Chi ha detto che per mettere il basto alla ‘classe operaia’ e sfruttarla secondo le convenienze occorre il tesseramento obbligatorio al sindacato del fascio? Basta tranquillamente, alla bisogna, il sindacato “ragionevole”, per dirla alla Bonanni, che opera attualmente. Basta che i mezzi di informazione facciano sparire i titoli a caratteri cubitali e non facciano il loro mestiere, basta che quando qualcuno protesta per gli ultimatum che gli vengono imposti dai dirigenti, chi gli è attorno guardi egoisticamente al disagio che vive a causa del disservizio, invece che solidarizzare con chi non sa se riporterà lo stipendio a casa.
Che fine hanno fatto i servizi giornalistici larghi otto colonne di una classe di pennivendoli, che ora relega la mattanza che si sta compiendo ai danni dei lavoratori Alitalia a pochi, smagriti trafiletti noncuranti?
Perché di tonnara trattasi, la nuova era di assunzioni Cai.
Dopo essersi vista regalare l’azienda dal Governo, dopo che l’Antitrust ha fatto finta di non accorgersi del monopolio che si è venuto a creare, i vertici di Compagnia Aerea Italiana, i “patrioti”, come li ha definiti il Presidente del Consiglio, hanno proceduto alle assunzioni a chiamata, con il benestare dei sindacati confederati. Gli stessi che, proprio ieri, si sono accorti di qualche piccolo problema insorto nel meccanismo di assunzioni, che lascia fuori regolarmente donne incinte, disabili, persone con problemi in famiglia, ragazze madri. Gli stessi che, dopo aver firmato l’accordo capestro, oggi denunciano che perfino quello non viene rispettato, poiché Cai sta esternalizzando molti più asset e servizi del previsto. Gli stessi che ora denunciano che le assunzioni hanno leggere difformità tecniche, perché non sono a tempo indeterminato, ma a termine. Ora, Cgil, Cisl e Uil cadono dalle nuvole.
Quando un mese e mezzo fa era il ‘fronte del no’ a denunciare la “pulizia etnica” commessa ai danni dei lavoratori, quella era un’altra storia. Quando erano i cinque autonomi a parlare di azienda senza futuro, che per sopravvivere sarebbe dipesa interamente dal partner straniero, anche quelle erano voci di cassandre. Sindacati sovversivi, che volete.
Ora il sindacato confederato si aspetta un “intervento deciso del Governo” per contrastare “una palese violazione da parte di Cai degli accordi sottoscritti”. E difatti ognuno immagina il Ministro Matteoli assurgere a Tribuno dei lavoratori, dopo averli intimiditi e minacciati nel corso di tutti questi mesi, ogni volta che hanno protestato per le condizioni che si vedevano imposte. Apertura di istruttorie, intimazioni di riprese del servizio, apertura di procedure a carico dei lavoratori sono state all’ordine del giorno. Del resto Brunetta è stato molto chiaro: “I dipendenti della compagnia devono farsene una ragione”. Ingozzatevi questo cucchiaio di olio di ricino e zitti.
Ed è questo l’aspetto più grave di tutta la vicenda, senza tema di smentite. La criminalizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori, che avviene sistematicamente sotto gli occhi indifferenti del sindacato. Lo stravolgimento sistematico delle regole di contrattazione e di protesta, la preclusione dei lavoratori stessi nelle decisioni che li interessano. Diversi scioperi sono stati impediti con una scusa o con l’altra, sia dai sindacati che dal Governo. Il futuro è la rimozione di questo strumento: non conviene né agli uni, né agli altri.
I media hanno sempre presentato come quantomeno inopportune le proteste dei lavoratori di Alitalia. Li hanno additati come privilegiati, hanno voluto far credere che gli scioperi erano pretestuosi ed incomprensibili, perché si dovevano salvare 20.000 posti di lavoro, e quindi non bisognava guardare tanto per il sottile. Ora hanno la scusa della crisi. Hanno usato le stesse argomentazioni del Governo, che poi sono le stesse di Cai. Un muro compatto, insormontabile. Un monito per tutti gli altri lavoratori. I quali non hanno compreso la gravità della cosa, e hanno applaudito.
E tra chi ha applaudito, c’è già qualche caduto. Ieri si è chiuso il contratto del personale degli enti pubblici non economici. Il contratto, valido per tutti i lavoratori del settore, è stato firmato solo da Cisl e Uil, che non solo rappresentano una parte fortemente minoritaria del totale dei lavoratori, ma non hanno nemmeno sottoposto ai loro iscritti l’accordo, per una preventiva approvazione. Il sindacato “ragionevole” ha tagliato fuori tutti i lavoratori che rappresenta e ha chiuso per conto suo un contratto.
Questo continuo e impunito attacco ai diritti dei lavoratori, che dura da quindici anni e vede il sindacato come primo manganellatore, ha subito una brusca recrudescenza in questi ultimi mesi, costituendo precedenti dei quali in pochi paiono rendersi conto. Troppo impegnati, forse, a inveire contro il personale Alitalia perché il volo che doveva portari in vacanza per il ponte di Natale è stato soppresso.
Foto da www.rainews24.it/




Lunedì la procura di Roma ha annunciato l’apertura di un fascicolo in seguito ad una inchiesta del Codacons, che ha rivelato come Alitalia sia costata agli Italiani 5 miliardi e 187 milioni di euro nel corso della sua gestione. Il Codacons ipotizza per questo sperpero i reati di malversazione ai danni dello Stato e truffa aggravata per il conseguimento di illecite erogazioni pubbliche. Questa indagine rappresenta la punta dell’iceberg di una gestione della compagnia di bandiera che ha visto il collasso una volta che è stata data in pasto ai privati. Stipendi di manager da favola pari a 190.000 euro al mese, come quello di Cimoli e buonuscite faraoniche, amministrazioni rovinose da parte di finanzieri che non erano competenti in materia di aerei, assunzioni di comodo, speculazioni come il mantenimento dell’aereoporto di Malpensa. Eppure, grazie all’azione congiunta di sindacati e Governo, questo quadro fosco non pare destinato a migliorare nel futuro.


