Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Archive for Settembre, 2008

1922 - 2008

Posted by admin On Settembre - 30 - 2008

 Quando gli storici scriveranno con obbiettività del primo decennio del XXI secolo in Italia, compiranno un’operazione semplicissima: fotocopieranno le pagine relative agli anni compresi tra il 1922 e il 1924, e cambieranno solamente date e nomi dei personaggi. Se Cicerone insegna che “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzio dell’antichità” rimane sconcertante e quanto mai attuale la domanda che si poneva Dumas padre: “Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?” 

Gli Italiani del 1922 non si sono mai accorti del processo che vivevano e poi non lo hanno mai voluto chiamare per quello che era. Anzi, erano pure contenti. In quell’anno Mussolini spalanca le porte della vita politica al nuovo Papa, Pio XII. Il futuro Duce è infatti alla ricerca di alleanze per rafforzare la propria posizione, per questo ricerca contatti e consensi in qualunque sponda politica, scagliandosi contro il “pericolo rosso” rappresentato dalle forze di sinistra. E difatti il 20 Settembre dichiara di voler voler “distruggere tutta la struttura della sinistra che sogna la delegittimazione dello Stato”. I partiti di sinistra sono lacerati da contrasti interni che appaiono insanabili, e rinunciano ad una alleanza tra loro e con i cattolici per contrastare il nuovo pericolo. Vittorio Emanuele III ha una delle due occasioni per togliere di mezzo il futuro dittatore, ma non firma lo stato di assedio quando i fascisti compiono la marcia su Roma. Anzi, come sappiamo, fa l’esatto contrario.
Una delle prime riforme compiute da Mussolini salito al potere è quella della scuola, che deve essere improntata al massimo rigore e severità. Non si può tacere, comunque, che la riforma era necessaria, che era stata rimandata per anni dai precedenti Governi, e che fece diminuire il tasso di analfabetismo. Seguono le riforme del sistema economico, basate sulle nuove teorie che vedono il salariato non più solo come produttore, ma come produttore e consumatore: egli è quindi il perno della produttività aziendale, e per questo deve avere disponibilità economica. Confindustria si allea subito.

Nel 1923 Mussolini riforma l’apparato statale, sotto l’insegna dell’assunzione di persone capaci (= gradite) e l’allontanamento di coloro che contribuiscono ad appesantire la struttura. Si assiste a licenziamenti di massa nelle ferrovie, le aziende pubbliche vengono privatizzate, con l’eccezione della radio, che rimane invece saldamente nelle mani del romagnolo. Il I° Luglio viene presentata la Legge Acerbo, definita da Mussolini una “inderogabile necessità”. E’ una legge che assegna il premio di maggioranza al partito che ottiene più voti in tutta la nazione, istituendo così il collegio unico nazionale. La riforma si prefigge lo scopo di favorire la governabilità del Paese. Vengono anche cambiati alcuni direttori dei giornali.

Nel 1924 Vittorio Emanuele III potrebbe liberarsi di Mussolini facendolo arrestare dopo l’omicidio Matteotti, ma non prende nessun provvedimento. I partiti all’opposizione non riescono a mettere in piedi nessuna azione credibile per la destituzione del dittatore. Mussolini è nei guai con la Giustizia.
Il 30 Dicembre convoca il Consiglio dei Ministri: tutti si aspettano le sue dimissioni, lui invece annuncia “Importanti misure per la tutela morale e materiale del Paese, per riportarlo alla legalità”. Il Parlamento verrà equiparato ad un’assemblea che ratifica decisioni prese dal Governo.

Cambiamo i nomi e mescoliamo un po’ gli eventi. Nel 1994 Berlusconi “scende in campo”. Anche Mussolini “scende in campo” quando dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. La sua campagna elettorale accosta la sinistra a “Fame, morte e distruzione”, e mette in guardia dalla corruzione comunista. Nonostante sia ricco, sia di denaro che di agganci, gli occorrono i due terzi dei voti in Parlamento per effettuare alcune riforme costituzionali, per questo intesse “dialoghi” con altri partiti. Una delle prime cose che ha fatto è andare dal Papa e fare il baciamano feudale, rassicurandolo sulla propria politica. Berlusconi non ha bisogno di accentrare le comunicazioni nelle sue mani, perché detiene già la gran parte dei media italiani. Alcuni direttori e giornalisti sono cambiati. A differenza di Mussolini lui è già nei guai con la giustizia, e per questo la legge incostituzionale Alfano è una “inderogabile necessità”, pardon, una “priorità”, come la riforma della giustizia. Grazie alla proposta di Consolo (An) anche i Ministri godranno dell’impunibilità. Una delle prime riforme intraprese è quella della scuola, in senso privatistico ovviamente, così come Alitalia è stata regalata a dei privati. Seguono licenziamenti di massa: Alitalia, Telecom, Fiat… e la riforma dell’apparato statale. Confindustria plaude e spinge sull’aumento della produttività. Riforme più a lungo raggio riguardano cambiamenti strutturali del funzionamento dei meccanismi governativi, con una forte spinta al presidenzialismo e maggiori poteri al Governo e ai Questori, scusate, ai Sindaci, tutto in nome della governabilità del Paese. E’ la stessa logica che li ha spinti ad approvare la legge porcata di Maroni, quella elettorale, che garantisce premi di maggioranza e nomine dalle segreterie dei partiti. A proposito, come per Mussolini un grande serbatoio di voti è costituito dal Sud Italia. Il Parlamento ratifica solo la gragnuola di Decreti Legge promossi dal Governo. Il Presidente della Repubblica è caduto in un inspiegabile mutismo, nonostante gli attacchi alle istituzioni dello Stato, alla Costituzione e agli oppositori si moltiplichino e diventino ogni giorno più arroganti. Lui, a differenza del Re, firma, ma il risultato è lo stesso: il Lodo Alfano non viene rispedito alle Camere e la politica del PdL viene sdoganata. Le opposizioni sono più anemiche del Governo Facta: il Pd ospita contrasti e dissensi interni, e i precedenti Governi di centrosinistra non hanno approvato la legge sul conflitto di interessi che poteva tagliare fuori il palazzinaro piduista.

I risultati di questa bulimia politca sono sotto gli occhi di tutti, in questi giorni. Un piccolo elenco di dichiarazioni di stampo fascista comprendono gli attacchi di Berlusconi al giudice Gandus, definita “un nemico politico” (come tutta la Magistratura che indaga sul suo conto), e il ricatto presentato alla Consulta: o approvate il Lodo Alfano o io riformo tutto il sistema giudiziario. Il sistema del ricatto e dell’intimidazione è stato ampiamente praticato dal Governo nella vicenda Alitalia, dove lungi dall’essere un mediatore super partes ha imposto un’unica alternativa: vendere ai privati italiani. Da mesi si assiste al boicottaggio del candidato dell’opposizione alla presidenza della Commissione vigilanza della Rai. Il motivo ufficioso è ovvio, un regime si alimenta di propaganda controllata da se stesso, il motivo ufficiale è che il candidato appartiene ad un partito non “favorevole alla democrazia e alla libertà”. Abbiamo già ampiamente documentato come il rovesciamento delle proprie perversioni sugli avversari sia un metodo molto praticato da questo Governo.

Scrive Marx: “La storia somiglia alla paleontologia. A causa di certi pregiudizi, anche i migliori scienziati non si accorgono di fatti che hanno davanti al naso. Dopo, si stupiscono di vedere dappertutto tracce di ciò che non avevano saputo notare”.

 

Foto da digilander.libero.it

Accadrà ieri

Posted by admin On Settembre - 24 - 2008

Se esistesse una classe di giornalisti seria, essa sbugiarderebbe immediatamente questo Governo fin nella sua essenza. Di fronte ad una effettiva legnosità decisionale del Governo di centrosinistra, ad una sostanziale mancanza di idee, il Governo Berlusconi IV viene invece presentato come un Governo che guarda al futuro, che effettua riforme innovative, di lungo raggio e larghe vedute. Ma come il volto del nostro Presidente del Consiglio, anche alle innovazioni del Popolo della Libertà viene fatto un lifting che maschera una realtà incartapecorita. Ringraziamo la schiera di pennivendoli per il loro servilismo, il quale  cela un conto che, alla lunga, dovremo pagare.

L’ideologia alla base delle forze di centrodestra, tralasciando per ora gli elementi razzisti e neofascisti, è riassunta nella frase che ha pronunciato Tremonti al meeting di Cl, in Agosto: “Dio, Patria e Famiglia”. Come lui stesso ammette, è una visione Ottocentesca della politica. Visione confermata dallo stesso Berlusconi all’ultima Fiera del Levante, quando ha dato risalto alla figura del padre di famiglia. Non proprio un modello del XXI secolo, quindi. La compagine governativa guarda agli Stati Uniti come Ade a Persefone, e perciò traiamo ispirazione da sistemi e strutture di una nazione, quella degli States, che sta affondando: sul Welfare il meglio che il Governo riesce a sbandierare è un sistema all’americana, notoriamente preda dei privati e che si porta in dote una profonda iniquità sociale. Gli stessi fondi pensione, dati alla mano, sono meno remunerativi degli investimenti privati, ma si persevera su quella strada. Sono risultati di scelte vecchie di venti anni, riproposte oggi nel Bel Paese. La politica liberista d’oltreoceano in questi anni ha già avuto modo di mostrare le sue inevitabili perversioni; ma, si sa, il liberismo è il cavallo di battaglia di Berlusconi. Esso si traduce in un altro orientamento obsoleto di un trentennio e più, che in Italia è consistito nell’aumento incondizionato di produttività esclusivamente a scapito del reddito e delle garanzie della classe lavoratrice. Cosa che peraltro Confindustria continua a propugnare.

Ma non è finita. Tutta la “nuova” politica del Welfare è basata sul mattone fondamentale della famiglia mononucleare cattolica, sistema arretrato che oggi mostra la corda in maniera piuttosto cruda, e che quindi ha urgenza di essere rivisto da cima a fondo. La luna di miele tra Governo Italiano e Vaticano ricorda i rapporti esistenti ai tempi di Mussolini, o, peggio ancora, medioevali. Se scorriamo i temi più à la page, constatiamo che la riforma scolastica è in realtà una semplice ristrutturazione come quelle che capitano periodicamente alla Fiat. In materia di rifiuti la ricetta del Governo è costituita da inceneritori e discariche, un altro modello antiquato, che va nella direzione esattamente opposta rispetto ad un orientamento alla sostenibilità che dovrebbe caratterizzare tutte le nostre scelte. Su nessun media si è sentito parlare di processo TMB, produzione di oggetti già pensati per il riciclo, realtà di raccolta differenziata porta a porta che già esistono anche in Italia. In sintesi, il progetto “rifiuti zero”. Però su tutti i media si fa la politica del terrore sulla crisi energetica, che ha come fine l’ottenimento del consenso pubblico per la svolta al nucleare. La politica energetica, appunto: se il nuovo che avanza è costituito dalle centrali nucleari nonostante tutto, ci troviamo di fronte a scelte fatte in anni passati già da altre nazioni, e che esse stesso stanno in buona parte rivedendo. In Italia, Paese di Sole e mare, siamo riusciti nell’impresa di defenestrare il Premio Nobel Rubbia che stava lavorando a progetti innovativi incentrati sull’energia rinnovabile. Si punta ora su una risorsa che si presenta come una riedizione peggiorativa del petrolio: l’Uranio è una riserva che finirà esattamente come l’oro nero, produce rifiuti che non sappiamo come smaltire, è costoso e ha il problema della sicurezza.

Le auto elettriche e ad idrogeno sono ancora un miraggio

La realtà nuda e cruda di questa politica piena di novità dell’altro ieri è invece un’altra: centrali nucleari, discariche, inceneritori, infrastrutture, gestione del Welfare, sono semplicemente affari che resteranno in mano a pochi privati, i quali ne trarranno grande giovamento a discapito di tutti quanti.

Dittatore?

Posted by admin On Settembre - 22 - 2008

Il premier durante una foto commemorativa dell'U.E.

Il premier durante una foto commemorativa dell'U.E.

Quando la politica la fa un palazzinaro, i cui fondi per costruire non hanno ancora provenienza acclarata, la priorità del Governo è il Ponte sullo Stretto di Messina, non gli oltre 1.600 miliardi di debito pubblico del Paese. La priorità diventa la morale pubblica turbata dalle prostitute per strada, non i futuri licenziati: 87.000 per la scuola, un numero variabile da 7.000 a 20.000 per Alitalia, almeno 10.000 tra Telecom (la nuova Alitalia dei prossimi giorni) e Fiat.

 

 

 

Quando la politica la fa un piduista, il fascismo non è un problema: “Non voglio entrare in questa discussione che va lasciata in un angolo. Sono abituato a guardare avanti e non mi attardo in questi problemi che non mi toccano. Lascio questa discussione ad altri” e le manifestazioni sono organizzate da minoranze (che possono essere ignorate).

Quando la politica la fa un sette volte prescritto, la priorità del Paese diventa una legge che possa metterlo al sicuro dalla celebrazione di un processo per almeno cinque anni. Se i Giudici sono così tenaci dal voler tenere un’udienza, non solo lui è assente, ma lo sono anche i suoi avvocati difensori, che ha provveduto a decorare al valore con incarichi e seggi parlamentari. Per questo “E’ impensabile che chi lavora dalla mattina alla sera per il Paese venga trattato così. Si profitta della giustizia per motivi politici”.

Quando la politica la fa chi ha ospitato nella sua villa un mafioso ritenendolo poi un eroe, chi ha fondato un partito con una persona vicina alla mafia, chi ha sostenuto fiancheggiatori della mafia durante le elezioni regionali, è normale che i suoi dipendenti non considerino più una buona idea usare i militari nelle città per contrastare la camorra. Vanno bene solo per gli extracomunitari. In questo senso lui piazza i propri familiari nei direttivi di Mediobanca, e premia i suoi fedeli con Ministeri e incarichi istituzionali, gestendo le posizioni di potere che vanno sempre ai soliti noti.

Quando la politica la fa un industriale il Governo non media tra le parti, mette il sindacato di fronte al ricatto degli industriali, senza offrire alternative. Se il sindacato non vende i lavoratori che rappresenta i colpevoli del disastro sono le sigle sindacali. Il sopracitato industriale ha ben sei reti televisive e quintali di carta stampata per farlo credere ai cittadini mettendo alla gogna gli oppositori, senza accennare alla truffa dei debiti di Alitalia e AirOne pagati dai cittadini medesimi.

Quando la politica la fa il detentore di canali pubblicitari i rapporti diplomatici consistono nel dare dell’Hitler ad un altro Capo di Stato, del kapò ad un Parlamentare Europeo, e nelle foto di rito tra premier si possono mettere le corna. Le crisi internazionali si risolvono con amichevoli telefonate o con i soldati.

Quando il padrone dello scenario politico è un soggetto del genere, diventa una sorta di  piovra che dirige e decide per ogni evenienza. Ai rifiuti di Napoli ci pensa lui. All’informazione ci pensa lui. Ad Alitalia ci pensa lui. Alla base di Vicenza ci pensa lui. Alla riforma della Giustizia ci pensa lui. Gli accordi col Papa li prende lui. Le tasse le toglie lui. Alla sicurezza provvede lui. Alle veline ci pensa lui. Alla riforma per le elezioni europee ci pensa lui. Ai problemi dell’agricoltura, con la proposta della vendita nelle aziende agricole, ci pensa lui. Alla politica estera ci pensa lui. Fa tutto lui, in televisione si vede solo lui. Esiste una definizione precisa di un uomo politico che decide su qualsiasi questione.

Ovviamente una persona che gestisce il potere a questo modo non ammette dissenso. Ha detto (01/04/08): “Con il nostro governo il cambio sarà assoluto. Lo stato deve usare la sua forza e la sua autorità per far rispettare i diritti di tutti i cittadini. Non condivido nulla di ciò che ha fatto il governo Prodi su questo punto. Non può una minoranza organizzata bloccare un aeroporto, un’autostrada, una ferrovia”. E così alle elezioni è escluso che si possa tornare a scegliere il candidato con il sistema delle preferenze. Altrimenti i partiti, o lui direttamente, non potrebbero mai sistemare dove occorre persone di massima fiducia da ricompensare.

I premier di Israele, Pakistan e Sud Africa si sono dimessi per accuse che, paragonate a quelle che deve sostenere il nostro “perseguitato”, sono risibili. Clinton è andato sotto processo sette volte, durante il suo mandato. Se il nostro Presidente del Consiglio conservasse un minimo di decenza si dimetterebbe e si farebbe processare.

Agli Italiani, ora, la scelta: possono decidere che Berlusconi, tra le altre cose, pensi anche al posto loro, o reagire e mandare tutti a casa.

 

Foto da caramella-fondente.blog.kataweb.it

Volo 174 - Caduta libera

Posted by admin On Settembre - 16 - 2008

In un clima di febbre crescente, di annunci e smentite, la trattativa per il “salvataggio” di Alitalia sta decollando. Giorni convulsi, caratterizzati da una girandola di incontri, di proteste, di incertezze. Gli Italiani seguono con il fiato sospeso le evoluzioni della compagnia aerea agonizzante, gli stalli delle trattative, le virate dei sindacati; esattamente come uno spettacolo delle Frecce Tricolori, tutta la “questione Alitalia” in questi ultimi mesi ha assunto sempre più la forma di un film dei fratelli Vanzina, rivoltante e di cui si sa già il finale quando ancora non si è che a metà pellicola. E’ un thriller scadente che ha l’obbiettivo di distogliere gli spettatori paganti (purtroppo paganti) dalla truffa alla quale verranno sottoposti. Il colpo di scena finale è di quelli più stereotipati: i sindacati bloccheranno il conto alla rovescia del timer della bomba Alitalia ad un secondo dallo scoppio, firmando l’accordo.

Il “piano Fenice” è la vera svendita di Alitalia, che diventerà una compagnia microscopica: rispetto al piano Air France meno voli, asset esternalizzati, più esuberi, contratti vergognosi per i pochi “fortunati” che verranno riassunti, annessione di una compagnia, AirOne, che se non è messa come Alitalia poco ci manca, zero hub e cnseguente declassamento di Roma e Milano. Un prestito ponte fatto dai cittadini sparito nella ricapitalizzazione. Alla cabina di pilotaggio della cordata imprenditoriale italiana, che ha messo sul tavolo la miseria di un miliardo di euro da dividere in sedici soggetti, è stato posto uno che di management ha dimostrato di saperne: l’affondatore di Telecom. La cordata salvatrice della Patria acquisterà la parte in attivo dell’Alitalia, mentre il passivo verrà pagato dai cittadini.

Una fila di fandonie condiscono questa operazione: Berlusconi continua a dire che gli esuberi previsti sono meno di quelli proposti da Air France. Ma la compagnia francese ne prevedeva 2.100, il Governo ufficialmente 3.250. La seconda panzana è sul numero di esuberi che realmente verrà operato: è prevista la riassunzione di 12.500 dipendenti, Alitalia ne contava 18.000 e Air One 2.700 circa. I conti si fanno presto. La terza bugia sulla italianità della compagnia: in primis perché ora la compagnia è di sedici privati, non degli italiani che ne pagheranno solo le passività; in secondo luogo perché per sopravvivere avrà bisogno di aggrapparsi ad una compagnia straniera come un malato alla propria flebo. La quarta frottola riguarda le colpe della Sinistra sulla vicenda Alitalia: chi c’era al Governo dal 2000 al 2005? Chi ha affossato la trattativa con Air France per fini meramente elettoralistici? Le colpe vanno equamente ripartite. Ci sono poi fanfaluche più tecniche come quelle sul numero di aerei.

La messinscena di questi giorni serve a tutti gli attori di questa pantomina tartufesca per salvare la faccia e trarre profitto da una situazione che si sta ingarbugliando sempre di più: Cai, la Compagnia Aerea Italiana, ha presentato un contratto scandaloso forte del potere contrattuale che detiene: o chi rimane fa lo schiavo sottopagato, o vanno tutti a casa e Cai si ricompra Alitalia ad ancora meno. E’ per questo che le sue posizioni sono così rigide. Il Governo deve fare la parte del regista che, tra mille insidie e difficoltà, è riuscito a far atterrare il boeing 767 rimasto senza benzina dopo il decollo. I sindacati, dal canto loro, sono quelli messi peggio: dopo aver fatto fuggire Air France non potevano tornare dai dipendenti Alitalia e dire loro che dovevano accettare un piano peggiore, o avrebbero rischiato il linciaggio, perciò devono dimostrare che hanno lottato con le unghie e con i denti fino alla fine. Per di più sono costantemente confutati dalla base dei lavoratori, perdendo così ogni legittimità. Le bugie del Governo fanno molto comodo anche a loro, soprattutto tenendo conto che, se la trattativa fallisse, verrebbero licenziati tutti i lavoratori: in alternativa ad una simile disfatta, il trio confederato firmerebbe anche una cambiale della Parmalat dei tempi d’oro. Hanno tenuto fuori i sindacati di categoria dalle trattative fino che hanno potuto, nonostante fossero questi ultimi a rappresentare la volontà dei lavoratori, ma ieri anche il governo ha dovuto cedere ed incontrarli.

Ormai, però, è tardi. Ha detto bene Bersani: questa è la nuova AirOne. Toto si salva e ringrazia.

 

P.s.: ieri a Porta a Porta Berlusconi, da vecchio playboy imbolsito, era seduto a fianco della nuova Miss italia, e scambiava schermaglie con la Vezzali in stile “premiazione dei Telegatti”. Forse avremo presto due nuovi Ministri.

 

Foto da www.tropicalisland.de

In nome di Dio, nascondiamole!

Posted by admin On Settembre - 13 - 2008

 

La Carfagna si batte contro la prostituzione

La Carfagna si batte contro la prostituzione

 

Il Ministero delle Pari Opportunità di questo Governo è tutta una contraddizione. Solo che è una contraddizione nociva, perché con il suo puritanesimo ipocrita discrimina i diversi e incancrenisce situazioni già deplorevoli.

 

 

 

 

 Il disegno di legge presentato da Mara Carfagna al Consiglio dei Ministri rende reato la prostituzione su strada, e punisce allo stesso modo chi viene sfruttato e chi si “avvale” del servizio. “A me la prostituzione fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo” esplode raccapricciata la Ministra. Lei che, a giudicare dai calendari per i quali posava, il suo corpo lo vendeva con una certa disinvoltura, solo che il compenso che percepiva per suscitare il desiderio degli uomini non erano i cento euro della ragazza dell’est costretta a prostituirsi, e che si vedrà punita per questo. 

La carriera della Carfagna è l’imago della attuale classe politica. Valletta e showgirl, balza agli onori della cronaca quando, alla premiazione dei Telegatti, Berlusconi dichiara che “Se non fossi già sposato la sposerei immediatamente” (Gennaio 2007), rischiando di sfasciare una famiglia. Dev’essere per quel motivo che poi si sente titolata ad intervenire su quello stesso tema, la famiglia, e a contribuire ad affondare ogni e qualsiasi disposizione che garantisca diritti per chi adotta un sistema di convivenza diverso dal modello cattolico. Del resto lei che si spogliava generosamente ha detto di “essere timida e di credere in certi valori”(15/03/06), Queste virtù sono attestate da una certa data in avanti, ed è per questo che frequenta con assiduità gli incontri con i preti cattolici, e anzi, li invita anche ai suoi convegni (14/02/07). E infatti ora, oltre ad indossare tailleur castigati, il suo programma politico ricalca quello del Cardinal Bagnasco (tanto per cambiare): “Le mie priorità sono chiarissime: difesa del diritto alla vita. Difesa del ruolo della famiglia, delle tradizioni. Attenzione ai problemi delle giovani donne. Aiuto alle categorie in difficoltà: per esempio, le ragazze madri”(15/03/06). Due anni dopo si sentirà in dovere di precludere ogni possibilità al testamento biologico, perché è “convinta che la vita debba essere difesa e che sia un valore indisponibile” (22/07/08). Una suora in Parlamento?

 

Ovviamente il premier non poteva lasciarsi sfuggire una così qualificato curriculum politico, e, forse ancora memore della famosa serata di premiazione (o di alcune intercettazioni su affari privati che il Governo vuole affrettarsi a rendere non pubblicabili, ma la cui presenza sarebbe stata confermata da Margherita Boniver, PdL, 02/07/08) decide di affidarle un ministero: su cosa poteva ricadere la scelta? Le donne italiane sono quindi avvisate: un calendario e un seno generoso possono aiutare per raggiungere la parificazione dei diritti.

 

Memorabile la dichiarazione del Ministro in occasione del seminario “Donna Vita e Famiglia” (quello con i preti, 15/02/07): oltre ad affermare che i gay sono “Costituzionalmente sterili” (ricalcando la posizione della Pontificia Accademia per la Vita) afferma che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare, cosa che gli omosessuali non possono fare”. Oltre ai ringraziamenti delle coppie con uno o entrambi i coniugi sterili si deve aggiungere la lezione morale sull’amore, proveniente da una cattedra così competente. Ma poi incalza, e discrimina ancora, in occasione del mancato patrocinio del Gay Pride : i gay pride non servono. “non è più un problema, perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare”(19/05/08). Due giorni dopo è costretta ad una retromarcia clamorosa. E infatti, ancora tre giorni fa, a Roma, si verifica l’ennesima aggressione ad una coppia gay.

 

La nuova legge colpirà con durezza le vittime del traffico della prostituzione e tenderà a criminalizzare un atto, quello del prostituirsi, che è vecchio come il mondo e che di per sé non è un misfatto. E’ lo stesso copione portato avanti dalla Chiesa in merito all’aborto, al divorzio e ai metodi contraccettivi: la donna non deve poter disporre liberamente del proprio corpo. Un nuovo passo avanti per l’imposizione della moralità religiosa. A maggior ragione il Governo non è disposto a regolamentare la prostituzione nelle case, favorendo così l’internamento dei derelitti ora messi sui marciapiedi, costretti a rendersi schiavi ad opera dei loro sfruttatori (come denunciato anche dalla Caritas), ed evitando così che le libere prostitute possano pagare le tasse. Un argomento al quale il Governo Berlusconi, e il suo premier in particolare, paiono piuttosto allergici.

 

La soluzione, quindi, per le prostitute sulle strade? Nasconderle nelle case, così non turbano la “Pubblica Moralità”, come proposto da un emendamento del Governo al Decreto sicurezza (Giugno 2008, poi ritirato). Un po’ come hanno fatto per la spazzatura a Napoli.

 

Foto da fabrizioaiello.wordpress.com

Gli eroi della destra

Posted by admin On Settembre - 8 - 2008

A volte si rimane davanti allo schermo del computer, a fissare il foglio bianco. Ridotti a pensare che si sarebbe stati felici di poter scrivere un articolo sulla truffa del Governo Berlusconi nell’affare Alitalia; invece echi di rumori di spari, ordini secchi, grida, risuonano nelle orecchie, e si indugia sgomenti. Sgomenti perché non si afferra più il senso delle cose.

L’omaggio del Ministro della Difesa La Russa ai repubblichini è solo l’ultima carica suonata dalle trombe fasciste che caratterizzano l’attuale Governo. I militari dell’esercito della Rsi, secondo il Ministo, “dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria”. Dipendenti dei nazisti, con i quali ordirono rastrellamenti, torture, caccia agli ebrei, repressioni, rappresaglie, una precisa politica del terrore, assassini “combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”. Ignazio farebbe “un torto alla sua coscienza”, se non lo dichiarasse pubblicamente, davanti al Capo dello Stato, ai comandanti delle Forze Armate e ad altre autorità. Ci si aspetterebbe un’ondata di fischi, urla indignate. Segue solo un silenzio agghiacciante, durante il quale nessuno ha levato un grido di protesta.

Appare come la più classica delle foglie di fico la successiva precisazione dell’esponente del PdL che, mettendo le mani avanti, dichiara: “A chi volesse cercare a tutti i costi polemiche invito a leggere tutto il mio intervento in cui il breve riferimento, non genericamente ai soldati della Rsi, ma ai militari caduti della Nembo (che soggettivamente, dal loro punto di vista, diverso e non equiparabile credettero anch’essi di difendere ad Anzio il suolo patrio dallo sbarco anglo-americano) è inserito in un ampio, costante, grato omaggio e riconoscimento a quanti si immolarono in quell’8 settembre per la libertà e la democrazia”. La democrazia. In un Paese normale seguirebbe uno sciopero generale almeno di due giorni. I Sindacati invece sono troppo presi a costituirsi in lobby per l’erogazione dei servizi di Welfare, ed hanno altro a cui pensare. L’unica buona notizia è che il Presidente della Repubblica pare uscito dal coma e, più tardi, risponderà che la Resistenza “andrebbe forse ricordata nella sua interezza” e per questo “ho parlato di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane” e “quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò”. Il Presidente della Repubblica avrebbe anche potuto ricordare chi aiutò i soldati tedeschi a tirare fuori dalle case i civili dopo l’attentato di via Rasella, che innescò la strage delle Fosse Ardeatine oppure l’articolo 7 del Manifesto di Verona, costitutivo della Repubblica, o ancora i fascicoli dell’“Armadio della Vergogna”.

I fascisti sono tornati al potere, e lo dichiarano molto candidamente, gettando la maschera. Nel 1996 il Giornale di Paolo Berlusconi scrive un articolo diffamatorio proprio sui gappisti che compirono l’attentato contro i tedeschi appena ricordato. Nel 2000 (Corriere della Sera, 11/11/00) una mozione firmata da An, Lega Nord e Forza Italia, approvata dalla Regione Lazio e poi dalla Lombardia, autorizza una revisione dei libri di testo sul periodo fascista. Nel 2005 il settimanale di Dell’Utri propone l’abolizione del 25 Aprile, mentre Fini aveva già proposto una legge che ridia dignità di belligeranti ai Reduci di Salò; D’Alessandro (An) dichiara di passare la giornata in casa ad ascoltare i discorsi del duce. Quest’anno La Moratti, sindaco di Milano, non si vergogna di disertare la festa della liberazione: gli fa eco Maroni che afferma che passerà il giorno a tagliare il prato. Ad Alghero viene vietata “Bella Ciao”. Berlusconi, che non ha mai partecipato a nessun 25 Aprile, invita a Palazzo Grazioli in quella data Ciarrapico, noto simpatizzante del fascio, in segno di sfregio. Poi, dopo il “Presidente operaio”, fa il “Presidente spazzino”, ricalcando Mussolini nella battaglia del grano. Sempre quest’anno Fabio Garagnani, deputato bolognese del Pdl, propone di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile, data della vittoria della Dc di De Gasperi sul Fronte popolare. Nella città delle Due Torri non si vede un solo esponente del PdL alla festa. Il discorso alla camera di Fini ricalca, assieme a quello di ieri di La Russa, le argomentazioni dei neofascisti dopo la seconda guerra mondiale (cfr Filippo Focardi La guerra della memoria. La resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi, ed. Laterza). Neofascisti come Bocchino e Novi siedono in Parlamento (e casualmente nella commissione d’inchiesta sui crimini nazifascsti, istituita  il 15/05/03, che tanto si distinse nell’indagine dell’occultamento dei fascicoli del famoso “Armadio”). Tralasciando le dichiarazioni di Bossi, da ultimo le recenti dichiarazioni di Alemanno (quello della croce celtica): secondo cui il fascismo fu “un fenomeno complesso, molti vi aderirono in buona fede” e che le leggi razziali “quelle sì che furono il male assoluto, un cedimento al nazismo”. Si tratta di affermazioni che, assieme a quella di Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma (“Nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi”) costituiscono una visione minimalista, tendente a giustificare il fascismo come una dittatura all’acqua di rose. Sono infami menzogne, ovviamente. Gramsci, Matteotti, i fratelli Rosselli, i confini, le persecuzioni politiche, la censura, le squadracce, i manganelli e l’olio di ricino, i crimini commessi nelle nostre Colonie, sono alcuni degli aspetti di quella “dittatura all’acqua di rose”. E le leggi razziali si inseriscono in una logica continuativa che non permette di separarle dal resto. Numerose le dichiarazioni volte a trasformare lo spirito antifascista del 25 Aprile e del 1° Maggio.

Se Ciampi, Violante e Berlusconi definiscono i repubblichini “I bravi ragazzi di Salò”, (alcuni di loro opereranno poi con Gladio, nella P2 e nel golpe di Borghese), si capisce che siamo di fronte ad un vero e proprio sfacelo culturale, al dissolvimento della “memoria”.

Scriveva Gentile, uno dei teorici del fascismo: “il totalitarismo - libero dallo sterminio di massa - è una tecnica politica che può essere applicata continuamente in una società di massa. [...] Una tecnica che punta a uniformare l’individuo e le masse in un pensiero unico, usando il controllo dell’informazione”. Ricorda qualcosa. Da ultimo, consigliamo una lettura a chi tende a soffrire di amnesie sospette: L’Ombra Nera. I crimini dimenticati della RSI,  di Gianni Oliva , Mondadori.

 

 

Foto da daniele caroleo.splinder.com

Meeting CL: Chiesa e Governo a braccetto

Posted by admin On Settembre - 2 - 2008

Per Borselli “Gesù Cristo è il primo socialista della storia” (Marzo ’08).  Per Berlusconi, che vuole essere sempre primo in tutto, lui stesso è il “Gesù Cristo della politica” (12/02/06). Gli organizzatori del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione hanno invece fatto meglio, cassando Gesù e dedicandosi alla politica a tutto tondo. Il risultato che ne è sortito è un manifesto politico-ideologico  disdicevole, che ha sancito l’ulteriore commistione di problemi politici e principi morali cattolici, alla faccia della laicità dello Stato.

Dopo il feudale baciamano di Berlusconi a Sua Santità, prosegue il proficuo baratto che vede il Governo Italiano, ormai responsabile unico di tutta la politica del Paese, elargire campo d’azione e promesse al Vaticano in cambio, se non proprio del supporto palese, quantomeno di una quieta condiscendenza.

Nel Meeting di Cl tenutosi tra il 23 e il 30 di Agosto, intitolato “protagonisti o nessuno”, di religione se ne è vista proprio poca: scorrendo la sala stampa, i dibattiti puramente spirituali si contano sulla punta delle dita di una mano; per il resto, non si è salvato nulla, nemmeno il povero Brahms, che si sarà rivoltato nella tomba in seguito all’interpretazione della sua IV sinfonia in Mi minore Op. 98. Dalla Sanità ai prezzi dei prodotti alimentari, dal nucleare al federalismo fiscale agli investimenti nei trasporti, la gerarchia ecclesiastica ha ospitato e commentato di tutto, sentendosi anche pienamente legittimata a farlo, come ha arrogantemente dichiarato il Cardinal Bagnasco: una Chiesa che i problemi “non li legge sui sondaggi ma li vive in prima persona rivendica il suo diritto ad occuparsi di politica” perché questa “sia se stessa e serva il bene comune”. Scrive bene Giampaolo Pansa che, commentando il Meeting lo ha definito come “la nuova Festa dell’Unità”. Peccato che un organo religioso dovrebbe attenersi alla sfera spirituale dei suoi fedeli, e non sconfinare in campi che non gli sono propri. Si dovrebbe inoltre avere cura di regalare al Cardinale un libro di storia nuovo: evidentemente il suo parte solo dal 486 d.C. e quindi ignora che le radici dell’Europa sono quelle dell’Impero Romano, poiché latine sono la nostra lingua, il nostro concetto di diritto, le vie sulle quali camminiamo, molti campi che ancora coltiviamo e il concetto stesso di Europa: forse così la smetterebbe di blaterare sulle origini cristiane del Vecchio Continente.

Se Bagnasco fa le veci del Premier italiano, Frattini invece si immedesima Ministro degli Esteri del Vaticano, condannando le violenze sui cristiani in India, che non hanno coinvolto nemmeno un nostro concittadino. Uno scambio di ruoli che rende sempre meno limpido il confine tra Stato Italiano e Curia.

Lo spettacolo più indecente, comunque, lo hanno fornito i nostri politici: quasi tutta la compagine governativa si è recata in pellegrinaggio a Rimini, garantendosi così un ampio spazio pubblicitario sulla loro linea governativa, nella speranza di acquisire vasti consensi nell’elettorato cattolico e il benestare dei prelati: spesso affiancati da moderatori di Cl, o impegnati in dibattiti stile lascia o raddoppia con i pochi esponenti dell’opposizione presenti, i rappresentanti del centrodestra hanno rinsaldato la comunione di intenti e di pensiero che è la premessa per una duratura alleanza tra lo stesso centrodestra e le gerarchie ecclesiali. Il Meeting si è infatti aperto con una ferma condanna del comunismo e del ’68, accostando nel primo caso le figure di Amendola e Togliatti al terrorismo, nel secondo il movimento studentesco con la strage di Piazza Fontana. La stortura e la mistificazione di queste due parabole è talmente evidente che non vale nemmeno la pena di commentarle. Sta di fatto che, in assenza totale di contraddittorio, hanno assunto la forza di un nuovo pensiero libero da “una tendenza generale a dimenticare la storia da cui veniamo”. La situazione è tanto grottesca in quanto vera, ma su un piano ribaltato.

Ha fatto seguito un ampio ventaglio di discussioni sulla sussidiarietà, trattata sotto diversi aspetti sia specifici (ad esempio nella scuola o nel federalismo fiscale) sia più prettamente amministrativi. Ancora di più viene così sottolineato lo sposalizio ideologico tra Chiesa e Governo. La prima si richiama alle Encicliche “Rerum Novarum” e “Quadragesimo Anno”, pietre angolari della dottrina sociale della Chiesa: in questo modo cerca di aumentare l’importanza e il peso delle associazioni cattoliche, viste come enti più vicini al cittadino, rispetto allo Stato. Il secondo invece intende sfruttare il principio, distorto ovviamente, per imbastire un Welfare a gestione completamente privata, e avvantaggiare i soggetti privati nel confronto con i soggetti pubblici.

Ecco dunque che appare chiaro il terreno comune che ha permesso un tale sincretismo, una conciliazione che ricorda da vicino quella che portò alla firma dei Patti Lateranensi; traspare insomma una convergenza culturale verso destra, accentuata dalla folta presenza di imprenditori e banchieri, a discapito della gente comune (negli spazi dedicati ai lavoratori mancano operai, disoccupati, pensionati, dipendenti), così come appare carente il dibattito sul disagio sociale, a tutto vantaggio delle riforme del Governo. Il Cardinal Bagnasco ha fornito il suo placet al federalismo fiscale e il Vaticano ha scaricato Famiglia Cristiana quando essa si è levata contro un modo ignobile di gestire la governance del Paese. Largo consenso anche su molti altri temi in cambio della salvaguardia dei principi cattolici nella vita politica italiana e di adeguati finanziamenti ad enti religiosi. Infine, una comunione di visione amministrativa dello Stato, anche se per fini diversi, e l’utilizzo del comunismo, storico nemico sia del Clero che dei liberisti, per giustificare le proprie scelte agli occhi del popolo.

 

Per finire, alcune delle “perle” emerse nel corso del Meeting.

Il cardinale Tauran ha precisato che “le religioni sono fattori di pace”.

Magdi Allam, a proposito della sua conversione: ““Ho compiuto approfonditi studi sui testi della religione islamica e posso dire che molti versetti legittimano l’ideologia dell’odio e della violenza.  La stessa biografia ufficiale di Maometto, riconosciuta dal mondo islamico, descrive la vita del Profeta come un guerriero che si è macchiato di efferati crimini come l’uccisione di settecento ebrei a Medina nel 627 d.C.”.

“Non conosco un modello di rapporto tra globale e individuale più riuscito della Chiesa cattolica” afferma Prades, docente di Teologia Dogmatica alla facoltà teologica di Madrid.

Per Pavarin, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Padova, è più che mai attuale e necessaria la massima attenzione all’articolo 27 della Costituzione che afferma che la pena deve avere scopo di rieducazione e recupero del condannato. “All’origine vi è una scelta dei legislatori. È il riconoscere che l’uomo è fatto ad immagine di Dio”.

Tremonti, per convalidare la sua positiva visione del ruolo del Governo, cita il Tomasi de Lampedusa: “se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”. Viene il sospetto che non abbia mai letto il libro. Poi prosegue: ciò che cambia è la questione del potere” “I popoli chiedono, i governi devono poter dare una risposta” E chiosa con un mirabolante: “Allora quale nuova ideologia? Non ho nostalgia del Romanticismo, ma penso siano una buona base di partenza valori quali moralità, responsabilità e sussidiarietà. Come sintetizzare tutto questo in tre parole? Dio, Patria e Famiglia (lui voleva dire “Credere, Obbedire e Combattere”. Tanti saluti allo Stato laico).

 

Foto da : paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/

Nucleare o Rinnovabili?

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Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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