Quando gli storici scriveranno con obbiettività del primo decennio del XXI secolo in Italia, compiranno un’operazione semplicissima: fotocopieranno le pagine relative agli anni compresi tra il 1922 e il 1924, e cambieranno solamente date e nomi dei personaggi. Se Cicerone insegna che “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzio dell’antichità” rimane sconcertante e quanto mai attuale la domanda che si poneva Dumas padre: “Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?”
Gli Italiani del 1922 non si sono mai accorti del processo che vivevano e poi non lo hanno mai voluto chiamare per quello che era. Anzi, erano pure contenti. In quell’anno Mussolini spalanca le porte della vita politica al nuovo Papa, Pio XII. Il futuro Duce è infatti alla ricerca di alleanze per rafforzare la propria posizione, per questo ricerca contatti e consensi in qualunque sponda politica, scagliandosi contro il “pericolo rosso” rappresentato dalle forze di sinistra. E difatti il 20 Settembre dichiara di voler voler “distruggere tutta la struttura della sinistra che sogna la delegittimazione dello Stato”. I partiti di sinistra sono lacerati da contrasti interni che appaiono insanabili, e rinunciano ad una alleanza tra loro e con i cattolici per contrastare il nuovo pericolo. Vittorio Emanuele III ha una delle due occasioni per togliere di mezzo il futuro dittatore, ma non firma lo stato di assedio quando i fascisti compiono la marcia su Roma. Anzi, come sappiamo, fa l’esatto contrario.
Una delle prime riforme compiute da Mussolini salito al potere è quella della scuola, che deve essere improntata al massimo rigore e severità. Non si può tacere, comunque, che la riforma era necessaria, che era stata rimandata per anni dai precedenti Governi, e che fece diminuire il tasso di analfabetismo. Seguono le riforme del sistema economico, basate sulle nuove teorie che vedono il salariato non più solo come produttore, ma come produttore e consumatore: egli è quindi il perno della produttività aziendale, e per questo deve avere disponibilità economica. Confindustria si allea subito.
Nel 1923 Mussolini riforma l’apparato statale, sotto l’insegna dell’assunzione di persone capaci (= gradite) e l’allontanamento di coloro che contribuiscono ad appesantire la struttura. Si assiste a licenziamenti di massa nelle ferrovie, le aziende pubbliche vengono privatizzate, con l’eccezione della radio, che rimane invece saldamente nelle mani del romagnolo. Il I° Luglio viene presentata la Legge Acerbo, definita da Mussolini una “inderogabile necessità”. E’ una legge che assegna il premio di maggioranza al partito che ottiene più voti in tutta la nazione, istituendo così il collegio unico nazionale. La riforma si prefigge lo scopo di favorire la governabilità del Paese. Vengono anche cambiati alcuni direttori dei giornali.
Nel 1924 Vittorio Emanuele III potrebbe liberarsi di Mussolini facendolo arrestare dopo l’omicidio Matteotti, ma non prende nessun provvedimento. I partiti all’opposizione non riescono a mettere in piedi nessuna azione credibile per la destituzione del dittatore. Mussolini è nei guai con la Giustizia.
Il 30 Dicembre convoca il Consiglio dei Ministri: tutti si aspettano le sue dimissioni, lui invece annuncia “Importanti misure per la tutela morale e materiale del Paese, per riportarlo alla legalità”. Il Parlamento verrà equiparato ad un’assemblea che ratifica decisioni prese dal Governo.
Cambiamo i nomi e mescoliamo un po’ gli eventi. Nel 1994 Berlusconi “scende in campo”. Anche Mussolini “scende in campo” quando dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. La sua campagna elettorale accosta la sinistra a “Fame, morte e distruzione”, e mette in guardia dalla corruzione comunista. Nonostante sia ricco, sia di denaro che di agganci, gli occorrono i due terzi dei voti in Parlamento per effettuare alcune riforme costituzionali, per questo intesse “dialoghi” con altri partiti. Una delle prime cose che ha fatto è andare dal Papa e fare il baciamano feudale, rassicurandolo sulla propria politica. Berlusconi non ha bisogno di accentrare le comunicazioni nelle sue mani, perché detiene già la gran parte dei media italiani. Alcuni direttori e giornalisti sono cambiati. A differenza di Mussolini lui è già nei guai con la giustizia, e per questo la legge incostituzionale Alfano è una “inderogabile necessità”, pardon, una “priorità”, come la riforma della giustizia. Grazie alla proposta di Consolo (An) anche i Ministri godranno dell’impunibilità. Una delle prime riforme intraprese è quella della scuola, in senso privatistico ovviamente, così come Alitalia è stata regalata a dei privati. Seguono licenziamenti di massa: Alitalia, Telecom, Fiat… e la riforma dell’apparato statale. Confindustria plaude e spinge sull’aumento della produttività. Riforme più a lungo raggio riguardano cambiamenti strutturali del funzionamento dei meccanismi governativi, con una forte spinta al presidenzialismo e maggiori poteri al Governo e ai Questori, scusate, ai Sindaci, tutto in nome della governabilità del Paese. E’ la stessa logica che li ha spinti ad approvare la legge porcata di Maroni, quella elettorale, che garantisce premi di maggioranza e nomine dalle segreterie dei partiti. A proposito, come per Mussolini un grande serbatoio di voti è costituito dal Sud Italia. Il Parlamento ratifica solo la gragnuola di Decreti Legge promossi dal Governo. Il Presidente della Repubblica è caduto in un inspiegabile mutismo, nonostante gli attacchi alle istituzioni dello Stato, alla Costituzione e agli oppositori si moltiplichino e diventino ogni giorno più arroganti. Lui, a differenza del Re, firma, ma il risultato è lo stesso: il Lodo Alfano non viene rispedito alle Camere e la politica del PdL viene sdoganata. Le opposizioni sono più anemiche del Governo Facta: il Pd ospita contrasti e dissensi interni, e i precedenti Governi di centrosinistra non hanno approvato la legge sul conflitto di interessi che poteva tagliare fuori il palazzinaro piduista.
I risultati di questa bulimia politca sono sotto gli occhi di tutti, in questi giorni. Un piccolo elenco di dichiarazioni di stampo fascista comprendono gli attacchi di Berlusconi al giudice Gandus, definita “un nemico politico” (come tutta la Magistratura che indaga sul suo conto), e il ricatto presentato alla Consulta: o approvate il Lodo Alfano o io riformo tutto il sistema giudiziario. Il sistema del ricatto e dell’intimidazione è stato ampiamente praticato dal Governo nella vicenda Alitalia, dove lungi dall’essere un mediatore super partes ha imposto un’unica alternativa: vendere ai privati italiani. Da mesi si assiste al boicottaggio del candidato dell’opposizione alla presidenza della Commissione vigilanza della Rai. Il motivo ufficioso è ovvio, un regime si alimenta di propaganda controllata da se stesso, il motivo ufficiale è che il candidato appartiene ad un partito non “favorevole alla democrazia e alla libertà”. Abbiamo già ampiamente documentato come il rovesciamento delle proprie perversioni sugli avversari sia un metodo molto praticato da questo Governo.
Scrive Marx: “La storia somiglia alla paleontologia. A causa di certi pregiudizi, anche i migliori scienziati non si accorgono di fatti che hanno davanti al naso. Dopo, si stupiscono di vedere dappertutto tracce di ciò che non avevano saputo notare”.
Foto da digilander.libero.it









