Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Sciopero: fate casino, ma fatelo piano

Posted by admin On Febbraio - 26 - 2009

Il 3 Aprile 1926 entra in vigore la legge sull’organizzazione sindacale che, oltre ad istituire un solo sindacato corporativo per i lavoratori e uno per i datori di lavoro, vietava lo sciopero e la serrata. I sindacati di categoria sono riconosciuti a patto che avessero un determinato numero di iscritti e i dirigenti degli stessi fedeli al regime.
Secondo la teoria fascista, infatti, capitale e lavoro non sono destinati a combattersi, ma i loro interessi possono essere temperati (un po’ come dice Maroni e i giuslavoristi moderni), e di fatto si può raggiungere una cooperazione per raggiungere il bene superiore della nazione.
Tale legge era stata preceduta dal Patto di Palazzo Vidoni, del 1925, che riorganizzava tutto l’assetto sindacale, ammettendo unicamente i sindacati graditi al regime alla contrattazione. In cambio di questo riconoscimento, il sindacato fascista rinunciò al diritto di sciopero. I diritti e la voce dei lavoratori vennero soffocati in nome dell’interesse collettivo, mentre i sindacati degli industriali non ebbero mai problemi, negli anni successivi, a stringere accordi a loro favorevoli in cambio del sostegno al regime. Successive riforme tenderanno a costituire organi unici per filiere produttive, all’interno dei quali agiscono sia la parte sindacale padronale che quella operaia, in modo da smussare gli interessi divergenti.

 

In data odierna si avrà la presentazione della relazione sull’attività della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Secondo indiscrezioni nella bozza del progetto si prevede che il Governo sia delegato ad “integrare e modificare, eventualmente anche abrogandola e sostituendola con una nuova disciplina” l’attuale legge sullo sciopero nel settore dei trasporti.
Il disegno di legge è intitolato “per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone” e il Presidente della Camera lo ha giustificato in questo modo: “lo sciopero nei servizi pubblici essenziali diventa tanto più efficace quanto più ingente è il danno arrecato al cittadino-utente, il quale tende a diventare la vera controparte dei lavoratori in sciopero”. Un tentativo piuttosto rozzo, ma efficace grazie all’amplificazione mediatica, di convincere i cittadini che chi sciopera lo fa per arrecare loro un danno, e che serve come giustificazione per i successivi provvedimenti.
Non soffocare il diritto di sciopero ma armonizzarlo con tutti gli altri diritti dei cittadini. Si avverte dunque la necessità di contemperare e trovare un equilibrio tra queste due esigenze, costituzionalmente garantite: è quanto ha tenuto a sottolineare Fini, nel suo intervento di presentazione.

 

Cosa prevede la bozza del ddl - L’obbiettivo espresso nella relazione di accompagnamento è “lo sviluppo di un libero e responsabile sistema di buone relazioni industriali e alla canalizzazione dello sciopero attraverso una chiara indicazione delle prerogative sindacali e più affidabili percorsi di prevenzione del conflitto”. Come si realizza? Con “l’istituto dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale”.
Ma per arrivare allo sciopero, nel settore trasporti, sarà prima necessario un referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non sia indetto da parte di sindacati con più del 50% di rappresentatività. Non basta ancora. Nei servizi di particolare rilevanza occorre anche l’adesione preventiva del singolo lavoratore. E’ infatti prevista “l’introduzione dell’istituto del referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50 per cento dei lavoratori, e della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore almeno con riferimento a servizi o attività di particolare rilevanza”.

 

Questo significa che - Viene di fatto abolito il diritto di sciopero per il settore trasporti. Si potrà al massimo protestare come facevano gli operai giapponesi, cioè continuando a lavorare ma con una fascia al braccio per significare il dissenso. E’ possibile instaurare un registro degli operai ‘poco affidabili’, avendo il nominativo di tutti coloro i quali aderiscono alla protesta. Vengono infine tagliate fuori tutte le organizzazioni sindacali non gradite al Governo e al trio collaborazionista Cisl, Uil e Ugl, (negli anni passati questa è stata anche la politica della Cgil), cioè le rappresentanze minoritarie. Il commento di Bonanni, segretario della Cisl, è piuttosto emblematico: “Sulla riforma degli scioperi, siamo disposti a discutere con il governo ma solo per il sistema trasporti” e “Spero che tutto il sindacato unitario avrà una sola opinione”. No, lui spera che il Governo onori l’impegno e gli dia in cambio la gestione dell’erogazione del Welfare ai lavoratori, dato che i soldi dei tfr li amministra già.

 

Foto da ilmondoditowanda.splinder.com/

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La Fattoria degli Animali

Posted by admin On Febbraio - 21 - 2009

La Fattoria degli Animali era sorta sui migliori principi, e tutti erano contenti di ciò che era costato loro tanta fatica. Funzionava tutto benissimo, fino a quando non si sentì la necessità di una classe dirigente stabile che ponesse rimedio a piccole necessità contingenti.
Le piccole necessità contingenti mutarono gradatamente il loro peso, le azioni di intervento le loro sfumature. Un processo continuo, non scioccante, del quale gli animali lavoratori non si resero conto se non quando ormai era troppo tardi. Alcuni segnali, più o meno eclatanti, diluiti nel tempo, furono chiari esempi premonitori di ciò che sarebbe accaduto: si cambiò l’inno della Fattoria, si vendette il legname al vecchio padrone, si modificò lo Statuto. Ma la classe dirigente proclamò col cuore in mano che si trattava di provvedimenti presi per il bene esclusivo della comunità e i lavoratori, sempre più sfruttati, sempre più immersi nel loro lavoro, non si preoccuparono come dovevano fare.

 

Dopo le impronte digitali prese ai bambini rom, la schedatura dei barboni, i militari per le strade, la direttiva che vieta le manifestazioni in quasi tutte le piazze italiane, le disposizioni contro i negozi etnici, contro la disobbedienza civile, le delazione dei propri pazienti da parte dei medici, la promessa della galera per i giornalisti, arrivano le ronde cittadine. Pardon, le “iniziative di partecipazione civica nell’ottica della solidarietà orizzontale”, come le ha tartufescamente definite il Ministro Calderoli. Ma è vietatissimo parlare di franchismo, chi lo fa è un qualunquista cane, e pure comunista scavatore di foibe, o un eversivo giustizialista alla Di Pietro.

 

In Italia esistono solo due forze politiche che si sono avvalse di questo metodo per garantire la sicurezza: il partito della Lega Nord, che ospita al suo interno condannati per istigazione all’odio razziale, e i movimenti fascisti. La proposta iniziale della Lega Nord era quella di armare dei cittadini in una sorta di Squadra di Sicurezza, altrimenti nota come SS, poi alcuni emendamenti hanno fatto sì che le ronde fossero disarmate, e quindi prevalentemente costituite da ex membri delle forze dell’ordine, ora in pensione. Cerotti che non riescono a nascondere la gravità della decisione presa, sempre per Decreto Legge, poiché ormai è il Consiglio dei Ministri che legifera, cosa che lo stesso Berlusconi ha tenuto a ribadire molto candidamente: i Dl sono “necessari” affinché “un Governo possa intervenire tempestivamente, legiferando con norme immediatamente applicabili”. Non solo. Nonostante il Premier abbia ammesso che gli stupri sono diminuiti, nel corso del 2008 (ma allora, il panico sociale sparso dai media…), ha ulteriormente rafforzato quanto dichiarato in precedenza: “Voglio sottolineare che il Governo può utilizzare la decretazione di urgenza a seguito del clamore suscitato dai recenti episodi”.
Tralasciando il fatto che lo strumento del Decreto non è pensato per rispondere ai clamori mediatici, ci si chiede se il Governo, quindi, non possa arrivare a stimolare, suscitare o creare il clamore per dare adito ai provvedimenti d’urgenza. In passato è accaduto, e la ‘strategia della tensione’ ne è l’esempio più fulgido.
Ci si chiede pure come reagiranno le ronde quando si troveranno di fronte ad una flagranza di reato. O se saranno provocate, e poi in seguito si penserà ad armarle per prevenire il ripetersi di certi episodi.

 

Di certo ci sono le reazioni di Quirinale e Vaticano. Il primo, che inizialmente aveva espresso forti perplessità, trovandosi davanti a Gesù ha deciso di vestire i panni di Ponzio Pilato: “i contenuti del decreto siano di esclusiva responsabilità del Governo”. Così Napolitano firmerà, quasi certamente, anche questo Decreto. Il secondo, invece, continuando a dimostrare un interesse nella politica estera che travalica quello delle anime dei propri fedeli, ha crocifisso il provvedimento con le seguenti parole: “L’istituzione delle ronde rappresenta una abdicazione dello Stato di diritto. Non è la strada da percorrere”. L’Italia è ridotta ad appellarsi al Vaticano per ricordare alla coscienza dei cittadini che lo Stato è creato in prima istanza per garantirne la sicurezza, come ente terzo, ed evitare le adunate da saloon di cow boy in caccia del rapinatore.
L’opposizione, invece, fa notare come il Governo si sia avvalso di un’ulteriore pratica scorretta, volta ad espropriare ancora una volta il Parlamento dalle sue prerogative: “Il prolungamento per decreto della detenzione nei Cie rappresenta un esplicito schiaffo al Parlamento che aveva già bocciato, con un voto che coinvolgeva settori della stessa maggioranza, un provvedimento del governo che andava in questa direzione”.

 

Ora rimane solo da chiedersi quale sarà il prossimo passo di un Governo che non teme opposizioni o freni inibitori alcuni, pur di perseguire il proprio interesse.

 

Foto da www.sottodiciottofilmfestival.it

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La legge della Cosca

Posted by admin On Febbraio - 20 - 2009

Dodge City

Posted by admin On Febbraio - 16 - 2009

Il giocattolo Eluana si è rotto troppo presto. Doveva durare un po’ di più, almeno fino all’approvazione della censura delle intercettazioni e della riforma del processo penale. O fino a che non passasse la micro norma che riforma l’articolo 238bis del Codice Penale, rendendo non valide le sentenze passate in giudicato per processi affini, la quale salva Berlusconi dalla condanna nel processo Mills.
Ma, accidenti, i casi della vita sono molteplici, e nemmeno l’unto dal Signore, cioè il nostro Primo Ministro, può porre rimedio a tutto. Occorre, perciò, inventarsi qualcos’altro che faccia rumore, che indigni gli animi degli elettori. Le menti ottocentesche, tradizionaliste e conservatrici che ora abbiamo al Governo, dopo aver moralmente violentato per settimane la sfera privata di una ragazza in coma, non hanno saputo tirar fuori altro che il tema dello stupro: la violazione della donna che si possiede è sempre un ottimo spauracchio per i maschi latini.

 

Come due corridori che, nello stadio olimpico, si passano il testimone, il primo affaticato e ormai in frenata, il secondo pronto allo scatto, ecco che i media, spengono il ‘caso Englaro’ e saltabeccano a quello degli stupri.
La diffidenza verso la categoria dei giornalisti è giustificata anche in questo caso: in realtà non esiste nessun ‘caso-stupri’, è la solita montatura costruita per riempire la mezz’ora dei notiziari e le prime pagine dei giornali: il 21 Febbraio di due anni fa l’Istat rendeva noto che oltre 14 milioni di donne sono state vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. Di queste, 5 milioni sono violenze sessuali. Nel 2006 si sono registrati 74mila tra tentativi e stupri veri e propri. Di questi il 69,7% da partner o ex-partner, quindi oltre 22mila aggressioni sono opera di sconosciuti. Niente dice che l’inizio del 2009 sia radicalmente differente rispetto al 2006 e un anno ha, nella migliore delle ipotesi, 366 giorni… I conti sullo scoop sensazionale di queste ore sono presto fatti. Come sarà difficile, per i lecchini del potere, trovare un caso al giorno da sbattere nei loro notiziari… Diceva Barbara Pollastrini, che aveva presentato a palazzo Chigi l’indagine Istat: “I dati confermano che nella fascia di età 16-50 anni, le donne muoiono più per violenza che per malattia o incidenti stradali. La violenza sulle donne è un dramma rimosso”. E opportunamente rispolverato in caso di necessità.

 

E’ la consueta tattica del Governo della Paura. Tattica ciarlatana, come i suoi componenti, dal momento che hanno auto svergognato l’invasione di militari da loro fortemente voluta, e che evidentemente non ha prodotto, come era ampiamente prevedibile, alcun effetto. Si trattava di mera propaganda. Ma siamo certi che la reazione della maggioranza sarà quella di spedire ancora più militari per le strade della città.
Nel frattempo lo spargimento di terrore, il finto allarme sociale creato, inizia a produrre gli effetti desiderati. A partire dai giornali che riportano in prima pagina titoli sgomenti ed intimorenti come “Roma, è caccia aperta”, “I clandestini autori del 40% degli stupri” “Orrore a Palermo, violentata a 9 anni” “Il racconto della 15enne” “La madre della vittima: voglio giustizia o me la faccio da sola” e subito il rassicurante “Pronto decreto anti stupratori” (ovviamente decreto), come se il Governo avesse la ricetta miracolosa per impedirli. Ai titoli dei giornali seguono i rastrellamenti dei campi nomadi da parte dei carabinieri e i raid razzisti, le spedizioni punitive in stile squadraccia fascista, come se gli unici responsabili fossero gli extracomunitari, poi il parere emotivo dei cittadini: anche “Roma ladrona” è ora favorevole alle ronde padane e si denuncia: “troppi stranieri e nomadi”. E del resto, se Alemanno dichiara che “gli stupratori potrebbero essere rom”, invece che stare zitto, è ovvio che fornisca un pretesto, un bersaglio per la feccia armata di spranghe. Un politico, queste cose, dovrebbe intuirle da solo.

 

Il Governo osserva soddisfatto; Gasparri si lancia in un “Gli stupratori vanno messi in carcere a scontare pene durissime”, infatti sono rimasti gli unici che potrebbero scontarla, vista la facilità con la quale i membri del Parlamento la fanno franca. Nessuno pare chiedersi come mai Alfano manda gli ispettori quando la stuprata è una Italiana, una dei Dominus, della razza superiore, ma niente di analogo sia previsto per la stuprata rumena o sudamericana. Poi danno fiato alla sua parte più meschina, discriminatoria: fanno parlare Carfagna e la Lega Nord. Tutti d’accordo sulle ronde dei cittadini, come se spettasse ai cittadini il compito di vigilare sulla propria sicurezza, realizzando così la giustizia di Dodge City. Non contenti, sulla scorta delle leggi razziste e discriminatorie già presentate, tornano avanti i fautori della Legge del Taglione, della repressione e della paura come mezzo per circoscrivere il crimine, Calderoli in testa, discettando se sia meglio la castrazione chimica o chirurgica, poiché essa è “l’ unico strumento in grado di garantire un controllo degli istinti per chi spontaneamente non è capace di controllarli”. Ma non si scordi che un anno fa anche Veltroni si era detto favorevole. Prima i bracciali per i detenuti, poi le impronte per i bambini rom, quindi la schedatura dei barboni, ora la castrazione degli intemperanti. Il primo passo verso l’amputazione della mano per i ladri? Verso la pena di morte? O verso il controllo di coloro i cui istinti nocciono alla società, a partire, ad esempio, dai terroristi? In effetti, si potrebbero lobotomizzare, signor Ministro. Sia mai scoprissero la grande panzana che avete approntato, in questi giorni, per coprire l’ennesima carognata.

 

Foto da http://www.lacollinadellestreghe.it/

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Ddl intercettazioni: impunità e omertà

Posted by admin On Febbraio - 12 - 2009

La Terza Repubblica di Berlusconi

Posted by admin On Febbraio - 10 - 2009

Due passi avanti, uno indietro

Posted by admin On Febbraio - 9 - 2009

Due passi avanti, uno indietro. Berlusconi afferma di voler cambiare la Costituzione per accentrare i poteri nelle mani del Premier, poi frena. Il Vaticano istiga il Governo italiano a fare carta straccia dei regolamenti Costituzionali e si dichiara “profondamente deluso” dal comportamento di Napolitano, poi afferma che non vuole interferire nelle vicende dello Stato Italiano. Schifani informa che anche se l’atto è legittimo “è contrario alla volontà del Parlamento”, poi si dichiara vicino al dolore del padre di Eluana, che ha anche dovuto subire le offese gratuite del Premier (”sembra che non ci sia altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità”). I parlamentari del PdL scrivono che “Chiunque è in grado di fare qualcosa per consentire al Parlamento di pronunziarsi prima che lo stato di Eluana Englaro sia definitivamente compromesso, lo faccia per evitare che venga compiuto con spietato cinismo e senza alcuna considerazione per il dolore di una persona viva, questo vero e proprio attentato alla democrazia”, e sono gli unici a non arretrare. La gallina che canta ha fatto l’uovo: il “vero e proprio attentato alla democrazia” si sta consumando proprio per opera loro, poiché è già posto all’attenzione del Senato il Ddl ad personam. Solo che stavolta, invece che salvarla, la condanna. Ecco il testo:

 

“In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” La legge entra in vigore il giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

 

Il Ddl ricalca quello del Decreto legge respinto dal Presidente della Repubblica, e, di fatto, lo scavalca. Napolitano, infatti, può rispedirlo alle camere una sola volta.
Questo Ddl va contro ogni regola: è un Decreto legge che viene fatto emettere dalle Camere, senza dibattito parlamentare, ed entrerà in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Impedisce l’attuazione di una sentenza passata in giudicato e viene usato in modo improprio dalla maggioranza, poiché la sua funzione è una sola: impedire il corso della sentenza stessa. Infatti, anche se la Corte Costituzionale dovesse giudicarlo non idoneo, nel periodo di tempo in cui esso non viene respinto dalla Consulta rimane in vigore. Nel frattempo il Parlamento ha tutto il tempo per approvare il Ddl Calabrò.

 

Berlusconi ha ordinato che venisse eseguita la sua volontà, il Consiglio dei Ministri e il Parlamento obbediranno supinamente. E’ evidente che ci sono i presupposti per un colpo di Stato. Sarebbe scorretto, però, pensare che dietro ci sia un disegno preordinato. Più semplicemente, questo Governo agisce secondo le necessità. Quando ha un problema che non riesce a risolvere secondo il regolare corso imposto dalle convenzioni, le viola e ottiene lo stesso il risultato prefisso. Il Caso delle Procure di Salerno e Catanzaro, o il Lodo Alfano sono piuttosto esemplificativi. Questo modo di agire potrà divenire la regola se all’esecutivo non resteranno altre scelte per conservare il potere.
Il pericolo per la Repubblica Democratica è altissimo.

 

Foto da www.repubblica.it/

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Mezza verità, niente informazione

Posted by admin On Febbraio - 9 - 2009

Un altro, piccolo capitolo, di disinformazione di regime e restrizione delle libertà.
Il 5 Febbraio è stato approvato al Senato il Ddl sicurezza, contenente le norme razziste e discriminatorie sulla schedatura dei barboni e sulla possibilità da parte dei medici di denunciare i loro pazienti clandestini. In mezzo al testo è stato infilato un emendamento, a firma D’Alia (UdC) che prevede il reato di apologia dei reati.

 

Cosa ha scritto la stampa.
Corriere della Sera: “Il braccio della legge entra deciso anche nel web. Il Senato ha approvato infatti, nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, un emendamento del presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso. Lo ha reso noto lo stesso D’Alia.”
Repubblica: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonché di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso. Fenomeni come quelli dei gruppi pro-Riina apparsi su Facebook, quindi, non saranno più ammessi.”
La Stampa: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonchè di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso”.

 

Cosa è scritto sulla norma.

Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.

 

Conclusioni: l’informazione di regime ha nascosto parte della verità. Se l’emendamento è approvato anche alla Camera diventerà reato pure appellarsi alla disobbedienza contro la norma razzista della denuncia da parte dei medici dei loro pazienti clandestini, o incitare alla disobbedienza di fronte al bavaglio che si vuole mettere all’informazione grazie alla norma contro le intercettazioni. Sarà anche reato fare propaganda di renitenza se un giorno l’Italia aggredirà con una guerra uno Stato estero, in barba alla Costituzione.
Particolarmente colpita dalla norma risulta la rete di internet, dove i siti che protestano contro le leggi fasciste che vengono approvate dal Parlamento Italiano potranno essere oscurati e censurati.
Siamo sicuri, però, che i siti del Corriere della Sera, di Repubblica e de La Stampa non soffriranno di questi problemi.

 

Foto da www.pieroricca.it/

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Il colpo di Stato

Posted by admin On Febbraio - 7 - 2009

Era volontà de ilmagnete accantonare la vicenda di Eluana Englaro per rispetto al padre, che giustamente ha chiesto più volte un poco di pace e ha denunciato le violenze a cui è stata sottoposta la figlia, in tutta questa storia.

 

Purtroppo il corso degli eventi ci impone di riportare ciò che sta accadendo, che comunque riguarda solo marginalmente il campo delle scelte etiche che ognuno di noi, in coscienza, dovrebbe essere libero di fare. Eluana, infatti è un pretesto.
Il Governo sa che è in calo di consensi. L’ultima indagine Eurispes ha dimostrato come il Lodo Alfano non sia andato giù agli Italiani, che essi non hanno abboccato ai grembiulini della Riforma scolastica Gelmini, che sanno che il problema della Giustizia non è difendersi da essa e metterla sotto il controllo del Potere Esecutivo, ma è la lunghezza dei processi e la certezza che, una volta condannato, l’imputato sconti la sua pena. Perciò è ragionevole supporre che non si siano bevuti le panzane Alitalia quella delle intercettazioni.
Il Decreto Legge sull’alimentazione forzata è forse un tentativo disperato di riguadagnare il terreno perduto? Non è possibile dirlo con precisione. Quello che è certo, è che è un colpo di Stato.

 

Già l’atto di indirizzo di Sacconi, volto ad impedire l’attuazione di una sentenza definitiva passata in giudicato, era illegale, ma il Ministro non è stato perseguito per questo. Ora hanno perfezionato la tecnica. Poiché il Ddl sul testamento biologico (quello Calabrò) è arenato nelle secche di un Parlamento che deve già decidere su come salvare dalla galera chi attualmente è seduto lì, il Governo ha addirittura inventato un Decreto Legge per abrogare la sentenza definitiva di un Tribunale: “L’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono essere in alcun caso rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Buttato giù così, in tutta fretta e furia, un decreto legge per ogni noia che ronza attorno al Governo.
Il Capo dello Stato ha avvisato che non avrebbe mai firmato un simile vulnus alla democrazia, ma il Consiglio dei Ministri, compatto, non è arretrato. E, preso atto della mancata firma da parte del Presidente della Repubblica, il Primo Ministro ha dichiarato: Se il governo non potesse utilizzare i decreti legge allora “ritornerei al popolo per modificare la Costituzione e anche il governo”; “Se il capo dello Stato dovesse perseverare nella decisione di non firmare il decreto, convocheremo ad horas il Parlamento per approvare in pochissimo tempo, tre giorni, una legge che contenga le norme su idratazione ed alimentazione”. Il colpo di Stato, appunto.

 

Per cancellare una sentenza di un tribunale il Governo ha forzato un Decreto legge. Siccome questo in una democrazia non è possibile, preso atto del rifiuto del Capo dello Stato, il Governo ha ordinato al Parlamento di ratificare la stessa norma incostituzionale.

 

Napolitano, ora, non deve “rammaricarsi”. I suoi silenzi, hanno contribuito ad arrivare a questa sovversione delle istituzioni. Se si aspettava qualcosa di diverso, è un incompetente o un cieco. Però nella vicenda di Salerno ci ha visto benissimo.
Ed è giusto sottolineare come l’UdC e il Vaticano abbiano applaudito alla “coraggiosa scelta del Governo”. Passi l’UdC, ma uno Stato estero non può rendersi colpevole di istigazione alla sovversione dei meccanismi istituzionali di un altro Paese. Questo è bene che rimanga scritto, onde evitare che in futuro qualche Papa possa impermalirsi se qualcuno gli ricorda come sono andate le cose nella realtà.

 

Il Pd, dal canto suo, si mostra indignato, ma si limita a questo. C’è la riforma della Giustizia in ballo, non possono fare la voce grossa, quindi una forte manifestazione popolare ad oltranza è esclusa. Anche l’IdV non ha fatto di meglio.

 

Se per il Governo è possibile agire in questa maniera quando si tratta di una sentenza che riguarda una persona con la corteccia cerebrale necrotizzata, possono ripetersi, avendo creato il precedente, anche quando, ad esempio, un Giudice li condannerà al carcere. O quando le elezioni non andranno come loro hanno previsto. Non è un’ipotesi peregrina. Chi avrebbe detto, sei mesi fa, che sarebbero stati capaci di demolire una sentenza con un Decreto Legge, passando sopra al Presidente della Repubblica?

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La maschera greca

Posted by admin On Gennaio - 28 - 2009

Ieri, 27 Gennaio, si è consumata la Giornata della Memoria. Non celebrata, consumata, come si fa con il matrimonio, o con un rito ecclesiastico. Si è assistito alle compunte dichiarazioni dei vari Berlusconi, Schifani, Gasparri, Frattini, Cicchitto, tutti intenti a recitare la parte degli strenui baluardi delle libertà inviolabili, indignati di fronte agli orrori del passato, scandalizzati all’idea che possano ripetersi nuovamente.
Ora hanno scoperto che ci si può fare belli, il 27 Gennaio, che si è moralmente più giusti e quindi più spendibili. Tra poco si renderanno conto che la stessa operazione d’immagine, lo stesso colossale spot può essere messo in onda anche il 25 Aprile. Quel 25 Aprile che loro hanno sempre boicottato, apertamente, quel 25 Aprile che è il risultato del movimento che combatté ciò che si ricorda il 27 Gennaio. Ecco uno dei motivi per i quali non sono credibili.
Da quando Fini, con coraggio, ha iniziato a denunciare i retaggi della destra italiana, a prenderne distanza vigorosamente, a mettere in chiaro certi punti fermi, gli esponenti di quella stessa destra hanno recepito la parola d’ordine. Non si sono convinti intrinsecamente, hanno semplicemente capito che dire certe cose ‘è peccato’ mentre condannarle ha la stessa valenza morale di chi fa la carità al povero all’angolo della strada. Nessuno di loro, però, ad eccezione del Presidente della Camera, ha denunciatoespresso riprovazione per l’intero processo, nessuno di loro ha detto che il 27 Gennaio è il frutto del totalitarismo, che il secondo, senza il primo, non sarebbe esistito. La storia “indimenticabile ed atroce che non deve più ripetersi”, come ha detto Schifani, è appunto l’idea che ha portato alle leggi razziali, non le leggi razziali in sé e per sé, sulle quali si è esclusivamente concentrato l’intervento di Berlusconi (”una ferita profonda, inferta non solo alla comunità ebraica,ma all’intera società italiana”), ma anche di Veltroni (”dobbiamo ricordare che a vendere degli italiani per poche decine di lire c’erano altri italiani”).

 

Ancora più grave, l’atto del ricordo del passato appare come gratuito, privo di significato e svuotato, se è limitato a ciò che è accaduto nel passato. La becera applicazione che i vari pidiellini hanno trovato, è il frutto del loro pensiero che si nutre di autodafé: ‘antisemita’, oggi, è chiunque apra bocca su Israele, indipendentemente da ciò che dice. Mescolano l’attivismo politico con l’odio razziale, anche se lo sanno distinguere perfettamente. Hanno scoperto che è un’ottima arma per diffamare i loro oppositori, e perciò Frattini si è affrettato a dare dell”antisemita’ a Santoro, sfruttando la vicinanza della data della commemorazione. Ecco un altro esempio della loro doppiezza, un politico non dovrebbe attaccare in quel modo un giornalista, a meno che non viga una dittatura. Sanno usare solo il manganello, e perciò si possono servire delle idee solo in questo senso.

 

Un ricordo consapevole serve per tenere viva la coscienza di ciò che ci circonda, per riconoscere i passi compiuti in precedenza, per capire che si stanno commettendo errori simili, non per fare un manifesto il 27 Gennaio. Perché è da stolti, forse anche da banditi, berciare di Auschwitz e poi emanare certi provvedimenti, o rilasciare certe dichiarazioni. E non esiste un cane di politico o un venduto di giornalista che si sia alzato, davanti a chi, ieri, si improfumava di ricordi, e gli abbia urlato che oggi si vive in un Paese dove le leggi si fanno contro i bambini rom, contro gli accattoni, contro i barboni e contro i negozi di kebab. Nessuno ha fatto presente che in Italia non sono riconosciuti diritti alle coppie di fatto, perché responsabili di traviare il buon modello di famiglia cattolica, nessuno ha fatto presente che il razzismo aumenta ma il Governo nega, nessuno ha ricordato che Berlusconi ha sempre sostenuto il Bush costruttore di Guantanamo e Abu Ghraib, i lager americani, e che solo nove mesi fa invitava a “capire le ragioni dei Ragazzi di Salò” (come il nostro Ministro della Difesa), gli stessi che aiutavano nei rastrellamenti. E ancora, al posto della condanna delle parole del Ministro Carfagna sui gay, che risalgono, si pensi, ad otto mesi fa, solo l’applauso dell’integralista Volonté (”Brava Carfagna, la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali”). Nessuno ha sputato in faccia agli esponenti della Lega Nord, alcuni condannati, altri con processi in corso per istigazione all’odio razziale, ma anzi il partito di Bossi è nella coalizione di Governo e viene votato dalla gente.

 

Ecco l’ipocrisia del 27 Gennaio, la truffa, il mascherone greco che cela il loro vero volto e inscena la commedia. Ci si può fare belli affermando che gli ebrei non sono diversi solo perché cambiano i diversi da mettere all’indice. La destra, questa destra, ha paura del diverso, lo odia. Lo odia perché è la variabile che non si adatta allo schema prefissato, a qualsiasi schema, da quello della famiglia che spende nel centro commerciale a quello che prevede il voto per un blocco politico o per un altro, senza possibilità di una terza scelta. E’ l’imprevisto, il non calcolato, quello che ti costringe a riflettere e a pensare perché mostra cose nuove. Perfino la loro politica è non diversa. Questo odio, questa paura, è nella loro essenza, perché il diverso è per sua natura un’icona contro la cappa di omologazione che gli consente di controllare tutto, e rimanere al potere come stanno facendo ora.

 

 

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Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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