Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

La guerra umanitaria

Posted by admin On Gennaio - 8 - 2009

L’ultima frontiera della guerra umanitaria è la beffarda tregua di tre ore che ogni giorno di conflitto armato darà respiro alla popolazione assediata. Gli Israeliani hanno mostrano tutta la loro sensibilità inerente i problemi scatenati dalla guerra che hanno mosso, consentendo i soccorsi ‘a tempo determinato’, dopo aver bombardato qualche scuola e qualche ospedale a destra e a sinistra. Il conflitto “chirurgico” ha provocato finora più di settecento vittime, un terzo delle quali bambini, e oltre tremila feriti. Quella di Israele è una guerra sensibile, come quelle degli Statunitensi, che esportano la democrazia con le bombe: prima storpiano a vita, distruggono case e stroncano famiglie, poi fanno passare i convogli delle Ong. Il Times ha avanzato serie ipotesi sul fatto che l’esercito invasore impieghi proiettili al fosforo, proibiti dalle Convenzioni internazionali; ciò non costituirebbe nulla di eccezionale, data la considerazione che i Governi israeliani dimostrano per le decisioni degli organi sovranazionali. Per dimostrare però la loro delicatezza e la giustezza della causa, di fronte alle masse di popolazioni quantomeno scettiche sulla scelta fatta per risolvere il problema dei lanci dei razzi da parte di Hamas, le autorità israeliane hanno aperto un canale su youtube, nel quale mostrano con dovizia di particolari come il lancio di una sola bomba abbia rivelato che in una moschea fossero nascoste delle armi, ma nel quale non mostrano come il lancio di una singola bomba abbia stroncato cinque pericolosissime sorelle adolescenti.

 

Lo Stato ebraico, come ha detto il suo ambasciatore all’Onu, Shalev, “prende molto seriamente” la proposta franco-egiziana di mediazione: “Sono sicura che la proposta vada considerata, vedremo poi se verrà accettata o meno”. I morti ammazzati delle prossime ore ringraziano per la premura. Mentre gli alti gabinetti considerano, è già stata varata la terza fase dell’operazione “piombo fuso”, che prevede l’ingresso dell’esercito invasore fin nel cuore delle città palestinesi: è preferibile non dare forma a cosa possa accadere allora. Tutti vedono già soldati israeliani distribuire cioccolatini alla popolazione.

 

Cattive notizie, intano, per la politica italiana, Gasparri in testa, la quale pretende che la guerra israeliana passi come “legittima difesa”, e che vede nei contestatori della stessa degli “apologeti dello sterminio di una popolazione” (quella ebraica, n.d.a.): si allarga il fronte degli ‘antisemiti sostenitori del terrorismo islamico’. Tra le fila del club si annoverano la Croce Rossa Internazionale, la quale ha dichiarato che la striscia di Gaza “si trova in una totale crisi umanitaria” (negata fino a ieri dal Ministro degli Esteri israeliano), e il Vaticano, l’unico Stato che pare ancora aver conservato il senso delle cose; il Cardinal Martino, infatti, ha condannato senza mezzi termini l’offensiva israeliana: Gaza “assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento” nel quale “popolazioni inermi” pagano le “conseguenze dell’egoismo”. La Santa Sede, dopo l’appello del Papa che “implorava” la fine del conflitto, ha infatti ribadito che occorre “una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli”. “Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla”. A Tel Aviv non l’hanno presa molto bene, e hanno risposto a stretto giro di posta che “Fare affermazioni che sembrano provenire dalla propaganda di Hamas e ignorare gli impronunciabili crimini commessi da quest’ultimo”, non “aiuta la gente ad avvicinarsi alla verità e alla pace”. Tutti vedono già Padre Lombardi con una cintura imbottita di esplosivo, pronto a farsi saltare per aria.
Oltre ai cattolici nostrani, anche i religiosi “in loco” hanno espresso la propria opinione in modo inequivocabile: il Vescovo di Nazareth ha invitato gli Israeliani “a dialogare seriamente con i Palestinesi, a partire da Hamas”, e altri si sono aggiunti invitando Israele e la Comunità Internazionale a smettere di considerare Hamas come un “mostro”.

 

Hamas non è un gruppo di terroristi autonomo: gode del favore di una buona fetta della popolazione, come dimostrano le elezioni vinte, ed è profondamente radicato nel territorio. Anche ammesso che l’esercito israeliano distrugga tutte le sue basi, esse verranno ricostituite in breve tempo, mostrano l’inutilità (e la pretestuosità) della guerra attuale, dettata anche dall’esigenza del governo uscente di farsi pubblicità alla vigilia delle nuove elezioni. Senza voler mancare di deplorare il continuo lancio di razzi da parte di Hamas, inaccettabile oltre che politicamente miope, l’unico modo per venire a capo di qualcosa è aumentare il peso della parte politica del movimento, a discapito di quella militare, la quale viene al contrario rinforzata dall’aumento del numero di morti civili e di persone che devono vivere stabilmente in campi profughi. Tutto questo è noto alle gerarchie israeliane, e le rende ancora più colpevoli dei crimini che stanno commettendo, nella più totale impunità presente e, inutile illudersi, anche futura.

 

Foto da finnish.wunderground.com

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Eluana: un altro sgambetto

Posted by admin On Dicembre - 17 - 2008

Napolitano ha fatto scuola.
Il suo intervento scomposto e decisamente fuori luogo a proposito del caso “De Magistris” è stato prontamente imitato dal Ministro del Welfare Sacconi, che con scelta di tempo sospetta ha emanato un Atto di Indirizzo per le Regioni per “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e all’ idratazione”, nell’ambito delle strutture aderenti al Servizio Sanitario Nazionale. Per puro caso, proprio stamattina Eluana Englaro doveva essere trasferita nella clinica di Udine per iniziare tutto il procedimento di sospensione dell’alimentazione forzata. Il Ministro ha dichiarato: “Ho ritenuto doveroso l’atto che ho emanato per far uniformare tutto il Ssn e le strutture in esso inserite a garantire il diritto alla nutrizione e all’idratazione”, ha tenuto a precisare che nessuna struttura è abilitata alla sospensione dei trattamenti, e che questa è illegale.
L’iniziativa, naturalmente, ha avuto la somma benedizione del Vaticano: “Il Ministero della salute è dalla parte della vita”, hanno affermato dalla S. Sede. Sempre ammesso che quella possa considerarsi vita.

 

Di avviso molto differente i legali della Englaro: infatti l’atto di Sacconi è “più che illegale, abnorme, cioè al di fuori delle norme”; “va reso pubblico” perché “è stato solo annunciato ed è un deterrente intimidatorio”. “In un Paese normale si discute sui casi su cui non c’è una sentenza definitiva che altrimenti va applicata”. La curatrice speciale di Eluana, Franca Alessio, ha rimarcato che “stiamo parlando di un caso che ha concluso tutto il suo iter giudiziario e che c’è una sentenza emessa nel nome del popolo italiano, dopo quello che è successo ieri mi verrebbe da dire che l’autorità giudiziaria non esiste più”; nel caso specifico “Un atto di indirizzo non ha una valenza ostativa e in presenza di una sentenza, come nel caso di Eluana Englaro, non dice niente. La pronuncia del giudice che dispone l’interruzione del trattamento che la tiene in vita va eseguita”. E rimane il fatto che una struttura pubblica o privata potrebbe anche essere estranea a un atto di interruzione di trattamento che si effettua al suo interno.

 

Su cosa si fonda l’Atto emesso dal ministero? “Le strutture pubbliche e private dovrebbero rispettare il mandato del Servizio sanitario nazionale che prevede il diritto, contenuto anche nella Costituzione, del paziente a ricevere assistenza e cure mediche”, ha affermato il sottosegretario del Welfare, Francesca Martini. Vi sarebbe poi il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005 e la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. Ma, a ben guardare, si tratta di una catena distorta. L’articolo 32 della Costituzione infatti si interpreta nella maniera opposta a quella sostenuta dagli oltranzisti cattolici. Recita infatti: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il parere del Comitato Bioetico non ha forza impositiva di legge, ma serve solo da orientamento, ed è arcinoto che la corrente cattolica, al suo interno, è molto forte. Sulla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ha lavorato molto anche il Vaticano, che poi però si è rifiutata di firmare il protocollo perché consentiva l’aborto ai disabili, nei Paesi in cui questo è legale. A parte l’incoerenza della posizione, dal momento che la Convenzione ha come scopo primo quello di garantire che i disabili abbiano uguali diritti di fronte ai cosiddetti “normodotati”, dalla lettura del documento emerge chiaramente che il testo è pensato per persone affette da menomazioni che non gli precludono, però, la vita sociale. Si richiama infatti a più riprese il linguaggio, l’attività motoria, la comunicazione, l’educazione, lavoro, partecipazione alla vita politica e culturale, tutte cose che ad una persona come Eluana, che ha la corteccia cerebrale necrotizzata, sono precluse. E’ evidente quindi la perversione dell’interpretazione delle disposizioni.

 

Questo voler ostacolare a tutti i costi il percorso di Eluana, anche in barba alle sentenze emesse, questo voler, in parallelo, ostacolare il cammino verso una piena autodeterminazione del malato, è sinonimo di fondamentalismo religioso. Dovremmo riflettere più attentamente quando critichiamo i Paesi islamici che impongono per legge la morale religiosa a tutti i loro cittadini, e magari guardare con più severità dentro il nostro Parlamento.

 

Foto da www.enas.org.br/

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La memoria scomoda

Posted by admin On Dicembre - 17 - 2008

“L’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia delle legge razziali. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. 

 

 E si scatenò il pandemonio. 

 

Come era facilmente prevedibile, il discorso di Gianfranco Fini alla commemorazione del settantesimo anniversario dall’emanazione delle leggi razziali ha provocato il finimondo. Punti sul vivo, tutti gli esponenti del cattolicume più becero hanno levato le più indignate proteste, cercando di avvalorare i loro attacchi al Presidente della Camera con il supporto delle voci degli storici, tutti rigorosamente cattolici, e della corrente revisionista che, da quando Ratzinger è salito al Soglio Pontificio, pare avere corso libero. 

 

Immediata la replica della Santa Sede, per mezzo di Padre Giovanni Sale, scrittore su Civiltà Cattolica: la terza carica dello Stato “non conosce una pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI” o forse si tratta di una “svista”, per “cercare un correo a delle responsabilità che il presidente Fini vuole in parte coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella recente”. Parole che, comunque, non appaiono in grado di scalfire la banale verità esposta da quelle del leader di An: mentre infatti Fini è da anni che, ripetutamente, fa i conti con il proprio passato denunciandolo, lo stesso non si può dire della Chiesa Cattolica, che pare tenere un atteggiamento molto più contraddittorio. Inoltre, la “pagina di storia nazionale” evocata non può certo essere assunta ad esempio di condanna pubblica e vigorosa del fascismo e delle leggi razziali. 

 

Anche perché non si ha nessuna traccia di condanne pubbliche e vigorose da parte del Vaticano. I bisbigli a cui la gerarchia pontificia si appella sono tutti discorsi tenuti in consessi ristretti, e sempre piuttosto prudenti; non si è mai visto un Papa, ad esempio, tenere un Angelus e dichiarare l’infamia delle leggi razziali o della dittatura, con la quale anzi aveva anche firmato comodissimi Concordati, uno valido ancora oggi; Pio XI arrivò a definire Mussolini “l’uomo della Provvidenza dall’esistenza del quale dipendono le sorti dell’Italia”. Attualmente la Santa Sede non perde occasione per intervenire sull’aborto, arrivando velatamente a marchiare come assassine le donne che vi ricorrono: una presa di posizione costante e molto forte, nonché molto distante dalle timide e sporadiche obiezioni mosse alle leggi razziali, molte delle quali, peraltro, di carattere generalista. Il Segretario del Pri, Nucara, ricorda che “c’è poco da discutere, visto che Giovanni Paolo II si scusò con il popolo ebraico per le leggi razziali e altro ancora. Vogliamo sperare di non essere noi gli unici a ricordarsi di Wojtyla”. A quanto pare, però, sono proprio gli unici a ricordarlo. Giovanni Paolo II allora parlò di colpe “in agendo e in omittendo”. E se Pio XI arrivò a produrre un’enciclica che condannava esplicitamente l’idea della razza superiore (mai letta perché morì prima della stesura finale), il suo successore non continuò certo su questa linea: Pio XI entrò in rotta di collisione col Duce solo quando questi cercò di limitare la sfera cattolica nell’educazione dei giovani e chiuse le sedi di Azione Cattolica; mentre Papa Pio XII appoggiò la dittatura franchista, e non scomunicò mai fascisti e nazisti, mentre lo fece immediatamente con i comunisti. Un comportamento a dir poco ambivalente. 

 

Lo stesso che tenne nei confronti della Germania nazista, con la quale firmò il Concordato, anche se in seguito appoggiò il tentativo di assassinio di Hitler. Uno dei primi atti di Papa Pacelli fu quello di togliere dall’indice i libri Charles Maurras, appartenente all’estrema destra, antisemita e anticomunista, e Action Française (che aveva molti simpatizzanti e seguaci cattolici), ai cui aderenti revocò, tra l’altro, anche l’interdizione data dal suo predecessore. D’altro canto è incontestabilmente vero che molti esponenti cattolici tra cui Pio XII in prima persona contribuirono a salvare moltissimi ebrei dai rastrellamenti tedeschi. Sempre in silenzio. 

 

In buona sostanza, la Chiesa non si è mai esposta e messa in gioco per come doveva nei confronti delle dittature e delle leggi che ne sono derivate. Tra le sue preoccupazioni, come dimostrano i regni di Pio XI e XII, vi è sempre stata quella di mantenere l’esistenza della struttura Vaticana e, possibilmente, di ampliarne le prerogative, esigenze in forte contrasto con una posizione di opposizione ai regimi stessi. Il comportamento del Vaticano, quindi, ha sempre oscillato tra queste due inconciliabili direttive, a volte arrivando a benedire ed avallare certi atteggiamenti, a volte ad assumere riserbo, soprattutto quando quelle stesse prerogative venivano limitate. Non serve, quindi, invocare un isolato discorso radiofonico, peraltro nemmeno esplicito, o una singola omelia a Milano, per lavarsi la coscienza. 

 

Non va inoltre scordato un concetto che non è mai abbastanza rimarcato, perché guardarsi veramente allo specchio è un’operazione che pochi gradiscono di fare: la Germania nazista non ha mai fatto pressioni perché l’Italia adottasse le leggi razziali. E in questo senso il discorso di Fini assume un particolare spessore: gli Italiani non possono invocare l’addormentamento delle coscienze da parte della dittatura come alibi, non possono addurre la scusa del ‘cattivo vicino’ perché, è risaputo, ‘italiani brava gente’; gli Italiani sono stati fascisti convinti, nella maggior parte, fino a che la guerra mondiale non ha cominciato a volgere a loro sfavore; allora sono stati formidabili nel buttare a mare chi avevano sostenuto fino al giorno prima. L’impegno di Fini nel ricordarlo è un gesto altamente morale: solo chi fa i conti con il proprio passato fino in fondo, chi ne prende coscienza per intero, è in grado di guardare al futuro con serenità e costrutto. Gli ipocriti che ora strillano come la gallina che ha fatto l’uovo non fanno altro che ricalcare lo schema dei Comunisti in Italia, i quali hanno prima nascosto la dittatura dei regimi comunisti, e poi hanno sempre mantenuto un pietoso riserbo. I risultati di questo comportamento sono sotto gli occhi di tutti.

 

Per inciso: sono decenni che la sinistra, in Italia, non pronuncia parole come quelle che si sono sentite ieri in Parlamento. E’ uno dei principali motivi per i quali sono spariti da quello stesso consesso, spazzati via dal risultato delle elezioni di Aprile.

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RU486, nonostante le critiche

Posted by admin On Dicembre - 15 - 2008

Anche in Italia sta per essere dato il via libera definitivo alla pillola RU486, detta anche pillola abortiva. Si tratta di un medicinale che, grazie al principio attivo Mifapristone è in causare il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina.
L’Italia, anche se solo una parte, è, assieme alla cattolicissima Irlanda e al Portogallo, è l’unico Paese della Comunità Europea a non impiegarla. Il sì appare inevitabile, poiché l’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco) la aveva già autorizzata in Febbraio, motivando l’assenso in virtù del vantaggioso rapporto costi-benefici a carico del Sistema Sanitario Nazionale, ponendo come condizione che l’utilizzo fosse previsto esclusivamente in ambito ospedaliero, coerentemente con quanto affermato dalla legge 194. Come era prevedibile, si sono scatenate forti polemiche, soprattutto a livello politico da parte del centrodestra, e per voce del Vaticano, da sempre contrario all’aborto.

 

Il Cardinale Javier Lozano Barragan ha parlato a nome la Santa Sede, dichiarando che “La Chiesa cattolica comprende il dramma di una ragazza che suo malgrado si trova incinta, ma condanna l’aborto in qualsiasi forma esso venga praticato, perché si uccide un essere innocente” e che “c’è anche una gerarchia dei drammi e il dramma maggiore è la morte, tanto più se inflitta a una persona innocente come un figlio che deve nascere. La vita viene prima di tutto il resto”. Una posizione decisamente contraddittoria, se si considera il recentissimo rifiuto di firmare il Protocollo sulla depenalizzazione dell’omosessualità, nonostante in diversi Paesi dove questo fatto è considerato reato, esso sia punito con la pena di morte. Ma forse per il Vaticano un uomo gay morto è gerarchicamente inferiore ad un embrione che forse diventerà un bambino, magari concepito per mezzo di una violenza sessuale.
Ecco un’altra questione che merita attenzione. Non esiste alcuna legge che dica che l’aborto è un omicidio; infatti esso è legale in Italia, nonostante l’opposizione dei cattolici (che però pare ne facciano uso, alla bisogna). L’embrione non è equiparato ad un essere umano: sono i cattolici a considerarlo tale, e sono liberissimi di farlo, secondo la loro coscienza. E’ in atto una campagna, al contrario, che tende a criminalizzare la donna che ricorra a questo espediente per interrompere la gravidanza, promossa da politici e associazioni cattoliche. La scelta sugli embrioni è lasciata al libero arbitrio delle persone, e nessuno deve cercare di imporre con la forza la propria morale su chi pensa in modo differente. Quello dell’embrione, così come quello dell’eutanasia ad esempio, sono temi delicati, che hanno confini molto sfumati, tali che nessuno può intervenire con una accetta e dirigere le coscienze di chi si confronta con questi problemi.

 

Ma è già partita anche la parallela campagna del terrore. Il Ministro della Gioventù, Giovanna Meloni, ha correttamente dichiarato che “La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso”; alle ragazze italiane lancia un monito: “”non considerate la pillola Ru486 un anticoncezionale perché non lo è”. Ma già parla di “un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute”. Il Sottosegretario del Welfare, Eugenia Roccella, si spinge oltre: la pillola ha “troppi lati oscuri”. “Le morti collegate alla Ru486 sono arrivate ormai a 17, non sono state denunciate dagli istituti di farmacovigilanza, ma da faticosi lavori d’inchiesta giornalistica o da singole persone interessate. L’aborto con la Ru486 è più doloroso, incerto e psicologicamente più devastante di quello praticato con altri metodi. La RU486 riporta l’aborto in una sorta di clandestinità legale: dopo l’assunzione delle due diverse pillole, infatti, le donne in genere tornano a casa fuori dal controllo medico, anche laddove il protocollo chiede il ricovero in ospedale”. L’Oms, al contrario, lo ritiene un farmaco sicuro, come indica il rapporto “Safe abortition: Tecnical and Policy Guidance for Healt System“. Il Sottosegretario dovrebbe esibire numeri e dati più precisi: anche per interventi di appendicite si muore.

 

Le esortazioni a non abusare della pillola RU486, e una corretta campagna di informazione, sono certamente due iniziative lodevoli, se inquadrate in un’ottica di libera coscienza. Ma molto spesso in Italia si tende a travisare. La Chiesa mette tutto in un unico calderone, condannando assieme alla pillola abortiva anche la “pillola del giorno dopo”, che agisce prima dell’impianto dell’ovulo fecondato. La china è pericolosa, perché si presta ad una serie di ‘no’. senza soluzione di continuità: qui il Vaticano è più coerente, perché se dipendesse dallo Stato Pontificio sarebbero proibiti perfino i profilattici. E se è vero che gli appelli a non abusare di questo sistema sono più che condivisibili, le critiche alla pillola abortiva, usata come un sistema anticoncezionale d’emergenza, rischiano di essere paragonabili a quelle riguardanti il divorzio, usato come ‘anticoncezionale’ di un matrimonio fatto troppo alla leggera: non è lo strumento del divorzio ad essere sbagliato, ma è un certo tipo di cultura superficiale che ne provoca un uso distorto.

 

Foto da http://www.tantasalute.it/

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Vaticano, un altro no

Posted by admin On Dicembre - 3 - 2008

E’ ancora molto accesa la polemica circa la mancata adesione del Vaticano al protocollo sulla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, ed ecco che un’altra presa di posizione della Santa Sede getta benzina sul fuoco.

Se ieri non erano gli omosessuali condannati alla pena capitale i discriminati, ma lo Stato Pontificio, che attraverso quel provvedimento vedeva un via libera ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, la pietra dello scandalo odierna riguarda la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Il rifiuto di firmare deriverebbe dal fatto che fra i diritti umani a cui fa riferimento il testo vi è anche quello di abortire.

 Più precisamente gli articoli contestati, il 23 e il 25, fanno riferimento ai diritti dei disabili quali l’”educazione riproduttiva” e i “mezzi necessari per esercitare questi diritti”. Poiché tra i diritti sono “inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva” il Vaticano ha espresso un secco niet, in quanto, come dichiara l’Arcivescovo Migliore “in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l’aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall’art. 10 della Convenzione stessa”. Ne discende che, siccome in alcuni Paesi l’aborto è legale e praticato, la Convenzione, alla quale peraltro il Vaticano aveva preso parte attiva, non vada firmata.

 

Foto da www.comunicabile.com/

E’ scontro aperto tra Vaticano e Onu, dopo la proposta della Francia, presidente di turno, di proporre una moratoria che depenalizzi l’omosessualità in tutto il mondo. Non è la prima volta che il Vaticano parte lancia in resta contro l’Organizzazione delle Nazioni Unite: era già successo, ad esempio, esattamente un anno fa, quando Papa Ratzinger lo accusò di “relativismo morale”.

Secondo Monsignor Migliore esiste il pericolo che una simile “dichiarazione di valore politico” crei “nuove e implacabili discriminazioni” nei confronti degli “Stati che non riconoscono come matrimonio le unioni omossessuali”. Il prelato ha anche sottolineato come solo 50 Paesi abbiano aderito alla proposta, mentre più di 150 non vi si sono associati, e in virtù di ciò la Chiesa afferma di non essere sola. E’ il concetto della dittatura della maggioranza, tale per cui si guarda sempre ai numeri per decidere e non al concreto dell’idea, discutendone.

 

L’Arcigay ha immediatamente replicato, in modo molto duro, alla Santa Sede, sottolineando che, attualmente, chi è oggetto di discriminazione non sono i Paesi che non permettono le unioni omosessuali, ma gli omosessuali stessi. Il Presidente dell’associazione, Aurelio Mancuso, ha infatti dichiarato che “Grazie allo status particolare di cui gode il medioevale stato Vaticano presso le Nazioni Unite, la lobby clericale preme su tutti gli Stati affinché non siano di volta in volta riconosciuti diritti civili e di libertà, alleandosi con i regimi dittatoriali, di ogni colore, compresi quelli islamici. La richiesta di depenalizzazione, che è stata sottoscritta anche dal nostro Governo, vuole cancellare la vergogna per cui in ben 91 paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali”. Già perché la proposta ha trovato l’approvazione di tutti e 27 le nazioni europee, Italia compresa. “E’ di una gravità inaudita –continua- che il Vaticano, e quindi la chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi, e si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari”. Dello stesso tenore le dichiarazioni di ArciLesbica: “Nessuna libertà di opinione può essere invocata per l’incitamento all’odio”.

 

In serata Padre Lombardi precisa le dichiarazioni di Mons. Migliore e replica alle due associazioni: “Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali”, ma si sta cercando “di introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma (non solo legale, ma anche relativa alla vita di gruppi sociali o religiosi) che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo”. “Ciò può diventare chiaramente strumento di pressione o discriminazione nei confronti di chi, solo per fare un esempio molto chiaro, considera il matrimonio fra uomo e donna la forma fondamentale e originaria della vita sociale e come tale da privilegiare”. Il Vaticano, quindi, teme di perdere la propria presa su quei Paesi, Italia in testa, che risentono della sua sfera di influenza e che ancora non hanno riconosciuto pari dignità alle unioni omosessuali (in Italia, a dire il vero, nemmeno le unioni eterosessuali al di fuori del matrimonio hanno ancora un riconoscimento ugualitario, e sono di fatto discriminate). Qualche scricchiolio lo Stato Pontificio lo ha già iniziato ad avvertire con le prese di posizione del Governo spagnolo, da sempre feudo indiscusso della morale e dei dettami cattolici. La Curia respinge le ulteriori accuse che gli vengono mosse dalle associazioni Gay e Lesbiche, secondo cui “La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli Stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all’indice, non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali”. Resta il fatto che al mondo ottanta Paesi puniscono in modo più o meno grave sentimenti diversi da quelli ritenuti morali e convenzionali.

 

Il Vaticano ha anche già messo le mani avanti per una seconda proposta, che verrà presentata sempre il 10 Dicembre presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, e che riguarda l’introduzione dell’aborto tra i diritti dell’uomo. Sempre Monsignor Migliore ha dichiarato che “è triste e indignante perché questa iniziativa lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto ci porta a riorganizzarne l’enunciazione e la protezione attorno non più a diritti, ma a scelte personali”. Scelte personali, il punto è esattamente questo. Non tutti sono contenti di seguire i precetti religiosi, e pensano cose differenti dagli stessi che gli vengono imposti. Il Monsignore ha aggiunto che: “Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro ci porta a smantellare le nostre società. Esistono controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e incoraggiare”. Sarebbe bello che lo spiegassero di fronte alle migliaia di donne congolesi o bosniache stuprate durante la guerra, o alle donne che subiscono violenze all’interno delle loro stesse famiglie: potrebbe riuscire un dibattito interessante.

 

La polemica, inevitabilmente, ha trovato riflesso nel mondo politico italiano: si va dalle posizioni più oltranziste, come quella del pidiellino Lupi (“Chi lo esclude infatti che un domani coloro che si oppongono alle unioni omosessuali possano diventare oggetto di azioni penali o di attacchi personali?”) a dichiarazioni di segno totalmente opposto, come l’affermazione del segretario del PrC Ferrero (“le dichiarazioni di alti esponenti del Vaticano sono gravissime”, simili “a quelle dei regimi teocratici e fondamentalisti religiosi rappresentati alle Nazioni Unite”. Tuttavia anche all’interno del Governo c’è chi si dichiara favorevole: “il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare all’Onu” ha esplicitato Margherita Boniver, “è stato oggetto di approvazione da parte di tutti i 27 Governi europei. Conosciamo i timori del Vaticano circa un approdo, ancora molto lontano, ad un riconoscimento del matrimonio tra omosessuali, ma questo non deve impedire una sacrosanta battaglia a favore di queste minoranze che, in moltissimi Paesi, sono oggetto di pesanti discriminazioni e, addirittura, in alcuni casi, rischiano la pena di morte”.

 

Foto da www.puta.it/

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Luca 6, 41

Posted by admin On Novembre - 21 - 2008

Eluana ha la corteccia cerebrale necrotizzata e degenerata. Già questo tragico responso dovrebbe bastare per sedare ogni controversia. In aggiunta, i medici si sono espressi chiaramente: non c’è alcuna ragionevole speranza di ripresa. Il padre ha provato a condurre la sua battaglia nel modo più schivo possibile, cercando di evitare i riflettori, sempre educato; e deve avere una grande forza interiore se è continuamente riuscito a sopportare il dolore del suo dramma e tutto l’uragano mediatico che gli si è abbattuto contro. Ieri, di fronte all’ennesimo ostacolo, ha dichiarato: “Ringrazio tutti i media dell’aiuto e del sostegno che mi hanno offerto in tutti questi anni ma ritengo che non mi resta altra scelta di quella di non parlare più, altrimenti non uscirò mai da questo vortice”. Riesce ancora a conservare la sua calma, nonostante il ricorso che, il giorno 18, trentaquattro associazioni hanno depositato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per impedire che ad Eluana venga staccato il sondino.

Si sente spesso parlare in modo sprezzante delle leggi dei paesi islamici, dei loro usi e costumi. Di come siano trattate le donne, dell’imposizione di certe prassi religiose da parte dello Stato o, in alternativa, della comunità. Molti benpensanti reagiscono in modo scandalizzato alle notizie provenienti, di volta in volta, dall’Iran, dalla Nigeria, dal Pakistan, da Paesi in cui è l’integralismo religioso la guida morale per tutta la cittadinanza.
Pochi, pochissimi però, prima di aprire bocca ed emettere la loro sentenza, credono opportuno considerare la situazione che si vive in Italia. Basterebbe, ad esempio, guardare senza preconcetti al caso di Eluana e all’atteggiamento di molti cattolici, compresi i loro organi ufficiali, in merito. Il loro Papa ha dichiarato che quella ‘vita’ con il cervello degenerato e necrotizzato è intoccabile. Che quella ‘vita’ sostenuta da alimentazioni forzate ed innaturali, a cui mai viene aggiunta la qualifica di ‘artificiale’, è invece sacra, perfino naturale, secondo alcuni. In virtù di ciò la loro principale preoccupazione, anziché limitarsi ad un rispettoso e pietoso silenzio, è quella di imporre la loro morale dettata dal Re di uno Stato straniero, che si picca di essere la guida spirituale anche di chi non lo riconosce come tale. E non sono disposti a mollare l’osso. Si esprimono perfino con profonde inesattezze, pur di arrivare al loro scopo. Si è detto che la Cassazione aveva autorizzato l’eutanasia, quando la Cassazione ha dato un parere tecnico sulla fattività di un ricorso. Il Cardinale Ruini ha paragonato il caso a quello di Terry Schiavo, ma, come ha dichiarato il professor Defanti, il neurologo che ha in cura Eluana, il prelato appare “poco informato”, in quanto in quel caso la battaglia giudiziaria verteva tra il marito e i genitori di Terry, l’uno favorevole e i secondi contrari all’interruzione dell’alimentazione, non sulla questione se fosse o meno ammissibile staccare il sondino, possibilità già assodata. Qualche politico ha gridato all’ “omicidio di Stato”, e già minaccia una legge. Enti statali hanno fatto ostruzionismo. Quanta differenza c’è tra questo comportamento e chi cerca di imporre il velo alle donne, in un Paese islamico? Il Papa si è addirittura pronunciato con un richiamo pubblico ai parlamentari cattolici, che dovrebbero essere “coerenti con la fede professata” e bisognosi di formazione evangelica ed accompagnamento pastorale. Nessuno riesce a dare una spiegazione soddisfacente alla domanda di che titolo abbiano le gerarchie ecclesiali per pronunciarsi su materie simili. Potrebbero almeno farlo con un po’ più di umiltà, invece di attaccare pubblicamente biasimando “l’arroganza dei Giudici” (Rino Fisichella, (13/11/08). Non è shari’a questa? La ferma volontà di assoggettare anche chi non crede a determinati precetti morali e religiosi alla propria legge.

Come al solito, sono le donne a pagarne le conseguenze peggiori: tutte le loro conquiste e battaglie hanno visto il clero sempre opposto alle loro istanze, prime fra tutte il divorzio e l’aborto. Ma non vanno passate in secondo piano le opposizioni più o meno dichiarate dei buoni cattolici alla progressiva emancipazione femminile. E se in alcuni Paesi islamici la donna che non si assoggetta alle regole sociali subisce un mobbing comunitario, cosa accade ad alcune donne picchiate dal marito, o con una gravidanza indesiderata, soprattutto nel nostro Mezzogiorno?

L’integralismo di certe frange cattoliche è così intransigente da passare sopra, come un rullo compressore, al dramma personale di un uomo che vede tutti i giorni la propria figlia attaccata ad una macchina, senza speranze di una vita dignitosa. Di un uomo che non riconosce come giusta la morale da loro propugnata, e che ha la Costituzione dalla sua parte. Si infila nel letto di questo vegetale senza pudori, dettando e prescrivendo. Predicano il rispetto e la tolleranza, sono i primi a non averne, di fronte a scelte difficili come quella che tocca al padre di Eluana. Non è scritto da nessuna parte quale sia la scelta migliore, e perché lo sia, ed è scontato che sia così: sono scelte che rimangono in ambito privato, lo stesso deputato alla morale religiosa. Ma il Vaticano manca anche della decenza di rispettare questa elementare regola.

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Argentina, 1975

Posted by admin On Novembre - 14 - 2008

Una giornata di normale amministrazione nell’Argentina del ‘75. Ecco cosa deve essere sembrata, agli occhi di molti, il giorno di ieri. Ma, al contrario, tanti altri Italiani, narcotizzati dalla televisione (l’oppio dei popoli del XXI secolo), dai problemi quotidiani delle spese sempre più ingenti da affrontare, martellati da una ridda di fatti, tutti ugualmente gravi, che si susseguono a brevissima distanza l’uno dall’altro, avranno faticato a mettere a fuoco tutto quanto è successo. Il quadro che ne è uscito appare piuttosto inquietante.

 

Procediamo con ordine.Ieri è stato un giorno di sentenze: quella sul processo inerente i fatti accaduti alla scuola “Diaz”, a Genova, il 21 Luglio del 2001, e quella che ha deciso la sorte di Eluana Englaro.
Nel primo caso ci sono stati 13 condanne e sedici assoluzioni: gli anni di carcere inflitti sono quasi 36, a fronte dei 108 chiesti dall’accusa, e quasi nessuno sarà scontato. Assolti anche tutti i vertici della polizia, compresi i poliziotti che firmarono il verbale per le “perquisizioni”, Sostanzialmente, ciò che esce fuori da questa sentenza è che effettivamente si sono commesse violenze all’interno della scuola dove pernottavano i “no global”, ma che si tratta di un atto indipendente compiuto da pochi esaltati, di cui il comando della polizia era all’oscuro. Assolto anche il poliziotto accusato di aver simulato il finto accoltellamento. Una sentenza che ricorda molto da vicino quella emessa per i fatti della Caserma di Bolzaneto: (assolti 30 imputati su 45, 24 anni di carcere inflitti contro gli 80 richiesti dall’accusa, nessun anno di carcere scontato grazie all’indulto promosso dal centrosinistra, nemmeno una sospensione dal pubblico servizio per i pochi condannati, come denunciato da Enrica Bartesaghi, presidente del comitato giustizia e verità per Genova). A questo punto è lecito ipotizzare che nemmeno le cariche che i poliziotti effettuarono contro i manifestanti inerti, solo dopo che i famigerati black block si erano ritirati, fossero decise dall’alto, ma fossero frutto di poche mele marce presenti all’interno del corpo di polizia, alle quali va “la gratitudine di tutti”, come ha sottolineato il Sottosegretario Mantovano. La teoria secondo cui i vertici della polizia qualcosa pur dovevano entrarci “si è rivelata per quello che era: un autentico complotto”, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, all’epoca Presidente della Camera. Prove false, torture, pestaggi, reclusioni forzate, tutto frutto della manovalanza. E’ come per i dossier illegali Telecom, dei quali Tronchetti Provera non sapeva nulla: faceva tutto Tavaroli da solo. Quindi non resta che concludere che qualche poliziotto annoiato, quella sera, si sia detto:
Poliziotto 1: “Ehi, dai, facciamo irruzione alla scuola Armando Diaz”
Poliziotto 2: “Sì, ma poi ai capi cosa raccontiamo?”
Poliziotto 3: “Poliziotto 2, hai strane tendenze anarchiche”.
In seguito, resisi conto che i capi “galantuomini”, come ha precisato Casini, si sarebbero potuti arrabbiare un Poliziotto 4 e 5 hanno messo due molotov dentro la scuola, per crearsi un alibi.
In questo caso la magistratura non è politicizzata. La Magistratura non è mai politicizzata, quando assolve Mannino, quando assolve i vertici della polizia, quando dice che Tavaroli non poteva sapere nulla dei dossier.

 

Va detto che Mantovano, forse esaltato dalla “giustizia dimezzata”, come è stata ribattezzata da chi si era costituito parte civile, si è un po’ lasciato andare contro la parte che lui deve ritenere politicizzata della Magistratura, e che collima sempre, ma per puro azzardo, con la parte di sentenze che non soddisfano il centrodestra. Così si è sentito in dovere di commentare sull’altra sentenza, quella riguardante il caso della Englaro: “una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore”. L’Anm ha prontamente ribattuto che “La Cassazione è un’istituzione fondamentale del sistema giudiziario italiano cui spetta l’alto compito di garantire l’uniforme applicazione della legge. Le decisioni giudiziarie possono essere oggetto di critica anche aspra ma non scendere al livello dell’insulto o della denigrazione”. La sentenza della Cassazione, che di fatto dà il via libera (ma solo per motivi tecnici, non di merito) alla procedura per staccare il sondino ad Eluana non è andata giù a parecchi. A cominciare dagli ambienti ecclesiastici: Monsignor Fisichella, senza mezzi termini, ha parlato di “eutanasia”, anche se in realtà l’eutanasia in senso stretto si configura in modo differente rispetto alla morte a cui andrà incontro la Englaro. Le dichiarazioni del prelato sono state immediatamente riprese da Volonté, che grida alla “condanna a morte”. Dello stesso tenore le parole del Ministro Carfagna, che riprende l’idea di Monsignor Fisichella e afferma che “E’ opportuno che il Parlamento non lasci alla Magistratura il compito di decidere e che legiferi sulle cure da fornire obbligatoriamente nella fase finale della vita”. In questo caso la Magistratura è, ovviamente, politicizzata e va demolita; non serve un indovino per immaginare che l’ipotesi di legge ricalcherà la linea di pensiero vaticana, impedendo a chi vuole indicare le proprie volontà riguardo alle terapie che ritiene accettabili, se un giorno si troverà nelle condizioni di non potersi più esprimere, di scegliere liberamente. Del resto, a Luglio ci si era messa di mezzo addirittura la Commissione per gli Affari Costituzionali del Senato. Forse la ex velina dovrebbe preoccuparsi di più, almeno nell’immediato, delle conseguenze della multa che l’Unione Europea ci ha comminato per aver violato le pari opportunità con la legge sulle pensioni: L’Europa infatti ritiene che le donne italiane che lavorano nel settore pubblico vengano discriminate con l’ingresso in pensione ad una età più bassa degli uomini: in questo modo hanno diritto ad una pensione minore, a parità di tipologia di lavoro, considerato che la pensione è calcolata in base agli anni di contributi versati e all’ultimo stipendio ottenuto. Ma la Carfagna ha altri pensieri per la testa.

 

Tra la proposta di Schifani di privatizzare la Rai (forse intende farne una seconda Mediaset ed eliminare definitivamente un’informazione senza padroni, almeno sulla carta), la riesumazione della legge “ammazza blog” e una squadraccia di fascisti che occupa una sede della Cgil (ma loro si sono giustificati dicendo di essere studenti: “non siamo fascisti, se non altro per questioni anagrafiche”) rimane un Presidente della Repubblica che si è sentito in dovere di intervenire in materia di immigrazione, viste le recenti proposte targate Lega Nord, che incentivano la discriminazione (lo stesso Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha frenato sulla possibilità del blocco dei flussi per due anni).

 

Ma la giornata stile “Argentina ‘75″ non è finita qui: se per chi ha fatto bancarotta si è stati così indulgenti da promuoverlo a presidente di Mediobanca, se per chi ha subìto condanne per fiancheggiamento esterno alla mafia si è offerto un posto in Parlamento, se è sempre pronto un condono o un indulto quando è opportuno, per i lavoratori di Alitalia non c’è nessuna pietà. Pugno di ferro. Come per gli studenti, per i lavoratori statali (solo la manovalanza, beninteso), per i barboni, per i no tav o per qualsiasi altra minoranza che non abbia i mezzi per far udire la propria voce, il Governo è inflessibile. Già annunciati provvedimenti draconiani: per il Ministro Sacconi “è un problema di ordine pubblico”. Dall’Enac, è stata comminata alla compagnia una multa di oltre 250 mila euro per la mancata assistenza ai passeggeri; il garante degli scioperi, Martone, ha aperto un procedimento di valutazione nei confronti del segretario nazionale della Cub trasporti Fabio Frati, e ha dichiarato illegale anche lo sciopero bianco in atto da un paio di giorni. In arrivo anche sanzioni per lo “sciopero selvaggio” (o dei disperati?) di Lunedì. Nessuno comunque pare avere fretta di mettere a confronto l’accordo di Settembre con il contratto proposto a fine Ottobre da Cai, che è già passata alle caporalesche chiamate individuali. Anche gli addetti di AirOne e Volare si sono uniti ai manifestanti di Alitalia, i quali dichiarano peraltro, inascoltati, che molti dei voli cancellati in questi giorni sarebbero “da addebitare a decisioni direttamente prese dall’azienda Alitalia, anche con aeromobili efficienti ed equipaggi di volo completi e presenti al lavoro”. Rimane comunque il fatto che le ragioni dei manifestanti siano soffocate da un fuoco di fila mediatico che vede esponenti del Governo, di Cai e dei sindacati confederati mescolati come buoni camerati. Un connubio che appare quantomeno bislacco.

 

E, giusto per capire l’aria che tira, il centrodestra inaugura una nuova stagione di democrazia con la scelta del nuovo Presidente per la commissione di vigilanza della Rai. Dati i continui ammiccamenti con Cai è possibile che anche gli esponenti della maggioranza abbiano deciso di procedere con una assunzione a chiamata diretta, stravolgendo tutte le precedenti regole di democrazia, che vedevano l’opposizione presentare il proprio candidato per il posto di presidenza. Dopo aver bloccato per mesi i lavori dell’elezione (mesi durante i quali, stando ai dati di AgCom, il Governo ha molto beneficiato del vuoto istituzionale), la maggioranza ha deciso autonomamente di scegliere il proprio candidato. Per la Lega Nord, infatti si sono salvate le apparenze: “la prassi sul presidente all’opposizione è confermata”. Berlusconi si dichiara “estraneo all’elezione di Villari alla Vigilanza”. Strano, per il possessore di una buona parte dei media italiani. All’opposizione non resta che constatare che “E’ una cosa che avviene nei regimi e non nelle democrazie”, come ha detto Veltroni, il quale, forse, dovrebbe fare una profonda autocritica per come ha gestito l’intera vicenda, arrivando ad un’altra sconfitta.

Foto da freno amano.splinder.com

Ognuno a casa propria

Posted by admin On Novembre - 12 - 2008

Nel XII secolo la Chiesa indiva le Crociate e tutti i regnanti europei accorrevano al richiamo delle trombe pontificie, mettendo a disposizione soldati, carriaggi e finanziamenti. Sono passati, da allora, nove secoli, durante i quali, in nome della fede e dietro ordine delle gerarchie ecclesiastiche, si è proceduto a uccisioni, torture, stupri, pulizie etniche, roghi, persecuzione di filosofi e scienziati. Nel 1870 la breccia di Porta Pia ha sancito una netta svolta nelle relazioni politiche tra Chiesa e Stato, decretando di fatto la fine del potere temporale del Papa. La religione quindi, come è logico che sia, diventa un fatto personale e non istituzionale. La nostra Costituzione, è bene ricordarlo, rimarca in modo inequivocabile la netta separazione tra Stato sovrano e Chiesa Cattolica nell’articolo 7 : “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

 
E’ fatto ben noto come la prassi sia molto diversa da quanto prima enunciato; l’ultima, intollerabile intromissione delle volontà ecclesiali nelle questioni di uno Stato estero, quale è l’Italia, prendono la forma delle dichiarazioni del Cardinale Javier Lozano Barragan, in merito alla vicenda di Eluana Englaro. Secondo il porporato staccare la sonda che tiene in coma perenne la Englaro è “una mostruosità disumana, un omicidio”. Questa dichiarazione è stata rilasciata in risposta alla richiesta di inammissibilità del ricorso della Procura di Milano, da parte del Procuratore Generale della Cassazione di Milano, Iannelli. Nessun organo mediatico pare aver colto la gravità di parole che suonano come un avvertimento alla Corte di un tribunale, e che si permettono di rimbeccare le richieste di un Procuratore.
L’Italia è l’unico Paese al mondo che sopporta simili pressioni senza battere ciglio: ricordiamo, tra le tante, la lotta alla pillola abortiva, le finanziarie di governo, il referendum sulla procreazione assistita, i pacs, le politiche per la famiglia, i matrimoni gay, l’immigrazione clandestina, i prezzi dei prodotti alimentari.
Molte appaiono le contraddizioni del Vaticano, che a volte travalica anche pietà e tolleranza: ad esempio, a Welby, che è riuscito a vincere la propria battaglia, sono stati negati i funerali religiosi, che invece furono concessi a Pinochet. A Eluana si impedisce di trovare pace, lasciandola attaccata ad una macchina quando già si sa che mai si risolleverà dal suo stato comatoso: deve continuare a ‘vivere’. Il Cardinale Barragan ha operato un distinguo e ha specificato che questo non si configura come accanimento terapeutico: a chi gli ha fatto notare che attraverso il sondino si somministrano anche farmaci lui ha replicato “e allora, io dico, togliete i farmaci”. Chissà come si ridurrà il corpo di Eluana senza i farmaci. La morale cattolica prevede anche la negazione del diritto di abortire per qualsiasi motivo, perché anche questo è assimilabile ad un omicidio, però quando si tratta di donare gli organi non si guarda tanto per il sottile sullo stato del paziente donatore: a tal proposito lo stesso Papa è dovuto intervenire pochi giorni fa ribadendo che “gli organi da trapiantare devono essere prelevati solo ex cadavere” ma che “la scienza deve ulteriormente progredire sull’accertamento della morte”. Il Vaticano, del resto, è stato uno degli ultimi Stati occidentali ad abolire la pena di morte.

 
Ma, al di là delle questioni di merito, sulle quali ognuno si forma una propria opinione, rimane il fatto che la religione, come detto prima, è un fatto personale, e che la visione del mondo secondo la morale religiosa non può essere imposta a nessuno. Esistono luoghi deputati per l’esplicazione dei propri bisogni religiosi: questi sono le chiese, non gli organi di informazione di uno Stato sovrano, né il suo Parlamento o i suoi Tribunali. Non si riesce a capire, quindi, perché il Vaticano, con le sue pressioni politiche, debba influenzare e disporre indirettamente della vita di cittadini italiani, quali Welby o Eluana, o coloro i quali scelgono di abortire per tutta una serie di motivi che rispondono a loro esigenze, dal momento che, per legge, un essere umano è vivo quando i suoi polmoni si sono dilatati. Non si capisce perché debba essere imposto a due persone dello stesso sesso di avere una serie di norme che regolamentino e salvaguardino socialmente il loro rapporto, solo perché questo tipo di unione non si concilia con l’immagine della famiglia di una religione che è fondata sul dogma.

 
Del resto, a parti invertite, la Chiesa ha dimostrato di tollerare molto poco ingerenze di altri organismi in questioni che sono di sua stretta competenza. E’ il caso, ad esempio, del processo di beatificazione di papa Pio XII, contestato da alcuni esponenti dell’ebraismo, che rimarcano come Pio XII, sostanzialmente, abbia taciuto di fronte alla tragedia della Shoah. Il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Bertone, è stato piuttosto netto: si tratta di “un fatto religioso che esige di essere rispettato da tutti” e che, nella sua specificità, “è di esclusiva competenza della Santa Sede”. Due domande, allora, si presentano spontanee: perché la Chiesa è così poco coerente, e non applica lo stesso metro in questioni, come quella della morale pubblica di un altro Stato, che non la riguardano? Un cattolico può benissimo seguire i suoi precetti religiosi senza per questo intaccare le scelte dei non credenti. E perché, ancora, nessun nostro politico si esprime in modo così chiaro ogni volta che un precetto religioso cerca di essere imposto a tutti i cittadini italiani dal Vaticano?

 

Foto da http://it.wikipedia.org/

Meeting CL: Chiesa e Governo a braccetto

Posted by admin On Settembre - 2 - 2008

Per Borselli “Gesù Cristo è il primo socialista della storia” (Marzo ’08).  Per Berlusconi, che vuole essere sempre primo in tutto, lui stesso è il “Gesù Cristo della politica” (12/02/06). Gli organizzatori del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione hanno invece fatto meglio, cassando Gesù e dedicandosi alla politica a tutto tondo. Il risultato che ne è sortito è un manifesto politico-ideologico  disdicevole, che ha sancito l’ulteriore commistione di problemi politici e principi morali cattolici, alla faccia della laicità dello Stato.

Dopo il feudale baciamano di Berlusconi a Sua Santità, prosegue il proficuo baratto che vede il Governo Italiano, ormai responsabile unico di tutta la politica del Paese, elargire campo d’azione e promesse al Vaticano in cambio, se non proprio del supporto palese, quantomeno di una quieta condiscendenza.

Nel Meeting di Cl tenutosi tra il 23 e il 30 di Agosto, intitolato “protagonisti o nessuno”, di religione se ne è vista proprio poca: scorrendo la sala stampa, i dibattiti puramente spirituali si contano sulla punta delle dita di una mano; per il resto, non si è salvato nulla, nemmeno il povero Brahms, che si sarà rivoltato nella tomba in seguito all’interpretazione della sua IV sinfonia in Mi minore Op. 98. Dalla Sanità ai prezzi dei prodotti alimentari, dal nucleare al federalismo fiscale agli investimenti nei trasporti, la gerarchia ecclesiastica ha ospitato e commentato di tutto, sentendosi anche pienamente legittimata a farlo, come ha arrogantemente dichiarato il Cardinal Bagnasco: una Chiesa che i problemi “non li legge sui sondaggi ma li vive in prima persona rivendica il suo diritto ad occuparsi di politica” perché questa “sia se stessa e serva il bene comune”. Scrive bene Giampaolo Pansa che, commentando il Meeting lo ha definito come “la nuova Festa dell’Unità”. Peccato che un organo religioso dovrebbe attenersi alla sfera spirituale dei suoi fedeli, e non sconfinare in campi che non gli sono propri. Si dovrebbe inoltre avere cura di regalare al Cardinale un libro di storia nuovo: evidentemente il suo parte solo dal 486 d.C. e quindi ignora che le radici dell’Europa sono quelle dell’Impero Romano, poiché latine sono la nostra lingua, il nostro concetto di diritto, le vie sulle quali camminiamo, molti campi che ancora coltiviamo e il concetto stesso di Europa: forse così la smetterebbe di blaterare sulle origini cristiane del Vecchio Continente.

Se Bagnasco fa le veci del Premier italiano, Frattini invece si immedesima Ministro degli Esteri del Vaticano, condannando le violenze sui cristiani in India, che non hanno coinvolto nemmeno un nostro concittadino. Uno scambio di ruoli che rende sempre meno limpido il confine tra Stato Italiano e Curia.

Lo spettacolo più indecente, comunque, lo hanno fornito i nostri politici: quasi tutta la compagine governativa si è recata in pellegrinaggio a Rimini, garantendosi così un ampio spazio pubblicitario sulla loro linea governativa, nella speranza di acquisire vasti consensi nell’elettorato cattolico e il benestare dei prelati: spesso affiancati da moderatori di Cl, o impegnati in dibattiti stile lascia o raddoppia con i pochi esponenti dell’opposizione presenti, i rappresentanti del centrodestra hanno rinsaldato la comunione di intenti e di pensiero che è la premessa per una duratura alleanza tra lo stesso centrodestra e le gerarchie ecclesiali. Il Meeting si è infatti aperto con una ferma condanna del comunismo e del ’68, accostando nel primo caso le figure di Amendola e Togliatti al terrorismo, nel secondo il movimento studentesco con la strage di Piazza Fontana. La stortura e la mistificazione di queste due parabole è talmente evidente che non vale nemmeno la pena di commentarle. Sta di fatto che, in assenza totale di contraddittorio, hanno assunto la forza di un nuovo pensiero libero da “una tendenza generale a dimenticare la storia da cui veniamo”. La situazione è tanto grottesca in quanto vera, ma su un piano ribaltato.

Ha fatto seguito un ampio ventaglio di discussioni sulla sussidiarietà, trattata sotto diversi aspetti sia specifici (ad esempio nella scuola o nel federalismo fiscale) sia più prettamente amministrativi. Ancora di più viene così sottolineato lo sposalizio ideologico tra Chiesa e Governo. La prima si richiama alle Encicliche “Rerum Novarum” e “Quadragesimo Anno”, pietre angolari della dottrina sociale della Chiesa: in questo modo cerca di aumentare l’importanza e il peso delle associazioni cattoliche, viste come enti più vicini al cittadino, rispetto allo Stato. Il secondo invece intende sfruttare il principio, distorto ovviamente, per imbastire un Welfare a gestione completamente privata, e avvantaggiare i soggetti privati nel confronto con i soggetti pubblici.

Ecco dunque che appare chiaro il terreno comune che ha permesso un tale sincretismo, una conciliazione che ricorda da vicino quella che portò alla firma dei Patti Lateranensi; traspare insomma una convergenza culturale verso destra, accentuata dalla folta presenza di imprenditori e banchieri, a discapito della gente comune (negli spazi dedicati ai lavoratori mancano operai, disoccupati, pensionati, dipendenti), così come appare carente il dibattito sul disagio sociale, a tutto vantaggio delle riforme del Governo. Il Cardinal Bagnasco ha fornito il suo placet al federalismo fiscale e il Vaticano ha scaricato Famiglia Cristiana quando essa si è levata contro un modo ignobile di gestire la governance del Paese. Largo consenso anche su molti altri temi in cambio della salvaguardia dei principi cattolici nella vita politica italiana e di adeguati finanziamenti ad enti religiosi. Infine, una comunione di visione amministrativa dello Stato, anche se per fini diversi, e l’utilizzo del comunismo, storico nemico sia del Clero che dei liberisti, per giustificare le proprie scelte agli occhi del popolo.

 

Per finire, alcune delle “perle” emerse nel corso del Meeting.

Il cardinale Tauran ha precisato che “le religioni sono fattori di pace”.

Magdi Allam, a proposito della sua conversione: ““Ho compiuto approfonditi studi sui testi della religione islamica e posso dire che molti versetti legittimano l’ideologia dell’odio e della violenza.  La stessa biografia ufficiale di Maometto, riconosciuta dal mondo islamico, descrive la vita del Profeta come un guerriero che si è macchiato di efferati crimini come l’uccisione di settecento ebrei a Medina nel 627 d.C.”.

“Non conosco un modello di rapporto tra globale e individuale più riuscito della Chiesa cattolica” afferma Prades, docente di Teologia Dogmatica alla facoltà teologica di Madrid.

Per Pavarin, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Padova, è più che mai attuale e necessaria la massima attenzione all’articolo 27 della Costituzione che afferma che la pena deve avere scopo di rieducazione e recupero del condannato. “All’origine vi è una scelta dei legislatori. È il riconoscere che l’uomo è fatto ad immagine di Dio”.

Tremonti, per convalidare la sua positiva visione del ruolo del Governo, cita il Tomasi de Lampedusa: “se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”. Viene il sospetto che non abbia mai letto il libro. Poi prosegue: ciò che cambia è la questione del potere” “I popoli chiedono, i governi devono poter dare una risposta” E chiosa con un mirabolante: “Allora quale nuova ideologia? Non ho nostalgia del Romanticismo, ma penso siano una buona base di partenza valori quali moralità, responsabilità e sussidiarietà. Come sintetizzare tutto questo in tre parole? Dio, Patria e Famiglia (lui voleva dire “Credere, Obbedire e Combattere”. Tanti saluti allo Stato laico).

 

Foto da : paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/

Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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