Lesina, rovinato dai debiti contratti dal figlio Tirchippide alle corse dei cavalli, cerca una soluzione per evitare di pagare, e perciò si rivolge al “pensatoio”, la scuola filosofica di Socrate, per mezzo della quale spera di imparare dei trucchi dialettici che gli consentano di farla franca. Poiché non riesce a convincere il figlio a divenire discepolo del grande filosofo, si iscrive egli stesso alla scuola, dove rimane stupito dei cavilli e delle capziosità con le quali si sostengono le tesi più assurde.
Pensate se Socrate fosse stato il Presidente del Consiglio, con sei televisioni e più di metà della carta stampata: a forza di ripetere i sofismi che il tragediografo greco gli ha messo in bocca tutti gli ateniesi gli avrebbero creduto. E, certo, anche i nostri novelli Lesina di centrodestra, con processi più o meno pendenti, devono trarre ispirazione dalle Nuvole, quando commentano dei fatti di politica e, come il vegliardo, da esse debbono aver ottenuto il dono: “D’ora innanzi, nessuno in Parlamento te nell’esprimer grandi concetti uguaglierà!”. O, più semplicemente, si guardano allo specchio prima di parlare.
Ieri il Governo, nel giro di pochi giorni, ha subìto il secondo, durissimo smacco, di fronte al presunto “consenso imbarazzante” del quale faceva tanto vanto, fino a poco tempo fa. Proteste e manifestazioni in tutta Italia, adesione allo sciopero consistente (il Ministero è stato costretto ad ammettere che l’adesione sfiorava il 60%, i sindacati hanno dichiarato tra l’80 e il 90). A Torino l’orchestra del Teatro Regio ha perfino suonato per i manifestanti, dimostrazioni si sono susseguite in tutte le principali città italiane, per protestare contro l’applicazione del Decreto Gelmini. A Roma i sindacati hanno denunciato la partecipazione di un milione di persone. Il discorso finale è stato tenuto dai tre sindacalisti, ma è apparso traviato rispetto alle richieste di chi era in piazza: Bonanni in pratica ha rivelato che il motivo del dissenso della Cisl si annidava nel fatto che i sindacati non erano stati consultati. Probabilmente, come ci insegna la storia degli ultimi quindici anni, se il Governo avesse convocato Cisl, Bonanni avrebbe controfirmato lo stesso decreto approvato ieri. Epifani ha esortato in modo vibrante i tre sindacati confederati a non dividersi: “Non scambiamo un piatto di lenticchie per la forza di questa unità”. Sarebbe stato bello se questo motto fosse stato lo slogan sindacale nelle numerose contrattazioni che hanno portato gli insegnanti, e i lavoratori in generale, nelle condizioni che i tre segretari hanno denunciato anche ieri.
Feroce la reazione della maggioranza: Maroni mette in chiaro che chi occupa e impedisce agli altri di studiare verrà denunciato. Uno strano afflato di legalità, da parte di un esponente di uno schieramento che è sempre assente dalle aule dei tribunali. In ogni caso significa che non sarà tollerato altro dissenso verso il Governo. Poi prosegue, cercando di normalizzare la protesta, che dichiara “fisiologica”, e conclude con la perla: “Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’e’ il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali”: viene il dubbio che la cifra di 200.000 manifestanti al recente corteo del Pd la abbia suggerita lui alla Questura. Ma forse si riferiva a chi dissentiva nella sola Sicilia. Mentre parla, però, un altro sospetto prende corpo: e se le “dettagliate istruzioni” che il premier gli ha elencato, trattandolo da maggiordomo, avessero riguardato l’uso di provocatori fascisti per pestare gli studenti che protestavano, per poi dare il destro alla polizia di caricare gli studenti stessi?
Oggi Nitto Palma, quello della riproposizione dell’immunità parlamentare, ha riferito alle Camere sugli scontri avvenuti in Piazza Navona. Secondo l’Onorevole gli scontri sono stati provocati dagli studenti di sinistra, che hanno aggredito i neofascisti per i quali, comunque, si affretta a precisare che “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo”, in modo da evitare loro una condanna. A chi si chiedeva come avesse fatto un camion pieno di spranghe a raggiungere la piazza ha risposto: “E’ usuale che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona” Sicuramente alcuni studenti hanno “sentito” molto distintamente, su tutto il corpo, la musica cantata da questo nuovo modello di diffusori audio. Altro che Nuvole di Aristofane… queste assomigliano molto di più alle “nuvole” che si facevano nel magazzino del collegio di Gian Burrasca. Per fortuna i testimoni oculari hanno raccontato come sono andate veramente le cose. Maroni, si è affrettato a congratularsi con le forze dell’ordine per il lavoro svolto: “abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni”. Non c’è alcun dubbio.
Se Aristofane vivesse oggi, al posto di Socrate avrebbe messo Cicchitto. Commentando l’iniziativa promossa dal Pd e da IdV di indire un referendum abrogativo della legge Gelmini ha dichiarato che Veltroni “insegue una deriva plebiscitaria ed esprime il massimo della sottovalutazione della dialettica parlamentare”. Chissà dove ha vissuto in questi ultimi sei mesi, quando in Parlamento la maggioranza si è solo preoccupata di mettere a tacere l’opposizione. Non pago, forte dell’ignavia dei giornalisti, insiste, rivendicando che Forza Italia “mai ha pensato di smontare il Parlamento a colpi di referendum”. Infatti a pensato di smontarlo a colpi di Decreti Legge.
La Gelmini non si sente più, ammutolita dal fiume di persone sceso in piazza a contestarla. Si era limitata a bollare lo sciopero come un “rito”, alla faccia di chi ha perso il giorno di salario; al suo posto ha parlato la Aprea (quando c’è da metterci la faccia spunta sempre fuori un portavoce), che ha largito ghiande per porci: “credo che noi potremo, con la normativa secondaria e con atti applicativi, accogliere qualche suggerimento che arriva dalle forze sindacali e dalla scuola vera”.
Rimane solo Berlusconi che, alla stregua di un bambino a cui si è rotto il giocattolo, strepita in modo puerile contro “la scandalosa capacita’ della sinistra di mentire su cose di buonsenso”.
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