Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Archive for Luglio, 2008

Ue: Italia Paese xenofobo

Posted by admin On Luglio - 30 - 2008

Il Governo mente ancora sulle sue intenzioni riguardo ai “diversamente italiani”. L’Italia sta scivolando su posizioni sempre più oltranziste, un passo dopo l’altro, isolandosi dalla Comunità Europea. Si comporta alla stregua della Cina, che respinge le accuse di Amnesty International sulla violazione dei diritti umani, stessi toni, stesse agenzie da diffondere.

L’ultimo episodio riguarda il rapporto che il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg ha stilato, in seguito alla sua visita eseguita il 19 e 20 Giugno. Il Governo italiano di Berlusconi non è nuovo ad ignorare la voce internazionale: lo fa con l’infrazione che dobbiamo pagare a causa del’occupazione di frequenze di Rete4, lo fa con la capitalizzazione del prestito ponte ad Alitalia, che produrrà una procedura di infrazione (Decisione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea dell’11 Giugno), ma lo ha fatto anche, ad esempio, con gli ispettori internazionali che avevano certificato l’assenza di armi di distruzione di massa in Iraq, autorizzando una guerra basata su accuse false e pure sulle osservazioni che l’Europa aveva mosso al Governo Berlusconi II e III riguardo alla sua politica fiscale ed economica (e infatti, a seguito dell’indifferenza del Governo, è arrivata l’infrazione economica, rientrata col Governo Prodi).

“Andremo fino in fondo con il censimento,così come con tutte le altre misure” (Maroni, 28 Giugno). La posizione del Governo è abbastanza chiara, e coerente con quanto sopra esposto: non si fermeranno davanti a nulla. Quando hanno introdotto la legge razziale sulle impronte digitali si sono difesi dicendo che era a fine di censimento e che era un’operazione che si eseguiva sempre nei tribunali dei minori; chi li attaccava aveva “una conoscenza incompleta delle iniziative legislative recentemente adottate” (Farnesina, 17 Luglio). Questo è riferibile al premier Rumeno, ai commissari europei, al Parlamento europeo e anche all’opposizione: sono tutte persone che hanno letto e capito male. Una congiura, insomma. Si ripropone il tema dei perseguitati, tanto caro a Berlusconi.  Infatti per il Governo i colpevoli della situazione attuale degli immigrati clandestini sono… i Magistrati. Tutti i salmi finiscono in gloria. “[…] ci sono magistrati, evidentemente compiacenti nei confronti degli scafisti, che si ostinano a non voler applicare la norma” dichiara Frattini (29 Luglio). L’ennesimo attacco alla Magistratura. Dopo l’approvazione della discutibile aggravante per la clandestinità e la proposta di concedere la cittadinanza italiana ai bimbi rom orfani, pienamente condivisibile, il Ministro Maroni proclama lo stato di emergenza, una misura che, pare, si sia resa necessaria per garantire effettivamente una migliore gestione del flusso estivo di immigrati che arrivano in Italia. Fin qui, si regge. Poi è arrivato il rapporto del Commissario Hammarberg, e la posizione del centrodestra si è fatta più scomoda: per questo si sono dovuti appigliare ad un cavillo per tacere la reale denuncia del memorandum. Il Presidente della Camera, Fini, ha dichiarato che “La sorpresa c’è, perché dire che la polizia italiana ha condotto dei raid contro i campi rom significa dire una cosa totalmente infondata”. Cosa dice il rapporto del Commisario?

 

“The commissioner is following closely and is deeply concerned at anti-Roma and anti-Sinti manifestations in Italy which have been occasionally extremely violent resulting into setting on fire Roma camps, reportedly without effective protection by the Police which has also carried out violent Roma camp raids13. Of particular concern is the support whic has been provided to such manifestations, directly or indirectly, by certain domestic, national and local, political forces and figures as well as by certain mass media. No information is as yet available on the conclusion of any effective investigation into such incidents by the competent authorities. During his discussion wuth the Minister of Interior, Mr Roberto Maroni, the Commissioner expressed his serious concern at this situatuion.”

 

Afferma, quindi, che la polizia non ha garantito sufficiente protezione ai campi rom, non hanno ancora concluso nulla con le indagini sulle aggressioni fasciste ai campi stessi e che ci sono forze politiche e media in Italia supportano un atteggiamento xenofobo che si va moltiplicando. Un’occhiata al sito segnalato offre una panoramica di articoli esteri sulle manifestazioni razziste in Italia. Quanto al passo “Police which has also carried out violent Roma camp raids” è stato chiarito immediatamente dal portavoce del Commissario che ha precisato che il rapporto “non afferma che la polizia abbia compiuto dei raid con delle molotov o contro i rom, il rapporto fa riferimento a una serie di episodi di sgombero forzato di alcuni campi rom per cui il commissario e’ abbastanza preoccupato”. Possiamo quindi immaginare come le forze di polizia abbiano sgombrato alcuni campi rom pensando che la coalizione di centrodestra era al potere anche durante i “Fatti di Genova”. Magari con gli stessi metodi con cui hanno sgombrato ieri la chiesa di Napoli, dove l’assessore per le politiche sociali Guido Riccio ha denunciato pestaggi dei senzatetto.

Il rapporto, dunque, getta un grido d’allarme: legislazione, media e forze politiche alimentano il clima di odio razziale nel quale cadiamo senza accorgercene, perché l’operazione avviene in modo graduale giorno dopo giorno e il Governo cerca di far passare sotto silenzio il tutto gettando fumo negli occhi.

 

13 See European Roma Right Centre, collection of international reports at www.errc.org/cikk=2958&archiv=1 .

 

Foto da http://cronacaeattualita.blogosfere.it/

La politica dei fascisti

Posted by admin On Luglio - 24 - 2008

“Utile idiota”, “Kapò nazista”, “ce l’abbiamo duro”, “cloaca”, “dito medio”, “faccia da stronza”, “spazzatura”, “ubriaco da bar”, “ricettatore”, “ladro”, “dissociato mentale”, “esseri antropologicamente differenti”, “nazistoide”, “suino”, “cornuto”, “delinquente”, “alleato dei pedofili”, “mentecatto doppiogiochista”, “maiali”, “puttani”, “viados”, “mi hai rotto i coglioni”, “golpista”, “serpente”, “traditore”, “vaffanculo”, “fuori di testa”, “troia”, “imbelle”, “rompicoglioni”, “gangster”, “pezzo di merda”, “scoreggia fritta”(sic).
Ecco un breve elenco del frasario politico della Destra arrembante, che affianca a questo disquisire da Accademia della Crusca il record di leggi incostituzionali. Del resto, quando levi la museruola ai fascisti, cosa vuoi aspettarti? Viviamo in un continuo clima di cerca dell’untore, senza renderci conto che coloro che li indicano sono gli stessi personaggi della “Colonna Infame” di manzoniana memoria. Giusto per rispondere alla citazione di Calderoli che usa il termine “grida manzoniane” riferito ai suoi avversari politici. Ma loro sono fatti così: sono fascisti e danno del fascista a chi si oppone loro (Cicchitto), come Di Pietro. Sono reazionari, ma danno del reazionario ai movimenti che vorrebbero porre un freno a Confindustria (Bondi). Citano 1984 di Orwell (Fini), e replicano la Fattoria degli Animali.
Allo stesso modo si sono appropriati delle parole “libertà” e “democrazia”. Il meccanismo è lo stesso. Il loro padrone fa anche meglio: un giorno dice una cosa, il giorno dopo la nega. E’ successo per il ripristino dell’immunità parlamentare (che Fini nel ‘93 definì un privilegio medioevale), per i tagli previsti alle forze dell’ordine, sulla candidatura di Bossi a ministro, quando diede dei “coglioni” a una parte di italiani, quando disse di voler cacciare Biagi, quando ha definito l’arresto di Del Turco un “teorema” eccetera eccetera… la lista è molto lunga.
Per tornare alla farsa del “dagli all’untore” possiamo registrare, in sequenza, gli attacchi ai Magistrati prima, ai rom poi, agli impiegati pubblici da ultimo. Vere e proprie campagne che sarebbero la vergogna di qualsiasi Governo veramente democratico. Sentire Berlusconi berciare di teorema è come sentire l’amico al bar che pensa che la storia del doping nel ciclismo sia tutta una montatura, e che i ciclisti sono dei perseguitati.
O magari credere per davvero che ottocento (ottocento!) Pm possano mettersi d’accordo per silurare un politico che aveva già dei processi in corso quando ancora nessuno sapeva che avrebbe cercato salvezza in Parlamento (e parliamo solo dei Pm di Milano che indagano sulle sue attività). Rabbia destano le leggi razziste proposte dalla Lega Nord, che cerca di mascherare un provvedimento xenofobo con la salvaguardia da una emergenza. Infine, i dipendenti pubblici: alcun Governo che rappresenti il proprio Paese può, in coscienza, mettere una parte della popolazione contro l’altra.
Si tratta di una nefandezza politica di prima forza. Con il solito stile della politica del manganello si fa un gran clamore mediatico agitando parole magiche e assordendo così il popolo bue, che inizia a ragliare in coro: i dipendenti statali sono dei nullafacenti, che si barricano dietro i loro privilegi e che godono di uno stipendio più elevato di quello degli altri. A parte il solito uso indiscriminato delle generalizzazioni (i meridionali non lavorano, i rom rubano…) non si trova uno straccio di giornalista che faccia il proprio mestiere: ormai completamente asserviti alla voce del potere, riportano le notizie in modo asettico, senza condurre indagini e verifiche per conto proprio. Ad esempio, nessuno si è premurato di verificare se quanto affermato dal Ministro Brunetta, e cioè che gli stipendi degli statali sono cresciuti ad un ritmo doppio rispetto a quelli dei privati, sia vero o meno.
Nessuno si è preoccupato di verificare se fosse vero o meno che in Italia si fanno più intercettazioni rispetto agli altri Paesi. Ancora nessuno ha controllato se rispondesse a verità l’affermazione che anche gli altri Paesi si sono dotati di una legge simile al nostro scudo spaziale che garantisce l’impunità alle quattro più alte cariche dello Stato (e ovviamente nessuno ha ricordato che Clinton si è sottoposto a tutti i processi che gli hanno imbastito contro, e che Olmert rischia l’impeachment per un irrisorio appropriamento di fondi di partito).
I giornalisti riportano semplicemente ciò che dicono i politici e per questo sono colpevoli tanto quanto coloro che ci impongono il loro Governo. Che poi sono gli stessi che hanno creato e che aiutano a mantenere la situazione attuale della Pubblica Amministrazione, contro la quale ora fanno finta di accanirsi.
Eppure nessuno dice mai “dagli all’untore” quando si parla di Confindustria, anche se di motivi ce ne sarebbero: gli Italiani sono i meno pagati d’Europa, quelli che lavorano di più, quelli il cui salario ha il minor potere di acquisto, il numero di incidenti sul lavoro assomiglia ad un bollettino di guerra, gli industriali evadono ogni anno miliardi di tasse e sfruttano il lavoro nero sottraendo all’erario statale altri 90 miliardi di euro, le donne hanno ancora una altissima difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Tutto questo non fa notizia e non desta lo scandalo che invece provocano le “topaie” in cui vivono i rom.

Questo, in sintesi, è il modo di fare politica della nostra classe dirigente, che stordisce con mezzi di informazione e strepiti volgari, intimidisce chi cerca di opporsi, detta le regole dei propri interessi passando sopra a qualsiasi cosa e procedendo a colpi di fiducia, assorbendo così la funzione legislativa, demolisce Costituzione e Magistratura. Un Paese in cui non esiste una stampa che esprima dissenso o criticità, in cui l’opposizione politica stenta, in cui vengono approvate riforme nell’indifferenza generale da una cerchia ristretta che è in grado di fare esattamente ciò che ritiene più opportuno per se stessa è un Paese in cui vige una dittatura.

Foto da luigibeccia.ilcannocchiale.it

La politica del manganello

Posted by admin On Luglio - 21 - 2008

Gli Italiani, sempre più storditi da nuovi I-phone, calciomercato estivo, sogni di vacanze e televisioni spazzatura, continuano nel loro stato di coma vegetativo a farsi trascinare dalle grida sempre più scomposte di un Governo che ha già passato da tempo la soglia del regime, espropriando il Parlamento delle sue funzioni con il sistematico ricorso a Decreti Legge e fiducie poste. Gli Italiani come un popolo di marionette, come perfetti cani da caccia che si fanno aizzare dai richiami dei padroni e che hanno talmente alienato il loro senso critico da non riuscire nemmeno più a ricucire i fatti di un paio di mesi per poterli mettere a confronto. Del resto, si sa, sotto il balconcino di Piazza Venezia non ci si andava con i fucili puntati contro.

Viviamo in un continuo clima di cerca dell’untore, senza renderci conto che coloro che li indicano sono gli stessi personaggi della “Colonna Infame” di manzoniana memoria. Giusto per rispondere alla citazione di Calderoli che usa il termine “grida manzoniane” riferito ai suoi avversari politici. Ma loro sono fatti così: sono fascisti e danno del fascista a chi si oppone loro (Cicchitto), come Di Pietro. Sono reazionari, ma danno del reazionario ai movimenti che vorrebbero porre un freno a Confindustria (Bondi). Citano 1984 di Orwell (Fini), e replicano la Fattoria degli Animali. Allo stesso modo si sono appropriati delle parole “libertà” e “democrazia”. Il meccanismo è lo stesso. Il loro padrone fa anche meglio: un giorno dice una cosa, il giorno dopo la nega. E’ successo per il ripristino dell’immunità parlamentare (che Fini nel ’93 definì un privilegio medioevale), per i tagli previsti alle forze dell’ordine, sulla candidatura di Bossi a ministro, quando diede dei “coglioni” a una parte di italiani, quando disse di voler cacciare Biagi, quando ha definito l’arresto di Del Turco un “teorema” eccetera eccetera… la lista è molto lunga.

La loro politica è fatta di volgarità, scorrettezze, ciarpame da bassifondi e di menzogne. Oltre al “coglione” si possono citare una lunga lista di epiteti. Da “il CSM è una cloaca che offende gli Italiani” (del resto, quando levi la museruola ad un fascista cosa vuoi aspettarti?) al dito medio di Bossi, ai magistrati “antropologicamente differenti”, al Presidente della Repubblica “scoreggia fritta” e così via. Però si scandalizzano se viene dato del magnaccia a chi cerca di piazzare le varie veline negli spettacoli televisivi, e gonfiano le penne se si osa criticare l’inattività del Presidente della Repubblica.

 

Per tornare alla farsa del “dagli all’untore” possiamo registrare, in sequenza, gli attacchi ai Magistrati prima, ai rom poi, agli impiegati pubblici da ultimo. Vere e proprie campagne che sarebbero la vergogna di qualsiasi Governo veramente democratico. Sentire Berlusconi berciare di teorema è come sentire l’amico al bar che pensa che la storia del doping nel ciclismo sia tutta una montatura, e che i ciclisti sono dei perseguitati. O magari credere per davvero che ottocento (ottocento!) Pm possano mettersi d’accordo per silurare un politico che aveva già dei processi in corso quando ancora nessuno sapeva che avrebbe cercato salvezza in Parlamento (e parliamo solo dei Pm di Milano che indagano sulle sue attività). Rabbia destano le leggi razziste proposte dalla Lega Nord, che cerca di mascherare un provvedimento xenofobo con la salvaguardia da una emergenza. Infine, i dipendenti pubblici: nessuno, credo, può negare che esista il problema di un apparato statale divenuto pesante, ingombrante e composto anche dai cosiddetti “fannulloni” e “privilegiati”, ma alcun Governo che rappresenti il proprio Paese può, in coscienza, mettere una parte della popolazione contro l’altra: penso fermamente che questa sia una nefandezza politica di prima forza. Con il solito stile della politica del manganello si fa un gran clamore mediatico agitando parole magiche e assordendo così il popolo bue, che inizia a ragliare in coro: i dipendenti statali sono dei nullafacenti, che si barricano dietro i loro privilegi e che godono di uno stipendio più elevato di quello degli altri. A parte il solito uso indiscriminato delle generalizzazioni (i meridionali non lavorano, i rom rubano…) non si trova uno straccio di giornalista che faccia il proprio mestiere: ormai completamente asserviti alla voce del potere, riportano le notizie in modo asettico, senza condurre indagini e verifiche per conto proprio. Ad esempio, nessuno si è premurato di verificare se quanto affermato dal Ministro Brunetta, e cioè che gli stipendi degli statali sono cresciuti ad un ritmo doppio rispetto a quelli dei privati, sia vero o meno. Nessuno si è preoccupato di verificare se fosse vero o meno che in Italia si fanno più intercettazioni rispetto agli altri Paesi. Ancora nessuno ha controllato se rispondesse a verità l’affermazione che anche gli altri Paesi si sono dotati di una legge simile al nostro scudo spaziale che garantisce l’impunità alle quattro più alte cariche dello Stato (e ovviamente nessuno ha ricordato che Clinton si è sottoposto a tutti i processi che gli hanno imbastito contro, e che Olmert rischia l’impeachment per un irrisorio appropriamento di fondi di partito). I giornalisti riportano semplicemente ciò che dicono i politici e per questo sono colpevoli tanto quanto coloro che ci impongono il loro Governo. Che poi sono gli stessi che hanno creato e che aiutano a mantenere la situazione attuale della Pubblica Amministrazione, contro la quale ora fanno finta di accanirsi. Vediamo perché.

 

Il numero di dipendenti della PA è eccessivo. Su questo non ci piove, solo che si registrano uffici in forte sotto organico e uffici con notevoli esuberi. Ovviamente i fannulloni non sono presenti negli uffici in sotto organico, che altrimenti chiuderebbero, ma negli altri, dove sono piazzati in modo clientelare da chi gestisce uno straccio di potere. Ed è per questo che, anche quando gli ispettori effettuano dei rilievi, i dirigenti che permettono situazioni di nullafacenza non vengono mai colpiti. Provate a dare un’occhiata alle sentenze dei processi per i ricorsi contro i rilievi dell’ispettorato del Ministero del Tesoro: il Ministero ha sempre perso. Ringraziate la connivenza dei sindacati, che imbastiscono cause scandalose. E’ evidente quindi che la classe dirigenziale è coperta da chi sta ancora più in alto, e che gli consente di farla franca. Di più, gli uffici con esuberi notevoli appartengono a tutta quella teoria di Enti inutili, creati dalla classe politica che doveva sistemare gli amici degli amici: è in questo modo che si è appesantita la struttura statale; o ancora, cancellando il Magistrato del Po per fare tanti uffici regionali e provinciali, così invece che un solo ente ne sono sorti decine che oltretutto garantiscono una gestione scoordinata del fiume. Ovviamente, la decisione di cancellare il Magistrato del Po è di ordine politico. Parlano di assenteismo, i parlamentari sono i primi che hanno dovuto fare una legge per evitare che il proprio compagno di partito votasse per l’assente, facendolo così figurare presente. E vogliamo ricordare gli stipendi e le pensioni dei politici? Quelle sono un vero scandalo, altro che gli aumenti doppi dei dipendenti pubblici rispetto ai privati: io sfido chiunque abbia conoscenti nel pubblico impiego a constatare che effettivamente essi godano di uno stipendio migliore. Il precariato è diffusissimo e il livello retributivo è praticamente identico; inoltre i conti effettuati dal Ministro sono fallaci, perché basati su un indice, il FOI, che non è più in uso dal 2000 ed è stato sostituito dal NIC, nuovo incide dei prezzi. In ogni caso, altri aumenti stipendiali sono strettamente legati a progetti, e non alla parte fissa della retribuzione, progetti che gli uffici fortemente in sottorganico ovviamente non arriveranno mai a completare. Del resto, basta osservare le stime Ocse e Istat sul livello retributivo degli Italiani per capire che il dato sparato da Brunetta non può avere fondamento, o, per conservare la media dei dati statistici, i dipendenti privati sarebbero tutti morti di fame da tempo. Ne discende, secondo il Ministero, una perfetta logica di classe secondo la quale se gli statali hanno stipendi più elevati non occorre fare una battaglia per equiparare verso l’alto quelli dei dipendenti privati, ma ovviamente è necessario abbassare quelli dei dipendenti pubblici. Quanto agli stipendi d’oro dei manager e dei consulenti, ci sarebbe da chiedere alla nostra classe politica chi ha pensato di introdurli, in ossequio al principio che lo Stato deve funzionare come una azienda. In precedenza esistevano tecnici di formazione pubblica molto competenti, e con uno stipendio nemmeno paragonabile a quello degli esterni a cui ci si deve affidare ora. Chi, dunque, è il responsabile? Vogliamo parlare di doppiolavoristi? L’Onorevole Ghedini mi sembra un ottimo esempio da cui cominciare, ma del resto il Parlamento ne è pieno. Disquisiamo di privilegi? Leggete “La Casta” di Rizzo e Stella e vedrete da dove parte il tutto. Le misure che si intendono adottare si paventano, in buona misura, inefficaci e, per impiegare un termine abusato ma che calza perfettamente, populistiche. I Ministeri si vedono tagliare i fondi assegnati loro: in questo modo si colpisce chiunque indiscriminatamente, aggravando una situazione già critica. Le visite mediche previste anche per un solo giorno di assenza erano già una realtà ampiamente praticata, se il dirigente aveva la coscienza di attuarle. Vogliono introdurre la class action contro lo Stato, per uniformarlo ai parametri privati, e intanto ritardano l’applicazione alle aziende dello stesso provvedimento. Oltre, ovviamente, alla prostituzione ideologica che il settore pubblico debba essere soggetto alle leggi dell’iniziativa privata e industriale. La realtà è che le misure draconiane, come al solito, colpiranno sono coloro i quali si fanno in quattro per mettersi al servizio della comunità, che si impegnano per davvero (e non sono pochi); questo è tanto vero perché i cosiddetti “nullafacenti privilegiati” sono coloro che già adesso eludono la legge con la connivenza dei dirigenti, i quali possono essere protetti da chi è ancora più in alto di loro, e che continueranno ad eluderla esattamente come prima.

Eppure nessuno dice mai “dagli all’untore” quando si parla di Confindustria, anche se di motivi ce ne sarebbero: gli Italiani sono i meno pagati d’Europa, quelli che lavorano di più, quelli il cui salario ha il minor potere di acquisto, il numero di incidenti sul lavoro assomiglia ad un bollettino di guerra, gli industriali evadono ogni anno miliardi di tasse e sfruttano il lavoro nero sottraendo all’erario statale altri 90 miliardi di euro, le donne hanno ancora una altissima difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Tutto questo non fa notizia e non desta lo scandalo che invece provocano le “topaie” in cui vivono i rom.

 

Questo, in sintesi, è il modo di fare politica della nostra classe dirigente, che stordisce con mezzi di informazione e strepiti volgari, intimidisce chi cerca di opporsi, detta le regole dei propri interessi passando sopra a qualsiasi cosa. Un Paese in cui non esiste una stampa che esprima dissenso o criticità, in cui l’opposizione politica stenta, in cui vengono approvate riforme nell’indifferenza generale da una cerchia ristretta che è in grado di fare esattamente ciò che ritiene più opportuno per se stessa è un Paese in cui vige una dittatura.

 

Foto da www.clandestinoweb.com/

No Cav Day: un’errore evitabile

Posted by admin On Luglio - 9 - 2008

Il centrodestra ha tanti alleati: la Confindustria, le Banche, i fascisti, i razzisti, Cosa Nostra e i mass media. Siccome potrebbe non bastare, soccorre anche tutta l’opposizione, dalla più edulcorata alla più attivista. I primi agiscono finanziandolo, candidandosi e facendo grancassa, le opposizioni copiandolo, legittimandolo, autocensurandosi e screditandosi. E’ secondo questo copione, ad esempio, che i partiti più grossi del centrosinistra si sono appiattiti su posizioni sempre più democristiane, hanno portato in Italia il lavoro precario e candidano i rappresentanti degli industriali, o che, con mirabolante acume politico, assecondano il Governo nella sua azione in cambio di uno straccio di riconoscimento salvo poi rendersi conto che per salvaguardare il dialogo e il clima politico si ritrovano senza posizioni, proposte e linee guida. E’ sempre secondo questo copione che le opposizioni più concrete si autodistruggono, affogando nelle loro stesse contraddizioni ed esponendo il fianco a facili critiche qualunquiste. La manifestazione di ieri ne è stato un fulgido esempio.

Il “No Cav Day”, voluto da Di Pietro per protestare contro le leggi ad personam che il Parlamento sta ratificando in tutta fretta, in modo da salvare il nostro Premier dalla galera, si è trasformato in un carrozzone che ha svelato come, per l’ennesima volta, un fronte di opposizione disunito e con idee contrastanti non sia riuscito a presentare nessuna alternativa concreta da contrapporre alle manovre di un Governo preoccupato di alimentare il conflitto istituzionale e di varare leggi sui Rom invece che pensare al disavanzo pubblico in aumento e all’impoverimento delle famiglie. Il Pd ha pensato bene di disertare da subito la manifestazione per poterne fare una autonoma a Settembre, quando tutte le leggi che servono saranno già state approvate; si sono vergognati di fare comunella con i “giustizialisti” perché loro appartengono alla politica bene e in questo modo hanno già indebolito il fronte della protesta. Per contro, sorprende l’invito che Di Pietro ha rivolto ai vari Travaglio, Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, i quali ancora non si sono resi conto, a mio avviso, della valenza politica che ormai hanno assunto e che, in virtù di ciò, dovrebbero evitare eccessi che possono passare quando si discute in un bar tra amici, ma non su un palco di una manifestazione politica. Di fatto questo errore madornale si è rivelato come un vero e proprio auto affossamento. Di Pietro è stato costretto a prendere le distanze da queste schegge impazzite, che evidentemente ignorano l’opportunità politica di rilasciare certe dichiarazioni e che le cose possono essere dette allo stesso modo conducendosi in modo assai differente. Altri relatori ed esponenti politici o hanno lasciato la piazza o si sono trovati in una posizione indifendibile.

In un momento delicato come questo, dove grande è l’attenzione che bisogna prestare ad ogni passo che si compie, poiché si combatte contro la coalizzazione di media, industriali e qualunquisti che detengono un potere molto forte, sfugge l’opportunità politica di fare certe dichiarazioni sul Papa, ormai diventato una sorta di “Innominato”, quando la manifestazione riguardava altro, o di lasciarsi andare soprannomi da commedia di quarta categoria (psiconano, Topo Gigio). Al posto delle rime della Guzzanti sarebbe stato meglio presentare un’immagine seria, quadrata, che avrebbe potuto mettere in difficoltà chi veniva contestato e avvicinare i critici. Non sono mancati attacchi al Pd, pure giustificati, ma che hanno aggravato la posizione di Di Pietro che ha sottoscritto una alleanza con quel partito.

Il risultato è che la nave è affondata. L’opposizione che Di Pietro porta avanti in Parlamento verrà facilmente rintuzzata, poiché sarà agevole rinfacciargli la rozzezza di certi atteggiamenti, e quindi contestargli quelli piuttosto che i contenuti esposti (che, effettivamente, sono poco contestabili). Il fatto poi che coloro i quali si scandalizzano per le parole di Di Pietro (“magnaccia”) o per quelle di Grillo, ritenendole da osteria, sono gli stessi che nelle aule del Parlamento stappano champagne e mangiano mortadella (facendo fare all’Italia la peggior figura istituzionale dal 1860 ad oggi) ha poca importanza: che alternativa concreta offre Di Pietro a figuri del genere se poi adotta il loro stesso metro? Il Pd invece vede premiato il suo immobilismo, e infatti sottolinea con forza la decisione già presa di non partecipare ad una manifestazione del genere. In questo modo sarà spinto ancora di più su posizioni fiacche, svuotate, rese già di per sé inani dal fatto di trascinarsi dietro nella stessa coalizione santocchi, industriali, radicali ed ex comunisti, favorendo di fatto chi, come il centrodestra, rappresenta posizioni ed interessi più compatti e coerenti. Infine spettacoli come quelli di ieri, adeguatamente manovrati dai media, allontaneranno le persone anche fortemente critiche nei confronti del Governo attuale, ma che non sono disposte a sottoscrivere slogan quantomeno sgraziati, e tutto un modo di fare tipicamente all’italiana.

Già, le manovre dei media. Fronte compatto di televisioni, radio e giornali che ritengono insulti le critiche mosse al Presidente della Repubblica. A diversi piacerebbe sapere cosa ci sia stato di insultante nei giudizi e nelle opinioni espresse sul Quirinale di ieri.  Del resto, cosa attendersi da una categoria, quella dei giornalisti, che è la prima a non saper dare una corretta definizione di satira e che per prima emette flebili sussurri per timore di incorrere negli strali della riprovazione generale? Basta comparare le vignette satiriche degli stessi giornali di quindici anni fa con quelle attuali per capire la differenza. Per questo stesso motivo il Papa è diventato una sorta di intoccabile. Quando nomini il Papa hai due possibilità: o concordi con lui, o, se dissenti, automaticamente lo insulti, e per questo sei censurabile. Tra l’opportunità politica di fare certi interventi alla manifestazione di ieri e il silenzio dei media c’è sempre una via di mezzo percorribile. I giornalisti sono in grande parte pusillanimi, i fatti lo dimostrano, e quindi preferiscono alternative più “comode”: danno il loro placet ad un Governo che sta monopolizzando i tre poteri istituzionali e trovano terreno facile nelle miopie di una opposizione che verrà erosa dalla sua stessa crisi identitaria e mancanza di progetti forti.

 

Foto da www.perninsala.it/

Una legge razziale?

Posted by admin On Luglio - 4 - 2008

Roberto Maroni ha ideato un nuovo sistema per fare il bene della società, dopo il suo famoso “Libro Bianco” e rispondere alla crescente “domanda di sicurezza” degli Italiani (= persona che da almeno sette generazioni risiede nello Stato padano, dotato di regolare Parlamento, bandiera e giuramento allo stesso): ha deciso di arginare il fenomeno dello sfruttamento minorile dei bambini rom con una legge confezionata appositamente per loro. Secondo le sue intenzioni si tratterebbe di un “censimento” ma “non si tratterà di una schedatura etnica, bensì di una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti”, ovviamente. Innanzitutto si può registrare una certa confusione (voluta?) tra la necessità di censire i campi nomadi regolari presenti sul territorio nazionale e quella di combattere l’uso di minori in operazioni di accattonaggio e furto.

Immediate sono state le reazioni, sia in Italia che in sede europea: il garante per la protezione dei dati personali ha ravvisato immediatamente “che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori”, mentre il Presidente del Consiglio europeo è stato ancora più esplicito dicendo che “Nonostante sia convinto che la democrazia italiana e le sue istituzioni siano abbastanza mature da evitare che tali idee diventino legge, sono molto preoccupato che un membro di uno dei governi dei Paesi del Consiglio d’Europa abbia fatto una tale proposta”. Ed ha aggiunto che “La proposta invita ad analogie storiche talmente chiare che non devono nemmeno essere menzionate”. Anche il portavoce del Commissario di Giustizia europeo, Petrucci, pur precisando immediatamente che la Commissione non può commentare espressamente dichiarazioni di politici di un Paese membro ma solo atti legislativi si lascia sfuggire che una proposta simile non si è mai vista prima. La replica di Maroni, avallata da tutto il Governo di centrodestra non si è fatta attendere, e brilla per la faccia tosta con cui è stata pronunciata. Il Ministro leghista fa l’indiano e risponde che andranno fino in fondo, precisando che sono operazioni che si vedono eseguire in tutti i Tribunali ogni giorno e che stanno rispondendo ad un Regolamento del Consiglio dell’UE, il n° 380 del 18 Aprile 2008; infine minaccia che “intemperanze verbali e stravaganze non possono più essere tollerate”. Maroni, e il resto del Governo , fanno finta di non aver capito e coprono la loro vergogna con una mezza verità. Gli appunti che immediatamente sono stati mossi si focalizzano sul fatto che la proposta si applicherebbe solo ad una etnia che popola un Paese membro: una legge per una razza, insomma, cioè una legge razziale. Il fatto che le impronte vengano prese nei Tribunali, e che il rilievo sia fatto anche ai minori è dovuto alla presenza di un reato, e non è un fenomeno preventivo. Infine, il sopraccitato Regolamento fa riferimento a tutti i cittadini di Paesi terzi alla Comunità Europea (quindi a tutti gli extracomunitari). A questo punto si è continuato a confondere le acque tra la necessità di  togliere i bambini rom dalle topaie in cui vivono (“Deve finire l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi”) e il censimento da effettuare, necessità a cui in effetti sarebbe bene ottemperare. Generiche sono risultate pure le  eventuali proposte per togliere effettivamente i bambini rom dalle “topaie”, come i leghisti chiamano i campi rom, mentre è certo che nell’immediato verranno tutti passati al setaccio e schedati. A questo punto si apparecchia la solita procedura mediatica che prepara il lavaggio del cervello degli Italiani: improvvisamente i telegiornali scoprono che alcuni genitori rom mandano i loro bambini a compiere furti e a fare la carità, come nel recente caso dell’arresto degli otto croati, notizie che dovrebbero legittimare l’azione di Governo, che notoriamente agisce sempre sull’onda del sentimento del momento e mai per un calcolo mirato nel tempo (Maroni tuona che: “la notizia dell’arresto di 8 nomadi croati che sfruttavano i loro figli per mandarli a rubare e li disconoscevano quando venivano presi dalla polizia, dimostra che la nostra iniziativa di censirli è ineludibile”). E non manca, naturalmente, dati i tempi che corrono, il solito attacco alla magistratura corrotta nella persona del Gip di Verona, Piziali,  che non ha convalidato il fermo cautelare per 4 nomadi arrestati, ravvisando che l’istituto del fermo “era stato piegato ad altri fini”. Sicuramente è uno dei Magistrati comunisti che tanto perseguitano il Premier. Stupisce, invece, la celerità con la quale il nostro Governo abbia recepito il Regolamento europeo (due mesi appena), mentre per altri regolamenti ed infrazioni si mostra un po’ più “tardo” (vedi caso “Rete4”). Immancabile anche la voce dei “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole” che si esprimono attraverso una “Famiglia Cristiana” indignata contro i parlamentari cattolici del centrodestra che non hanno nemmeno alzato un dito contro “l’ indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai rom”.

Qualcuno di voi si chiederà se esista una Commissione per l’infanzia e se per caso non abbia levato alta e sdegnata la sua voce: la Commissione c’è, ed è presieduta da Alessandra Mussolini la quale, leggendo della proposta, avrà anche versato una lacrimuccia di commozione ripensando ai bei tempi del nonno e si sarà lasciata andare ad uno sbattere di tacchi e ad un sollevar di braccio.

Ora, che applicare una legge ad una etnia sia la quintessenza del razzismo è abbastanza chiaro. Se esiste un problema sociale come può essere quello dello sfruttamento del minore per reati è, ovviamente, il caso di affrontarlo con un provvedimento uguale per tutti. Anche perché, per chi fosse tentato di guardare con spregio ai bambini rom è bene ricordare che gli adolescenti italiani sono comunemente impiegati per estorcere il pizzo o agiscono su commissione per eseguire omicidi (i baby killer), o ancora, sono coinvolti frequentemente nei fenomeni di “bullismo”. Ecco dunque che si dimostra ulteriormente la speciosità e la criminalità di questo provvedimento applicato ad una etnia e basta.

Del resto, basta scavare poco a fondo per capire da cosa può trarre origine un’idea del genere.

Matteo Bragantini è stato condannato in primo grado nel 2004 a 6 mesi di carcere e a 3 anni d’interdizione dall’attività politica, per istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste. Nelle motivazioni, i giudici di primo grado scrivono che Bragantini e i suoi 6 coimputati, fra i quali l’attuale sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato… un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato”. La Corte d’appello di Venezia riduce la pena da 6 a 2 mesi, assolvendo i leghisti dall’istigazione all’odio razziale, confermando la condanna per la propaganda razzista e i risarcimenti.

Un curriculum ancora migliore è quello presentato da Mario Borghezio: fascista da sempre (e meno male che Bossi, durante un comizio, aveva detto di voler “individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza”…): viene condannato per aver tentato di dare fuoco ad un dormitorio di immigrati sotto un ponte a Torino, oltre che per altri episodi di discriminazione. La Lega, inoltre, non ha mai preso le distanze da tutte le manifestazioni odiose e a sfondo razzista che, soprattutto nei primi anni novanta, hanno preso corpo nel Nord Italia.

A conclusione di questa panoramica è bene citare uno studio dell’Eurobarometro di qualche mese fa sulla discriminazione nell’Unione Europea: il 47% degli italiani si sente a disagio all’idea di avere un Rom come vicino, contro una media Ue del 24%. Gli Italiani sono al di sotto della media Ue anche nell’ipotesi di avere come vicino di casa una persona di altra religione o un gay.

Stiamo percorrendo una strada pericolosa, che non porta a nulla, se non a violenza, incomprensione e sofferenza. I problemi reali che si manifestano (e certo quello dei bambini impiegati nei furti o il censimento dei campi è un problema da risolvere) vanno affrontati con decisione rimanendo sempre nell’ambito della tolleranza, del rispetto del prossimo. Come è sbagliato dire che i “terroni” sono una massa di sfaticati, è altrettanto sbagliato etichettare tutta una comunità secondo alcuni costumi e prendere in forza di ciò provvedimenti discriminatori.

 

Foto da www.webpan.com

Nucleare o Rinnovabili?

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Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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