Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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Archive for Maggio, 2008

Tempi Moderni

Posted by admin On Maggio - 30 - 2008

Di tutti i beni presenti sulla terra, uno dei più preziosi è il tempo. Chi ha tempo può riflettere, può permettersi di sbagliare e tornare indietro, può decidere di dedicarsi ad attività differenti. Chi ha tempo può imparare, può trovare più motivazioni, può decidere di dedicarlo a ciò che lo circonda senza per questo dover trascurare se stesso. Oggi però il tempo è, per i più, un lusso, qualcosa che non si riesce a recuperare, semplicemente perché non si è più possessori del proprio. Il tempo viene espropriato da tutto un sistema, un modo di intendere le cose, che risponde alla logica del mercato e della produzione alle leggi della azienda.

Quando un operaio firma un contratto, non presta solo le sue braccia, ma presta anche e soprattutto il suo tempo. Se andiamo ad analizzare la giornata di molti di essi, vediamo che si alzano al mattino presto per andare a lavorare e tornano a casa a pomeriggio inoltrato, stanchi; difficilmente riescono ad intraprendere altre attività, se non il classico sedersi davanti alla televisione, uno degli stereotipi contemporanei. Diciamo che dopo il lavoro, quando sono rientrati nelle loro abitazioni, gli rimangono cinque ore in media per sistemarsi, mangiare, seguire i figli, rassettare la casa. Quanto tempo rimane per noi stessi? Quanto tempo rimane per gli altri? Quanto per pensare, per esprimersi, per compiere tutte quelle attività che rendono una vita più attraente e degna di essere vissuta?

Anche in questo caso, la donna ci scapita più dell’uomo: i tempi per la gravidanza e per seguire il proprio figlio nei primi anni di vita sono ridicoli, ed essa è gravata da un carico lavorativo pari a quello di un uomo, in molti casi. Ma la critica al sistema deve essere ancora più radicale: è il lavoro al servizio dell’uomo, non viceversa. Un uomo non può vivere la sua giornata interamente in funzione del lavoro, come invece accade oggi: quando non lavori, l’unica cosa che ti resta da fare è mangiare e andare a dormire, in modo da poter ricominciare il ciclo. E, ovviamente, un po’ di tempo deve comunque rimanere per poter spendere quel poco che si è racimolato a fine mese, in modo da poter far continuare a girare il sistema economico. Le famose otto ore lavorative sono un miraggio. In primo luogo perché se l’orario è spezzato il tempo in cui incide l’attività lavorativa è maggiore, in secondo luogo perché oggi si tende sempre di più a travalicare il limite delle otto ore lavorative a giornata o, se volete, delle quaranta settimanali. L’orario straordinario, infatti, è diventato ordinario. Il risultato è che l’operaio è spremuto ancora di più. Stiamo tornando indietro.

Provvedimenti come la detassazione degli straordinari hanno avuto una enorme grancassa perché tutti hanno affermato che avrebbero portato sollievo al portafoglio dei lavoratori. Questa è una asserzione tendenziosa: il vantaggio economico che un lavoratore trae da questa operazione è minimo, ma in compenso è spinto a lavorare ancora di più, sperando di trarne un reale beneficio. Gli industriali invece sì che ne hanno un vantaggio, perché le loro piccole quote di detassazione di ogni operaio vanno moltiplicate per ogni lavoratore alle loro dipendenze: a fine mese possono fare un bel gruzzolo. I sindacati, invece che insistere su un aumento di salario riguardante la parte fissa della prestazione lavorativa, quindi l’orario ordinario, hanno preferito avere un contentino da esibire come una grande conquista per il proletariato. Del resto, sono i sindacati stessi che plaudono all’ancoramento dei salari alla produttività; come se un’ora di lavoro non fosse sempre un’ora del proprio lavoro prestata nello stesso modo sia che l’azienda vada bene sia che  vada male. Ma pare che oggi il rischio di impresa non sia più contemplato. E così ecco due provvedimenti da cui i sindacati stessi non difendono i lavoratori, tali per cui la logica della produzione prevale su quella dell’individuo. Assieme all’azienda, anche tutto il resto si adegua a questo meccanismo capitalistico: artigiani, scuole, commercianti… tutto diventa una azienda. Il modello aziendale viene applicato a tutto, anche al modo di pensare. Perfino ad uno Stato che, per sua natura, utili non ne produce, così come alla famiglia. Espressioni come “Azienda Italia” o “la famiglia come una piccola impresa” sono diventati luoghi comuni.

Il lavoro diviene quindi il centro della nostra vita, e il resto si subordina a questa necessità-dovere.

Il Papa ha più volte messo in guardia dal pericolo che la società moderna, consumistica, travolga l’identità dell’uomo fino ad arrivare ad una spersonalizzazione. Punta il dito contro la mancanza di valori, idee e guide spingendosi, talvolta alla critica stessa del sistema capitalistico, ma subordina tutto alla superiorità della propria Verità e Morale, alla quale si dovrebbe piegare anche chi non ne vuole sapere.

Il concetto della spersonalizzazione, in particolare legata al ritmo di lavoro, all’essere usati alla stregua di un macchinario, è stata espressa in modo più nitido e meno dogmatico molto prima che lo facesse Ratzinger, con la teoria dell’Alienazione. L’uomo quotidianamente viene estraniato da ciò che fa, il lavoro, che non è cosa sua, fino ad essere estraniato anche da se stesso, vivendo una condizione di disumanizzazione. Questo accade, a mio avviso, perché il lavoro occupa per intero la nostra giornata e, conseguentemente, ci manca il tempo per esprimerci. Molte volte, quando ci rimangono quelle poche ore, non ci resta nemmeno il tempo di pensare, o almeno la lucidità per farlo: da qui il grande successo della televisione attuale. Raramente trasferiamo noi stessi in un disegno, uno scritto, una corsa, una suonata, una lettura. Anche quelli che consideriamo i nostri svaghi, soggiacciono tutti al meccanismo del consumo, sono già previsti dal sistema e massificati.

Charlie Chaplin, nel suo film “Tempi Moderni”, aveva stigmatizzato questa situazione. Partendo dal modello fordista aveva, con grande lungimiranza, messo in luce ciò a cui l’uomo andava incontro. L’immagine di Chaplin che viene risucchiato dalla macchina e poi stritolato da tutti gli ingranaggi è la più emblematica della condizione che stiamo vivendo. Noi lavoriamo non per sfamarci, ma per aumentare la produzione: lavoriamo molto oltre quello che ci serve, aumentando solo la parte di profitto con questo nostro sforzo e tempo, non certo incrementando il nostro benessere. In fin dei conti, noi non lavoriamo per acquisire i mezzi che ci consentiranno di essere più indipendenti, ma lavoriamo per sopravvivere. Non viviamo una esistenza, ma la consumiamo.

 

Foto da da www.mentelocale.it/

Fascisti moderni

Posted by admin On Maggio - 20 - 2008

Cosa è il fascismo?

 

A questa domanda, solitamente, vengono date diverse risposte. Tralasciando quelle ad esso favorevoli, che ad oggi purtroppo ancora sono sostenute, possiamo affermare che le idee più diffuse riguardano i gruppi di balilla, o i campi di concentramento, o i saluti romani sotto il balconcino di Piazza Venezia. Qualcuno pensa alla guerra che ne è seguita, altri solo che è una “cosa brutta”. Ma c’è anche chi si spinge oltre e ricorda la violenza delle squadre, il regime totalitario, la discriminazione. Se le prime risposte appaiono scialbe e superficiali, le seconde affrontano solo conseguenze di qualcosa che sta a monte.

Il fascismo, invece, è un modello di omologazione. E’ lo sbaragliamento con ogni mezzo di tutte le idee che sono diverse da quella comune, che regolarmente è quella più semplicistica, sciatta e pressapochista. E’ l’additamento, la censura, la calunnia sistematica, perché gettare una calunnia addosso a qualcuno è molto facile, poi sta all’altro, tra mille difficoltà, cercare di dimostrare la propria innocenza. Il fascismo è la sopraffazione del diverso, della minoranza. E’ il dieci contro uno.

 

In Italia ha la caratteristica di insediarsi per l’inettitudine di chi dovrebbe contrastarlo, come fu con il governo Facta. Almeno negli altri Paesi usa azioni di forza. Ha una forte base popolare ma è al servizio degli industriali. Mi piacerebbe che la gente leggesse “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu: è un breve saggio piuttosto illuminante.

In Italia, oggi, il fascismo è un pericolo concreto, solo che o la gente fa finta di non accorgersene, o gli sta bene che sia così. In entrambi i casi nessuno fa nulla. Si sarebbe tentati di dire che il fascismo stia tornando ma, in realtà, volendo essere storicamente corretti, in Italia il fascismo non se ne è mai andato. Di questo dobbiamo ringraziare i nostri amici americani, che non hanno permesso la defascistizzazione dello Stato per paura che il partito comunista prendesse il potere, e anche il Vaticano, che, ricordo, ha esercitato pressioni fortissime sui primi governi italiani perché si alleassero con le destre, invece che cercare un’intesa con il suddetto Partito Comunista. Aggiungete il governo Tambroni, le bombe degli estremisti, Gladio e i tentativi di colpo di Stato e si arriva ai giorni nostri.

I giorni nostri, già… Passando in rassegna gli ultimi fatti accaduti, ecco il panorama che ci si presenta:

 

- La settimana scorsa si è avuto un vero e proprio assalto squadrista al campo rom di Napoli. Posso capire che si vengano a creare tensioni sociali, ma non è questo il modo per risolvere la questione. Tra l’altro, sarebbe bello vedere da parte dei napoletani assalti similmente solerti a chi lancia i sassi contro i pompieri, o contro la polizia quando viene ad arrestare dei camorristi.

- Il giornalista Travaglio viene denunciato con l’intento di chiudere una voce dissidente, poiché ha semplicemente affermato che L’On. Schifani ha avuto rapporti con dei mafiosi, cosa rispondente al vero. Lo stesso giornalista ha pubblicato un libro, “Se li conosci li eviti”, che elenca tutti i capi di imputazione dei nostri parlamentari. In parallelo anche Grillo è stato denunciato per aver dato del “Morfeo” al Presidente della Repubblica, ma nessuno ha trovato nulla da obbiettare quando Berlusconi ha messo in dubbio l’imparzialità dello stesso Capo dello stato. E’ in corso l’ennesima istruttoria aperta per il programma “Annozero”, che rischia seriamente di essere chiuso. In pratica si sta tentando di imbavagliare chi tenta presentare la nostra classe politica per quello che è.

- Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, pupillo del repubblichino Almirante, non ha tutelato l’intervento dell’On. Di Petro che stava affermando un’altra riconosciuta verità, e cioé la storia giudiziaria che ha accompagnato il prode Cavaliere all’ennesimo Governo. Fini ha trovato normale che egli venisse interrotto e anzi lo ha ripreso per aver richiesto che lo si facesse parlare. Nonostante l’acqua di Fiuggi, il nero non è andato via.

- Berlusconi e Veltroni hanno dato il via al “Veltrusconi”. Non esiste più una opposizione: sparita la sinistra cosiddetta “radicale” fissano incontri regolari in cui discutere le faccende di governo in modo amabile, tagliando fuori il Parlamento. Lo chiamano ammorbidimento dei toni, secondo loro è un nuovo modo di fare la politica senza il muro contro muro del passato. La realtà è che a Berlusconi servono i voti del Pd per far passare le riforme costituzionali e per il Pd questo, attualmente, è l’unico modo per avere qualche briciola di governo. Si mettono d’accordo e il Parlamento ratifica.

 

In questa settimana si è potuto vedere come il fascismo avanzi a tutti i livelli della società italiana: da quelli popolari, a quelli mediatici, a quelli istituzionali. E’ una cappa che, nemmeno tanto lentamente, sta coprendo tutto, uniformando, rendendo imbelli. I partiti, al servizio degli industriali, delle banche e delle corporazioni più potenti, piazzano i loro servi dove occorre e creano il sistema. Usano toni semplici, alla portata di tutti, in modo che si abbia l’illusione di capire, ma in realtà è un gioco di parole che distorce la realtà. Se fai della critica ai giornalisti ti attaccano dicendo che non sai scrivere, che non sai come si fa il giornalista, ma non intervengono mai sulla questione da te sollevata. Se fai della critica al sistema politico vigente ti trovi accusato di fare dell’antipolitica, mentre invece mettersi d’accordo fuori del Parlamento è un segno di civile convivenza politica. Se dici che in Parlamento sono seduti dei condannati che non sono nemmeno stati scelti dalla popolazione ti querelano e vanno a scavare nel tuo passato, cercando qualcosa a cui aggrapparsi, e ti accusano di avvelenare l’ambiente.

 

Esiste un uomo che controlla l’informazione del Paese e che sta riuscendo a rendere praticamente inutile l’esistenza di un Parlamento. E’ lo stesso uomo che si è creato leggi apposite per evitare delle condanne a sé e ai suoi amici. Lo stesso che ha connivenze con dei mafiosi e che era iscritto alla loggia massonica P2, che ha ricevuto finanziamenti poco chiari.

Esiste un partito che discrimina gli italiani in nordisti e sudisti, e che dichiara pubblicamente di avere fucili pronti a una non meglio precisata rivolta.

Si stanno formando delle ronde cittadine, quando la sicurezza dovrebbe essere garantita solo dagli organi preposti.

Sono tutti segnali inquietanti, a cui è bene opporsi e rispondere.

 

Foto da www.downloadstore.bt.com

Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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