Quando uno crede di avere toccato il fondo, si prepari a vederlo franare, trovandosi perpetuamente di fronte ad un pozzo senza fine. E’ la considerazione che mi è venuta da fare dopo aver ascoltato le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in merito alla impropriamente definita “Riforma della Famiglia”, o anche Pacs che fa più XXI secolo. Il nostro Presidente, in qualità di rappresentante di tutti gli Italiani, auspica un accordo con la Chiesa cattolica per una non meglio precisata “sintesi” che tenga ben da conto le posizioni del Vaticano.
Il primo Cittadino italiano, il difensore della Costituzione, si inchina ancora una volta di fronte alla pila, riverisce, e svende la dignità di un popolo e il pensiero libertario insito nella carta che quel popolo si è dato. Ma come è possibile essere così supini? E soprattutto, perché. Perché si devono sempre fare passi indietro, si devono sempre soffocare le minoranze e il buon senso?
Gli Articoli 7 e 8 della Costituzione parlano chiaro, la Chiesa cattolica, volente o nolente, è obbligata a sbrigare le proprie paturnie nei luoghi a lei deputati, cioè le chiese e conferenze interne, e non il Parlamento della Repubblica Italiana o le reti nazionali, come sempre più di frequente accade. Si sono registrati perfino interventi sulla finanziaria (il cardinale Martini la definì “inquietante”), mentre Lunedì 29 Gennaio, nel telegiornale delle 20.30 ci sono stati 4 servizi nei quali si è dato ampio spazio alle opinioni dei preti; non ho cronometrato il tempo, ma sono certo che i minuti dedicati ai vari prelati sono stati superiori a quelli dei politici. Per carità, ovviamente dato che i politici italiani hanno ben poco da dire è evidente che basta poco per rubare loro la scena, tuttavia si richiede la salvaguardia della decenza. E’ altresì vero che se gli esponenti vaticani hanno così tanto spazio, sia mediatico che politico, ciò è dovuto in grande misura proprio ai politici e giornalisti italiani, che dimostrano così la loro poca accortezza e debolezza; chiunque ha di fronte a sé l’esempio di Stati come la Francia o la Spagna, certamente più forti di quello italiano, nel quale le chiacchiere stanno a zero. Certo, se in Francia proibiscono il velo nelle scuole pubbliche e in Italia esentano dalla tassa dell’I.C.I. tutti gli immobili clericali (che non sono solo le chiese, ma anche, ad esempio, le librerie delle Edizioni Paoline), quando i Comuni senza più soldi la aumentano in continuazione, si può comprendere al volo quanta strada sia ancora necessaria fare.
Il Presidente del Consiglio e praticamente tutta la classe politica italiana si è subito affrettato a sostenere il Presidente della Repubblica. Tra gli adoranti si annovera perfino il Presidente della Camera Bertinotti che, da integerrimo comunista, si dichiara perfettamente in linea con l’intervento di Napolitano, facendo intendere come questo Governo pensi di mantenersi al potere per tutti e cinque gli anni. Chi infatti pensava che i dissidi tra partiti tanto diversi come l’Udeur e il Prc potessero far cadere il Governo si tranquillizzi pure: la poltrona viene sempre prima della propria coerenza ideologica, non parliamo poi degli interessi di chi vota, che magari ha pure creduto ad uno straccio di programma politico.
E dall’altra parte che dicono? Il direttore della Sala Stampa del Vaticano si dichiara più che soddisfatto, naturalmente, delle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, mentre il Segretario della CEI insiste nel ritenere superflua una legge che regolamenti i Pacs. Aggiunge anzi che “[Napolitano] Ha parlato di sintesi, e una sintesi si fa nel rispetto delle varie identità, altrimenti diventa un compromesso o una mediazione”. Ora se la prima parte del ragionamento è encomiabile, e sarebbe bene che la CEI per prima lo adottasse come regola sulla quale calibrare i suoi interventi, visto che anche l’ateismo e le altre confessioni sono identità di pari dignità, la seconda parte del ragionamento rimane più offuscata, in quanto fondamento della politica è proprio il compromesso e la mediazione, in grado di soddisfare il maggior numero di parti in causa, siano esse anche strettamente minoritarie.
L’intervento di Napolitano, insomma, darà la stura ad una pesante ingerenza da parte di una confessione religiosa nei fatti politici di uno Stato aconfessionale. Nessuno vieta ad un cattolico di seguire i dettami della propria religione: se lo vuole fare, lo faccia senza influenzare la vita delle altre persone, atee, induiste, animiste, gialle verdi o blu che siano, sentendo cosa dice il parroco la Domenica in chiesa, e il parroco, o le gerarchie ecclesiastiche in generale, si astengano dal ruolo di regolatori della coscienza in sedi che non sono previste per loro: la religione rimane pur sempre un fatto di credo personale e non dovrebbe mai travalicare tali confini.
Foto da www-5.radioradicale.it/
Baracche di legno sconnesse, tute a strisce, cani pastori che abbaiano nella notte, fili elettrici, zigomi troppo accentuati, terreno fangoso, una alta ciminiera. Per ricordare tutto questo è necessario fare un appunto sul calendario. Già perché, si sa, le cose da ricordare sono tante e il solito tran tran quotidiano ci prende. Forse troppo. Ci prende, ci avvinghia, ci rende schiavi del momento, della necessità più vicina, come se per rimanere in piedi in un campo pieno di buche il nostro sguardo fosse costretto appena oltre i nostri piedi, e non potesse mai fissarsi sull’orizzonte, impedendoci di farci capire dove stiamo andando.
Naturalmente, si farà.
Infine, il tanto atteso discorso di Bush alla nazione sulla nuova strategia in Iraq è arrivato. Atteso forse più dagli Iracheni che dagli Americani, che già ne sospettavano i contenuti. Contro ogni logica, perfino quella dell’interesse del Paese che attraversa una crisi economica che difficilmente gli consentirà di sostenere a lungo le spese della guerra, almeno altri 20.000 soldati saranno spediti nel Golfo per tutelare la stabilità dell’Iraq. L’unico commento a questa affermazione è che nemmeno gli americani credono più alle parole del loro Presidente. Già perché negli Stati Uniti è difficile ottenere informazioni credibili, al punto che gli Americani erano convinti, in seguito ad una adeguata campagna mediatica, che tutto il mondo sostenesse la loro iniziativa irachena. Solo i pochi che leggevano quotidiani europei si sono accorti delle forti resistenze internazionali all’invasione “oil for food”. Eppure, sono stati proprio loro a rieleggere il “Presidente di guerra”, come lui stesso si è definito.
Il petrolio ha i giorni contati: questo impone scelte precise e rapide per fare fronte ad una possibile crisi del settore energetico, settore particolarmente cruciale per l’Italia che importa praticamente tutto il proprio fabbisogno energetico. Uno studio delle alternative possibili e della loro sostenibilità.
In data odierna il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto i calciatori della Nazionale al Quirinale, per significare loro la riconoscenza del popolo italiano in evidente deficit di immagine, tanto da dover calcare pesantemente la mano su temi come la bandiera e l’inno di Mameli per trovare spunti che possano dare una parvenza di vitalità in un deprimente panorama artistico, culturale e intellettuale.

