Wednesday, November 25, 2009

il magnete

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Il Tg1 sul caso Berlusconi-Saccà

Posted by admin On Febbraio - 28 - 2009

Giustizia è fatta!

Posted by admin On Febbraio - 28 - 2009

Finalmente in Italia la Giustizia inizia a funzionare secondo gli orientamenti della destra (ma anche di buona parte dell’opposizione). Se ne ha la conferma grazie alle ultime due sentenze, emesse in questa settimana, e che hanno riguardato due casi ‘scottanti’, quello “Saccà-Berlusconi” e quello “Rizzoli”.

 

 

 

Saccà-Berlusconi - Per scagionare Silvio Berlusconi i pm di Roma hanno contestato i due pilastri su cui si basava l’accusa, e cioè che Saccà facesse servizio pubblico quando selezionava le attrici per Rai Fiction, e che vi sia stata corruzione da parte di Berlusconi. Nel primo caso hanno sostenuto che solo la messa in onda della fiction è servizio pubblico. Il resto, dallo studio dei copioni alla selezione degli attori, è opera affidata a manager che nulla hanno a che vedere con il pubblico. A parte i soldi con cui sono pagati, cioè quelli pubblici del Canone. La seconda ipotesi invece è franata perché, sempre secondo i pm romani, non essendovi il “do ut des” non si può parlare di corruzione. Inoltre, lo stretto legame tra Saccà e Berlusconi “era tale da consentire di effettuare segnalazioni senza dover promettere od ottenere nulla in cambio”. Tutto perfettamente legale, insomma. Peccato che Berlusconi stesso smentisca questo pindarico costrutto, con le sue stesse parole: “Agostino, aiuta Elena Russo perché è come se aiutassi me e io ti contraccambierò quando sarai imprenditore”; “Grazie Presidente”, risponde Saccà. Per i pm romani, non è corruzione. Essi hanno anche disposto la distruzione di tutte le intercettazioni, perché ritenute irrilevanti. Così andranno perse tutte, anche quelle non strettamente inerenti alla corruzione: quelle della presunta compravendita di senatori di centrosinistra, quelle dei contratti da sbloccare per la compagna di un membro del CdA della Rai, quelle con le promesse di aiuto per la società di produzione della moglie di Italo Bocchino, quelle bollenti tra Berlusconi e le attrici stese…

 

Bancarotta Rizzoli - La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la condanna per bancarotta del gruppo Rizzoli. Pronta la reazione del diretto interessato: “Per 26 anni mi sono portato dietro il marchio del bancarottiere e ora si scopre che è tutto fumo!” e poi aggiunge “La storia si chiude qui esco pulito e scagionato da ogni accusa. Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato e a chi ha sfruttato la mia vicenda per trarne profitto”.
Peccato che le cose non stiano esattamente così. Riconosciuto colpevole con rito abbreviato in primo grado, la sua colpevolezza era stata confermata anche in secondo grado, ma aveva subito uno sconto di pena; non perché gli fosse stata riconosciuta qualche attenuante, semplicemente perché il reato di falso in bilancio era andato in prescrizione. La sentenza della sua responsabilità è divenuta definitiva nel 1998, ma…
Nel 2006 si ha la cosiddetta “riforma sulle procedure concorsuali”, che tra gli svariati effetti ha quello di cancellare il reato commesso da Angelo Rizzoli. Dal 2006 in poi, quindi le azioni di Rizzoli non sono più considerate passibili di azioni penali, mentre lo erano fino a quella data, comprendendo perciò il periodo in cui Rizzoli ha posto in essere le sue azioni. Vale a dire, Rizzoli ha consapevolmente violato la legge, ma ora è immacolato perché, anni dopo aver commesso il reato, lo stesso non è più considerato tale. E’ come se oggi abrogassero il reato di omicidio e domani i colpevoli della strage di Erba dicessero: “Ecco, siamo stati angariati per anni!”.

 

La ciliegina sulla torta - La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, in data di Giovedì, ha dato parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Antonio Angelucci, deputato del Pdl, coinvolto nell’inchiesta di Velletri sulla sanità. A memoria d’uomo, il Parlamento Italiano non ha mai concesso un’autorizzazione a procedere. Sono sempre vittime di persecuzioni politiche, i nostri Onorevoli. Inoltre il Gip Roberto Nespeca, con riferimento al procedimento in corso sulla Casa di Cura San Raffaele di Velletri, ha disposto la revoca dei domiciliari per Giampaolo Angelucci, Antonio Vallone e Claudio Ciccarelli. Questa volta non si è levato nessun grido scandalizzato da parte dei nostri politici, molto attenti invece nell’impedire gli arresti domiciliari agli stupratori, tanto da emanare seduta stante un Decreto Legge specifico. In questo caso non ci sono Capezzone o Gasparri a dare addosso alla Magistratura dalle scarcerazioni facili, a spedire ispettori per verificare e intimidire i giudici inquirenti…
Giustizia è fatta.

 

Foto da http://esonica.files.wordpress.com/

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La legge della Cosca

Posted by admin On Febbraio - 20 - 2009

Ddl intercettazioni: impunità e omertà

Posted by admin On Febbraio - 12 - 2009

La Terza Repubblica di Berlusconi

Posted by admin On Febbraio - 10 - 2009

Il crimine paga

Posted by admin On Febbraio - 3 - 2009

Il silenzio è mafioso

Posted by admin On Gennaio - 29 - 2009

Una persona dice “Viva Caselli, viva il pool antimafia”, e viene portato via dai poliziotti, rinchiuso in una camera.
Una persona contesta Fini urlandogli “Fascista”, e viene portato via dalla polizia.
Una persona espone uno striscione con scritto “Napolitano dorme, l’Italia insorge”, e questo gli viene sequestrato dalla polizia.
Un politico contesta l’operato del Presidente della Repubblica e viene criminalizzato dal resto delle istituzioni.

 

Ieri si è tenuta la manifestazione a Roma, organizzata dall’IdV, che aveva come tema il sostegno ai familiari delle vittime della mafia e la protesta contro la demolizione della Magistratura, posta in atto da pregiudicati, condannati, prescritti ed indagati. Ancora non è dato di sapere il numero dei partecipanti. Oltre agli interventi di alcuni familiari delle vittime della mafia, del comico genovese Beppe Grillo e dei giornalisti Marco Travaglio e Carlo Vulpio, è salito naturalmente sul palco Antonio Di Pietro. Il leader dell’IdV ha stigmatizzato l’attività politica del Governo-Parlamento appuntandosi sull’approvazione delle leggi ad personam (Lodo Alfano, Lodo Consolo, salva-manager…), e sulla proposta di legge riguardante la limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Alla protesta è seguita la proposta di leggi che trattino del conflitto di interessi, che impediscano ad imprese con membri del Cda condannati di partecipare a gare di appalti pubblici, che impediscano ai condannati di accedere al Parlamento e che permettano ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, oltre a referendum come quello per l’abrogazione del Lodo Alfano.
Uno straniero che si trovasse ieri a Piazza Farnese si sarebbe domandato, a ragione, che Paese avesse scelto per le proprie vacanze, se un parlamentare si riduce ad implorare la trattazione di simili banalità democratiche.

 

Ma tanto è. Oltre a chiarire la posizione del partito in merito alla vicenda della commissione di vigilanza Rai, Di Pietro ha anche posto l’accento sul comportamento del Capo dello Stato: lo spunto è stato la rimozione di uno striscione, da parte della polizia, sul quale era scritto “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Di Pietro ha chiesto, allora: “Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?” E poi ha rincarato: “Lei, che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo”. Le parole sono motivate dal silenzio di Napolitano sulle leggi ad personam, sulla riforma della Magistratura, sugli attacchi che la Magistratura ha dovuto subire, virulenti, in questi mesi, sul silenzio di fronte ad un Parlamento in mano a piduisti, collusi con la mafia, pregiudicati, condannati, indagati e prescritti, sul silenzio di fronte all’azione illegittima del Ministro della Giustizia, nei confronti della Procura di Salerno, sulla firma del Lodo Alfano. Di fronte a tutto questo, Napolitano si volta dall’altra parte e Di Pietro si chiede se è ancora possibile esprimere il proprio dissenso, “in modo rispettoso”. E ancora, denuncia l’oblio delle Istituzioni nei confronti dei familiari delle vittime della mafia. E’ notorio, infatti, come i coraggiosi che hanno tentato di contrastare la malavita organizzata, e che ci hanno rimesso la vita, vengano ammazzati una seconda volta cancellandone la memoria. Su tutti, valga la proposta di cambiare il nome dell’aereoporto di Palermo, perché il nome “Falcone e Borsellino”, secondo Micciché, “è triste”.

 

“Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso”.

 

Non è ben chiaro se questa ultima frase debba ricollegarsi “all’oblio delle Istituzioni”, o ai “silenzi” del Capo dello Stato. Ognuno può farsene un’idea ascoltando il suo intervento. Aleggia comunque un nuovo errore di valutazione, come quello della manifestazione di Piazza Navona. Tutte le forze politiche lo hanno inteso nel secondo verso, e si è scatenato un ciclone, con applausi di solidarietà in Parlamento per il Presidente della Repubblica. Anche i media paiono averla intesa (o averla voluta intendere) con quel significato, tanto è che tutti i titoli alludono ad un Di Pietro che dà del mafioso a Giorgio Napolitano. Lo stesso leader dell’IdV ha in seguito risposto alle polemiche, precisando di non avere mai detto “che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non è a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato”.

 

Già perché, andando decisamente controcorrente, per una volta il Presidente della Repubblica si è affrettato a replicare, invece che rimanere in silenzio come al solito, e attraverso una nota aveva fatto sapere che “La Presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in piazza Farnese a cui fa riferimento l’Onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate per contestare presunti ‘silenzi’ del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce”.

Per la verità, c’è un precedente, nel quale Napolitano ha fatto immediatamente sentire la sua voce: in occasione della ‘carineria’, per qualificarla come farebbe il suo capo, che Gasparri aveva rivolto al CSM (che lo stesso Napolitano presiede), definendolo “una cloaca massima”, il Capo dello Stato ha agito sollecitamente, redarguendo il CSM perché spettacolarizzava i processi. Era lo stesso giorno in cui Bossi mostrava il dito medio al suono dell’Inno di Mameli.
Perché il Capo dello Stato si è affrettato ad auto firmarsi il Lodo Alfano e a replicare a Di Pietro, e poi è rimasto zitto di fronte a tutto il resto? Non un fiato sulle violazioni più o meno palesi della Costituzione che dovrebbe difendere, come l’atto di indirizzo di Sacconi, o la direttiva di Maroni? La prontezza di riflessi di Napolitano appare un po’ inceppata, e sempre in una direzione sola. Il silenzio, come giustamente ha ricordato Antonio di Pietro, è colpevole.

 

Strano che tutti coloro i quali ora si mostrano indignati e pronti ad isolare il partito “eversivo” di Di Pietro, abbiano poi continuato a stare seduti nella stessa aula dove sedeva Vittorio Sgarbi e il suo partito, quello che definì il Presidente della Repubblica una “scoreggia fritta”. Vittorio Sgarbi è lo stesso che chiamò anche Caselli “il vero mafioso”, cosa per la quale è stato condannato; del resto, per il suo partito, il mafioso Vittorio Mangano “è un eroe”. Il circolo è chiuso, suoni il Requiem per la Repubblica.

 

 

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Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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