Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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La sabbia del Darfur

Posted by admin On Febbraio - 20 - 2009

Il silenzio, a volte, è un po’ come il deserto del Sahel, copre ogni cosa e la rende invisibile ai nostri occhi, sublimandola. Tutti i titoloni dei nostri media sono per la crisi del Pd dopo le dimissioni di Veltroni e per la lite tra Bonolis ed il Vaticano sul Festival di S. Remo, mentre titoletti glissanti accennano timidamente allo scandalo che dovrebbe travolgere il nostro Presidente del Consiglio. Oblio, invece, per la nuova catastrofe che vede come vittime gli abitanti del Darfur.

 

Proprio l’altro ieri, a Doha, il Governo sudanese e i ribelli del Jem (Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza), avevano firmato una intesa che poneva le basi per la cessazione del conflitto: una dichiarazione di intenti per poter fermare gli attacchi ai campi profughi, il rimpatrio forzato dei fuggitivi e che portasse alla liberazione di alcuni prigionieri. Un piccolo passo in avanti, denunciato però come insufficiente e figlio delle circostanze: il Jem è solo uno dei molti fronti di liberazione che combattono in Darfur, i quali hanno disertato il tavolo proposto dal Qatar poiché non lo hanno reputato credibile, giudicando sospetta questa improvvisa disponibilità del Governo sudanese. Le autorità di Khartoum hanno sempre rifiutato l’invio di forze internazionali di pace e la presenza di giornalisti, però all’indomani della possibile sentenza della Corte Penale Internazionale dell’Aja, che deve stabilire se il presidente Oman Hassan El Bashir sia colpevole o meno di crimini di guerra e contro l’umanità per la catastrofe del Darfur, si apre improvvisamente uno spiraglio. Le autorità sudanesi potrebbero aver voluto mandare un segnale di distensione verso l’opinione pubblica mondiale e la Comunità Internazionale, mostrando un volto umanitario; un eventuale arresto del Presidente sudanese sembra peraltro improbabile, dato l’appoggio che Paesi come la Cina e la Russia forniscono allo Stato africano. Scavando nemmeno troppo a fondo nella questione, infatti, viene alla luce una storia che ormai ha dello stereotipo: il Sudan, a dispetto di uno dei redditi pro-capite più bassi al mondo, non è quella “cassone di sabbia” che si vorrebbe far credere, ma, come il Congo e tutti gli stati centroafricani, è ricchissimo di risorse, che le potenze planetarie, loro sì dopo aver scavato a fondo nei territori altrui, si accaparrano corrompendo i governanti locali. Non esistono prove certe che questo accada nello Stato africano, ma appare sospetto che la Cina sia il maggior partner commerciale del Sudan, e che questi le abbia concesso ingenti finanziamenti in cambio dello sfruttamento delle risorse petrolifere…

 

La “Dichiarazione di Intenti”, nel frattempo, non pare aver retto a lungo: il Jem denuncia la violazione dell’accordo poiché, nella giornata di ieri, vi sarebbero stati attacchi da parte dell’esercito sudanese contro due postazioni di ribelli.
Ma la notizia più allarmante viene fornita da Medici Senza Frontiere. L’organizzazione era rientrata ieri nel Darfur meridionale dopo un mese di assenza dovuta agli scontri, e ha denunciato che 35mila persone sarebbero state colpite dai combattimenti che hanno interessato la zona: “La popolazione in città sembra essersi dimezzata. Non sappiamo dove si trovino le persone, ma cercheremo di seguirle ed assisterle comunque in caso di bisogno. La popolazione sembra fuggita precipitosamente, senza riuscire a portare quasi nulla con sé. Temiamo che possano aver presto un urgente bisogno di assistenza medica”. Altri sfollati sono in arrivo da Nord. Ma questa notizia non ha trovato eco tra le colonne e le frequenze dell’informazione di grosso calibro.

 

Ad oggi, il conflitto iniziato nel 2003 conta 400.000 morti, secondo le stime delle Nazioni Unite, e 2,2 milioni di profughi in fuga dalle violenze. Attacchi ai campi dei rifugiati, morte per fame e stupri di massa sono fenomeni tutt’altro che rari, e qualcuno è arrivato anche a parlare di pulizia etnica. Di fronte a questo dramma, però, le Organizzazioni Internazionali appaiono piuttosto abuliche, distratte. Riconoscendo come un intervento risolutivo sia tutt’altro che semplice, è certo che esiste la necessità di azioni più energiche, ravvicinate, e che la vita e la dignità di queste persone dovrebbero avere la precedenza su qualsiasi altra cosa.

 

Foto da www.iansa.com/
             http://lonestartimes.com/

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