Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Archive for Dicembre, 2008

Golpe silente

Posted by admin On Dicembre - 30 - 2008

Cari Italiane ed Italiani tutti. L’anno che verrà sarà durissimo. Ma non perché lo ha detto il Presidente del Consiglio, parlando dell’unica cosa sulla quale sia in grado di dissertare, cioè se stesso, ma perché l’anno vecchio è stato uno dei peggiori di tutta la breve storia della Repubblica Italiana, e ha posto premesse poco edificanti.

 

Dopo che si è sfasciato il Governo Prodi, o forse sarebbe più appropriato definirlo il Caravanserraglio Prodi, le cose sono accadute molto in fretta: è salito al potere un gruppo di politici che sta attuando un golpe bianco.

 

Immagino molti di voi storcere il naso: in effetti, sbattuta in faccia così, può apparire una constatazione brutale dei fatti, ma mi appresto a motivarne la sostanza.
Non appena conquistate le poltrone, il Governo ha iniziato a prendere tutta una serie di provvedimenti urgentissimi per il Paese: il primo ha riguardato i mass media. E, guarda caso, quando si effettua un colpo di Stato la prima cosa che si mette sotto controllo sono proprio i mezzi di comunicazione. A Maggio le poltrone di Palazzo Chigi erano ancora calde delle schiene degli ex Ministri di Centrosinistra, ma il primo vagito del neonato Governo Berlusconi IV è la “Salva Rete4″. Contemporaneamente inizia ad innescarsi la vicenda della Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai e in seguito si tornerà sull’argomento con il decreto sull’iva per le pay tv.

 

L’atto successivo è stato il blocco di tutti i processi che il nostro Premier prescritto e piduista ha ancora pendenti: Il Consiglio dei Ministri ha varato così la “blocca processi“, poi accantonata perché sostituita da una legge molto più efficace: il cosiddetto “Lodo Alfano”. Il Lodo è incostituzionale, rende ‘intoccabili’, nel senso siciliano del termine, quattro persone che hanno la ventura di ricoprire certe cariche, ed è servito per stralciare la posizione del Cavaliere dai processi che ha in corso, almeno fino al parere della Consulta.
E’ sorto, però, un problema: il Presidente del Consiglio non è l’unico ad avere grane con la Giustizia. E difatti, grazie elezioni di Aprile, il Parlamento è stato tutto un fiorire di condannati, collusi, prescritti ed indagati. Si è quindi resa necessaria una azione più corposa e generalizzata: l’accoltellamento dell’unico potere rimasto indipendente, cioè quello Giudiziario. In primis bloccando le intercettazioni telefoniche (il migliore strumento a disposizione degli inquirenti per molti tipi di reati), in seconda istanza ‘riformando’ il Potere giudicante stesso. Oltre al Potere esecutivo, infatti, il Governo detiene di fatto anche quello Legislativo, in forza del fatto che tutte le leggi vengono licenziate dal Consiglio dei Ministri, ovvero sono propriamente dei Decreti Legge da ratificare, o convertire, come si suol dire in termine tecnico. E, di questo potere, ne dispongono secondo le necessità. Ecco quindi perché la loro legislatura è costellata da vari “salva qualcuno” (salvapremier, salvarete4, salvamanager, salvaConsolo, salvaCarnevale…), lo scopo primario per cui questi personaggi si sono buttati nell’agone politico.

 
Anche il ‘Quarto Potere’ non sfugge al controllo. Mi si consenta una breve digressione: l’informazione dei cittadini è, negli Stati moderni, l’anima della Democrazia. Solo in Italia un privato possiede tante reti televisive quante il canale pubblico, delle quali una abusiva, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. E’ vero che anche in Thailandia il Presidente del Consiglio deteneva il controllo dei mass media ed aveva guai con la Giustizia, ma appunto in quel Paese la popolazione gli si è rivoltata contro. Solo in Italia, ancora, il Parlamento vigila sulle reti pubbliche, anziché essere il contrario. E, anche in questo caso, ne vediamo gli effetti. Attualmente in Rai vige ancora l’anarchia.
Rimangono i giornali, ma le principali testate, per un vizioso completamento di un circolo perverso, sono tutte in mano ai partiti medesimi, o alle banche, o alle associazioni industriali. Chi ha ‘sgarrato’ è stato immediatamente oggetto di minacce più o meno velate da parte del Presidente del Consiglio. Vedete quindi, cari concittadini, che non avete possibilità di crearvi una coscienza scevra da interessi di parte.

 

Ma, riprendendo il filo degli accadimenti, arriva l’ora di dare soddisfazione al popolo e di mantenere gli impegni elettorali; sono infatti passati solo due mesi ed è già stata sfornata qualche legge razziale sparsa qua e là (come quella sulle impronte digitali e il Ddl sicurezza) e una finanziaria triennale discussa in nove minuti. Tre minuti per anno.
Ecco, quindi, che il problema dei rifiuti di Napoli viene risolto nel giro di poche settimane: perfino San Gennaro rimane a bocca aperta, stupito dal miracolo del “Presidente Spazzino” il quale, invece di mettere in piedi un ciclo sostenibile di smaltimento, pubblicizza inceneritori alla diossina e discariche. Poi anche centrali nucleari e ponti sopra faglie sismiche.
Ecco, ancora, che le tasse vengono abbassate, abolendo l’Ici e riducendo sul lastrico i Comuni, tra i quali anche quelli Padani che infatti non tardano a farsi sentire presso il Senatùr.
Ecco materializzarsi dal nulla la tanto attesa cordata di “patrioti” Italiani, gli eroi che, in cambio di qualche stilla di gloria e una azienda pubblica mondata dai debiti e regalata loro, si accollano il rischio d’impresa di rivenderla tra cinque anni ad un partner straniero, lo stesso che si era presentato un anno fa.
Ed infine, ecco il tanto sospirato Federalismo, promesso più al partito alleato che agli elettori del partito alleato. Egli è una prassi distorta del federalismo conosciuto in altri Paesi, europei e non, ma tutti i partiti politici ne colgono immediatamente il vantaggio primario: quello, cioè, di poter amministrare indisturbati i propri feudi, senza dover rispondere a chicchessia.
Questa politica demagogica, che sempre accompagna i regimi, è stata condita con numerosi richiami ai fasti del fascismo, a cui, peraltro, rassomiglia, con la comparsa dei militari nelle città che abitiamo, e con il decadimento dei toni verbali, spesso degenerati negli insulti più bassi.

 

Qualcuno ha provato a reagire: studenti sono scesi in piazza, ma hanno trovato solo manganellate ed un Governo sordo. Lavoratori hanno scioperato, ma sono stati precettati e costretti al silenzio. Un partito politico si oppone ancora allo scempio delle Istituzioni, ma viene massacrato da tutto il resto del Parlamento. Rimangono, comunque, voci isolate. Il dissenso è stato, come in ogni dittatura, sempre regolarmente represso o sovrastato dal fragore mediatico e da una salva di diffamazioni. La forza della maggioranza consiste nel contarsi ed andare avanti come un rullo compressore.
Per distrarre la popolazione dai problemi reali, ed evitare che magari accada qualcosa di simile alla Grecia, il Potere controlla la paura dei cittadini secondo le convenienze, mentre fa saltare tutti i normali meccanismi istituzionali: riforme costituzionali fatte con leggi ordinarie, Ministri che assurgono a legislatori de facto, esproprio del Parlamento, intrusione nei normali meccanismi giudiziari.

 

E’ evidente, cari concittadini, dove conduca questa via, percorsa passo dopo passo con freddezza da chi detiene il potere: lo scopo è quello di conservare questo potere ad oltranza, e divenire inarrivabili. E’ precisamente lo spirito politico che anima ogni regime che si installa sulle macerie di una Democrazia. Grazie, infatti, alla summenzionata Riforma della Giustizia, alla cancellazione delle preferenze dalle schede elettorali e all’innalzamento della soglia di sbarramento, gli attuali partiti politici diverranno delle entità ineffabili, alla stregua di un sovrano medioevale. Nulla potrà più scalzarli dalla loro posizione: né nuovi partiti politici, né la denuncia dei loro malaffari, né la volontà stessa dei cittadini. Lo stesso percorso, del resto, è stato seguito dai tre sindacati confederati.
Il principale sostegno ai partiti politici non è l’esercito, come in ogni dittatura classica, ma le lobby economiche, e sono le uniche alle quali essi rispondono; ecco perché hanno tentato la “salva manager” e poi la “messa in prova” e infine hanno posticipato la class action. I politici, infatti, hanno le mani in pasta un po’ ovunque, dove c’è da costituire un comitato d’affari. Qualcuno ha provato a smascherare questa nuova tangentopoli, ma è stato silurato grazie ad una campagna dimostratasi falsa. Qualcun altro ha tentato di dimostrare che il silurato era stato silurato, ma è stato silurato a sua volta grazie ad interventi istituzionali che, per essere generosi, chiameremo scomposti. I nomi in ballo sono troppo grossi, e hanno il potere di auto proteggersi.

 

Di fronte a questi accadimenti il vero evento che ha sconvolto l’intero pianeta, cioè la crisi economica, è passato quasi in secondo piano: ridimensionato dall’ottimismo di chi guida il governo, è stato liquidato con una serie di provvedimenti scompagnati, che andranno certamente ritoccati a breve. Ma, come la maggioranza si è affrettata a precisare, ora è tutto nelle mani dei cittadini, che devono spendere.

 

L’opposizione politica italiana si è segnalata per tutta una serie di fiaschi e figuracce, come la manifestazione indetta contro il Governo e la vicenda della Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Si è poi scoperto recentemente che la stessa è coinvolta in vicende giudiziarie tanto quanto la maggioranza: presa perciò coscienza non tanto della questione morale che la affliggeva, quanto che essa è ora risaputa dai più, il Centrosinistra si è improvvisamente reso disponibile non a confrontarsi con la Giustizia, ma ad un confronto sul tema della Giustizia, assieme al resto del Parlamento.

 
Cari Italiane ed Italiani, giungo quindi al termine del mio discorso di fine anno. La classe politica attuale è la stessa del 1994, e i giornali ugualmente sono gli stessi zerbini plaudenti. Si proponevano le stesse cose che si stanno facendo ora, e nessuno si è mai presentato diversamente da ciò che era nel profondo, sia ieri che oggi. Eppure, nel 1995, un barlume di coscienza popolare era ancora vivo, se è vero che il primo Governo Berlusconi dovette fuggire a gambe levate. I tempi, per loro, non erano ancora maturi. Poi all’Italia è cascato addosso D’Alema, e ancora Berlusconi.
La vera differenza tra ieri e oggi, dunque, è la vostra coscienza. Ho cercato, con questo mio discorso, di arrivare ad ognuno di voi nel tentativo di scuoterlo e di invitarlo ad agire. La Democrazia si costituisce su una serie di rappresentanti al servizio dei loro rappresentati, che si confrontano e mediano le loro posizioni nel tentativo supremo di fare l’interesse del Paese intero. Questi rappresentanti sono soggetti ad una serie di norme e controlli, tra i quali l’informazione, per evitare che possano approfittare della loro posizione, casomai qualcuno di loro avesse interessi reprensibili. In Parlamento, attualmente, siede invece un consesso di individui che nessuno ha eletto con designazione diretta, che non ha l’obbligo e nemmeno il dovere di rappresentare i cittadini, e che cura in prima istanza i propri interessi, a scapito di quelli altrui. Quello stesso consesso sta demolendo gli organismi di controllo, prima fra tutte la Costituzione, che io ho l’alto compito di difendere. E siccome l’altro mio compito fondamentale è quello di rappresentare la Repubblica, e quindi voi tutti, non posso sottrarmi al dovere di denunciare questa situazione, ed invitare ognuno di voi a manifestare il proprio dissenso fino a quando il Paese non tornerà a standard di vita pubblica accettabili.
Detto questo, vi faccio i miei migliori auguri di anno nuovo, che veda ognuno di voi consapevole della propria appartenenza ad uno Stato.

 

Giorgio Napolitano.

 

 

<ipotesi del testo del discorso di fine anno che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere nella serata di domani. Il testo concreto, però, sarà ancora peggiore di quello che la redazione de “ilmagnete” aveva anticipato quattro mesi fa, quando il Presidente stesso si limitava unicamente a fare finta che non stesse accadendo nulla. In questi quattro mesi, infatti, si è reso egli stesso protagonista di questo processo, affossando le inchieste della Procura di Salerno e, in precedenza, firmando il Lodo Alfano>

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I Mandarini della Casta

Posted by admin On Dicembre - 30 - 2008

La fionda di Golia

Posted by admin On Dicembre - 29 - 2008

L’ennesima rottura di una fragile tregua, come accade da decenni a questa parte, ha provocato la morte di almeno 300 palestinesi: Annapolis è ormai un capitolo chiuso. Alle promesse sono seguite le minacce: le prime sempre disattese, le seconde sempre mantenute. Sembra proprio senza speranze la situazione di conflitto tra lo Stato israeliano e quello palestinese, che continua a consumarsi sotto lo sguardo annoiato di chi dovrebbe adoperarsi a tutto campo per imporre una soluzione.

 

Se infatti Onu, Europa ed Usa hanno condannato con fermezza l’azione intrapresa da Israele, è facile prevedere che, dopo essersi stracciati le vesti, nulla di nuovo accadrà; viene anzi malcelato un certo atteggiamento corrivo, sottolineato dalle recenti parole di Bush, o dalla promessa del Papa di un viaggio in Israele. I primi della classe, come sempre, sono gli Italiani. Da settimane il Presidente della Repubblica si spende per lo stato ebreo, sancendo di fatto un vistoso cambiamento di orientamento politico internazionale, che aveva visto l’Italia di Andreotti tenere un atteggiamento filo palestinese. Ma c’è chi ha fatto meglio: di fronte ai 300 morti in un solo giorno provocati dalle truppe israeliane, l’Onorevole Bocchino ha infatti lanciato un accorato appello: “Europa e Occidente intero devono stringersi attorno allo Stato di Israele, unica democrazia matura in un’area del mondo le cui fibrillazioni possono mettere a rischio la pace a livello planetario”.
E’ forse una confessione sul tipo di democrazie che anche l’Italia ha provveduto ad esportare in Afghanistan ed in Iraq?

 

La tesi, sostenuta sia dal Parlamentare pidiellino che dagli israeliani, è che “Tutti gli atti di guerra sono una sconfitta delle diplomazie, ma è indubbio che le reazioni israeliane sono figlie del diritto a esistere come Stato, sono l’inevitabile autodifesa dalle aggressioni di Hamas”.

 

Vediamo di rinfrescare un poco la memoria. L’idea di uno Stato ebreo è antecedente alla seconda guerra mondiale, ma prende corpo con la Risoluzione delle Nazioni Unite n° 181 del 1947, che stabilisce confini ben precisi; l’Europa aveva bisogno di lavare la propria coscienza il più in fretta possibile dall’orrore nazista, ma ha pensato bene di farlo sulle spalle di un altro Stato. La convenzione è stata rigettata sia da parte israeliana che da parte araba, dando vita a diversi conflitti. Israele, grazie al sostegno statunitense, è sempre riuscito a fare fronte alle pressioni subìte, e anzi, grazie alla Guerra dei Sei Giorni, ha annesso gran parte del territorio palestinese in modo illegittimo. All’interno di questi territori gli Israeliani non concedono ai Palestinesi i diritti della IV Convenzione di Ginevra. Ancora in modo illegittimo Israele detiene la parte Est di Gerusalemme. L’Onu ha condannato con una risoluzione l’occupazione, da parte degli Israeliani, sia di Gerusalemme che quella degli altri Territori, da parte degli Israeliani, ma alle parole non sono seguiti i fatti, e in pratica la situazione viene tollerata con molta benevolenza.

 

La divisione dei territori tra Israele e Palestina secondo l'Onu, 1947 (da Wikipedia)

La divisione dei territori tra Israele e Palestina secondo l'Onu, 1947 (da Wikipedia)

L'attuale configurazione politica degli Stati israeliano e palestinese (Da Wikipedia)

Israele oggi (Da Wikipedia)

 

Attualmente lo Stato israeliano si appresta a compiere altre azioni nella striscia di Gaza Le parole del Primo Ministro Livni, infatti, non lasciano dubbi: “Non possiamo permettere che la Striscia di Gaza resti sotto il controllo di Hamas”; e siccome è tempo di votazioni, una settimana fa i due candidati premier alle elezioni del 10 febbraio prossimo, la Livni stessa e Netanyahu, hanno detto che in caso di vittoria, ricorrerebbero a ogni mezzo per sbaragliare Hamas a Gaza.
Completa il quadro il divieto di ingresso, il 15 Dicembre, imposto all’inviato dell’Onu Richard Falk. Egli aveva il compito di monitorare la situazione umanitaria nei Territori palestinesi occupati illegalmente da Israele. In precedenza aveva paragonato il comportamento degli israeliani con i palestinesi a quello dei nazisti con gli ebrei. Ci si potrebbe chiedere se costui sia un fondamentalista islamico, invece si scopre che si tratta di un ebreo americano docente all’ l’Università di Princeton. E per chi proprio volesse insistere, credendo che una mela marcia scappa sempre, il suo predecessore, il sudafricano Dugard, aveva paragonato la situazione dei Territori all’apartheid.
Non è una gran rivelazione: è noto sia il comportamento dei coloni israeliani che occupano abusivamente territori loro negati, sia le loro “attenzioni” per la popolazione locale.

 

Va anche ricordato che Hamas, attualmente al potere in Palestina, ha conquistato il Parlamento con elezioni regolari, ma si è vista porre un embargo finanziario internazionale che aggrava la situazione della popolazione. La vittoria di Hamas non deve indurre a credere che i Palestinesi siano diventati tutti fondamentalisti: il voto è stato l’unico mezzo con il quale la popolazione ha potuto rimandare a casa una classe politica corrotta come quella di Al Fatah, che ormai era compromessa in un giro di tangenti e malaffare da capogiro. E’ una cosa che dovrebbe accadere anche in Italia, ma qui, a scanso di equivoci, non hanno passato la notizia. Del resto, di che meravigliarsi, dal momento che i mass media non raccontano nemmeno cosa sta accadendo in Grecia.

 

Veniamo all’ “anelito di pace”, per dirla alla Livni, con il quale gli Israeliani hanno fatto 300 vittime in un colpo solo: esso è conseguente alla rottura della tregua, ci hanno detto, ma il Ministro per la Difesa, Barak, ha tenuto a precisare che “da mesi stavamo preparando l’offensiva, per attuare un radicale cambiamento della situazione. Non sarà una cosa facile né breve. L’ operazione si espanderà e continuerà fino a quando sarà necessario”. La rottura della tregua li ha proprio colti di sorpresa…
Il motivo della rottura, è, come sempre, un intrico di colpe di difficile attribuzione, incoraggiato, sostanzialmente, dal disinteresse di entrambe le parti in causa a proseguire il precario equilibrio che si reggeva da qualche mese. E’ evidente infatti che se le formazioni politiche in campo avessero come unico ed impellente obbiettivo quello di tornare ad una vita normale, non si dovrebbe ancora raccontare di regime di guerra ad interim. Una buona fetta della popolazione, sia araba che israeliana, infatti, è stanca della guerra; associazioni di donne israeliane e palestinesi miste ne sono la prova tangibile. Ma, appunto, manca una volontà generalizzata, e in prima istanza politica, di porre fine a questa situazione.
La storia ci insegna che il vaso trabocca solo quando è colmo. La Guerra delle Due rose ne è l’esempio più fulgido, ma la vicenda europea ne è costellata: le guerre di Successione, le Guerre dei trenta e dei cento anni, hanno tutte visto una fine che poteva essere sancita molto prima che la popolazione rimasta coinvolta ne soffrisse le conseguenze.
In ogni caso, esternazioni come quella dell’Onorevole Bocchino, o atteggiamenti lassisti come quelli delle istituzioni appaiono tendenziosi e decisamente fuori luogo: Israele, di fronte ai Paesi Arabi, ripete la storia di Davide contro Golia. Questa volta però è Golia ad essere equipaggiato con la fionda, mentre Davide può vantare un modernissimo bazooka che usa infrangendo regole senza che nessuno lo richiami all’ordine.

 

Foto da http://www.oikoumene.org/

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La Tonnara

Posted by admin On Dicembre - 24 - 2008

Chi ha detto che per mettere il basto alla ‘classe operaia’ e sfruttarla secondo le convenienze occorre il tesseramento obbligatorio al sindacato del fascio? Basta tranquillamente, alla bisogna, il sindacato “ragionevole”, per dirla alla Bonanni, che opera attualmente. Basta che i mezzi di informazione facciano sparire i titoli a caratteri cubitali e non facciano il loro mestiere, basta che quando qualcuno protesta per gli ultimatum che gli vengono imposti dai dirigenti, chi gli è attorno guardi egoisticamente al disagio che vive a causa del disservizio, invece che solidarizzare con chi non sa se riporterà lo stipendio a casa.

 

Che fine hanno fatto i servizi giornalistici larghi otto colonne di una classe di pennivendoli, che ora relega la mattanza che si sta compiendo ai danni dei lavoratori Alitalia a pochi, smagriti trafiletti noncuranti?
Perché di tonnara trattasi, la nuova era di assunzioni Cai.
Dopo essersi vista regalare l’azienda dal Governo, dopo che l’Antitrust ha fatto finta di non accorgersi del monopolio che si è venuto a creare, i vertici di Compagnia Aerea Italiana, i “patrioti”, come li ha definiti il Presidente del Consiglio, hanno proceduto alle assunzioni a chiamata, con il benestare dei sindacati confederati. Gli stessi che, proprio ieri, si sono accorti di qualche piccolo problema insorto nel meccanismo di assunzioni, che lascia fuori regolarmente donne incinte, disabili, persone con problemi in famiglia, ragazze madri. Gli stessi che, dopo aver firmato l’accordo capestro, oggi denunciano che perfino quello non viene rispettato, poiché Cai sta esternalizzando molti più asset e servizi del previsto. Gli stessi che ora denunciano che le assunzioni hanno leggere difformità tecniche, perché non sono a tempo indeterminato, ma a termine. Ora, Cgil, Cisl e Uil cadono dalle nuvole.
Quando un mese e mezzo fa era il ‘fronte del no’ a denunciare la “pulizia etnica” commessa ai danni dei lavoratori, quella era un’altra storia. Quando erano i cinque autonomi a parlare di azienda senza futuro, che per sopravvivere sarebbe dipesa interamente dal partner straniero, anche quelle erano voci di cassandre. Sindacati sovversivi, che volete.

Ora il sindacato confederato si aspetta un “intervento deciso del Governo” per contrastare “una palese violazione da parte di Cai degli accordi sottoscritti”. E difatti ognuno immagina il Ministro Matteoli assurgere a Tribuno dei lavoratori, dopo averli intimiditi e minacciati nel corso di tutti questi mesi, ogni volta che hanno protestato per le condizioni che si vedevano imposte. Apertura di istruttorie, intimazioni di riprese del servizio, apertura di procedure a carico dei lavoratori sono state all’ordine del giorno. Del resto Brunetta è stato molto chiaro: “I dipendenti della compagnia devono farsene una ragione”. Ingozzatevi questo cucchiaio di olio di ricino e zitti.

Ed è questo l’aspetto più grave di tutta la vicenda, senza tema di smentite. La criminalizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori, che avviene sistematicamente sotto gli occhi indifferenti del sindacato. Lo stravolgimento sistematico delle regole di contrattazione e di protesta, la preclusione dei lavoratori stessi nelle decisioni che li interessano. Diversi scioperi sono stati impediti con una scusa o con l’altra, sia dai sindacati che dal Governo. Il futuro è la rimozione di questo strumento: non conviene né agli uni, né agli altri.
I media hanno sempre presentato come quantomeno inopportune le proteste dei lavoratori di Alitalia. Li hanno additati come privilegiati, hanno voluto far credere che gli scioperi erano pretestuosi ed incomprensibili, perché si dovevano salvare 20.000 posti di lavoro, e quindi non bisognava guardare tanto per il sottile. Ora hanno la scusa della crisi. Hanno usato le stesse argomentazioni del Governo, che poi sono le stesse di Cai. Un muro compatto, insormontabile. Un monito per tutti gli altri lavoratori. I quali non hanno compreso la gravità della cosa, e hanno applaudito.

E tra chi ha applaudito, c’è già qualche caduto. Ieri si è chiuso il contratto del personale degli enti pubblici non economici. Il contratto, valido per tutti i lavoratori del settore, è stato firmato solo da Cisl e Uil, che non solo rappresentano una parte fortemente minoritaria del totale dei lavoratori, ma non hanno nemmeno sottoposto ai loro iscritti l’accordo, per una preventiva approvazione. Il sindacato “ragionevole” ha tagliato fuori tutti i lavoratori che rappresenta e ha chiuso per conto suo un contratto.
Questo continuo e impunito attacco ai diritti dei lavoratori, che dura da quindici anni e vede il sindacato come primo manganellatore, ha subito una brusca recrudescenza in questi ultimi mesi, costituendo precedenti dei quali in pochi paiono rendersi conto. Troppo impegnati, forse, a inveire contro il personale Alitalia perché il volo che doveva portari in vacanza per il ponte di Natale è stato soppresso.

 

Foto da www.rainews24.it/

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Compagno Maurizio

Posted by admin On Dicembre - 23 - 2008

Un comunista al Governo!
Prima un sussurro, poi una voce di corridoio sempre più consistente che deve aver lasciato spiazzati perfino i partiti rimasti fuori dal Parlamento, se è vero che il Segretario di Rifondazione Comunista, Ferrero, ha dato il suo plauso all’idea del Ministro del Welfare, Sacconi.
D’accordo, l’idea non era sua, ma del Cancelliere tedesco Angela Merkel. Eppure non si può non rimarcare che la proposta la ha fatta.

 

“Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti” non è l’ultimo distillato de “Il Capitale” di Marx, ma il motto che sintetizza le posizioni di Sacconi. “si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà”.
Allora ha ragione Berlusconi, quando dice che il suo Governo attua “una politica di sinistra”?
Il ragionamento di Sacconi si scontra con due realtà: la prima riguarda il contesto di difficoltà economica, le prospettive di aumenti di ricorso alla cassa integrazione e di diminuzione, per tutto il prossimo anno, dei redditi; in questo senso proporre un ulteriore abbassamento delle entrate salariali può non incontrare il favore di chi, il posto di lavoro, cerca di tenerselo stretto (ed integro). La seconda obiezione riguarda l’uso deviato che l’industria potrebbe fare di questo strumento.
Al primo appunto, il Ministro del Welfare ha risposto così: “non dimentichiamoci che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito”. Sacconi, infatti sostiene che “A differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, e della stessa cassa integrazione ordinaria”. Questa affermazione, in realtà, non è corretta. Da più parti, infatti, la critica di maggior consistenza alla riforma del mercato lavoro (voluta dalla Sinistra, nel ‘96 e avallata dalla Destra nel Governo successivo) consiste proprio nella carenza delle strutture di ammortizzazione sociale. Lavoro flessibile, assunzioni flessibili, ma quando il precario si ritrova senza lavoro, sono dolori. La sfiducia nel futuro che diverse indagini rivelano non è frutto del caso.

 

Sacconi però respinge l’idea che il Governo voglia approfittare della crisi per fare un nuovo regalo alle aziende: “Dobbiamo evitare di dare vita a un sistema di self service per la cassa integrazione che non può trasformarsi in un rubinetto sempre aperto. In questo modo l’azienda diventa ‘irresponsabile’ e al primo segnale di crisi fugge dalle proprie responsabilità e taglia anche il suo capitale umano che, invece, è il patrimonio fondamentale per rilanciarsi. Questo sarà il tema centrale del G14 che terremo a Roma il 29 marzo perché si deve guardare alla dimensione umana della crisi non solo agli aspetti finanziari”. Echi di discorsi che la cosiddetta ‘sinistra radicale’ ha sempre agitato, a parole. Berlusconi aveva ventilato un’Authority per vigilare sulla concessione della Cig; Sacconi precisa: “Stiamo pensando a un’unità di crisi del ministero del Lavoro collegata, per la parte di sua competenza, con il dicastero dello Sviluppo economico. Il nostro obiettivo, ripeto, è quello di ancorare le persone alla dimensione produttiva”.

 

I fatti dimostreranno se le parole e le intenzioni del Ministro del Welfare rispondono a verità; nel frattempo viene messa in evidenza l’inconsistenza della politica del Pd, scavalcato a sinistra dal Governo di destra e capace solo di proporre, come antidoto ai palliativi anticrisi pidiellini, un altro palliativo, cioè la detassazione delle tredicesime.
Ora non rimane che ficcare in testa agli Italiani che è meglio un solidale “Mal comune, mezzo gaudio”, piuttosto che un “Ognuno per sé e Dio con tutti”.

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Poveri e falliti

Posted by admin On Dicembre - 23 - 2008

L’ultima indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito e le condizioni di vita in Italia è la conferma della protervia e della meschinità dell’atteggiamento del Presidente del Consiglio, che, di fronte all’aggravarsi ampiamente previsto della crisi economica, invita le famiglie a spendere di più per rimettere in moto l’economia. L’Istituto Statistico gli risponde con molta chiarezza che i soldi è bene che li tiri fuori lui, che li ha, essendo l’uomo più ricco del Paese. Peccato che nessuna contro replica sia giunta dal Cavaliere il quale, è certo, tornerà invece a battere cassa, chiedendo uno sforzo per il Paese, forse a quel 5% di famiglie che ha dichiarato nel biennio 2006-07 di non avere nemmeno i soldi per mangiare, o al 15 che non riesce ad arrivare a fine mese. O ancora, al 33% che già alla fine del 2007 non riusciva a fare fronte ad una spesa imprevista di 700 euro; in sostanza alla metà delle famiglie italiane, che hanno dichiarato di vivere con meno di 2.000 euro al mese. Dati quasi certamente inferiori a quello attuale, dal momento che la crisi economica ha iniziato in modo piuttosto massiccio a far sentire i suoi effetti.

 

Le famiglie italiche arrancano anche nei pagamenti delle bollette (l’8,8% non riesce a saldarle), nel riscaldare il proprio appartamento (10,7%), nel sostenere le spese mediche (fuori portata per l’11,1%) e nell’acquistare gli abiti necessari (16,9%). Tutti dati che si moltiplicano quasi per due nel Mezzogiorno, dove le condizioni di disagio sono più diffuse, e tra gli anziani, alcuni dei quali iniziano a risentire dei benefici effetti delle riforme Dini&Co. Anche in questo, destre e sinistre sono state ‘bipartisan’.

 

La difficoltà dei cittadini a fare fronte alle spese quotidiane nel biennio 2006-07 è incontestabile, e, durante tutto questo anno, ogni mese un rapporto di Confederazione Italiana Agricoltori o di Confcommercio ha attestato una progressiva contrazione dei consumi: secondo il buonsenso comune, meno soldi si hanno, meno se ne spendono, al contrario di quello che invita a fare l’ottimismo proveniente da Arcore. E se, appunto, questi sono i dati precedenti alla crisi, non ci si può aspettare nessun segno + nelle statistiche che riguarderanno il 2008 e il 2009.

 

Va però messa in chiaro una cosa.

 

L’indagine Istat si è svolta attraverso interviste. Quindi il dato, innegabilmente, risente intimamente della percezione che ha l’intervistato della propria condizione. Il discrimine tra situazione reale e situazione percepita rende le cose molto più complesse.
Ad esempio, quanto ha pesato sulle risposte del campione preso in esame il fatto che, secondo le stime del Censis, il 71,1% degli Italiani nutre il forte timore di perdere il tenore di vita raggiunto? Quanto il dato della povertà soggettiva, contrapposto a quello della povertà relativa? La povertà soggettiva è la percezione che ha un individuo della sua condizione economica, e non la sua oggettiva situazione di povertà. Secondo l’Isae, il 74% delle famiglie italiane si sente indigente (dato pubblicato nel Luglio del 2007), ma molte di esse non lo sono.
Se il 10,7% delle famiglie dichiara di non riuscire a riscaldare il proprio appartamento, bisognerebbe capire quale livello di riscaldamento esse ritengono accettabile; gli sprechi in questo settore, sia invernali che estivi, sono noti. L’osservazione potrebbe sembrare peregrina, non fosse che alcune evenienze la supportano.

 

Il “Ponte dell’Immacolata” ha visto un calo del 20% di famiglie che si sono concesse una vacanza, ma questo non ha impedito di assistere a code ai caselli e piste da sci intasate. Non proprio il clima di Austerity che una situazione economica che si preannuncia allarmante imporrebbe. E se molte famiglie sono gravate da un mutuo esorbitante o da investimenti borsistici andati male, perché allora nei primi dieci mesi del 2008, secondo i dati Confcommercio, sono aumentate le spese per attività ricreative e giochi (+2,4%), Superenalotto (+230%), e telefonini e computer (+6,6%), mentre sono calati gli alimentari (e tabacchi, -2,8%)? Il Censis, non più tardi di venti giorni fa, ha definiti “irrinunciabili” per gli Italiani, oltre a telefonino e auto (che pure ha subìto un vistoso calo di acquisti), vacanze, sport, parrucchiere ed estetista.
Quante famiglie ricorrono ancora al debito per permettersi beni e servizi senza dei quali avvertirebbe un irreale senso di fallimento? O quante di esse hanno percezione che molti comportamenti tenuti per anni sono in realtà frutto di un atteggiamento consumista e voluttuario, al quale si è fatta molto in fretta l’abitudine, al punto da non poter operare ora rinunce senza avvertire un forte disagio? I maniaci dello shopping, del ‘me lo posso permettere’, si sentono ora dei falliti?

 

Lo stesso presidente di Confcommercio, Sangalli, ha dichiarato che la crisi “si sente. Quindi ci saranno difficoltà evidenti, ma non ci sarà il crollo dei consumi” previsto per Natale.
Si tratta, probabilmente, della fotografia più aderente alla realtà di questi ultimi due mesi: un indiscusso aumento dei poveri assoluti, dei disoccupati e cassintegrati, destinato ad aggravarsi con estrema facilità nel 2009; un crescendo di difficoltà per le famiglie comuni e prospettive per un anno nuovo poco brillante. Però, almeno, si risparmi anche sull’ipocrisia.

 

Foto da http://www.civisonline.it/

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Le accuse di Salerno

Posted by admin On Dicembre - 23 - 2008

La politica è fatta dagli uomini

Posted by admin On Dicembre - 22 - 2008

Un’altra Italia sarebbe possibile.
Non si tratta di una rilettura dello scialbo e retorico motto, che il più ottuso leader di opposizione mai visto lanciava dal Circo Massimo, due mesi fa. E’ invece la constatazione che, oggi, chiunque può fare, osservando oltre i confini dell’Italietta gravata dall’indecenza, dalla filosofia dell’uovo oggi, dagli interessi di parte e dagli abusi di potere. Il nucleo del problema italiano risiede tutto nella politica, e nella percezione che hanno i cittadini della stessa.

 

La politica, quell’arte del compromesso nella gestione della Cosa pubblica, che non parla di maggioranze e minoranze ma che cerca un temperamento delle varie posizioni; che ricorre alla persuasione supportata da fatti concreti e da ideali, non da idealismi; che non spaccia neocorporativismo per democrazia. Quell’arte pervertita dalla ‘discesa in campo’ in prima persona di chi ha visto, nel governo del Paese, l’occasione per tutelare i propri interessi, e da chi si è subito adeguato. Immersi per quindici anni in un clima istituzionale degenerato, i cittadini Italiani paiono aver perso la cognizione di cosa è e cosa non dovrebbe essere, dei confini inviolabili entro i quali dovrebbe risiedere l’attività politica. Si sono assuefatti molto in fretta, sia per mancanza di alternative, sia per la corruzione esercitata dai media asserviti; l’indifferenza e il torpore sono oggi così radicati, che se ai tempi della Prima Repubblica certe cose occorreva farle di nascosto, oggi non solo si possono condurre alla luce del sole, ma maggiormente possono anche essere spacciate per innovazioni o contrasti politici.

 

L’unico bagliore, che ancora fornisca un’idea di cosa si sia smarrito, risiede nelle notizie che arrivano dagli altri Paesi.
Altrove il tema caldo è rappresentato dalla crisi economica che ha investito il pianeta, e dai timori per l’anno venturo. In Italia invece il problema è stato scaricato ai cittadini, che devono “spendere”, dato che “il Governo ha fatto tutto quello che poteva”. Perciò si parla di riforma della Giustizia, e si pensa a sovvertire l’ordine della Repubblica stesso, ipotizzando un Paese federale ma presidenziale alla francese. Chissà che mostro governativo uscirà dall’accostamento di questi due ossimori istituzionali.
Negli altri Paesi i Ministri non eseguono le disposizioni del Vaticano, ma intraprendono una propria politica autonoma. Ridono quando la Chiesa parla di “Statolatria”, perché sanno che il bue sta dicendo cornuto all’asino; non si creano casi nazionali se i crocifissi vengono rimossi dalle aule pubbliche, si afferma che le scelte sessuali sono personali, e non trasmettono nemmeno in diretta sulle reti nazionali la messe di Natale. Perché negli altri Paesi la religione rimane un fatto privato, come è scontato che sia.
Negli Stati esteri la politica deve essere sorretta dal massimo decoro e trasparenza. Non è ammesso che su di un politico aleggi l’ombra di un sospetto, perché altrimenti egli si dimette. In Italia invece regnano Bassolino, Cuffaro, D’Alema e Dell’Utri, per non parlare del Presidente del Consiglio. La “questione morale” è un tema che in qualsiasi altro Stato democratico non si sa nemmeno che esista. Solo in Italia si è imposta. Veltroni fa un congresso nel quale dichiara “voglio un partito pulito” e i vari D’Alema, Carra, Rigoni, Benvenuto, Castagnetti, Papania, Crisafulli, Gozi e Latorre sono ancora ai loro posti. Hanno fatto finta di essere contriti. Lusetti e Margiotta erano già uno condannato, l’altro pluri indagato, e oggi dal Pd si levano grida sorprese: chissà chi si erano tirati in casa, già prima delle elezioni. Fanno anche finta di cadere dalle nuvole. A questo punto il fatto che un politico faccia il buffone dietro il lampione in occasione del ricevimento ufficiale di un altro capo di Governo, o che gli unici due a parlare del colore della pelle del neo-eletto presidente degli Usa siano stati il Presidente del Consiglio italiano e Al Quaeda, passa in secondo piano. Agli Italiani, tutto questo, non interessa. Sono una massa informe, apatica, “gelatinosa”, per usare il marchio di qualifica scelto dal Censis. Non reagiscono.

 

E, a proposito di Stati Uniti, il paragone è sconfortante. Là il problema del conflitto di interessi è una cosa seria. Talmente seria che il Presidente Obama ha preteso la lista dei finanziatori della fondazione umanitaria dell’ex-presidente Clinton, prima di nominarne la moglie Segretario di Stato: non voleva che potesse esserci il minimo dubbio di conflitto. La lista dei finanziatori di una fondazione umanitaria, non la lista degli azionisti delle aziende di Clinton, perché negli Usa è impensabile e inammissibile che un politico possieda delle aziende proprie. Sarebbe uno scandalo nazionale, la sua carriera verrebbe stroncata. Si parla dello stesso Clinton, che è andato di corsa a farsi processare. E’ inutile descrivere la situazione del Belpaese.
L’ex Senatore dell’Illinois non ha ancora messo piede alla Casa Bianca, e già ha dichiarato che darà un forte impulso alle energie rinnovabili: egli è cosciente che l’utopia è continuare a vivere come stiamo facendo ora, e non pensare ad un mondo che si basi sui principi della sostenibilità. L’Italia invece ha ricattato l’Ue con il proprio veto sull’accordo alla convenzione sul Clima, ottenendo una proroga all’inquinamento; ostacola i finanziamenti ai pannelli solari, investe in inceneritori e nel nucleare ed è priva di un concreto piano di sviluppo di motori ecologici.
Negli States non faranno sconti ai manager responsabili dei crack finanziari, mentre in Italia si inventa la “salva manager”, e l’unico che pagherà per il disastro Parmalat sarà Tanzi. Noi, i manager, li ricopriamo d’oro: è il caso di Cimoli, Colaninno, Buora e Tronchetti Provera, ad esempio, che hanno mandato a picco le aziende da loro dirette salvo conservare stipendi da sceicco, ed essere poi riciclati in nuovi incarichi. Certo, loro non farebbero mai come i dirigenti americani, che hanno deciso di assegnarsi uno stipendio di un dollaro, e il resto, eventualmente, vincolato agli esiti dell’azienda. Prendono esempio dai nostri Parlamentari, gli unici i cui stipendi crescano indipendentemente dall’inflazione programmata. E’ superfluo ricordare che Bush ha abbassato lo stipendio di Hillary Clinton, perché essa in passato aveva votato a favore di una legge che prevedeva un aumento di stipendio per la carica che ora, lei, andrebbe a ricoprire.

 

La lista è molto più lunga.
La politica, del resto, è fatta da uomini. Se Obama, per il suo staff, ha scelto premi Nobel, tecnici affinati da anni di esercizio e intellettuali, noi abbiamo Carfagna, Gelmini e Alfano, e abbiamo premiato Rubbia con un calcio nel sedere. Ne discende, per forza di cose, che ancora prima delle azioni, i discorsi stessi, le parole usate, siano lontane mille miglia da quelle che dovrebbero essere. Basta porre a confronto il discorso del Senatore McCain e quello della recente conferenza di Veltroni o di Berlusconi.
Gli Italiani vivono in un iperuranio che credono reale, poiché vi sono immersi, e paiono non darsene cruccio. Pensano che il contesto dal quale sono circondati sia il più naturale, che sia normale vivere così. Messi di fronte alla realtà, quella vera, reagiscono con un atteggiamento indolente ed una alzata di spalle. Ed è questo, e solo questo, il vero motivo per cui, alla fine, le cose sono come sono. Persone come Berlusconi o Veltroni in Francia, negli Stati Uniti, non avrebbero mai fatto strada in politica, perché l’opinione pubblica, prima ancora che i meccanismi istituzionali, li avrebbero condannati.
Un’altra Italia, dunque, sarebbe possibile, se i suoi cittadini non fossero così scarsi di senso civico e culturalmente inferiori rispetto ai cittadini di tanti altri Stati. Se è vero che la politica è fatta da uomini, questo è da intendersi come cittadini che propongono e cittadini che sostengono e giudicano.
E’ necessario prendere atto della nostra inferiorità e credere che tutto questo si possa cambiare, perché nella stessa Italia non è sempre stato così.

 

Foto da www.beppegrillo.it/

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Indulto al contrario

Posted by admin On Dicembre - 19 - 2008

“Terremo conto delle utili valutazioni e degli stimoli del presidente dell’Antitrust che sono in linea con quanto realizzato dal Governo in queste prime settimane di lavoro”.

 

Rispondeva così il 25 giugno, il Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, al Presidente dell’Antitrust, Catricalà, che gli chiedeva conto e ragione delle motivazioni per le quali il Governo aveva deciso di rinviare il varo della class action. Questa è lo strumento attraverso il quale una classe di persone accomunate da un danno può cercare di rivalersi sul danneggiatore, intentando una causa comune. E’ un mezzo che consente notevoli risparmi sia in termini di spesa pubblica che processuale, oltre a costituire un notevole deterrente contro intenzioni di reato. Ha anche un ulteriore grosso vantaggio: un cittadino danneggiato che non ha partecipato alla class action può, anche in futuro, rifarsi alla sentenza e, una volta dimostrato il danno, ottenere direttamente il risarcimento.

 

In un Paese dove vige il silenzio assenso quando i fondi pensione devono scippare il Tfr del lavoratore, e il silenzio diniego quando un cittadino ha diritto al finanziamento per l’installazione dei pannelli solari, questo meccanismo processuale è intollerabile. Immaginate le aziende di Mestre, costrette a rifondere automaticamente ogni persona morta per un tumore causato dalle sostanze tossiche scaricate e prodotte. Impensabile.
Scajola aveva evitato di replicare a Catricalà che il primo rinvio era dovuto alle proteste di Emma Marcegaglia e di Confindustria tutta, la quale, pochi giorni prima, aveva sentenziato, a proposito della class action, “che così com’è fatta non va bene”. Forse aveva paura che, dopo i noti patteggiamenti della sua azienda, i cordoni della borsa si dovessero allentare ancora in seguito alle vicende che hanno visto coinvolta la Impregilo. Ma tutta la classe imprenditoriale appare piuttosto ostile allo strumento, come se lo temesse e avesse qualcosa da nascondere. Difatti, a stretto giro di posta, il Ministro aveva ammesso che “la norma è per certi aspetti impraticabile e bisogna dunque rivederne alcuni aspetti a tutela del consumatore perché non ci sia una risposta beffarda per chi vuole riconosciuti i propri diritti”.
Ma una seconda coincidenza, oltre alla dichiarazioni di Marcegaglia, aveva operato il miracolo di restituire la vista anche ai ciechi: proprio in quei giorni era stata depositata, presso il Tribunale di Milano, la prima causa civile di questo genere, avviata da Deminor e Altroconsumo contro le banche e revisori coinvolti nel crack della Parmalat. Il Governo aveva tentato una estrema difesa adducendo la scusa che il ritardo era dovuto allo studio dell’equiparazione dell’applicabilità dell’azione anche nei confronti della Pubblica Amministrazione e aveva spergiurato che il I° Gennaio si sarebbe partiti. Ma…

 

Il decreto “milleproroghe”, licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri, prevede invece un secondo rinvio di sei mesi dell’entrata in vigore della class action. Non solo. La retroattività della legge è valida solo per i reati commessi dal I° Luglio 2008. Come facevano, altrimenti, a salvarsi i responsabili dei crack Parmalat, Cirio, Giacomelli, ed, eventualmente, anche Alitalia?
Siccome il Parlamento ha ubbidito agli ordini di Confindustria, e nella stessa Aula sono presenti industriali (Berlusconi, Colaninno, Previti prima che venisse definitivamente condannato, tanto per citare gli esempi più noti), si può affermare che hanno varato un indulto al contrario. Se l’indulto, infatti, copre i reati commessi in un certo lasso di tempo, il depotenziamento della class action copre la possibilità di poter intentare una causa legale contro i reati, fino ad una certa data.
Viene anche tolta l’esclusiva alle associazioni dei consumatori nel promuovere le cause, e amplia la possibilità di filtro delle stesse da parte dei Giudici.
Questo provvedimento si è reso necessario dopo che è sfumato il progetto del Governo di infilare l’emendamento “salva manager” nel Decreto “Alitalia”. Il Governo, insomma, le sta provando tutte pur di liberare i truffatori dalla possibilità di pagare, con la condiscendenza dell’opposizione (ora si sa anche il perché).
Secondo rinvio e seconda coincidenza. Ieri è arrivata la sentenza Parmalat. In attesa delle motivazioni, non si può non constatare che l’unico condannato è Calisto Tanzi e un’impresa di revisione dei conti. Insomma, ha fatto tutto il patron di Collecchio, da solo. Gli altri non c’erano, e se c’erano dormivano; a meno che non si siano salvati grazie ad indultini e prescrizionicine. E’ questo il caso, ad esempio, di Bank of America, grazie alla modifica della ex-Cirielli. Il risultato è che la Banca non rifonderà chi ci ha rimesso i soldi, nonostante sia stata accertata la responsabilità chiara degli Istituti di credito nella vicenda.

 

Alla luce di quanto è successo, è facile immaginare come finiranno le indagini nei confronti dei vertici Alitalia, indagati dalla procura di Roma per la gestione dell’azienda nel periodo compreso tra gli anni 2000-2007.

Foto da http://www.torinoscienza.it/

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Sodoma

Posted by admin On Dicembre - 18 - 2008

Narra un libro molto famoso che secoli e secoli fa cinque città furono distrutte da un diluvio di proporzioni immani, mandato dal Dio di quella popolazione per punirla dei peccati che ivi si commettevano, con frequenza e leggerezza. Le due città più famose appartenenti a questa pentapoli erano chiamate Sodoma e Gomorra.
Della seconda oggi abbiamo conoscenze abbastanza approfondite in merito ai meccanismi che la governano, grazie ad un coraggioso giornalista che risponde al nome di Roberto Saviano: egli, con un paziente lavoro di documentazione e ricostruzione, ce ne ha offerto un’immagine nitida, sconosciuta ai più, rivelandone gli aspetti più squallidi e terribili. La prima città, invece, non abbisogna di alcun pericoloso lavoro di reportage per essere svelata. Non è celata ai più, non è dotata di porte inaccessibili ma, al contrario, le tiene sempre spalancate. Non nasconde il suo lato sporco, ma lo mostra in pubblico, se non con malcelato orgoglio, quantomeno con la sfrontatezza di chi è tranquillo della sua impunità. Ed è ancor più rimarchevole il fatto che chiunque, a ben guardare, conosce le strade principali di Sodoma, e anzi vi cammina senza per questo provare un moto di ribellione, ma rimanendo sottomesso gira semplicemente il capo in un’altra direzione quando per puro caso un’occhiata fugace gli rivela il contenuto dei suoi vicoli più sudici.

 

Forse in pochi hanno fatto caso ad una coincidenza: da quando Napolitano ha iniziato a parlare di Giustizia, Berlusconi tace. Prima era il contrario: Berlusconi diceva “i giudici e i pm politicizzati una metastasi della nostra democrazia”, e il Presidente della Repubblica taceva. Poi c’è stato un breve periodo di sovrapposizione: ad esempio, quando Gasparri ha definito il Csm una Cloaca Massima, Napolitano è intervenuto con fermezza bacchettando lo stesso Csm per la spettacolarizzazione dei processi. Adesso invece Napolitano dichiara “si pongono con urgenza anche problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura, ed esigenze di misure di riforma, volte a scongiurare eccessi di discrezionalità, rischi di arbitrio e conflitti interni alla magistratura nell’esercizio della funzione giudiziaria, a cominciare dalla funzione inquirente e requirente. Misure di riforma che riguardino anche la migliore individuazione e il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Consiglio Superiore della Magistratura dalla Carta costituzionale” e Berlusconi sta zitto. Ovvio: le parole di Napolitano sono uguali alle sue, perché sprecare fiato. Il Presidente della Repubblica sta avallando una riforma della Giustizia fatta da condannati e inquisiti. Ha inaugurato la stagione firmandosi il Lodo Alfano, che non solo non permette ad un premier inquisito di farsi processare, ma non lo permette nemmeno per il Capo dello Stato medesimo. Se lo è firmato da solo.

 

Ma la situazione è molto più grave. La questione morale che ha travolto il Pd ha chiarito che tutto il sistema politico italiano, escluso finora l’IdV, è fortemente compromesso e colluso. Da ultimo, il Partito Democratico ha la media di un arrestato al giorno, chissà a chi toccherà oggi. Sarà un’altra coincidenza, ma sempre da ultimo il Pd appare molto frettoloso di dialogare con la maggioranza e mandare in porto la riforma della Giustizia. E il PdL fa come il padre del figliol prodigo: “Il garantismo per noi ha un valore fondamentale e per essere tale vale a 360°. Ci sembra evidente che gli esponenti post-comunisti del Partito Democratico non sono abilitati a esibire alcuna ‘diversità’ né a parlare di ‘questione morale’ contro altre forze politiche, ma nel contempo siamo contrari a rendere loro pan per focaccia e a imitare i loro comportamenti del 92-94 contro le altre forze politiche” Il piduista Cicchitto ha confessato da solo e propugna il garantismo dell’impunità; poi tende una mano misericordiosa alle pecorelle smarrite che tornano nell’ovile. Improvvisamente tutti si sorridono a vicenda e appaiono molto più permissivi, tanto che anche il dialogo sul federalismo fiscale si è miracolosamente sbloccato: Calderoli fa “i complimenti e ringrazia” l’opposizione per “il lavoro costruttivo” svolto. Che si traduce in una spartizione delle regioni per partito, in modo che ognuno possa curare i propri affari indisturbato. Fanno come la Camorra e la ‘ndrangheta: a me la Campania, a te la Calabria. E’ passata perfino l’idea della commissione sul federalismo, prima fortemente osteggiata dalla maggioranza.

 

Tutti i meccanismi tradizionali di una democrazia stanno saltando, perfino le norme basilari della Costituzione, che Napolitano, lungi dal difendere come vorrebbe il suo mandato, espone alla riforma voluta da indagati, collusi e condannati (che in questo sono bipartisan). Ieri il Ministro del Welfare si è permesso di decidere da solo che cosa in Italia è legge e cosa no, nemmeno fosse Luigi XIV. Di più, ha minacciato di non meglio precisate sanzioni amministrative se il suo colpetto di Stato privato non verrà applicato. Nessuno, tra stampa e politici, ha fiatato. Nemmeno Napolitano, forse troppo intento a leggersi i fascicoli che, con un’altra mossa fuori da ogni schema istituzionale, ha sottratto alla Procura di Salerno, la quale stava con legittimità indagando su un giro di collusioni che, da ciò che è trapelato, si presenta come la nuova tangentopoli. La differenza è che nel ‘92 nessun politico aveva pensato di riformare la Giustizia, e così le indagini sono andate avanti. Oggi invece Forleo, De Magistris e Apicella sono trasferiti e il Capo dello Stato pianta i chiodi nel coperchio della bara sdoganando la riforma, mentre tutti gli altri Paesi del mondo concentrano le loro energie per contrastare la crisi economica, invece che contrastare le indagini.
Distruggere questo sistema è impossibile: grazie alla legge elettorale approvata da entrambi gli schieramenti, sono i partiti stessi a decidere chi mettere dove. E se nessuno vota i partiti, non c’è nessun problema, le elezioni sono valide lo stesso.

 

I cittadini di Sodoma, però continuano a trascinare la loro esistenza, quasi indifferenti. Alla crisi economica, dati Istat alla mano, hanno reagito tagliando le spese alimentari e aumentando quelle per i telefonini.
Ma, come diceva un frate di nome Cristoforo, in un altro famoso libro, “verrà il giorno…”. E’ arrivato anche per Sodoma e Gomorra. E quando arriverà, gli abitanti di Sodoma si comporteranno come hanno fatto sempre: volteranno le spalle ai vari Moggi, Mussolini e Craxi che avevano osannato fino al giorno prima e si scopriranno tutti antifascisti. E tra la catastrofe e la tartufesca renovatio ci sarà di mezzo un diluvio di lacrime.

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Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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