Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Archive for Novembre, 2008

Il Signore delle Mosche

Posted by admin On Novembre - 28 - 2008

Sir William Gerald Golding

 

(1911-1993) ha studiato prima scienze naturali, poi letteratura e filosofia ad Oxford. Nel 1934 pubblica la sua prima raccolta di poesie (Poems). Intraprende la carriera di insegnante, che viene interrotta dall’esperienza bellica, per poi riprendere. Nel 1954 viene pubblicato il suo capolavoro, “il Signore delle Mosche”. Negli anni seguenti vengono pubblicati altri romanzi e alcuni testi teatrali, quindi abbandona la carriera da insegnante, per dedicarsi completamente alla scrittura. Nel 1983 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, mentre nel 1988 fu nominato sir.

 
Ipotizziamo che, in uno spazio indefinito e vuoto, il Bene, la Ragione, la Spiritualità e l’Istinto siano forzati a coesistere e debbano costruire il nuovo mondo: cosa accadrebbe?
William Golding non ha nessun dubbio. Per mezzo di una concatenazione ferrea di eventi il romanziere inglese traccia un quadro dell’essere umano che lascia poco spazio all’immaginazione. Il romanzo usa l’espediente della classica isola deserta, sulla quale, in seguito ad un incidente aereo, approda una comunità di bambini. L’impiego dei bambini come protagonisti del romanzo si presta ad una doppia chiave di lettura: il bambino come simbolo della mancata contaminazione dalle strutture culturali degli adulti, più immediato nelle sue reazioni e quindi, forse, più simile dell’adulto all’ente filosofico (Bene, Male…), e il bambino freudiano, che ha già in sé ciò che sarà ma ad uno stadio più latente, e influenzato dall’educazione che ha ricevuto (i bambini sono tutti provenienti dalla scuola inglese). L’intero scritto è fortemente simbolico: ogni bambino rappresenta un ente filosofico e agisce di conseguenza. Ma non sono solo i bambini a prestarsi alla parte di simbolo: sono simboli anche la conchiglia (la Democrazia), la testa del maiale impalata (il Male), il cadavere di un paracadutista (la Superstizione), il fuoco (la Speranza) e ogni cosa che anima questa che si configura essere come una utopia negativa. Gli anglosassoni sembrano essere maestri indiscussi del genere (La Macchina del Tempo, I Viaggi di Gulliver, Fahrenheit 451, Arancia Meccanica, La Fattoria degli Animali, 1984, Brave new World…).
Il conflitto inscenato è rappresentativo sia del rapporti tra uomini, sia delle varie spinte emotive interiori, che caratterizzano ciascuno di noi, intrecciando così in modo indissolubile i due piani, esterno ed interno all’individuo, e la conclusione sulla reale natura dell’essere umano.
Le premesse che hanno portato all’incidente aereo iniziale, il quale innesca tutta la trama, richiamano le conclusioni a cui arriva Golding, chiudendo così immaginariamente un circolo.

 

Affermare che un capolavoro è attuale ancora oggi è scrivere di una evidente banalità, poiché un romanzo è grande proprio in quanto è sempre in grado di illuminare le vicende umane e renderle comprensibili a chiunque. Tuttavia non si può non rimarcare come la vicenda politica italiana di questi ultimi anni si rifletta in modo molto chiaro in larghi passi del romanzo di Golding, inducendo a più di uno spunto di riflessione.

 
Foto da www.martinfrost.ws

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Fini: l’unica destra possibile

Posted by admin On Novembre - 27 - 2008

Se si paragona la democrazia italiana a quelle degli altri Paesi occidentali non si può non riscontrare una evidente anomalia politica, che da decenni ci caratterizza: la mancanza di una destra liberale, una destra che si propone di far crescere tutto il Paese secondo una visione politica che possa essere paragonata alle destre francesi, inglesi e tedesche. In Italia è assente una politica alla Sarkozy, tanto per intendersi; morta la Destra Storica, annichilito il vecchio Pli, se si osservava chi si era seduto tra i banchi parlamentari nei posti occupati in Inghilterra dai Conservatori, si è riscontrato prima il Partito Nazional Fascista, poi i suoi avanzi. La Democrazia Cristiana, ad esempio, ha sempre cercato una sponda a destra, nel tentativo di scongiurare alleanze a sinistra: ci provò anche durante il Governo Tambroni, ma, vista l’impossibilità di sostenere una alleanza con i nostalgici, fu costretta a guardare al Psi. Attualmente quei posti sono occupati da una forza priva di retroterra politico, che è figlia diretta della classe industriale, e che sta al pensiero liberale quanto Veltroni sta a quello socialista.

 

Eppure, all’interno della maggioranza attualmente al Governo, esiste un uomo che sta provando a cambiare volto all’immagine della destra italiana, cercando di riproporre un modello molto vicino a quello europeo: quest’uomo è Gianfranco Fini.
Il suo curriculum non depone a favore: il Presidente della Camera era il pupillo del repubblichino Almirante. Ma bisogna guardare ai fatti per formarsi un giudizio equilibrato, e i fatti sono, almeno in parte, dalla sua. Quello di Fini deve essere un progetto che covava da parecchio tempo, e di ampio respiro: è iniziato con lo strappo di Fiuggi, nel ‘95, dopo anni di battaglie con Pino Rauti, certo non il modello di modernizzazione. La ‘svolta di Fiuggi’ consentì a Fini di scaricare le frange più oltranziste del partito (l’allora Msi), prendere le distanze dalle leggi razziali e cercare di iniziare a costruire un vero partito di destra: fino ad allora, infatti, nessun movimento di destra aveva misconosciuto le ideologie fasciste, comprese le più deleterie. Il percorso non è stato così lineare, se ancora nel ‘94 diceva che “Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti”, e solo due anni prima ancora inneggiava “chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita… Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo”, ma certo si può individuare un cammino verso la condanna esplicita al fascismo che quest’anno lo stesso Fini ha fatto. Ora non solo le leggi razziali sono il “male assoluto”: nel Congresso dei Giovani di quest’anno Fini è arrivato a dire che la destra deve riconoscersi nei valori dell’antifascismo. La dichiarazione è stata fatta nel silenzio più assoluto della platea, dove diversi ragazzi in maglia nera si sono messi le mani nei capelli (quelli che non li avevano rasati).

 

Questo è il grosso problema di Fini: è solo. Drammaticamente solo. Solo nel sostenere la sua linea di pensiero, solo nel sostenere la sua politica. Le boutade di Gianfranco hanno, da ultimo, incontrato la resistenza più o meno velata sia di esponenti di spicco del suo partito (La Russa, Alemanno, Gasparri), sia di altri politici di destra, da Storace ai parlamentari del PdL. Si sono, di volta in volta, opposti alla sua dichiarazione di voto laico in occasione del referendum sulla procreazione assistita, alle sue aperture all’islam e le reiterate visite in Israele, allo scioglimento delle correnti all’interno del partito. Nel Novembre 2007 è stato il primo a prendere le distanze da Berlusconi: “oltre alla propaganda c’è anche la politica”. Veltroni ci sarebbe arrivato solo sette mesi dopo, con una tornata elettorale disastrosa in mezzo. Fini rivendica un più ampio ruolo della politica democratica: “Berlusconi e Veltroni vogliono essere i pilastri della politica italiana e mettere nell’angolo gli altri”. D’accordo, potrebbe trattarsi di un tentativo di non rimanere stritolato dal Pdl; ma è un atteggiamento che ha sostenuto con forza in più di una occasione, senza farsi alcuno scrupolo: “Le riforme si fanno con l’opposizione. Questo è un punto fermo”( 23 Luglio). Il Cavaliere non pare dello stesso avviso. Altri contrasti con il premier in occasione della manifestazione del Pd, quando Fini è stato il solo a riconoscere il contributo democratico dell’evento organizzato dal principale partito dell’opposizione, unica voce fuori del coro della maggioranza. Non solo: al leader di An non è andato giù l’atteggiamento del Governo, che ha cercato di imporre la finanziaria al Parlamento, arrivando allo scontro verbale con Berlusconi (”tra discussione e assalto alla diligenza c’è una bella differenza!”).

 

Fini si è poi trovato in contrasto con l’intera maggioranza in occasione della sua proposta di voto agli immigrati e della creazione di una Commissione Parlamentare che strutturasse meglio il federalismo e lo sottoponesse alla vigilanza delle due aule di Senato e Camera: progetti entrambi affossati. Per non parlare della secca presa di distanza dalle vergognose parole di La Russa, in occasione della commemorazione dell’8 Settembre. O dello scontro a distanza con Maroni che nega che il fenomeno del razzismo sia presente in Italia (”Io credo che occorra avere l’onestà di dire che effettivamente ci sono numerosi episodi di razzismo che si susseguono. In molti casi determinano atti di violenza. Non si può negare il rischio di eventi legati al razzismo”) e con la Lega Nord intera di fronte ad alcuni emendamenti presentati al ddl sicurezza.

 

L’altro ieri è arrivato perfino a denunciare apertamente ciò che è già da tempo sotto gli occhi di tutti: “serve una forte democrazia interna per scongiurare il rischio di cesarismo”. Tutte le risposte che arrivano dalla maggioranza sono altamente sconfortanti, e tipiche dello stile pidiellino, un misto di derisione ed arroganza: in questo caso, ad esempio, Bonaiuti ha replicato con l’invito a non dimenticare “che Giulio Cesare non era certo un personaggio negativo: varcò il Rubicone e portò sulla scena nuove classi produttive”. Anche Giulio Cesare, si scopre, era un capitalista… O forse l’insegnante del Portavoce di Forza Italia era la Gelmini.
Fini però non deve mollare: indipendentemente dalle sue idee nelle questioni prettamente politiche, più o meno condivisibili, è questa la strada che deve continuare a percorrere, per liberare l’Italia da una perniciosa ideologia e da un certo modo di fare politica.

 

Foto da politicalibera.blogspot.com/

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Cuor di Gramigna

Posted by admin On Novembre - 27 - 2008

 

 

 

 

 

 

 

Dicono che abbia radici molto profonde
E che si confonda nei campi insieme al granoSotto gli stivali di cento soldati non demorde
Si lascia calpestare e torna ad infestare
Avanza in verde marea a sconfinare
Polline allergenico s`alza come schiuma

Bruciarla come secca sterpaglia
Coltrare il terreno sperando non ritorni.

Ma era solo erba…
 

 

 

 

Pesceluna

 

Foto da www.legambientearcipelagotoscano.it/

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Il Paese dei Balocchi

Posted by admin On Novembre - 26 - 2008

Ora è tutto chiaro; il Governo Berlusconi IV ha una solida fonte ispiratrice. Non si tratta, ovviamente, del suo programma elettorale, ma della celeberrima favola di Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Se hanno concepito un sistema giudiziario modellato sul Paese di Acchiappacitrulli, ora, di fronte alla crisi economica incalzante, propugnano il Paese dei Balocchi.

 

“Se i cittadini consumatori si faranno prendere dalla paura, le imprese ridurranno la produzione, metteranno parte dei lavoratori in cassa integrazione. E questo significa che molte famiglie non consumeranno più come prima e la crisi si avviterà”, perciò uscire dalla crisi “dipenderà alla volontà di non cambiare lo stile di vita e di non rinunciare agli acquisti”.
Benvenuti, appunto, nel Paese dei Balocchi. Spendete, spandete, non abbassate il vostro tenore di vita e siate felici, ottimisti come il vostro Presidente del Consiglio. Non rinunciate ai vostri divertimenti, ai piccoli lussi che vi concedete, anche se siete a corto di liquidi, e magari con un parente in cassa integrazione; arricchite le industrie (anche quelle del Presidente del Consiglio). Non date ascolto alle Cassandre che vi prospettano tempi cupi, perché sono brutti e cattivi figuri di sinistra. Noi abbiamo sempre il sorriso sulle labbra. Almeno fino a quando non verrete trasformati in asini, ma questo per ora non vi concerne.

 

Gli Italiani devono essere tenuti nell’ignoranza di quanto accade, rassicurati che tutto stia andando quasi per il meglio. I loro timori vanno dirottati su altre cose. Che il quadro sia poco positivo, ovviamente, non si può negare, ma, come ha detto il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, “Da metà 2008 l’Italia è entrata in una recessione tecnica e dovremmo chiudere l’anno con un Pil in lieve calo dello 0,2%. Nel 2009 secondo il Fondo Monetario dovremmo registrare un Pil negativo dello 0,6%, mentre la Germania sarà a -0,8% e la Spagna a -0,7%.”. Quindi è tutto nella norma. Non ci si spaventi, lo dice anche Tremonti: “Il sistema Italia è più solido di quanto crediamo: il debito pubblico e privato è pari al 125% del Pil, contro il 130% della Germania. Degli altri Paesi è meglio non parlarne”.
Gli sforzi per contrastare i cambiamenti climatici? “Donchisciotteschi”, parola di Berlusconi che, non a caso, è stato sempre un fervido sostenitore di Bush; “c’è la crisi economica, mi sembra esagerato che l’Europa voglia farsi portabandiera nella battaglia sul clima”. I soldi prima di tutto.

 

Ovviamente le cose stanno in modo molto diverso da quello prospettato. A parte lo schizofrenico ragionamento del Primo Ministro, Scajola e Tremonti ragionano su dati forniti dall’Fmi: si è dimostrato vero, almeno finora, che il sistema bancario del nostro Paese sia più solido rispetto ad altri, e così anche i risparmi delle famiglie. Tuttavia è stato aggiunto anche altro: il centro di ricerca dell’Economist ha tracciato un quadro poco idilliaco. Per il sistema finanziario non è previsto alcun miglioramento per il Belpaese nei prossimi anni. Il farneticante discorso di Berlusconi si scontra anche con la classifica della competitività delle nostre aziende: siamo 40esimi al mondo, dietro la Thailandia, e penultimi in Europa. Anche qui, non è previsto alcun miglioramento. In ogni caso non possono essere i cittadini con le tasche vuote a far ripartire la baracca. Non solo: le prime posizioni della classifica della competitività sono occupate da Paesi con un tipo di Welfare tradizionale: abbiamo la prova, dunque, che quando i politici italiani affermano che il Welfare State non è sostenibile in termini di spesa pubblica o sono incapaci o mentono.
Tremonti e Scajola invece hanno fatto un gioco di prestigio con i numeri. Perché i dati dell’Outlook Ocse dicono che “Il Pil dell’area Ocse sarà pari a -0,4% nel 2009. Mentre l’Italia, con una stima di crescita a -1%, si colloca al quart’ultimo posto. La ripresa è attesa nel 2010″. Non siamo proprio allineati, quindi; l’Italia, inoltre, ha il terzo debito pubblico mondiale e una capacità di ripianarlo piuttosto scarsa, tanto che a fine 2006 Standard&Poor’s ci classificava come A+, poi risaliti ad AA- (contro, però, un declassamento di Ficht). E le cose non sono certo migliorate, aòl punto chhe la stessa S&P agli inizi di Agosto scriveva: “L’alto livello del debito pubblico e l’onerosa spesa per interessi dell’Italia continueranno a limitare la sua flessibilità finanziaria”.
Ci sono poi i dati taciuti: L’Economic Outlook assicura un aumento della disoccupazione che in Italia tornerà all’8% nel 2010, dopo un tasso pari al 6,9% nel 2008 e al 7,8% nel 2009. Se le stime non dovessero essere ritoccate in modo peggiorativo, cosa che di questi tempi avviene abbastanza di frequente, possiamo già ritenerci fortunati. Il tessuto ricco di piccole e medie imprese aiuterà sicuramente i media a non destare scalpore attorno ai licenziamenti di massa, poiché se ne avranno tanti ma poco numerosi. Le aziende non sono messe meglio: l’Ad di Banca Intesa, Profumo, ha dichiarato che “Guardando al ritmo delle cancellazioni di imprese dal registro delle Camere di commercio, si assiste a una dinamica molto più marcata e crescente nell’ultimo periodo: nel secondo trimestre dell’anno il rapporto tra imprese cessate e le attive e’ salito al 2.3% dall’1.7% degli anni scorsi”. Esse sono, inoltre, indebitate con le banche per 916 miliardi di euro (Dato Cgia Mestre, 19/10/08), perciò diventa difficile stimolare ulteriore credito. E se è vero che i dati Fmi confortano in parte i due Ministri, perché nessuno dei due ha rimarcato che lo stesso rapporto evidenziava che l’eventuale ripresa dell’economia italiana sarà “lenta e debole”, impacciata da “rigidità strutturali, mancanza di competitività interna e dalla contenuta risposta sul fronte fiscale”? E che l’Economic Outlook dell’Ocse prevede “ulteriori cali del prodotto interno lordo fino a fine 2009″ a fronte di “condizioni creditizie interne più difficili”, della crisi finanziaria globale e delle “continue perdite di competitività sui costi”?

 

Mentre i nostri governanti minimizzano, altri sono più sinceri, come il neo presidente degli USA Obama, che forse ha recepito gli avvertimenti Ocse (molti fra i 30 Paesi dell’Ocse “si trovano o stanno per trovarsi, in una recessione durevole e con un’intensità che non si vedeva dall’inizio degli anni ‘80″), o dei pezzi grossi delle banche (Fed o Bce, che hanno parlato molto chiaro).
Le misure adottate sono di conseguenza. Sul fronte famiglie è prevista una “social card” (a cui accederanno solo coloro che sono quasi sotto la soglia di povertà), sconti sulle bollette (che però già devono calare in virtù del crollo del prezzo del petrolio) e ipotetiche misure sui mutui. A proposito delle “Social card” il Codacons è stato piuttosto netto: “Si tratta infatti di interventi ‘una tantum’, di entità tra l’altro modesta, e del tutto insufficienti a coprire le maggiori spese sostenute nel corso dell’anno dalle famiglie, a causa dei rincari dei prezzi e delle tariffe”. Del resto, per quello che si è visto a proposito di Debito Pubblico, c’è poco da largheggiare. Le aziende però beneficeranno di sconti su Ires, Irap, prolungamento di detassazione degli straordinari e, in aggiunta, dei premi di produzione. Inoltre si vedranno garantito il credito. E’ indubbio che le aziende italiane vadano salvaguardate il più possibile da questa situazione, ma appare anche evidente il forte squilibrio di questa manovra tutta a favore delle imprese. La Cgil ha calcolato 400.000 posti di lavoro in meno, e il suo segretario, Epifani, ventila che senza la restituzione del fiscal drag ai lavoratori “a Natale l’unica imposta che sale è quella dei dipendenti e dei pensionati”; e calcola che sarà di “circa 13 miliardi di euro, 350 euro di tasse in più all’anno”. Forse vale la pena che il Governo controlli. Le misure per gli ammortizzatori sociali sono poco chiare, però Berlusconi ha trovato subito 16.6 miliardi di investimenti in infrastrutture.

 

Paragonati agli altri Stati facciamo, come al solito, una magra figura: il nostro Parlamento è intasato da “priorità” assolute quali il federalismo, mentre altrove tutti gli sforzi sono concentrati per far fronte alla crisi finanziaria. Negli U.S.A. Obama ha riunito “le migliori intelligenze” per escogitare qualcosa di valido, e ha immediatamente chiamato a collaborare l’avversario McCain perché, ha detto, “la saggezza non sta tutta da una sola parte”. Noi invece abbiamo un Premier che chiude la porta in faccia all’opposizione, poi il giorno dopo si dichiara disposto ad accettare consigli, e il giorno dopo ancora li onora della “Laurea del coglione”. Intanto non ha ancora creato un tavolo comune con le altre forze politiche.
In Inghilterra hanno aumentato la tassazione dei redditi più elevati e scontato l’Iva, mentre Francia e Germania, non ritenendo che l’abbassamento dell’Iva possa essere risolutivo, hanno deciso di puntare tutto su ricerca e tecnologia: garantiscono Sarkozy e Merkel. In Italia i ricchi non pagheranno un euro di più, quanto a ricerca e sviluppo la situazione delle nostre aziende è nota da sempre.
Ma c’è di più: il Ministro inglese per l’Energia e i Cambiamenti Climatici (già suona bene, come nome per un Ministero, sa di presa di coscienza) ha appena dichiarato di essere “orgoglioso” del piano appena approvato dal Parlamento inglese, definito come una svolta verde. A chi gli chiede come pensa di conciliare i costi che questo piano comporterà per le aziende con la crisi economica, lui ha risposto: “C’è chi ha già obiettato che, in tempi duri per l’economia, dovremmo fare marcia indietro sui nostri obiettivi in fatto di cambiamenti climatici. In realtà, pur se sono naturalmente possibili dei compromessi, esistono anche soluzioni comuni ad entrambi i problemi: misure di risparmio energetico per le famiglie che riducono consumi ed emissioni, nonché investimenti in nuove industrie ambientali che migliorano la sicurezza energetica mentre riducono la nostra dipendenza dai combustibili inquinanti. D’altra parte, un ritardo in questa direzione non farebbe che rendere più costoso intervenire e, nel lungo periodo, sappiamo che i costi dell’inazione sui cambiamenti climatici superano i costi dell’azione”. Ce ne è abbastanza per chiedere asilo politico. La squallida realtà è che i nostri industriali vogliono risparmiare subito, e sui salari dei lavoratori: ecco come, storicamente, è intesa la competitività in Italia. Al resto ci si penserà quando ci si troverà di fronte al problema.

 

A noi non resta che assecondare il nostro Presidente del Consiglio e trastullarci nel Paese dei Balocchi che ci ha confezionato in modo del tutto disinteressato per la nostra serenità.

Foto da www.vatican.va/

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D’Alema, il piu’ uguale degli altri

Posted by admin On Novembre - 26 - 2008

Il Governo della Paura

Posted by admin On Novembre - 23 - 2008

Nel giorno della morte di Sandro Curzi, cacciato dalla Rai perché non allineato e poco disposto a piegarsi alle pressioni politiche, vengono alla luce i dati dello studio condotto da Demos e dall’Osservatorio di Pavia, dal titolo: “La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà”. I risultati della ricerca dimostrano ciò di cui molti hanno già percezione, e cioè che i media hanno un potere enorme nell’influenzare il pensiero comune di una nazione, e che hanno la possibilità di traviarlo e piegarlo alle proprie esigenze.

Sotto la lente di ingrandimento i timori e le paure degli Italiani: se a cavallo tra il 2007-2008 le principali paure che li attanagliavano erano costituite da sicurezza ed incolumità fisica, oggi queste vengono soppiantate da timori di natura economica e globale (conflitti armati, sofisticazioni alimentari). Il fatto, di per sé, potrebbe apparire privo di significato e perfino scontato, data l’ondata di crisi che inizia ad abbattersi sul nostro Paese, se in parallelo lo studio dell’Osservatorio di Pavia non registrasse un andamento analogo della presenza, sui media, di notizie legate ai crimini: tra Settembre e Dicembre del 2007 si è verificato un aumento molto significativo dello spazio dedicato dai mezzi di informazione a fatti delittuosi, aumento che non si è arrestato fino a Giugno; insediatosi poi il nuovo Governo, la cronaca legata al crimine è scemata in modo consistente.
Ovviamente non si tratta di coincidenze. Come pure non è una coincidenza che durante le elezioni il tema sicurezza (assieme ad Alitalia, di cui al contrario si è parlato meno e peggio) abbia giocato un ruolo importante.

Ma… sorpresa: se si ragionasse su fatti reali, si potrebbe constatare, dati Istat alla mano, come il numero di reati sia in calo, pur lievemente, trend che ormai è confermato da diversi anni. E’ evidente che qualcosa non torna.

Il metodo è in realtà noto da tempo: è quello del Governo della Paura. Se anche il centrosinistra abbia indulto in questo gioco deve aver fatto male i suoi conti: quando la popolazione è spaventata si aggrappa a chi può salvarla, senza badare troppo per il sottile. Perciò, solitamente, si rivolge a quello che percepisce come l’‘uomo forte’. Quindi vota a destra, dove storicamente questo modello viene propugnato. Una popolazione spaventata è disposta a rinunciare a molte cose pur di non perderne altre: per questo motivo accetta senza troppe difficoltà restrizioni delle proprie libertà personali, dei propri diritti. Una popolazione spaventata si scaglia sempre in modo cieco contro quelli che crede i mali del momento. Una popolazione spaventata, inoltre, si richiude su se stessa, su concetti prefabbricati o tradizionali che gli appaiono come realtà solide da contrapporre ai propri timori; si rinchiude dentro pochi modelli, meglio se uno solo, uniformandosi e diffidando profondamente, quando non combattendo, chi propone cose diverse, e il diverso stesso. Una popolazione spaventata è preda dell’ignoranza, poiché è dalla paura che discende questa condizione.

Per contro, un Governo che utilizza il Sistema della Paura ne trae notevole profitto: è in grado di aizzare la popolazione contro coloro che ritiene pericolosi. E’ in grado di distrarre la popolazione dalle cose che contano. E’ in grado di esercitare un controllo molto più capillare sulla stessa, in modo da manovrarla ancora meglio. L’ignoranza dei più è la sua forza, per questo non risolverà mai i problemi reali, ma in compenso farà molta demagogia. Ed ecco che i militari invadono le nostre vie e ogni mese ha la sua strega da mettere al rogo dopo un sommario processo: i rom, i dipendenti Alitalia, i barboni, gli extracomunitari, gli studenti dichiarati manovrati, i pedofili, i dipendenti statali, fantomatici terroristi islamici, stupratori, assassini…

Non si commetta l’errore di credere che l’azione del Governo della Paura (e dell’Ignoranza conseguente) sia volta solo ad istigare la paura stessa: si definisce Governo della Paura proprio perché la gestisce a seconda delle convenienze. E’ il motivo per cui, ad esempio, assistiamo ad un comportamento esattamente opposto nei confronti della crisi economica: in questo caso chi governa tende a spandere sicurezza e tranquillità. Mentre Berlusconi dichiara che bisogna “diffondere serenità ed ottimismo” (7 Novembre), e poi fa ” un appello ai media affinché non diffondano panico, visto che non c’é nessun motivo” (20 Novembre), all’estero si tiene la gente più informata su ciò che sta avvenendo e circa le conseguenze. Il Presidente degli U.S.A. ha dichiarato che “Se non agiremo rapidamente e in maniera coraggiosa potremo perdere il prossimo anno milioni di posti di lavoro, come ritiene la maggior parte degli esperti” e “al momento rischiamo di finire in una spirale deflattiva che potrebbe aumentare ulteriormente il nostro debito”. Gli Italiani della possibilità di finire in una spirale deflattiva lo hanno dovuto apprendere da fonti dell’Unione Europea, mentre cala un silenzio di tomba sul numero di licenziamenti e cassaintegrazioni che hanno cominciato a falcidiare il ceto popolare. In compenso il Presidente dell’Fmi è stato ancora più netto, avvertendo che potrebbe verificarsi “una nuova catastrofe nel mondo della finanza”. E difatti lo stesso Tremonti si era lasciato sfuggire che “è come stare dentro un video game dove c’è un mostro e lo abbatti, arriva un secondo mostro che è più grande del primo e lo batti, poi arriva il terzo mostro” (7 Novembre). Ma parlano di video games e lasciano la nazione nella sostanziale ignoranza.

E’ appena il caso di sottolineare, quindi, cosa può fare un uomo con sei reti televisive e la metà della stampa ai suoi piedi. Basta guardarsi attorno e guardare negli occhi la gente.

Luca 6, 41

Posted by admin On Novembre - 21 - 2008

Eluana ha la corteccia cerebrale necrotizzata e degenerata. Già questo tragico responso dovrebbe bastare per sedare ogni controversia. In aggiunta, i medici si sono espressi chiaramente: non c’è alcuna ragionevole speranza di ripresa. Il padre ha provato a condurre la sua battaglia nel modo più schivo possibile, cercando di evitare i riflettori, sempre educato; e deve avere una grande forza interiore se è continuamente riuscito a sopportare il dolore del suo dramma e tutto l’uragano mediatico che gli si è abbattuto contro. Ieri, di fronte all’ennesimo ostacolo, ha dichiarato: “Ringrazio tutti i media dell’aiuto e del sostegno che mi hanno offerto in tutti questi anni ma ritengo che non mi resta altra scelta di quella di non parlare più, altrimenti non uscirò mai da questo vortice”. Riesce ancora a conservare la sua calma, nonostante il ricorso che, il giorno 18, trentaquattro associazioni hanno depositato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per impedire che ad Eluana venga staccato il sondino.

Si sente spesso parlare in modo sprezzante delle leggi dei paesi islamici, dei loro usi e costumi. Di come siano trattate le donne, dell’imposizione di certe prassi religiose da parte dello Stato o, in alternativa, della comunità. Molti benpensanti reagiscono in modo scandalizzato alle notizie provenienti, di volta in volta, dall’Iran, dalla Nigeria, dal Pakistan, da Paesi in cui è l’integralismo religioso la guida morale per tutta la cittadinanza.
Pochi, pochissimi però, prima di aprire bocca ed emettere la loro sentenza, credono opportuno considerare la situazione che si vive in Italia. Basterebbe, ad esempio, guardare senza preconcetti al caso di Eluana e all’atteggiamento di molti cattolici, compresi i loro organi ufficiali, in merito. Il loro Papa ha dichiarato che quella ‘vita’ con il cervello degenerato e necrotizzato è intoccabile. Che quella ‘vita’ sostenuta da alimentazioni forzate ed innaturali, a cui mai viene aggiunta la qualifica di ‘artificiale’, è invece sacra, perfino naturale, secondo alcuni. In virtù di ciò la loro principale preoccupazione, anziché limitarsi ad un rispettoso e pietoso silenzio, è quella di imporre la loro morale dettata dal Re di uno Stato straniero, che si picca di essere la guida spirituale anche di chi non lo riconosce come tale. E non sono disposti a mollare l’osso. Si esprimono perfino con profonde inesattezze, pur di arrivare al loro scopo. Si è detto che la Cassazione aveva autorizzato l’eutanasia, quando la Cassazione ha dato un parere tecnico sulla fattività di un ricorso. Il Cardinale Ruini ha paragonato il caso a quello di Terry Schiavo, ma, come ha dichiarato il professor Defanti, il neurologo che ha in cura Eluana, il prelato appare “poco informato”, in quanto in quel caso la battaglia giudiziaria verteva tra il marito e i genitori di Terry, l’uno favorevole e i secondi contrari all’interruzione dell’alimentazione, non sulla questione se fosse o meno ammissibile staccare il sondino, possibilità già assodata. Qualche politico ha gridato all’ “omicidio di Stato”, e già minaccia una legge. Enti statali hanno fatto ostruzionismo. Quanta differenza c’è tra questo comportamento e chi cerca di imporre il velo alle donne, in un Paese islamico? Il Papa si è addirittura pronunciato con un richiamo pubblico ai parlamentari cattolici, che dovrebbero essere “coerenti con la fede professata” e bisognosi di formazione evangelica ed accompagnamento pastorale. Nessuno riesce a dare una spiegazione soddisfacente alla domanda di che titolo abbiano le gerarchie ecclesiali per pronunciarsi su materie simili. Potrebbero almeno farlo con un po’ più di umiltà, invece di attaccare pubblicamente biasimando “l’arroganza dei Giudici” (Rino Fisichella, (13/11/08). Non è shari’a questa? La ferma volontà di assoggettare anche chi non crede a determinati precetti morali e religiosi alla propria legge.

Come al solito, sono le donne a pagarne le conseguenze peggiori: tutte le loro conquiste e battaglie hanno visto il clero sempre opposto alle loro istanze, prime fra tutte il divorzio e l’aborto. Ma non vanno passate in secondo piano le opposizioni più o meno dichiarate dei buoni cattolici alla progressiva emancipazione femminile. E se in alcuni Paesi islamici la donna che non si assoggetta alle regole sociali subisce un mobbing comunitario, cosa accade ad alcune donne picchiate dal marito, o con una gravidanza indesiderata, soprattutto nel nostro Mezzogiorno?

L’integralismo di certe frange cattoliche è così intransigente da passare sopra, come un rullo compressore, al dramma personale di un uomo che vede tutti i giorni la propria figlia attaccata ad una macchina, senza speranze di una vita dignitosa. Di un uomo che non riconosce come giusta la morale da loro propugnata, e che ha la Costituzione dalla sua parte. Si infila nel letto di questo vegetale senza pudori, dettando e prescrivendo. Predicano il rispetto e la tolleranza, sono i primi a non averne, di fronte a scelte difficili come quella che tocca al padre di Eluana. Non è scritto da nessuna parte quale sia la scelta migliore, e perché lo sia, ed è scontato che sia così: sono scelte che rimangono in ambito privato, lo stesso deputato alla morale religiosa. Ma il Vaticano manca anche della decenza di rispettare questa elementare regola.

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Il Paese di Acchiappacitrulli

Posted by admin On Novembre - 19 - 2008

Regna un certo imbarazzo nello schieramento di maggioranza, in seguito alla proposta, inserita nel ddl sulla certezza dell’applicazione della pena, di estendere i benefici della “messa in prova”. La “messa in prova” è un istituto che prevede lo sconto della pena previo espletamento di “lavori socialmente utili”. Era un’idea che già l’ex Ministro della Giustizia Mastella aveva riesumato, riprendendola dal diritto minorile, dove già è presente. Secondo il leader dell’Udeur questo istituto era applicabile in sostituzione di pene fino a tre anni di carcere, ma una forte battaglia sostenuta dall’IdV fece scendere il Ministro a più miti consigli, e si considerarono due anni di detenzione quale tetto massimo per l’applicazione della “messa in prova”.

Cosa ha fatto Angelino Alfano? Ha esteso l’istituto fino a condanne che prevedono quattro anni di carcere. Praticamente un sacco di reati (dal falso in bilancio, alla truffa, alla corruzione semplice, reati ambientali, incidenti sul lavoro, frodi in commercio, manovre speculative, appropriazione indebita, violenze private…) verrebbero scontati senza nemmeno un giorno di galera. Uno spirito un po’ in contrasto con quello che dovrebbe animare il ddl sulla “certezza della pena”… Contraddizioni che non sono sfuggite alla Lega Nord e ad An, che con Maroni e La Russa, hanno intimato un secco altolà, il primo preoccupato dal fatto che tra i reati ‘amnistiati’ figurasse anche quello di immigrazione clandestina. Alfano si difende: “Si rassegni chi immagina che ci saranno trappole su indulti o amnistie. La posizione del governo é chiara: non ne faremo”. Alfano è contrarissimo agli indulti, infatti votò quello del centrosinistra. Cerca quindi di deviare l’attenzione sui vantaggi della proposta: “basta alla sospensione condizionale della pena gratis: chi ha fatto un danno alla società dovrà ripararlo lavorando obbligatoriamente, altrimenti niente condizionale e si fa il carcere per cui si è stati condannati”. Comunque per la messa in prova, dopo gli avvertimenti di An e Lega, promette “approfondimenti”. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: per gli incensurati viene raddoppiato il periodo di tempo detentivo per il quale possono avvalersi della “messa in prova”, evitando la galera. Meccanismo che rischia di diventare pernicioso se si considera che la “messa in prova” così proposta non solo estingue il reato, ma lo cancella. In pratica un impenitente truffatore reitererebbe il suo stato di incensurato diventando così, di fatto incondannabile.
Dopo la “salva rete 4″, il Lodo Alfano, il Lodo Consolo e la “salva manager”, una legge “salva quasi tutti”. Effettivamente se le condanne non vengono scontate da nessuno, la legge diventa, nei suoi effetti, uguale per tutti.
Non rimane che attendere che la destra propomga come riforma del sistema giudiziario la legge del Paese di Acchiappacirtulli, di collodiana memoria, dove in galera ci finisce chi viene truffato.

Foto da http://legxiv.camera.it/

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Zavoli: il Pd cerca di uscirne al meglio

Posted by admin On Novembre - 19 - 2008

Il Pd è rimasto stritolato dalla fiera delle finzioni inscenata dalla destra, nella vicenda della Commissione di Vigilanza Rai, e ora rischia di uscirne con le ossa seriamente rotte, perdendo così quei pochi consensi riguadagnati in queste ultime settimane, non certo per propri meriti, ma in virtù dell’ondata di proteste studentesche e del generale malumore.
In effetti, il principale partito all’opposizione non può fare altro che recitare il mea culpa e cercare di imparare qualcosa da questa vicenda, che ne evidenzia tutto il poco spessore politico.
Cicchitto, due giorni fa, ha rimproverato Veltroni imputandogli la colpa di aver fatto saltare l’accordo: il motivo risiede nella mancata sostituzione del candidato alla Commissione di Vigilanza (Orlando), dopo che il centrodestra aveva fatto altrettanto con il proprio candidato alla Consulta (Pecorella, sostituito poi da Frigo). Prima ricostruzione artata: in realtà la mossa della candidatura di Pecorella, evidentemente impresentabile, è stata fatta appositamente nel tentativo di silurare Orlando. Sta di fatto che comunque questo espediente ha garantito una rapida elezione del Giudice candidato della maggioranza, la quale poi se ne è valsa per fare ancora più pressioni sull’opposizione in sede di Commissione di Vigilanza.
L’ostracismo a cui è stato sottoposto Orlando da parte del centrodestra è evidente, e nasce dal fatto che la vigilanza sulle reti pubbliche è un posto di rilievo, soprattutto per uno schieramento che come premier ha il proprietario di tre reti televisive private. AgCom ha denunciato come, in questo periodo di vacanza presidenziale, la maggioranza abbia dilagato in termini di presenza nelle trasmissioni Rai. E’ logico quindi che un candidato dell’IdV, l’unico partito che si opponga in toto alla politica di Berlusconi, sarebbe stato molto attento a far rispettare le regole. Ma non basta: altri candidati del Pd, come probabilmente gli stessi Villari e Zavoli, garantirebbero lo stesso servizio: appare evidente, quindi, un veto vero e proprio da parte della destra nei confronti dell’IdV, veto che, naturalmente, non ha nessun crisma di correttezza politica.

 

Italo Bocchino ne è pienamente cosciente, e per questo, intervistato dal Giornale, giustifica il blitz della maggioranza per l’elezione di Villari in questo modo: votare Orlando era “Impossibile, ma non certo per un veto a priori nei confronti dell’Italia dei Valori.[...] Il no assoluto è giunto dopo la sua intervista in cui associava al governo Berlusconi un modello di autoritarismo argentino”. Ahi ahi, Bocchino… seconda ricostruzione artata: il no ad Orlando era già chiaro dopo le dichiarazioni di Di Pietro alle Camere circa la “tela di ragno”, e ancora di più dopo la manifestazione di Piazza Navona, l’8 Luglio, quindi molto prima della frase di Orlando del 29 Settembre. Chiarezza sul CdA Rai e No Cav Day sono stati i due pretesti con cui si è sempre rimandata l’elezione. E ancora, il niet al partito dell’IdV è chiarito dalle fucilate, più che asserzioni, di Gasparri, del 10 Luglio (”Non ci sono le condizioni politiche per votare un candidato di un partito che sobilla il popolo”), di Capezzone (l’IdV è “espressione di una linea estremista e faziosa”), di Bonaiuti (”C’è una forte resistenza da parte di tutti i nostri parlamentari a votare un candidato dell’Italia dei Valori, che appartiene a una fazione che certo non si può dire favorevole alla democrazia e alla libertà. Significherebbe attribuire un ruolo istituzionale a una persona legata a un partito che istituzionale non è”). E che dire dell’articolo apparso sullo stesso Giornale, di proprietà di Berlusconi, l’1 Agosto, riportante le dichiarazioni diffamatorie di Gelli su Orlando? O delle indagini che nel 1992 Orlando svolgeva su persone che avevano rapporti col Premier attuale?

 

In ogni caso l’opposizione non aveva la forza per continuare a sostenere Orlando ad oltranza, come si è ben visto per tutto il mese di Ottobre: potevano effettivamente sostituirlo con un altro candidato dell’IdV, invece hanno insistito offrendo così il fianco alla destra, che (in modo pretestuoso, chiaramente) li ha additati come i veri responsabili della situazione di stallo istituzionale.
Poi, a sorpresa, l’elezione di Villari. Bocchino, nella stessa intervista citata prima, garantisce che non c’era alcun accordo precedente sul nome del senatore del Pd, ma non ci crede nemmeno il giornalista del Giornale di Berlusconi (terza ricostruzione artata?). Ci sono poi quei due voti a sostegno di Villari che sono partiti dall’opposizione… Per il Pd è uno scacco, tanto che si alza un coro unanime che richiede a gran voce le dimissioni del compagno di partito. Villari fa un ragionamento semplice: se si dimettesse si tornerebbe all’impasse istituzionale, a tutto vantaggio del centrodestra, perciò si dichiara disponibile a dimettersi solo dopo che si sia trovata una “convergenza” su un altro candidato. Il Pd continua a richiederne le dimissioni, mentre lui non se ne dà per inteso e si reca dai Presidenti di Camera e Senato, come da prassi. I due esponenti in Commissione dell’IdV si dimettono, in segno di protesta (anche se non sono stati nominati ancora i loro sostituti).
Ieri un altro fulmine a ciel tempestoso: spunta il nome di Zavoli, sul quale si addensano i consensi sia della maggioranza che della opposizione: Nania, Fassino, Veltroni… Lo stesso Berlusconi, che aveva dichiarato di essere estraneo all’elezione di Villari, questa volta in un battibaleno è stato informato ed ha approvato, segno che il conflitto di interessi che lo vede protagonista è invece ben vigile e attivo.
Villari sarà dunque costretto a dimettersi: la stessa senatrice Finocchiaro lo ha ribadito, rimarcando come al momento attuale vi sia una intesa comune sul nuovo candidato.

Per far posto a Zavoli si dimetterà il senatore La Torre: una offerta che gli farebbe onore, se non fosse spuntato fuori oggi stesso un “pizzino”, nel quale, durante una trasmissione televisiva, l’esponente del Pd suggeriva proprio a Bocchino le risposte da dare a Donadi (IdV) che lo stava rimbeccando. Nel pizzino si legge: “Io non posso dirlo, ma il precedente della Corte? Pecorella?. Un alleato che suggerisce argomenti all’avversario politico? Ma non erano tutti per Orlando, fino alla morte? Guai in vista, se il pizzino non si rivela una bufala…

Forse il Pd si illude, in questo modo, di aver salvato la faccia e la propria credibilità, mentre risultano evidenti, più che una scontata esigua possibilità di manovra, la miopia politica e i contrasti di uno schieramento che pare agire sempre un tanto al braccio. Forse sarebbe veramente ora che il suo leader facesse posto a qualcuno più capace, ammesso che esista una tale personalità politica all’interno del Partito Democratico. Fassino, Rutelli e Veltroni, tre degli ultimi uomini di punta del partito, si sono rivelati tutti uno più inconsistente dell’altro.

 

Foto da www.4minuti.it/

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Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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