Dopo aver anticipato di tre mesi l’editoriale di Famiglia Cristiana il magnete.it offre ai suoi lettori il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, quattro mesi prima che egli lo pronunci.
A voi che ascoltate, e a tutti gli Italiani, in patria e all’estero un cordiale augurio di Buon Anno.
Poiché nel corso dell’anno sono emersi alcuni dati che attestano un rallentamento economico della nostra nazione, si impone una riflessione sulle reali possibilità di questo Paese, la nostra amata Italia. Può essere facile farsi prendere dalla sfiducia, tuttavia vi sono forti segnali che indicano come una nuova ripresa sia ormai vicina e che invitano a guardare con ottimismo al futuro. Nei miei numerosi viaggi, che mi hanno portato ad attraversare tutta la penisola visitando varie realtà, ho potuto con gioia notare la volontà di cittadini, imprese ed Enti uniti nel comune sforzo di superare i momenti difficili. Mi è rimasto particolarmente impresso, nel mio ultimo viaggio ad Ancona, una anziana signora circondata da molti nipoti che, commentando l’entità della sua pensione, sorrideva indicando i bambini e affermava: “Come può vedere, Signor Presidente, io sono già ricca così”. Il sorriso di quella signora esprime le nostre migliori speranze, che sono riposte nei giovani. A voi in particolare mi rivolgo, esortandovi ad appassionarvi alle vicende del vostro Paese, a mettere sempre l’energia e le idee di cui siete ricchi in tutto ciò che fate perché voi siete gli artefici del vostro futuro e lo potete rendere brillante.
Certo, molto rimane da fare, per superare le difficoltà che incontra l’Italia, in questo momento. Nonostante si noti una diminuzione della disoccupazione le famiglie si trovano comunque a dover affrontare difficoltà economiche maggiori, soprattutto nel Mezzogiorno, dove tanti volenterosi faticano: essi, e la loro terra, vanno coinvolti e resi partecipi dello sviluppo nazionale, garantendo loro più possibilità.
A livello istituzionale, in particolare, si deve provvedere a varare quelle riforme necessarie che miglioreranno le condizioni di vita dei cittadini e il funzionamento del nostro Stato. Auspico che ciò possa avvenire in un clima collaborativo, nel quale gli schieramenti politici impegnati nella discussione e nel varo di queste importanti innovazioni possano fronteggiarsi in un dialogo costruttivo, senza lasciarsi andare, come è accaduto qualche volta, ad eccessi che fanno solo male alla politica, allontanandone i giovani.
Rilevanti questioni si sono poste, nel corso dell’anno, all’attenzione di tutti gli Italiani; problemi senz’altro di difficile soluzione ma ai quali si può e si vuole dare una risposta positiva, che sottolinei lo spirito energico del nostro popolo: mi riferisco all’integrazione di coloro che arrivano in Italia da altri Paesi, che possono diventare importanti attori per il futuro della nazione, e al manifestarsi di un certo sentimento di insofferenza denunciato nei loro confronti. Si tratta di sfide che vanno affrontate con il giusto senso delle cose, come del resto ha sottolineato anche il Santo Padre, al quale rivolgo il mio più caloroso augurio di Buon Anno, salutando con soddisfazione il clima di intesa e scambio reciproco che da sempre è caratterizzante dei rapporti con lo Stato Italiano.
D’altro canto sostanziose sfide sono già state affrontate dall’Italia, alcune delle quali risolte con un successo. Mi riferisco al del problema dei rifiuti a Napoli e a quello del conflitto georgiano, che ha riconfermato il ruolo di primo piano a livello internazionale della nostra Repubblica, oltre alle numerose missioni che vedono impegnati i nostri militari all’estero, svolgenti un ruolo di protagonisti nel garantire la pace e la democrazia, combattendo il terrorismo e l’instabilità politica. A loro va un particolare augurio, assieme a tutte le Forze dell’Ordine che, impegnate invece su territorio nazionale, si danno da fare per garantire la serenità e la sicurezza degli Italiani.
Un altro motivo di enorme soddisfazione è l’approvazione del trattato di Lisbona, operato dal Parlamento con un larghissimo consenso, ratifica che, oltre ad esprimere la volontà dell’Italia di recitare una funzione da protagonista nell’Europa, è anche la dimostrazione di come le forze politiche possano cooperare in modo sereno per lo sviluppo del Paese.
Auguro quindi, a voi riuniti nell’imminenza della festa, un Anno che possa portare speranza e fiducia nel futuro, che vi veda interpreti attivi delle vicende italiane.
Velati accenni, molto edulcorati, allo stato crescente di bisogno delle famiglie, al razzismo montante, all’immigrazione fuori controllo, ad un Sud sempre più arretrato, ad un debito pubblico da terzo mondo.
Nessun riferimento al sistematico attacco portato alla Magistratura, di cui lui è Presidente.
Nessun riferimento alle migliaia di morti sul lavoro, ai licenziamenti, alla demolizione dei diritti garantiti da un posto di lavoro stabile.
Nessun riferimento ad un modo fascista di governare il Paese, che riduce al silenzio qualsiasi forma di dissenso e che antepone agli interessi nazionali gli interessi di una ben precisa oligarchia.
Nessun riferimento a leggi come il Lodo Alfano, la bloccaprocessi, il federalismo fiscale e, si teme, la riforma della Giustizia che demoliscono lo Stato, sia di diritto che unitario.
Nessun riferimento ad una politica rivolta al fare profitti oggi a danno di una sostenibilità futura, come le scelte di puntare su inceneritori e nucleare.
Foto da www.gennarocarotenuto.it/

Quando un Governo fonda il proprio consenso sulla demagogia, sulle promesse suadenti, si deve inevitabilmente scontrare con la realtà dei fatti e le fatali contraddizioni in cui è destinato a cadere. Le dichiarazioni sull’Ici rilasciate da Bossi sono solo l’ultima (per ora) puntata della saga. La Lega Nord, accorgendosi che i sindaci di pura razza padana sono senza soldi a causa dell’eliminazione della Imposta Comunale sugli Immobili, vedono il loro serbatoio di consensi a rischio e perciò propongono di riformare la tassazione comunale e reintrodurre la principale fonte di entrata dei Comuni stessi. La proposta ha suscitato la reazione sdegnata degli esponenti del PdL che, come ha affermato lo stesso Bocchino, hanno vinto le elezioni anche grazie a quella promessa. Una promessa chiaramente propagandistica, che viene definitivamente smascherata dalla richiesta della Lega Nord, se mai ce ne fosse stato bisogno. Del resto, basta dare un’occhiata alle voci della tassazione regionale e comunale nelle buste paga, mettendo a confronto quelle di Gennaio con le ultime, per rendersi conto di come gli Enti locali, trovandosi con sempre meno entrate e con maggiori tagli, facciano fatica a garantire il normale funzionamento dei servizi.
Non conosce freni la politica del manganello che il Governo Berlusconi IV sta attuando da metà Maggio: chiunque si opponga è destinato ad essere schiacciato tra l’indifferenza del centrodestra e la berlina mediatica che lo stesso schieramento politico può mettere in azione. Padrone ormai di tre dei quattro poteri dello Stato (Esecutivo, Legislativo e l’informazione), l’ultimo baluardo prima della dittatura è rimasta la Magistratura. Ma nessun timore, a Settembre hanno già promesso di sfasciare anche quella. Perfino Famiglia Cristiana si è accorta del tunnel imboccato dall’Italia, e lo denuncia nei suoi editoriali: prima scagliandosi contro le leggi ad personam che si è affrettato a varare il nostro premier (editoriale del 23 Giugno), poi contro la legge razziale delle impronte ai bambini rom (30/06/08), ancora facendo una analisi dell’operato del Governo (“Un Paese da marciapiede”, 11/08/08) e infine denunciando lo stile “nostalgico” dell’azione di Governo(13/08/08), che fa la voce grossa e ricorre alla forza quando è sicuro della vittoria per mettere a tacere ogni dissenso.
Nonostante che la tregua paia reggere, resta molto alta la tensione in Georgia: se gli spari sono cessati volano comunque dichiarazioni che possono innescare un nuovo ritorno al conflitto armato. La mediazione europea, guidata dal presidente Sarkozy, è riuscita a strappare solo una generica “condivisione di principi politici”, naufragata sul punto sei dell’accordo, cioè quello di istituire un tavolo di discussione sulla situazione della Sud Ossezia e dell’Abkhazia: se nominalmente Mosca ha accettato la modifica proposta dal Governo di Tbilisi che sostanzialmente stralcia l’intenzione di confrontarsi sul problema delle due regioni autonome, con i fatti continua a sostenere le rivendicazioni dei loro Governi, che hanno già dichiarato di non voler trattare con la Georgia. Inoltre il Governo georgiano e quello russo interpretano in modo diverso il punto in questione, i primi come una chiusura ad ogni tipo di rivendicazione autonomista, i secondi chiarendo che “sovranità non significa integrità territoriale” e proponendo che siano “abkhazi e osseti del Sud a decidere”. Dunque, si è al punto di partenza.
Lunedì la procura di Roma ha annunciato l’apertura di un fascicolo in seguito ad una inchiesta del Codacons, che ha rivelato come Alitalia sia costata agli Italiani 5 miliardi e 187 milioni di euro nel corso della sua gestione. Il Codacons ipotizza per questo sperpero i reati di malversazione ai danni dello Stato e truffa aggravata per il conseguimento di illecite erogazioni pubbliche. Questa indagine rappresenta la punta dell’iceberg di una gestione della compagnia di bandiera che ha visto il collasso una volta che è stata data in pasto ai privati. Stipendi di manager da favola pari a 190.000 euro al mese, come quello di Cimoli e buonuscite faraoniche, amministrazioni rovinose da parte di finanzieri che non erano competenti in materia di aerei, assunzioni di comodo, speculazioni come il mantenimento dell’aereoporto di Malpensa. Eppure, grazie all’azione congiunta di sindacati e Governo, questo quadro fosco non pare destinato a migliorare nel futuro.
Kosovo, Irlanda, Palestina, Tibet, Sud Ossezia, Kurdistan, Cecenia, Paesi Baschi, Sahara Occidentale, Darfur. L’elenco delle regioni che rivendicano la loro indipendenza è in realtà molto più lungo e riflette una realtà di conflitto planetario che provoca ogni anno migliaia di morti a fronte di nessun vantaggio acquisito. In molti dei casi ricordati queste ostilità vedono come forza motrice il nazionalismo e l’appartenenza ad un determinato gruppo etnico, giustificato dal principio dell’autodeterminazione dei popoli: si tratta, in realtà, del solito gioco mistificante di slogan mischiati a paragoni e tesi superficiali, che diventano verità inoppugnabili in virtù della grancassa mediatica di cui godono: le cause di indipendentismo giustificate sono in realtà poche.
C’era una volta una regione chiamata Kosovo, che reclamava la sua indipendenza. Prima faceva parte di una federazione di Stati e godeva di una certa autonomia, ma questa autonomia era stata ridimensionata dal presidente della federazione. Gli Stati Uniti, non avendo altro sistema per mettere piede in una zona ricca di oleodotti e sulla quale non riusciva ad esercitare influenza, decisero di finanziare un gruppo militare dedito al narcotraffico ed alla delinquenza. Il gruppo di banditi, che prese il nome di Uck, insorse e riuscì così a tenere testa all’esercito del presidente della federazione. Ma la faccenda non si sbloccava, nonostante i copiosi rifornimenti di armi americani, così gli States, in barba a qualsiasi procedura ONU, decisero unilateralmente di bombardare la capitale della federazione grazie allo zerbinesco appoggio del Presidente del Consiglio italiano, che rispondeva al nome di Massimo D’Alema.


