Gli Italiani, sempre più storditi da nuovi I-phone, calciomercato estivo, sogni di vacanze e televisioni spazzatura, continuano nel loro stato di coma vegetativo a farsi trascinare dalle grida sempre più scomposte di un Governo che ha già passato da tempo la soglia del regime, espropriando il Parlamento delle sue funzioni con il sistematico ricorso a Decreti Legge e fiducie poste. Gli Italiani come un popolo di marionette, come perfetti cani da caccia che si fanno aizzare dai richiami dei padroni e che hanno talmente alienato il loro senso critico da non riuscire nemmeno più a ricucire i fatti di un paio di mesi per poterli mettere a confronto. Del resto, si sa, sotto il balconcino di Piazza Venezia non ci si andava con i fucili puntati contro.
Viviamo in un continuo clima di cerca dell’untore, senza renderci conto che coloro che li indicano sono gli stessi personaggi della “Colonna Infame” di manzoniana memoria. Giusto per rispondere alla citazione di Calderoli che usa il termine “grida manzoniane” riferito ai suoi avversari politici. Ma loro sono fatti così: sono fascisti e danno del fascista a chi si oppone loro (Cicchitto), come Di Pietro. Sono reazionari, ma danno del reazionario ai movimenti che vorrebbero porre un freno a Confindustria (Bondi). Citano 1984 di Orwell (Fini), e replicano la Fattoria degli Animali. Allo stesso modo si sono appropriati delle parole “libertà” e “democrazia”. Il meccanismo è lo stesso. Il loro padrone fa anche meglio: un giorno dice una cosa, il giorno dopo la nega. E’ successo per il ripristino dell’immunità parlamentare (che Fini nel ’93 definì un privilegio medioevale), per i tagli previsti alle forze dell’ordine, sulla candidatura di Bossi a ministro, quando diede dei “coglioni” a una parte di italiani, quando disse di voler cacciare Biagi, quando ha definito l’arresto di Del Turco un “teorema” eccetera eccetera… la lista è molto lunga.
La loro politica è fatta di volgarità, scorrettezze, ciarpame da bassifondi e di menzogne. Oltre al “coglione” si possono citare una lunga lista di epiteti. Da “il CSM è una cloaca che offende gli Italiani” (del resto, quando levi la museruola ad un fascista cosa vuoi aspettarti?) al dito medio di Bossi, ai magistrati “antropologicamente differenti”, al Presidente della Repubblica “scoreggia fritta” e così via. Però si scandalizzano se viene dato del magnaccia a chi cerca di piazzare le varie veline negli spettacoli televisivi, e gonfiano le penne se si osa criticare l’inattività del Presidente della Repubblica.
Per tornare alla farsa del “dagli all’untore” possiamo registrare, in sequenza, gli attacchi ai Magistrati prima, ai rom poi, agli impiegati pubblici da ultimo. Vere e proprie campagne che sarebbero la vergogna di qualsiasi Governo veramente democratico. Sentire Berlusconi berciare di teorema è come sentire l’amico al bar che pensa che la storia del doping nel ciclismo sia tutta una montatura, e che i ciclisti sono dei perseguitati. O magari credere per davvero che ottocento (ottocento!) Pm possano mettersi d’accordo per silurare un politico che aveva già dei processi in corso quando ancora nessuno sapeva che avrebbe cercato salvezza in Parlamento (e parliamo solo dei Pm di Milano che indagano sulle sue attività). Rabbia destano le leggi razziste proposte dalla Lega Nord, che cerca di mascherare un provvedimento xenofobo con la salvaguardia da una emergenza. Infine, i dipendenti pubblici: nessuno, credo, può negare che esista il problema di un apparato statale divenuto pesante, ingombrante e composto anche dai cosiddetti “fannulloni” e “privilegiati”, ma alcun Governo che rappresenti il proprio Paese può, in coscienza, mettere una parte della popolazione contro l’altra: penso fermamente che questa sia una nefandezza politica di prima forza. Con il solito stile della politica del manganello si fa un gran clamore mediatico agitando parole magiche e assordendo così il popolo bue, che inizia a ragliare in coro: i dipendenti statali sono dei nullafacenti, che si barricano dietro i loro privilegi e che godono di uno stipendio più elevato di quello degli altri. A parte il solito uso indiscriminato delle generalizzazioni (i meridionali non lavorano, i rom rubano…) non si trova uno straccio di giornalista che faccia il proprio mestiere: ormai completamente asserviti alla voce del potere, riportano le notizie in modo asettico, senza condurre indagini e verifiche per conto proprio. Ad esempio, nessuno si è premurato di verificare se quanto affermato dal Ministro Brunetta, e cioè che gli stipendi degli statali sono cresciuti ad un ritmo doppio rispetto a quelli dei privati, sia vero o meno. Nessuno si è preoccupato di verificare se fosse vero o meno che in Italia si fanno più intercettazioni rispetto agli altri Paesi. Ancora nessuno ha controllato se rispondesse a verità l’affermazione che anche gli altri Paesi si sono dotati di una legge simile al nostro scudo spaziale che garantisce l’impunità alle quattro più alte cariche dello Stato (e ovviamente nessuno ha ricordato che Clinton si è sottoposto a tutti i processi che gli hanno imbastito contro, e che Olmert rischia l’impeachment per un irrisorio appropriamento di fondi di partito). I giornalisti riportano semplicemente ciò che dicono i politici e per questo sono colpevoli tanto quanto coloro che ci impongono il loro Governo. Che poi sono gli stessi che hanno creato e che aiutano a mantenere la situazione attuale della Pubblica Amministrazione, contro la quale ora fanno finta di accanirsi. Vediamo perché.
Il numero di dipendenti della PA è eccessivo. Su questo non ci piove, solo che si registrano uffici in forte sotto organico e uffici con notevoli esuberi. Ovviamente i fannulloni non sono presenti negli uffici in sotto organico, che altrimenti chiuderebbero, ma negli altri, dove sono piazzati in modo clientelare da chi gestisce uno straccio di potere. Ed è per questo che, anche quando gli ispettori effettuano dei rilievi, i dirigenti che permettono situazioni di nullafacenza non vengono mai colpiti. Provate a dare un’occhiata alle sentenze dei processi per i ricorsi contro i rilievi dell’ispettorato del Ministero del Tesoro: il Ministero ha sempre perso. Ringraziate la connivenza dei sindacati, che imbastiscono cause scandalose. E’ evidente quindi che la classe dirigenziale è coperta da chi sta ancora più in alto, e che gli consente di farla franca. Di più, gli uffici con esuberi notevoli appartengono a tutta quella teoria di Enti inutili, creati dalla classe politica che doveva sistemare gli amici degli amici: è in questo modo che si è appesantita la struttura statale; o ancora, cancellando il Magistrato del Po per fare tanti uffici regionali e provinciali, così invece che un solo ente ne sono sorti decine che oltretutto garantiscono una gestione scoordinata del fiume. Ovviamente, la decisione di cancellare il Magistrato del Po è di ordine politico. Parlano di assenteismo, i parlamentari sono i primi che hanno dovuto fare una legge per evitare che il proprio compagno di partito votasse per l’assente, facendolo così figurare presente. E vogliamo ricordare gli stipendi e le pensioni dei politici? Quelle sono un vero scandalo, altro che gli aumenti doppi dei dipendenti pubblici rispetto ai privati: io sfido chiunque abbia conoscenti nel pubblico impiego a constatare che effettivamente essi godano di uno stipendio migliore. Il precariato è diffusissimo e il livello retributivo è praticamente identico; inoltre i conti effettuati dal Ministro sono fallaci, perché basati su un indice, il FOI, che non è più in uso dal 2000 ed è stato sostituito dal NIC, nuovo incide dei prezzi. In ogni caso, altri aumenti stipendiali sono strettamente legati a progetti, e non alla parte fissa della retribuzione, progetti che gli uffici fortemente in sottorganico ovviamente non arriveranno mai a completare. Del resto, basta osservare le stime Ocse e Istat sul livello retributivo degli Italiani per capire che il dato sparato da Brunetta non può avere fondamento, o, per conservare la media dei dati statistici, i dipendenti privati sarebbero tutti morti di fame da tempo. Ne discende, secondo il Ministero, una perfetta logica di classe secondo la quale se gli statali hanno stipendi più elevati non occorre fare una battaglia per equiparare verso l’alto quelli dei dipendenti privati, ma ovviamente è necessario abbassare quelli dei dipendenti pubblici. Quanto agli stipendi d’oro dei manager e dei consulenti, ci sarebbe da chiedere alla nostra classe politica chi ha pensato di introdurli, in ossequio al principio che lo Stato deve funzionare come una azienda. In precedenza esistevano tecnici di formazione pubblica molto competenti, e con uno stipendio nemmeno paragonabile a quello degli esterni a cui ci si deve affidare ora. Chi, dunque, è il responsabile? Vogliamo parlare di doppiolavoristi? L’Onorevole Ghedini mi sembra un ottimo esempio da cui cominciare, ma del resto il Parlamento ne è pieno. Disquisiamo di privilegi? Leggete “La Casta” di Rizzo e Stella e vedrete da dove parte il tutto. Le misure che si intendono adottare si paventano, in buona misura, inefficaci e, per impiegare un termine abusato ma che calza perfettamente, populistiche. I Ministeri si vedono tagliare i fondi assegnati loro: in questo modo si colpisce chiunque indiscriminatamente, aggravando una situazione già critica. Le visite mediche previste anche per un solo giorno di assenza erano già una realtà ampiamente praticata, se il dirigente aveva la coscienza di attuarle. Vogliono introdurre la class action contro lo Stato, per uniformarlo ai parametri privati, e intanto ritardano l’applicazione alle aziende dello stesso provvedimento. Oltre, ovviamente, alla prostituzione ideologica che il settore pubblico debba essere soggetto alle leggi dell’iniziativa privata e industriale. La realtà è che le misure draconiane, come al solito, colpiranno sono coloro i quali si fanno in quattro per mettersi al servizio della comunità, che si impegnano per davvero (e non sono pochi); questo è tanto vero perché i cosiddetti “nullafacenti privilegiati” sono coloro che già adesso eludono la legge con la connivenza dei dirigenti, i quali possono essere protetti da chi è ancora più in alto di loro, e che continueranno ad eluderla esattamente come prima.
Eppure nessuno dice mai “dagli all’untore” quando si parla di Confindustria, anche se di motivi ce ne sarebbero: gli Italiani sono i meno pagati d’Europa, quelli che lavorano di più, quelli il cui salario ha il minor potere di acquisto, il numero di incidenti sul lavoro assomiglia ad un bollettino di guerra, gli industriali evadono ogni anno miliardi di tasse e sfruttano il lavoro nero sottraendo all’erario statale altri 90 miliardi di euro, le donne hanno ancora una altissima difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Tutto questo non fa notizia e non desta lo scandalo che invece provocano le “topaie” in cui vivono i rom.
Questo, in sintesi, è il modo di fare politica della nostra classe dirigente, che stordisce con mezzi di informazione e strepiti volgari, intimidisce chi cerca di opporsi, detta le regole dei propri interessi passando sopra a qualsiasi cosa. Un Paese in cui non esiste una stampa che esprima dissenso o criticità, in cui l’opposizione politica stenta, in cui vengono approvate riforme nell’indifferenza generale da una cerchia ristretta che è in grado di fare esattamente ciò che ritiene più opportuno per se stessa è un Paese in cui vige una dittatura.
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