L’ultima frontiera della guerra umanitaria è la beffarda tregua di tre ore che ogni giorno di conflitto armato darà respiro alla popolazione assediata. Gli Israeliani hanno mostrano tutta la loro sensibilità inerente i problemi scatenati dalla guerra che hanno mosso, consentendo i soccorsi ‘a tempo determinato’, dopo aver bombardato qualche scuola e qualche ospedale a destra e a sinistra. Il conflitto “chirurgico” ha provocato finora più di settecento vittime, un terzo delle quali bambini, e oltre tremila feriti. Quella di Israele è una guerra sensibile, come quelle degli Statunitensi, che esportano la democrazia con le bombe: prima storpiano a vita, distruggono case e stroncano famiglie, poi fanno passare i convogli delle Ong. Il Times ha avanzato serie ipotesi sul fatto che l’esercito invasore impieghi proiettili al fosforo, proibiti dalle Convenzioni internazionali; ciò non costituirebbe nulla di eccezionale, data la considerazione che i Governi israeliani dimostrano per le decisioni degli organi sovranazionali. Per dimostrare però la loro delicatezza e la giustezza della causa, di fronte alle masse di popolazioni quantomeno scettiche sulla scelta fatta per risolvere il problema dei lanci dei razzi da parte di Hamas, le autorità israeliane hanno aperto un canale su youtube, nel quale mostrano con dovizia di particolari come il lancio di una sola bomba abbia rivelato che in una moschea fossero nascoste delle armi, ma nel quale non mostrano come il lancio di una singola bomba abbia stroncato cinque pericolosissime sorelle adolescenti.
Lo Stato ebraico, come ha detto il suo ambasciatore all’Onu, Shalev, “prende molto seriamente” la proposta franco-egiziana di mediazione: “Sono sicura che la proposta vada considerata, vedremo poi se verrà accettata o meno”. I morti ammazzati delle prossime ore ringraziano per la premura. Mentre gli alti gabinetti considerano, è già stata varata la terza fase dell’operazione “piombo fuso”, che prevede l’ingresso dell’esercito invasore fin nel cuore delle città palestinesi: è preferibile non dare forma a cosa possa accadere allora. Tutti vedono già soldati israeliani distribuire cioccolatini alla popolazione.
Cattive notizie, intano, per la politica italiana, Gasparri in testa, la quale pretende che la guerra israeliana passi come “legittima difesa”, e che vede nei contestatori della stessa degli “apologeti dello sterminio di una popolazione” (quella ebraica, n.d.a.): si allarga il fronte degli ‘antisemiti sostenitori del terrorismo islamico’. Tra le fila del club si annoverano la Croce Rossa Internazionale, la quale ha dichiarato che la striscia di Gaza “si trova in una totale crisi umanitaria” (negata fino a ieri dal Ministro degli Esteri israeliano), e il Vaticano, l’unico Stato che pare ancora aver conservato il senso delle cose; il Cardinal Martino, infatti, ha condannato senza mezzi termini l’offensiva israeliana: Gaza “assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento” nel quale “popolazioni inermi” pagano le “conseguenze dell’egoismo”. La Santa Sede, dopo l’appello del Papa che “implorava” la fine del conflitto, ha infatti ribadito che occorre “una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli”. “Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla”. A Tel Aviv non l’hanno presa molto bene, e hanno risposto a stretto giro di posta che “Fare affermazioni che sembrano provenire dalla propaganda di Hamas e ignorare gli impronunciabili crimini commessi da quest’ultimo”, non “aiuta la gente ad avvicinarsi alla verità e alla pace”. Tutti vedono già Padre Lombardi con una cintura imbottita di esplosivo, pronto a farsi saltare per aria.
Oltre ai cattolici nostrani, anche i religiosi “in loco” hanno espresso la propria opinione in modo inequivocabile: il Vescovo di Nazareth ha invitato gli Israeliani “a dialogare seriamente con i Palestinesi, a partire da Hamas”, e altri si sono aggiunti invitando Israele e la Comunità Internazionale a smettere di considerare Hamas come un “mostro”.
Hamas non è un gruppo di terroristi autonomo: gode del favore di una buona fetta della popolazione, come dimostrano le elezioni vinte, ed è profondamente radicato nel territorio. Anche ammesso che l’esercito israeliano distrugga tutte le sue basi, esse verranno ricostituite in breve tempo, mostrano l’inutilità (e la pretestuosità) della guerra attuale, dettata anche dall’esigenza del governo uscente di farsi pubblicità alla vigilia delle nuove elezioni. Senza voler mancare di deplorare il continuo lancio di razzi da parte di Hamas, inaccettabile oltre che politicamente miope, l’unico modo per venire a capo di qualcosa è aumentare il peso della parte politica del movimento, a discapito di quella militare, la quale viene al contrario rinforzata dall’aumento del numero di morti civili e di persone che devono vivere stabilmente in campi profughi. Tutto questo è noto alle gerarchie israeliane, e le rende ancora più colpevoli dei crimini che stanno commettendo, nella più totale impunità presente e, inutile illudersi, anche futura.
Foto da finnish.wunderground.com











