Wednesday, November 25, 2009

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Nucleare: il Governo sceglie l’uovo oggi

Posted by admin On Febbraio - 25 - 2009

Aveva un sorriso soddisfatto Sarkozy, dopo aver visto Berlusconi apporre la firma sull’accordo italo-francese che riporterà il nucleare in Italia; e ne aveva ben donde. Ridotta a vendere le proprie tecnologie nucleari all’Iraq, dove lo trovava, la Francia, un pollo che comprasse i suoi prodotti per centrali nucleari di terza generazione, dato che i transalpini trovano sempre più difficoltà a venderle in giro per il mondo? La risposta era logica e a portata di mano. Si sa, il cugino Italiano è facile da far fesso… E così, dopo avergli regalato Alitalia, ora l’Italia si appresta a fare un altro grosso favore ai compatrioti di Sarkozy.

 

L’obbiettivo dell’accordo è quello di avvalersi delle tecnologie francesi per la costruzione di quattro centrali nucleari in territorio italiano, in modo da coprire il 25% del fabbisogno energetico (elettrico, è bene sottolinearlo, non globale) italiano. Scajola ha dichiarato a più riprese che per ridurre a livelli accettabili la dipendenza italiana dalle energie straniere considera ottimale un mix energetico comprendente un quarto di energie rinnovabili, un quarto di energia nucleare e metà energie fossili (petrolio, carbone pulito, come lo chiama lui, gas). Ma dietro questo bel manifesto ci sono un sacco di problemi, che vengono taciuti.

 

Senza futuro - Il Governo (ma anche nell’opposizione) si fa forza della reale insostenibilità della attuale situazione per dipingere uno scenario da The Day After. Il trucco arcinoto del Governo della Paura, usato in lungo e in largo in questi mesi: una volta spaventati i cittadini li si mette di fronte ad una sola possibilità di scelta, ed il gioco è fatto. In realtà il mix proposto da Scajola è fallimentare già in partenza, è una scelta a corto raggio, e di ristrette vedute. Non si può pensare, infatti, di programmare una svolta energetica credibile basando la metà dei propri approvvigionamenti sull’energia fossile: il petrolio è agli sgoccioli e il carbone non è una energia pulita. Quanto al gas, perché il Governo stigmatizza la dipendenza dall’importazione del petrolio, se poi intende rimanere in ginocchio davanti all’ “amico Putin”, attendendo che apra i rubinetti? Sempre che non sorgano intoppi nel lungo percorso dei gasdotti (vedi la recente crisi russo-ucraina).

 

Come il petrolio - L’uranio ha le stesse problematiche del petrolio di oggi. Gli esperti gli danno 240 anni di vita, e il suo costo è già in forte aumento, mentre le estrazioni si fanno più difficoltose. Scegliere l’uranio, quindi, significa solo rimandare il problema a domani.

 

Tempi lunghi, difficoltà crescenti - Tra dieci anni avremo, secondo le intenzioni dell’accordo, una sola centrale su quattro, e la terza generazione sarà già una tecnologia obsoleta, ma questo non viene evidenziato dai predicatori del futuro. La costruzione delle centrali ha inoltre costi elevati, a cui vanno aggiunti quelli di smantellamento e recupero del sito. Gli Stati Uniti hanno smesso da tempo di costruire nuove centrali nucleari, i Paesi del Nord Europa stanno incontrando difficoltà sempre crescenti. E con il debito pubblico che ha l’Italia, sarà davvero curioso vedere dove verranno reperiti i soldi necessari. Nuove Alitalia in vista, insomma, con una cordata di “patrioti” che si accaparrerà gli utili, e i cittadini che sosterranno le spese.

 

Smaltimento e rischi - Il silenzio cade sullo smaltimento delle scorie radioattive (l’Italia sta ancora smaltendo quelle dell’aborto di Caorso) e sulla possibilità di incidenti. Nel primo caso, oltre agli ingenti costi che si vanno a sommare a quelli elencati sopra, si maneggia sempre del materiale ad altissimo rischio. Ora, visto come è stato gestito l’affare dei rifiuti a Napoli… Nel secondo caso, per quanto remote possano essere le possibilità, e gli ultimi incidenti sloveni e francesi dimostrano che non lo sono, la conseguenze non sono comunque proporzionali al rischio corso. Un recente studio dell’Indipendent, condotto sulle ultime tecnologie ultrasicure, lascia tutt’altro che tranquilli, in merito, e sottolinea proprio come se è vero che le probabilità di incidente siano minori, è anche vero che se si verificassero le conseguenze sarebbero molto più dolorose.

 

Germania e Stati Uniti sono orientati fortemente verso il rinnovabile, l’Italia invece ha preso a calci nel sedere il premio Nobel Rubbia e ora sceglie di tornare al nucleare. E se appare solerte nello spingere sul quarto di energia derivata dall’atomo, non altrettanto impegno è profuso per il 25% di rinnovabile: al contrario, si è anche corso il rischio di vedere eliminati gli incentivi per l’installazione dei pannelli solari nelle abitazioni civili. Per non parlare dell’edilizia che produce energia al posto di consumarla e basta, e delle auto ad idrogeno.
La storia del nucleare in Italia è un copione noto: è quello dell’imposizione attraverso l’uso dell’esercito di opere pubbliche non condivise, come accadrà per i siti scelti per la costruzione delle centrali, e come è già accaduto per la base Dal Molin, per la Tav e per la discarica di Chiaiano. Ma ai cittadini, in fondo, sta bene così. Perché nel Paese che ha la memoria più corta del mondo essi strillano solo quando i problemi, egoisticamente, non capitano più sempre e solo agli altri. Vicenza, le valli alpine e Chiaiano sono lontani dal mio paese, disse il siciliano, prima che la sua città fosse prescelta per l’installazione della centrale. E’ anche il copione dell’imposizione delle opere perché i lavori portano profitti da spartire, come è accaduto per Alitalia, per il Ponte sullo Stretto affidato alla già pluriindagata Impregilo e come accadrà per la costruzione delle centrali. Del resto, il Governo si regge proprio su questo sistema. Ora si tratterà solo di demonizzare gli ambientalisti, di screditarli agli occhi dell’opinione pubblica, così come si è fatto per chi chiede al Premier di farsi processare, ed il gioco è fatto.

 

Foto da http://www.alguer.it/

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