. I risultati di questo comportamento sono sotto gli occhi di tutti.

 

Per inciso: sono decenni che la sinistra, in Italia, non pronuncia parole come quelle che si sono sentite ieri in Parlamento. E’ uno dei principali motivi per i quali sono spariti da quello stesso consesso, spazzati via dal risultato delle elezioni di Aprile.

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RU486, nonostante le critiche

Posted by admin On Dicembre - 15 - 2008

Anche in Italia sta per essere dato il via libera definitivo alla pillola RU486, detta anche pillola abortiva. Si tratta di un medicinale che, grazie al principio attivo Mifapristone è in causare il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina.
L’Italia, anche se solo una parte, è, assieme alla cattolicissima Irlanda e al Portogallo, è l’unico Paese della Comunità Europea a non impiegarla. Il sì appare inevitabile, poiché l’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco) la aveva già autorizzata in Febbraio, motivando l’assenso in virtù del vantaggioso rapporto costi-benefici a carico del Sistema Sanitario Nazionale, ponendo come condizione che l’utilizzo fosse previsto esclusivamente in ambito ospedaliero, coerentemente con quanto affermato dalla legge 194. Come era prevedibile, si sono scatenate forti polemiche, soprattutto a livello politico da parte del centrodestra, e per voce del Vaticano, da sempre contrario all’aborto.

 

Il Cardinale Javier Lozano Barragan ha parlato a nome la Santa Sede, dichiarando che “La Chiesa cattolica comprende il dramma di una ragazza che suo malgrado si trova incinta, ma condanna l’aborto in qualsiasi forma esso venga praticato, perché si uccide un essere innocente” e che “c’è anche una gerarchia dei drammi e il dramma maggiore è la morte, tanto più se inflitta a una persona innocente come un figlio che deve nascere. La vita viene prima di tutto il resto”. Una posizione decisamente contraddittoria, se si considera il recentissimo rifiuto di firmare il Protocollo sulla depenalizzazione dell’omosessualità, nonostante in diversi Paesi dove questo fatto è considerato reato, esso sia punito con la pena di morte. Ma forse per il Vaticano un uomo gay morto è gerarchicamente inferiore ad un embrione che forse diventerà un bambino, magari concepito per mezzo di una violenza sessuale.
Ecco un’altra questione che merita attenzione. Non esiste alcuna legge che dica che l’aborto è un omicidio; infatti esso è legale in Italia, nonostante l’opposizione dei cattolici (che però pare ne facciano uso, alla bisogna). L’embrione non è equiparato ad un essere umano: sono i cattolici a considerarlo tale, e sono liberissimi di farlo, secondo la loro coscienza. E’ in atto una campagna, al contrario, che tende a criminalizzare la donna che ricorra a questo espediente per interrompere la gravidanza, promossa da politici e associazioni cattoliche. La scelta sugli embrioni è lasciata al libero arbitrio delle persone, e nessuno deve cercare di imporre con la forza la propria morale su chi pensa in modo differente. Quello dell’embrione, così come quello dell’eutanasia ad esempio, sono temi delicati, che hanno confini molto sfumati, tali che nessuno può intervenire con una accetta e dirigere le coscienze di chi si confronta con questi problemi.

 

Ma è già partita anche la parallela campagna del terrore. Il Ministro della Gioventù, Giovanna Meloni, ha correttamente dichiarato che “La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso”; alle ragazze italiane lancia un monito: “”non considerate la pillola Ru486 un anticoncezionale perché non lo è”. Ma già parla di “un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute”. Il Sottosegretario del Welfare, Eugenia Roccella, si spinge oltre: la pillola ha “troppi lati oscuri”. “Le morti collegate alla Ru486 sono arrivate ormai a 17, non sono state denunciate dagli istituti di farmacovigilanza, ma da faticosi lavori d’inchiesta giornalistica o da singole persone interessate. L’aborto con la Ru486 è più doloroso, incerto e psicologicamente più devastante di quello praticato con altri metodi. La RU486 riporta l’aborto in una sorta di clandestinità legale: dopo l’assunzione delle due diverse pillole, infatti, le donne in genere tornano a casa fuori dal controllo medico, anche laddove il protocollo chiede il ricovero in ospedale”. L’Oms, al contrario, lo ritiene un farmaco sicuro, come indica il rapporto “Safe abortition: Tecnical and Policy Guidance for Healt System“. Il Sottosegretario dovrebbe esibire numeri e dati più precisi: anche per interventi di appendicite si muore.

 

Le esortazioni a non abusare della pillola RU486, e una corretta campagna di informazione, sono certamente due iniziative lodevoli, se inquadrate in un’ottica di libera coscienza. Ma molto spesso in Italia si tende a travisare. La Chiesa mette tutto in un unico calderone, condannando assieme alla pillola abortiva anche la “pillola del giorno dopo”, che agisce prima dell’impianto dell’ovulo fecondato. La china è pericolosa, perché si presta ad una serie di ‘no’. senza soluzione di continuità: qui il Vaticano è più coerente, perché se dipendesse dallo Stato Pontificio sarebbero proibiti perfino i profilattici. E se è vero che gli appelli a non abusare di questo sistema sono più che condivisibili, le critiche alla pillola abortiva, usata come un sistema anticoncezionale d’emergenza, rischiano di essere paragonabili a quelle riguardanti il divorzio, usato come ‘anticoncezionale’ di un matrimonio fatto troppo alla leggera: non è lo strumento del divorzio ad essere sbagliato, ma è un certo tipo di cultura superficiale che ne provoca un uso distorto.

 

Foto da http://www.tantasalute.it/

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Il Tg1 sei tu

Posted by admin On Dicembre - 6 - 2008

 Il Tg1 non più solo da vedere, ma anche da fare. Proposte, idee, storie, commenti, denunce. Il tema dei filmati non ha limiti. Può essere una festa o una denuncia, un curioso momento personale o la condanna di un sopruso. Immagini divertenti o da meditare. Insomma, quello che vi capita intorno. Mandateci i vostri filmati, li manderemo in onda”.

 

A questo punto manca solo che la sigla del Tg1 la facciano i cittadini comuni, come accade per la rete Mediaset Italia 1. Immaginate Gianni Riotta, questo faro del giornalismo, introdotto da un uomo che sbuca da un pupazzo di neve gridando l’immancabile “Tigìììììì Unoooo!!” al posto di “Italia 1″. E’ precisamente quello che Riotta meriterebbe, ma è certo che lui non afferrerebbe il reale significato della cosa.

La certezza deriva dalla nuova proposta del Telegiornale di Rai Uno, dal titolo “Il TG1 sei tu”. Ultima frontiera dell’illusione democratica, l’iniziativa mira a coinvolgere i telespettatori per rendere l’informazione più partecipata, ma, certo, non più critica e nemmeno di qualità superiore. Nel servizio di presentazione si evidenzia come sia un tentativo di imitare altre testate giornalistiche estere, che già ne fanno ampio uso su internet, senza considerare però che i giornalisti e i network esteri sono molto più indipendenti e critici dei nostri, ridotti ad una massa di lacchè, come testimoniato anche dai continui rapporti AgCom.

Più che un tentativo di imitare telegiornali esteri, quindi, appare un tentativo di imitare “Striscia la Notizia”, il programma in onda su Mediaset. Forse Riotta ha dato una scorsa ai dati Auditel e si è accorto che il programma di Greggio e Iachetti è sempre ai primi posti, quindi avrà pensato di importare il modello. I servizi spediti dagli utenti infatti, verranno mandati in onda e finalmente il cittadino potrà sentirsi considerato, quando la magagna scovata verrà pubblicizzata sulla rete nazionale. Ma non solo. C’è chi ha inviato filmati di surfisti, o di scontri tra tifosi, magari pensando di fare uno scoop imperdibile per i milioni di telespettatori.

 

Certo, considerando il telegiornale di Riotta viene difficile credere che delle persone che non conoscono il mestiere di giornalista possano fare peggio dell’ineffabile direttore; ad avvalorare la tesi della massa di lacché incapaci ci sono proprio le edizioni stesse dei Tg1. Prendiamo, ad esempio, quella delle 20.30 di ieri.

Dopo il sommario, l’apertura è dedicata alla morte di Emilio Rossi, primo direttore del Tg1: il servizio dedicato è la fotocopia di quelli che il Tg1 imbastisce alla morte di personaggi noti, e che veniva perfino parodiato nelle stesse trasmissioni Rai, adattandolo a personaggi vivi. In evidenza l’attentato dei terroristi brigatisti, mentre passa in secondo piano il fatto che il direttore del Tg1 era in ottimi rapporti col Vaticano. Anzi, per contro viene mostrato in atteggiamento remissivo nei confronti del Papa, per poi far seguire l’immancabile prete che interviene in modo compunto, con tanto di omelia sulla fede del morto. L’editoriale di Riotta in ricordo di Rossi dura una manciata di secondi e non approfondisce nulla. Vengono citati solo i commenti del centrodestra.

Segue la crisi economica americana, poi si passa a quella italiana: evidentemente, dato il taglio del servizio, il Tg1 si deve essere affrettato a recepire molto velocemente l’insistente “appello all’ottimismo” del premier.

Viene quindi trattato il “caso De Magistris”. Nel sommario si titola “Guerra tra Procure”, ma è una notizia tendenziosa, poiché non c’è nessuna guerra in atto: la Procura di Salerno è quella competente per il giudizio sui casi inerenti la Procura di Catanzaro, perciò mentre l’azione di Salerno è ineccepibile, quella di Catanzaro è illegittima. Il telegiornale invece intervista il Procuratore capo di Catanzaro, ovviamente senza contraddittorio e senza sottolineare l’illegittimità dell’azione, poi fa un riassunto delle indagini sottratte a De Magistris, mancando di fare un solo nome delle persone coinvolte, a parte gli arcinoti Mastella e Prodi, definiti come in “transito”. Si utilizza poi il concetto falso di guerra tra procure, per dare la stura a tutti i membri del Centrodestra, che vengono quindi legittimati in modo improprio quando citano il caso per invocare la riforma della Magistratura. Lo spazio per le interviste è assolutamente dispari tra centrodestra e centrosinistra (Riotta, del resto, si adegua al potente), e addirittura nessun giornalista stoppa Quagliariello, quando definisce l’IdV come “forza eversiva”: viene lasciato libero di parlare. Certo però che quando il premier viene accusato di essere un “corruttore politico”, allora il metro cambia.

 

La “Nota Politica” del Tg1, che viene dopo il caso De Magistris, è l’umiliazione del giornalismo. Viene organizzata come un semplice elenco di interventi dei politici, privi di qualsiasi critica o contraddittorio, o almeno di uno spunto di riflessione. Tagliati fuori gli esponenti della cosiddetta “sinistra radicale”, dei quali si sa solo che protestano (inducendo nell’ascoltatore la domanda: “ma questi sanno solo protestare?”), viene tranquillamente sottolineata la necessità che scuole private attingano a piene mani ai fondi pubblici. Nessuno fa notare che è bastata un’ora perché il Governo si inginocchiasse davanti al Vaticano e proponesse un emendamento per ripristinare i fondi alle scuole cattoliche, in seguito alla protesta dei prelati. Non viene nemmeno commentato l’intervento di Bocchino, quando afferma che le scuole cattoliche “difendono il modello culturale italiano”. Mentre a Fini si concede spazio in prima persona, il centrosinistra viene ancora penalizzato con il limitarsi a riportare l’intervento di D’Alema.

I ‘giornalisti’ del Tg1 non si sono nemmeno permessi di chiedere a Ronchi, dopo il suo pietoso intervento sul conflitto tra Italia e Ue a proposito del pacchetto clima-energia, cosa pensasse degli Stati Uniti, che in preda ad una crisi ben peggiore di quella italiana hanno pensato subito di incentivare le energie rinnovabili, al contrario di quanto sostiene il nostro Paese. Anzi, non hanno nemmeno informato su cosa verta lo scontro tra Italia e Ue.

 

Nel servizio sulla morte del Patriarca di Mosca, viene ancora sottolineato il terribile regime comunista, ma nessuno considera che se Alessandro II ebbe il coraggio di fare il mea culpa sul silenzio della Chiesa Ortodossa durante il governo di Stalin, lo stesso non si può dire per la Chiesa Cattolica durante i regimi fascisti e nazisti (anche se Ratzinger cerca di nascondersi dietro un comunicato radio in vent’anni di regime e una omelia di Pio XII quando ancora non era Papa).

 

In compenso la notizia che aumenterà la polizia nelle strade italiane, per controllare tutto e tutti, compresi i famigerati terroristi islamici, viene data solo dopo 28 minuti, e non era nemmeno citata nel sommario. E’ stata preceduta dalla notizia della rapina del secolo e da altri cinque minuti di notizie inutili, tra le quali il tranquillizzante servizio sui mercatini di Natale dell’Alto Adige e le vacanze del ponte dell’Immacolata, giusto per continuare ad infondere ottimismo e volontà di aumentare i consumi.
Unica nota positiva, in questa edizione non erano presenti né donne nude né storie strappalacrime, con tanto di colonna sonora, diventata ormai un vero “cult” del Tg di Riotta.

 

La finta informazione che da anni è protagonista della televisione, e che vede in Riotta uno dei suoi massimi esponenti, è il tappeto rosso che calpestano i potenti, sicuri di essere impuniti in quello che fanno. Ma la finta informazione va anche venduta bene, aggiungendo inganni ad inganni, e facendo credere al cittadino che il suo servizio su “ciò che gli sta attorno” sia l’ultima frontiera del giornalismo.

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Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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