Il 25 Aprile è un giorno vuoto, di vacanza, esattamente come il 2 di Giugno o il Ferragosto. Solo che in pochi si interrogano sul perché e le risposte che arrivano in buona parte, personalmente, mi deludono.
Il 25 Aprile è un giorno vuoto perché in questi ultimi quindici anni ci hanno rubato la parola “libertà”, solo che pare non essersene accorto nessuno. Adesso la usano per chiamarci un partito che gode di sei reti televisive e una buona parte della carta stampata, che candida mafiosi, che fa condoni. E’ una parola ripetuta da chi confonde liberalismo con liberismo, strillata ad ogni piè sospinto proprio da chi ha un conflitto di interessi, da chi, fino a ieri, era un fascista più o meno dichiarato. Il disastro è che, per rendere possibile un accadimento del genere, le forze politiche che dovevano contrastare questo furto sono proprio quelle che lo hanno legittimato, pensando di rafforzare la loro posizione su altre voci più dissidenti. Hanno usato il sistema del martello pneumatico, di chi alza di più la voce: non importa se dici una castroneria, basta che continui a ripeterla forte, e diventa una verità. Difatti, oggi, la parola libertà non significa nulla.
Il 25 Aprile è un giorno vuoto perché ormai sono diventati comuni modi di pensare superficiali, che fanno sì che esista un giorno del ricordo per le foibe che pesa tanto quanto quello dell’olocausto. E così, la repressione italiana in Jugoslavia passa sotto silenzio: la giornata delle foibe è diventata, nel modo di pensare comune, una giornata che, assieme a quella dell’olocausto, mostra quanto siano brutti i due estremismi, ma nessuno riflette sul fatto che le vittime delle foibe sono, ancora una volta, vittime del fascismo, poiché è al governo fascista che va addebitata la reazione degli Jugoslavi. Quella delle Foibe è stata una mossa astuta degli esponenti di destra e tutti ci hanno abboccato.
Il 25 Aprile è un giorno vuoto perché oggi essere comunista è quasi un reato. Ci hanno cambiato i punti di riferimento hanno falsato e travisato la realtà, fino a renderla diversa, a far dimenticare. Nessuno si ricorda di Gladio o del governo Tambroni, delle bombe, nessuno che si azzardi a dire che, storicamente, il Partito Comunista è quello che combatteva il regime fascista, e che ha fatto parte della Assemblea Costituente, che in Italia è sempre stata la controparte politica che ha cercato di migliorare la vita di agricoltori, operai che, loro sì, sono la vera forza motrice del Paese. Oggi la forza motrice del Paese sono diventate le aziende (visto come ti cambiano il modo di pensare?), e il salario dell’operaio deve adeguarsi alla produttività dell’azienda, nel senso che le otto ore di lavoro (che ormai non sono più otto), vengono pagate poco se l’azienda va bene, niente se va male. Peccato che le otto ore di lavoro sono le stesse sia che l’azienda vada bene, sia che vada male. Ma è la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei guadagni. Ditelo, ad esempio, a tutti gli Italiani che hanno dovuto pagare la cassa integrazione degli operai della Fiat.
Dopo tanto schiamazzo mediatico, hanno ridotto la figura del comunista uguale a quella del fascista con argomentazioni becere, superficiali, la cui unica forza è stata, ancora una volta, il fracasso di chi detiene il controllo dei mass media e il silenzio delle controparti politiche che hanno fatto di tutto per sconfessare il loro passato, per togliere il rosso e la falce e martello, in modo da mondarsi da un simile peccato. Addirittura Bertinotti ha fatto un congresso fotocopia a quello di Fini, per liberarsi da scomodi (secondo lui) scheletri.
Il 25 Aprile è un giorno vuoto perché la colpa è nostra. E’ nostra che ci siamo fatti cadere addosso tutto questo, senza fiatare. Nostra perché continuiamo a lamentarci, ad uggiolare e poi non facciamo nulla. E’ nostra perché, invece di unirci, accomunati da un intento, ci dividiamo ancora. I fascisti fanno il loro mestiere, siamo noi a dovergli impedire di farlo. E’ come pretendere che un prete non ti venga ad insegnare la morale: non è il prete che devi cambiare, per prima cosa sei tu a dover far sentire le tue ragioni. Poi viene il resto. E così, in assenza di una sinistra che si è sempre di più spostata al centro, non è rimasta che la mobilitazione dalla base. Basta dividersi. Che senso hanno, adesso, le speculazioni tra marxisti-leninisti, marxisti ortodossi, anarchici e gente che comunque si è rifiutata di andare a votare per una sinistra che non esiste più? Che senso ha che Rifondazione, i Verdi e i Comunisti Italiani continuino a rimanere divisi (anche dai sopracitati marxisti leninisti eccetera)? Che senso ha scannarsi tra chi rimane a fare quadrato sul cadavere della sinistra Arcobaleno e chi, non trovando altro sbocco di rappresentanza politica, si identifica nel movimento di Beppe Grillo? Questo è stato il suicidio della Sinistra, che ha consentito lo scippo della parola libertà, dell’identità comunista, che ha consentito che i Sindacati ci vendessero anche le mogli, che ha permesso lo sdoganamento del fascismo.
Io mi chiedo, quindi: premesso che non sono un accanito sostenitore di Grillo, perché non trattare la cosa in modo meno superficiale? Ma chi pensate che siano le persone che non sono andate a votare la Sinistra Arcobaleno? Nel bene o nel male, Beppe Grillo fa qualcosa. Ha mobilitato delle liste civiche, tiene un blog in cui, non sempre, ma molte volte fa della critica che nessun giornalista fa. Si può discutere sul tono, sui modi, ma almeno la fa. Ad esempio, secondo me è un errore sciocco, una “italianata” chiamare una manifestazione “Vaffanculo Day”, cosa che ha prestato il fianco agli oppositori, ma scommetto che in pochi hanno preso visione dei tre referendum precedenti, che vertevano sull’abolizione di un sistema di voto incostituzionale, l’espulsione dal Parlamento di persone giudicate colpevoli o con un processo in corso e la limitazione dei mandati parlamentari. Sono richieste che in un qualsiasi Paese normale non vengono nemmeno avanzate, perché sono già acquisite.
Stessa cosa per i referendum di questa tornata. Possono essere opinabili o meno, ma almeno è una iniziativa, di fronte al vuoto e al silenzio.
La “rabbiosa sequela di insulti ed urli contro un sistema mediatico indecente” è un modo per liquidare il problema senza affrontarlo nella sua interezza. Perché, tanto per iniziare, il sistema mediatico è indecente. Guardate questo video:
E’ il mondo alla rovescia. E’ la dimostrazione di quanto ho detto prima. Gasparri che dà del fascista? Se non fosse una cosa seria, farebbe ridere. Ma ridere, per l’appunto, è un errore, perché è il modo di farlo passare. Riotta che sussurra appena, invece di indignarsi? Riotta non arriva nemmeno alla suola delle scarpe di Biagi, è un servo, tanto quando Fede e Vespa. La diffusione della politica italiana è affidata a persone come Vespa, Riotta e Fede. Riotta che dà del comunista, come se fosse il peggiore degli insulti. Riotta che difende la cosiddetta “libertà” di stampa, critica ed informazione: guardate un suo telegiornale e, se riuscite a tenere dentro lo stomaco anche la Pasqua del ’93 siete pronti per essere inquadrati nel sistema. Ovviamente è appena il caso di rammentare che Biagi è effettivamente stato cacciato da Berlusconi e che il nostro neo-premier ha detto un’altra delle sue bugie eclatanti. Ma, proprio per quanto dicevo prima, più la falsità è detta con vigore e ripetuta, più assurge al rango di verità. Tra poco la gente penserà comunemente che Biagi se ne è andato intascandosi la sua bella busta di soldi, e continuerà il piagnisteo dicendo che invece, lui, deve sputare sangue alla catena (ovviamente senza chiedersi come è arrivato a ridiventare schiavo del padronato).
L’Albo dei giornalisti era nato, come tutti gli Albi, Collegi e Ordini, come un sistema di garanzia di qualità del lavoro e di tutela per chi ci si iscriveva. Negarlo equivale a dire una cosa non vera. Si è presto trasformato in un sistema di gestione del potere, dove chi non è d’accordo viene messo all’angolo, se non nell’impossibilità di esercitare. Negare questa realtà equivale a dire una cosa altrettanto non vera. Esempi come l’Ordine dei Notai sono sotto gli occhi di tutti. In quanti sanno che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi al mondo che ha un Albo dei giornalisti? Questo non gli impedisce di essere al 79° posto nella graduatoria della libertà di informazione.
La legge Gasparri si commenta da sola.
Vediamo i contributi per l’editoria:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/contributi_editoria_2006/contributi.html
Tutti questi soldi vengono dati anche a giornali come “il Foglio” in modo più che copioso, tanto da autorizzare a pensare che simili “giornali” siano editati solo per intascare i soldi. Siamo onesti… la cifra dei contributi è pari a non so quante finanziarie. Volete mettere su un giornale? Benissimo, prendetevi il rischio. Non fate come gli imprenditori che, piano piano, stanno scaricando il rischio sulle tasche degli operai. Contate sulla pubblicità e sul numero di copie vendute.
Chiudo citando una sua frase, e una della Repubblica:
“A un centinaio di metri di distanza, attorno al camper organizzato dagli accoliti di Beppe Grillo, impegnato nella raccolta simbolica di firme (devono passare almeno sei mesi per organizzarne una vera per un referendum), la Liberazione era una rabbiosa sequela di insulti e urli contro un sistema mediatico indecente, quello italiano”
“ovunque si fronteggeranno le folle chiamate a raccolta dal comico genovese con quelle che intendono ricordare la Liberazione”
Non bisogna fronteggiarsi, bisogna unirsi. Altrimenti, anche il 25 Aprile verrà cancellato (come già proposto da Luca Romagnoli, Fiamma Tricolore).
Foto da www.fisicamente.net/


