Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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I due Aiace

Posted by admin On Febbraio - 19 - 2009

Aiace Telamonio - non l’impavido guerriero che “sorridendo // con terribile piglio, e misurava // a vasti passi il suol, l’asta crollando // che lunga sul terren l’ombra spandea”, ma piuttosto quello che si scaglia impazzito contro un branco di pecore, credendo di uccidere i capi Achei.
Veltroni ha lasciato la guida del Pd, dopo sedici mesi, tra gli sberleffi irriverenti del PdL che lo accusa di aver insultato Berlusconi fino alla fine, e i rammarichi di chi, nella maggioranza, vedeva in lui un debole oppositore, o un pratico avallatore, delle ‘riforme’ proposte. “Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”; “Non ce l’ho fatta e chiedo scusa per questo“.
La mazzata delle elezioni regionali sarde è solo l’ultimo segnale che gli Italiani hanno dato al partito, dopo le politiche, le amministrative a Roma e le elezioni abruzzesi. Una sconfitta che non lascia spazio ad alibi, che induce ad un serio ripensamento di tutta la linea del Pd. Se ancora esisterà, un Pd. Dilaniato da spinte interne opposte, che rifanno capo ai due partiti che lo hanno fondato, il Partito Democratico è sempre apparso un’utopia balzana, l’archetipo dell’ amalgama di acqua e olio.
Veltroni ha sempre guardato agli Stati Uniti, prendendo a modello il Partito Democratico americano, e ha viziato il progetto all’origine: l’Italia ha una tradizione politica differente da quella d’oltreoceano, nonostante sedicenti dotti politologi abbiano cercato di convincerci, in questi anni, che il bipolarismo era non solo possibile, ma anche doveroso. In pratica, D’Alema e la Binetti non possono coesistere. E se il Partito Democratico statunitense abbraccia Ted Kennedy e i riformatori più moderati, questo è possibile perché esiste una ampia la piattaforma di valori comuni condivisi, che non si riscontra nella controparte italiana.
Al ‘peccato originale’ si sono sommate poi la ‘questione morale’, il comportamento ambiguo, oscillante dalla strenua ricerca del dialogo a tutti i costi alla opposizione fatta dalle piazze, la sostanziale mancanza di alternative valide al modello al quale Berlusconi sta improntando la nazione, che spesso ha trovato nei fatti il loro appoggio. Veltroni, nella sua dirigenza, non ha mai capito veramente il suo elettorato, e ha sempre mirato al bersaglio sbagliato. Ora, qualsiasi mossa rischia di essere una sconfitta. Se continuare con il baraccone appare controproducente, la divisione delle due anime è l’ammissione del fallimento di un progetto. Ma già Rutelli strizza l’occhio a Casini, e D’Alema a Ferrero.

 

Aiace Oileo - Famoso per rozzezza ed ignoranza, in battaglia si distinse per la sua crudeltà e disprezzo, anche degli dèi.
Guai in vista anche per il Cavaliere; ma, a differenza dell’avversario sconfitto, Berlusconi dispone della risorsa che l’altro inseguiva vanamente: il potere. I giornali esteri si sono stupiti che in Italia le prime pagine dei notiziari non fossero per la condanna dell’avvocato Mills, che ci pone di fronte ad un Presidente del Consiglio che ha corrotto, mezzo terzi, due volte i giudici, per aggiustare i processi che lo vedevano coinvolti. E’ evidente che le due cose, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la corruzione dei Giudici, sono incompatibili, ma solo Di Pietro ha ricordato che “in America, Obama ha mandato via i Ministri che avevano avuto problemi con il fisco; in Italia, se corrompi un testimone, vai a fare il presidente del Consiglio”. Dalle colonne dei notiziari esteri si è puntato il dito contro il rozzo scudo spaziale che il Cavaliere ha ordinato di approvare al Parlamento, passato come ‘Lodo Alfano’.
Facendosi scudo della sua carica, abusando del potere che gli è concesso in sprezzo alla Costituzione, può anche permettersi il lusso di ignorare l’ennesimo parere negativo espresso sul provvedimento delle intercettazioni espresso vicepresidente del CSM: “La sanzione penale per i giornalisti è eccessiva e unilaterale, ai sensi dell’ art. 21 della Costituzione”. Secondo Mancino il provvedimento che autorizza le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, “distrugge” lo strumento investigativo limitandolo “fortemente”. E nemmeno lo sfiorano le richieste di chiarimento del Governo argentino a proposito delle sue frasi sui desaparecidos: al contrario, è lui che si indigna.
Se non basta la galera per i giornalisti a scuotere le coscienze dei cittadini, mettendoli di fronte al fatto che lo Stato si è trasformato in un insieme di strutture piegate al servizio di una oligarchia, il pericolo è ancora maggiore di quanto non sia.

 

Aiace Oileo visse più a lungo rispetto al suo omonimo, ma nemmeno egli ebbe la ventura di tornare a casa: la destra non può proseguire lungo la strada intrapresa, o la sconfitta di Veltroni di oggi sarà la disfatta del PdL di domani.

 

Foto da http://www.griseldaonline.it/

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