Alla fine della baldoria c’era nell’ aria un silenzio strano,
qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano;
alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria
ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un’ ombra di malattia.
Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimar già si scorgeva
e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva
e poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta,
ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa…
Con qualche mese di ritardo, anche Berlusconi si accorge della crisi economica, prendendo atto dei dati che piovono, aggiornati sempre al ribasso, da più fonti, spari da diverse direzioni come se ci si trovasse in mezzo ad un’imboscata. Dopo i dati dell’Fmi, che poi ha tenuto a precisare che gli effetti della crisi sull’economia reale “devono ancora arrivare”, quelli dell’Eurostat (calo dell’1,5% del Pil rispetto al trimestre precedente, il peggiore dalla creazione dell’Ue), della Confindustria (produzione industriale a -17,2% dal Dicembre del 2006, peggior dato dal dopoguerra), dell’Istat (Pil a -0,9% nel 2008, peggio delle stime previste dal Governo, il più basso dal 1980), di Bankitalia (record del debito pubblico, a 1686,5 miliardi), Bce (disoccupazione al 9,4% nel 2010), Acea (mercato automobilistico a -27%, peggior dato da 20 anni).
Cercando di non rinnegare l’ottimismo e la noncuranza con la quale aveva definito la reazione italiana, ora ammette: “Questa crisi ha dimensioni che non sono ancora del tutto definite e la guardiamo con preoccupazione”. E’ solo l’ultimo di tutta una schiera di economisti e capi di Governo, risvegliatisi improvvisamente dall’orgia capitalistico-finanziaria che li vedeva in prima linea a propagandare l’economia del debito, degli investimenti forzati, dei derivati e dei debiti cartolarizzati, giustificati ai media come l’ultima frontiera della crescita.
Il mercoledì delle Ceneri ci confessarono bene o male
che la festa era ormai finita e ormai lontano il carnevale
e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio
ruttando austeri: “Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!”
E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell’ Ipocrisia
perchè una mano lavasse l’ altra, tutti colpevoli e così sia!
E minacciosi ed un po’ pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io…
G7, G8, G10, G20: non è la quaterna della ruota di Genova, ma tutte le messe che i solerti Capi di Stato e i compassati Ministri delle Economie mondiali tengono a ritmo serrato, il calendario strapieno di note di incontri. Financial Stability Forum, Ecofin, Fmi, Forum mondiali (solo il Wto, guarda caso, non si ode), ognuno si straccia capelli e vesti, promettendo il bene dell’umanità in un futuro molto vicino, perfino un “nuovo ordine mondiale”, come ha proclamato, quasi stesse rivelando il quinto mistero di Fatima, il Ministro Tremonti. E tutti i giornalisti hanno trattenuto il fiato, per un istante, illuminati dalla Rivelazione, giusto il tempo per mettere in moto le rotative. “Regole eque” è l’ostia consacrata che Trichet dispensa agli invitati, “Garanzie pubbliche, ricapitalizzazioni e anche schemi per la rimozione degli asset o per garantire questi asset”, “Non ho escluso misure aggiuntive e non convenzionali di politica monetaria,ma ancora non è stata presa alcuna decisione”, mentre dal presidente di Bankitalia arriva il fioretto: standard più rigorosi “dalla governance, alla remunerazione dei manager, all’atteggiamento delle istituzioni di fronte ai rischi”. E parte la litania corale, “No al protezionismo”, tutti in ginocchio a pregare ma chi può, Francia, Stati Uniti, già infrange il voto.
La domenica di Mezza Quaresima fu processione di etere di Stato
dai puttanieri a diversi pollici dai furbi del ” chi ha dato ha dato ”
ed echeggiarono tutte le sere, come rintocchi schioccanti a morto,
amen, mea culpa e miserere, ma neanche un cane che sia risorto
e i cavalieri di tigri a ore e i trombettieri senza ritegno
inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno:
si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono sobri milioni
e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni…
Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa,
quel lungo mese della quaresima, rise la iena, ululò la lupa,
stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni,
mulini bianchi tornaron grigi, candidi agnelli certi ex-leoni.
Il Pil, per forza di cose, prima o poi tornerà a salire, e le cose si riassesteranno, in un nuovo periodo di crescita, antesignano del futuro crollo. Ma lungi dal razionalizzare tutto ciò, si griderà al miracolo della resurrezione, i pentimenti, i rammarichi e le contrizioni sono stati i riti graditi alla divinità dell’economia, che ora benevolmente munifica i cittadini probi e i governanti lungimiranti.
Quindi, come andrà a finire?
Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l’ usato passo
fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là, in basso!
Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare,
solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare…
(testo della canzone “Nostra signora dell’ipocrisia, di Francesco Guccini, 1994)
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