Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Il Tg1 sul caso Berlusconi-Saccà

Posted by admin On Febbraio - 28 - 2009

La sabbia del Darfur

Posted by admin On Febbraio - 20 - 2009

Il silenzio, a volte, è un po’ come il deserto del Sahel, copre ogni cosa e la rende invisibile ai nostri occhi, sublimandola. Tutti i titoloni dei nostri media sono per la crisi del Pd dopo le dimissioni di Veltroni e per la lite tra Bonolis ed il Vaticano sul Festival di S. Remo, mentre titoletti glissanti accennano timidamente allo scandalo che dovrebbe travolgere il nostro Presidente del Consiglio. Oblio, invece, per la nuova catastrofe che vede come vittime gli abitanti del Darfur.

 

Proprio l’altro ieri, a Doha, il Governo sudanese e i ribelli del Jem (Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza), avevano firmato una intesa che poneva le basi per la cessazione del conflitto: una dichiarazione di intenti per poter fermare gli attacchi ai campi profughi, il rimpatrio forzato dei fuggitivi e che portasse alla liberazione di alcuni prigionieri. Un piccolo passo in avanti, denunciato però come insufficiente e figlio delle circostanze: il Jem è solo uno dei molti fronti di liberazione che combattono in Darfur, i quali hanno disertato il tavolo proposto dal Qatar poiché non lo hanno reputato credibile, giudicando sospetta questa improvvisa disponibilità del Governo sudanese. Le autorità di Khartoum hanno sempre rifiutato l’invio di forze internazionali di pace e la presenza di giornalisti, però all’indomani della possibile sentenza della Corte Penale Internazionale dell’Aja, che deve stabilire se il presidente Oman Hassan El Bashir sia colpevole o meno di crimini di guerra e contro l’umanità per la catastrofe del Darfur, si apre improvvisamente uno spiraglio. Le autorità sudanesi potrebbero aver voluto mandare un segnale di distensione verso l’opinione pubblica mondiale e la Comunità Internazionale, mostrando un volto umanitario; un eventuale arresto del Presidente sudanese sembra peraltro improbabile, dato l’appoggio che Paesi come la Cina e la Russia forniscono allo Stato africano. Scavando nemmeno troppo a fondo nella questione, infatti, viene alla luce una storia che ormai ha dello stereotipo: il Sudan, a dispetto di uno dei redditi pro-capite più bassi al mondo, non è quella “cassone di sabbia” che si vorrebbe far credere, ma, come il Congo e tutti gli stati centroafricani, è ricchissimo di risorse, che le potenze planetarie, loro sì dopo aver scavato a fondo nei territori altrui, si accaparrano corrompendo i governanti locali. Non esistono prove certe che questo accada nello Stato africano, ma appare sospetto che la Cina sia il maggior partner commerciale del Sudan, e che questi le abbia concesso ingenti finanziamenti in cambio dello sfruttamento delle risorse petrolifere…

 

La “Dichiarazione di Intenti”, nel frattempo, non pare aver retto a lungo: il Jem denuncia la violazione dell’accordo poiché, nella giornata di ieri, vi sarebbero stati attacchi da parte dell’esercito sudanese contro due postazioni di ribelli.
Ma la notizia più allarmante viene fornita da Medici Senza Frontiere. L’organizzazione era rientrata ieri nel Darfur meridionale dopo un mese di assenza dovuta agli scontri, e ha denunciato che 35mila persone sarebbero state colpite dai combattimenti che hanno interessato la zona: “La popolazione in città sembra essersi dimezzata. Non sappiamo dove si trovino le persone, ma cercheremo di seguirle ed assisterle comunque in caso di bisogno. La popolazione sembra fuggita precipitosamente, senza riuscire a portare quasi nulla con sé. Temiamo che possano aver presto un urgente bisogno di assistenza medica”. Altri sfollati sono in arrivo da Nord. Ma questa notizia non ha trovato eco tra le colonne e le frequenze dell’informazione di grosso calibro.

 

Ad oggi, il conflitto iniziato nel 2003 conta 400.000 morti, secondo le stime delle Nazioni Unite, e 2,2 milioni di profughi in fuga dalle violenze. Attacchi ai campi dei rifugiati, morte per fame e stupri di massa sono fenomeni tutt’altro che rari, e qualcuno è arrivato anche a parlare di pulizia etnica. Di fronte a questo dramma, però, le Organizzazioni Internazionali appaiono piuttosto abuliche, distratte. Riconoscendo come un intervento risolutivo sia tutt’altro che semplice, è certo che esiste la necessità di azioni più energiche, ravvicinate, e che la vita e la dignità di queste persone dovrebbero avere la precedenza su qualsiasi altra cosa.

 

Foto da www.iansa.com/
             http://lonestartimes.com/

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Mezza verità, niente informazione

Posted by admin On Febbraio - 9 - 2009

Un altro, piccolo capitolo, di disinformazione di regime e restrizione delle libertà.
Il 5 Febbraio è stato approvato al Senato il Ddl sicurezza, contenente le norme razziste e discriminatorie sulla schedatura dei barboni e sulla possibilità da parte dei medici di denunciare i loro pazienti clandestini. In mezzo al testo è stato infilato un emendamento, a firma D’Alia (UdC) che prevede il reato di apologia dei reati.

 

Cosa ha scritto la stampa.
Corriere della Sera: “Il braccio della legge entra deciso anche nel web. Il Senato ha approvato infatti, nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, un emendamento del presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso. Lo ha reso noto lo stesso D’Alia.”
Repubblica: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonché di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso. Fenomeni come quelli dei gruppi pro-Riina apparsi su Facebook, quindi, non saranno più ammessi.”
La Stampa: “Ok a norma contro apologia mafia sul web. Il Senato ha approvato nel ddl sicurezza l’emendamento proposto dal capogruppo Udc Gianpiero D’Alia, riformulato e quindi accolto dal governo, che vieta l’apologia o l’incitamento via Internet o telematica in genere dell’attività della criminalità organizzata, delle associazioni eversive, nonchè di incitamento alla violenza sessuale, all’odio etnico, razziale e religioso”.

 

Cosa è scritto sulla norma.

Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.

 

Conclusioni: l’informazione di regime ha nascosto parte della verità. Se l’emendamento è approvato anche alla Camera diventerà reato pure appellarsi alla disobbedienza contro la norma razzista della denuncia da parte dei medici dei loro pazienti clandestini, o incitare alla disobbedienza di fronte al bavaglio che si vuole mettere all’informazione grazie alla norma contro le intercettazioni. Sarà anche reato fare propaganda di renitenza se un giorno l’Italia aggredirà con una guerra uno Stato estero, in barba alla Costituzione.
Particolarmente colpita dalla norma risulta la rete di internet, dove i siti che protestano contro le leggi fasciste che vengono approvate dal Parlamento Italiano potranno essere oscurati e censurati.
Siamo sicuri, però, che i siti del Corriere della Sera, di Repubblica e de La Stampa non soffriranno di questi problemi.

 

Foto da www.pieroricca.it/

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L’oblio dei media

Posted by admin On Gennaio - 30 - 2009

Ci si potrebbe domandare cosa c’entrassero i familiari delle vittime della mafia nella manifestazione di Mercoledì, tenuta in Piazza Farnese a Roma, dove sono intervenuti Beppe Grillo e Antonio di Pietro, i quali hanno dissertato a tutto campo dello stato in cui versa l’Italia. Si scoprirebbe, allora, che non erano lì per folklore locale, ma che erano gli organizzatori della manifestazione stessa.

 

La domanda successiva, allora, sarebbe: i familiari delle vittime della mafia sono scesi in piazza per protestare contro il ddl anticrisi, contro il Lodo Alfano e la “salvati dalle intercettazioni”, come è stata ribattezzata dal leader dell’IdV? No, a meno che non si voglia confondere l’effetto con la causa.

 

Ma allora, perché i familiari delle vittime della mafia hanno organizzato la manifestazione? Ce lo spiega Salvatore Borsellino, che già aveva portato la sua testimonianza su ilmagnete, intervenuto sul palco come altre persone completamente ignorate dai media, tutti preoccupati di dare spazio solo alla loro interpretazione dello strafalcione di Di Pietro.

 

 

Rimane, quindi, una sola domanda: se è vero, come è vero, che il silenzio è un comportamento mafioso. Se è vero, come è vero, che va condannato l’oblio delle Istituzioni nei confronti delle vittime della mafia. Allora, in che considerazione bisogna tenere tutti quei giornalisti che non hanno riportato gli interventi dei familiari presenti, facendo credere altre cose? E come considerare quei giornalisti che non hanno nemmeno accennato al fatto che il vero motivo della manifestazione era quello di rendere nota un’idea sulla nascita della II^ Repubblica, quella che attualmente ci governa?

 

Foto da www.19luglio1992.com

 

 

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Mi distraggo solo quando serve

Posted by admin On Gennaio - 22 - 2009

Non si è ancora placata l’eco delle polemiche scatenate dalla puntata di Annozero sulla guerra nella Striscia di Gaza che, puntuale come una gaffe del Cavaliere, la mannaia si è abbattuta sulle voci contro.
In un colpo solo l’Agcom ha squalificato Santoro, Fabio Fazio, Grillo e Travaglio. Per farlo ha comminato una multa alla Rai per due trasmissioni del 2008, una di Annozero in cui è intervenuto Beppe Grillo, l’altra di “Che tempo che Fa”, condotta da Fazio con ospite Marco Travaglio. Le due sanzioni, rispettivamente di 51.000 euro e di 10.000 euro, hanno voluto punire l’intervento del comico genovese, reo di essersi macchiato di “offese rivolte a Napolitano e Veronesi”, e quello di Travaglio, che parlava delle amicizie di Schifani in ambienti mafiosi. La sanzione, peraltro, non si avvale dell’appoggio di nessuna sentenza emessa da Tribunali di sorta, poiché non esistono nemmeno procedimenti a carico di quelle dichiarazioni.

 

In attesa di conoscere nello specifico le frasi incriminate, si rileva un ulteriore esempio di uso delle istituzioni in modo distorto, piegato ai fini di una classe politica oramai priva di scrupoli di sorta. I servi dell’AgCom, per chiamare le cose in modo appropriato, si guardano bene dall’applicare il loro regolamento costitutivo quando si tratta di conflitti di interesse, di distribuzione delle frequenze di trasmissione (come nel caso della vicenda Rete4), o di monopolio dell’informazione, o ancora dell’indecenza delle trasmissioni o dell’azione lobotomizzante che ha ormai assunto la pubblicità (a parte qualche flebile sussulto, di tanto in tanto). Quando comminano una sanzione ai giganti della Comunicazione, sono importi che quasi potrebbe pagare un operaio accendendo un mutuo in banca. In compenso hanno colto una occasione per usare, in modo improprio, le competenze loro attribuite contro le uniche voci di dissenso che la televisione conserva. Chiamarla coincidenza appare un insulto a tutte le leggi della probabilità. Et voilà, scheda descrittiva dei nostri organismi di vigilanza.

 

Il Senatore Vita, del Pd, si è detto “Sconcertato, sgomento, inquieto leggo delle sanzioni comminate dall’ AgCom alle trasmissioni di Michele Santoro e Fabio Fazio. Insomma mi chiedo perché il presidente Calabrò stia imprimendo una torsione così anomala a una istituzione pensata come regolatore e non come tribunale speciale”. Entra poi nel merito della questione: “Così, almeno si immaginò la legge 249 del ‘97, che disegnò fisionomia e compiti dell’Autorità. Anche le eventuali violazioni della par condicio non erano certo supposte come clava contro il dissenso, bensì come premessa per l’esercizio delle pari opportunità. Non si vuole esprimere - e sarebbe improprio - un giudizio di merito su questa o quella sequenza di una trasmissione. Si intende sollevare una questione ormai generale in questa stagione di governo autoritario della destra. Se le autorità di garanzia cessano di svolgere la loro missione più genuina lo squilibrio dei e tra i poteri diviene insopportabile”.

 

Ovviamente, il primo a commentare la notizia, per il centrodestra, è quel Gasparri che chiamò amichevolmente il CSM, di cui Napolitano è Presidente, “una cloaca massima”: “Santoro e Fazio sono degli arroganti recidivi, che mortificano il servizio pubblico. La conferma delle due sanzioni comminate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ad “Anno Zero” e “Che tempo che fa” dimostra la faziosità dell’informazione che viene fatta nelle trasmissioni condotte da Santoro e Fazio”.

 

In quest’Italia di oggi non si può dare del Morfeo ad un Presidente della Repubblica che brilla per l’indifferenza con la quale osserva la distruzione delle istituzioni, ma che si affretta a dare una mano quando si tratta di impedire indagini legittime sulla classe politica. Non si può parlare del passato dell’attuale Presidente del Senato. Dare del “Cancronesi” ad una persona è peggio che dargli della “stronza“, perché nel secondo caso ti avvali dell’immunità parlamentare. Chi è preposto a vigilare sulle condizioni in cui versano i mass media, diventa il manganello dell’autorità che li controlla. E’ sempre più comodo mettersi dalla parte del potente, Calabrò.

Si stia attenti anche a quello che si dice nelle manifestazioni di Piazza: potrebbe accadere che la questura vi venga a ripescare perché avete dato del fascista al Presidente della Camera, e poi sono guai seri. E’ accaduto ieri a Roma.
Rimane una sola possibilità: chi voglia vivere senza pensieri, si adegui gentilmente alle idee del nuovo regime, e faccia la cortesia di non infastidire.

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“Cominciamo bene”…

Posted by admin On Gennaio - 19 - 2009

Diceva Antonio Di Bella, direttore del Tg3, in occasione della morte del fondatore di quella testata giornalistica, Sandro Curzi: “Fa parte di tutti noi, ci ha inventati, ci ha sferzati, ci ha insegnato a fare questo mestiere: noi del Tg3 oggi perdiamo un padre che è rimasto sempre con noi durante questi anni, anche quando non era il direttore, anche quando non era niente”. “La sua voce e i suoi occhi erano sempre con noi; sembra difficile riuscire a fare un telegiornale senza di lui, anzi sentiamo sempre il suo sguardo che ci pungola per cercare di fare meglio”. “Curzi ci ha lasciato una lezione che è semplice e difficile al tempo stesso: mai adagiarsi sul già noto, sul sicuro, sul banale, cercare, scavare andare con cocciutaggine alla ricerca del nuovo, al servizio di chi sta davanti alla televisione”.

 

Chissà come avrebbe “sferzato”, Curzi, il direttore del telegiornale della rete tradizionalmente considerata come la più popolare, nel senso di più vicina alla gente comune, all’operaio, all’impiegato, all’agricoltore. Chissà se avrebbe pensato che qualcosa, del mestiere che egli indubitabilmente conosceva, era riuscito ad insegnare, ai giornalisti che ora animano la terza rete nazionale.
Ci si chiede, ad esempio, cosa abbia spinto il direttore del Tg3 a mandare in onda il servizio di Sabato, al telegiornale delle 14.30, nel quale si sono potuti biasimare ampi stralci di intercettazioni di camorristi che eseguivano un agguato, con tanto di spari e commenti sarcastici, in diretta. Se questo è il giornalismo che Curzi ha insegnato loro, si potrebbe affermare senza tema di smentita che egli era un ottimo professionista ma un pessimo maestro. Eppure, conoscendo la sua caratura, al di là delle idee politiche, il dubbio che, in realtà, siano gli allievi ad essere duri di comprendonio, o, se vogliamo, più accomodanti, condiscendenti con ciò che viene richiesto loro o che, più semplicemente, conviene, appare come una possibilità molto più realistica.
Questa elegia della malavita organizzata che viene contrabbandata per informazione non sorprende quando a farla è Riotta nel suo Tg1, o le reti Mediaset, ma desta un po’ più di scalpore quando viene proiettata su Rai3. Elegia che, peraltro, è diventata ormai un rito mensile, poiché è circa con questa cadenza che in televisione si possono visionare film che raccontano di mafia et similia, e che non fanno altro che mitizzarla, poetizzarla, renderla meno aliena da sé. Elegia che è parallela a quella che va in scena nelle edicole, e che vede come protagonista il ventennio di Mussolini e il duce stesso.

 

E’ questa la Rai che piace a Petruccioli? Pone senz’altro meno problemi di un giornalista che, dati quindici giorni di battage pubblicitario per Israele, decide di fare una trasmissione passando dall’altra parte del filo spinato.
E che dire, ancora, della censura strisciante del pensiero, della reprimenda che ha visto vittima Margherita Hack durante il programma “Cominciamo bene”, sempre su Rai3, il 31 Dicembre?

 

 

 

Sono solo le persone dotate di spina dorsale, di “coraggio, ironia e carattere”, come ha precisato Di Bella nel suo editoriale dedicato a Sandro Curzi, a riuscire a rimanere sempre se stessi a dispetto di ogni pressione e condizionamento, di ogni sirena, orpello e prospettiva di carriera facile.
Peccato che la Rai, al contrario, sia popolata da addormentatori di coscienze, i quali nuocciono più dei politicanti traffichini e piduisti ammassati in Parlamento.

 

Foto da www.rai.it/

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L’occasione propizia

Posted by admin On Gennaio - 17 - 2009

Occorre un pretesto: prima si presenta, meglio è. Ora un appiglio è arrivato e bisogna cercare di sfruttarlo fino in fondo.

 

E’ noto come la trasmissione ‘Annozero’ dia molto fastidio. Dà fastidio alla classe politica, perché la mostra per ciò che è, dà fastidio a larghi settori della classe imprenditoriale, poiché cerca di portare alla luce il sistema con il quale acquisiscono il controllo del Paese; dà infine fastidio alla corporazione dell’informazione, l’ultimo anello della catena, perché fare i servi prezzolati è molto utile, ma farebbe piacere poter continuare a mostrare la propria verginità in pubblico.
Dopo mesi di lavaggio del cervello sul “salvataggio Alitalia”, compiuto indistintamente da politici, imprenditori e giornalisti che spesso si sono scambiati i ruoli, ecco che sulla rete pubblica si rivela come l’organismo incaricato di valutare il prezzo di mercato della compagnia di volo ha nel suo CdA gli acquirenti stessi di Alitalia. Dopo gli sforzi immani, che hanno visto in prima linea perfino il Presidente della Repubblica, per far credere ai cittadini che la Procura di Salerno è un covo di sediziosi, in prima serata viene chiarito che, in realtà, è l’unica Istituzione ad aver agito secondo i canoni. Una bella seccatura, non c’è che dire.

 

Ma per fortuna, Giovedì sera, Santoro ha “superato il livello di decenza”, per dirla alla Fini, il quale, nel suo lodevole sforzo di presa di distanza da certe posizioni ereditate dal passato, deve aver perso la bussola. La condanna è unanime. “La trasmissione Annozero di ieri sera merita critiche severe. Ma non per mettere sotto accusa un modo di far televisione; bensì per indurre tutti, di fronte a un conflitto così doloroso, a non cadere più in errori del genere” scrive Petruccioli, il quale si affretta a ribadire la fedeltà ai suoi padroni. A quali “errori” fa riferimento, il Presidente della Rai? Forse a quello di non essere allineato con il pensiero imposto dalla politica italiana? Sì, certo. Infatti, puntuale, arriva la rappresaglia: “Con questo spirito mi impegno affinchè la Rai svolga sempre meglio la sua essenziale funzione; e sottoporrò queste riflessioni alla valutazione del Consiglio di Amministrazione mercoledì prossimo”. Deve essere sfuggito, a questo presunto giornalista, che il conflitto, in questa circostanza, è degenerato: un popolo invade e bombarda, vìola le Convenzioni e provoca stragi (l’azione israeliana è stata anche condannata dall’Onu), e un altro subisce. Non si tratta di giustificare il lancio dei razzi di Hamas, che ovviamente non può trovare giustificazioni, si tratta, come ha precisato lo stesso Santoro, di capire se la reazione posta in essere da Israele sia appropriata o meno. Anche l’Onu ha detto che non lo è. Ancora prima, si tratta di capire se la guerra può essere la risposta migliore ad un problema.

 

Ma questi sono sillogismi, sofismi sovversivi che non interessano i politici, i quali si sono scagliati come una falange macedone contro il conduttore di Annozero. Il piduista Cicchitto è scandalizzato, oltre che dalla trasmissione, dalla mancanza di decisione da parte del ponte di comando della Rai: Licio Gelli avrebbe fatto molto prima. E infatti: “Quanto avvenuto è gravissimo perché ai telespettatori è stata data una informazione prodotta al di fuori dei più elementari princìpi deontologici del giornalismo. Sorprende constatare che al momento non ci sia ancora stato un atto di censura da parte dei vertici Rai”. Ma Petruccioli, come abbiamo visto, si è affrettato a prostrarsi in atto di umile sottomissione. La Russa assicura che, addirittura “Abbiamo parlato della vicenda anche a margine del Consiglio dei ministri”, mentre Gasparri pare essersi improvvisamente svegliato, scoprendo che “La Tv è usata per scopi politici”: solo che lui non intendeva Mediaset, e nemmeno il CdA della Rai. Anzi, accusa Santoro: “Siamo al fiancheggiamento estremismo”, e al coro torna ad unirsi Cicchitto: il conduttore “ha messo sotto accusa Israele, un fatto gravissimo”. Esatto. La sua colpa è avere dedicato una puntata ai campi di concentramento di Israele. Se avesse fatto una puntata solo sui kamikaze di Hamas gli avrebbero dato il premio Pulitzer. “Informare, per di più su una rete del servizio pubblico, non significa mai deformare seguendo un’ottica esclusivamente di parte”, precisa Bonaiuti, cosa che, il suo partito come la maggioranza di quelli presenti in Parlamento, assieme a tutti gli organi di stampa, ha fatto puntualmente finora. Solo che loro lo hanno fatto presentando le ragioni di Israele, mentre, a quanto pare, non è possibile fare il contrario. E infatti il Sottosegretario alle Comunicazioni, romani, parla di puntata “improntata sull’istigazione dell’odio”. Se voltasse la testa un poco più a sinistra, in Parlamento troverebbe i banchi della Lega Nord, che ospitano persone inquisite per questo motivo, e delle quali lui è alleato e sostenitore. Ma già, in quel caso si tratta di magistratura politicizzata.

 

Il fatto gravissimo, oltre ai più di 300 bambini palestinesi morti finora, è invece che la politica continui ad occuparsi di informazione con il manganello in mano, naturalmente solo dell’informazione che non garba loro. I vertici di An hanno addirittura emesso un comunicato congiunto, quando Santoro ha fatto notare che “In un Paese normale il livello di decenza lo supera un presidente della Camera che, travalicando i suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di informare l’opinione pubblica”. I politici, in blocco, che attaccano un giornalista, cercano di ridurlo al silenzio. “Indecente è il suo tentativo di dare giudizi al presidente della Camera a cui vorrebbe addirittura togliere il diritto di commentare una trasmissione come quella”. Certo, è chiaro. Quando parla un politico, ci si adegui e si batta sempre le mani. Magari si distenda pure il braccio verso l’alto, si può risultare più convincenti.

 

Foto da www.teatro.org/

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Contrabbandieri di cavalli

Posted by admin On Gennaio - 14 - 2009

In Italia i giornalisti dividono l’informazione, scientemente, in tre categorie: i dogmi, le mistificazioni e la censura, cioè ciò che non si deve dire.

 

Si ascrivono alla prima categoria la maggior parte delle notizie, le dichiarazioni dei politici in primis. Nessun giornalista, ad esempio, si premura mai di verificare se è attendibile ciò che asserisce un Onorevole, o se lo fa si guarda bene dal renderlo pubblico. Le pagine politiche dei giornali e telegiornali si somigliano tutte: Gasparri ha detto che, D’Alema ha assicurato che, la reazione delle opposizioni alle parole di Berlusconi è stata questa e questa. Il fatto preciso, sul quale si dovrebbe indagare, accertare la veridicità, trovare un riscontro oggettivo dei dati, cioè, in sintesi, il lavoro di un giornalista, manca sempre. Al cittadino si dà così l’illusione di essere perfettamente al corrente di ciò che accade attorno a lui, delle scelte che vengono operate sulla sua pelle. La notizia è la fotocopia del comunicato stampa delle agenzie preposte, è buttata lì, come un pesce sul banco del mercato, asettica. ‘In Italia ci sono troppe intercettazioni’: nessuno controlla. ‘Tutti i Paesi europei hanno il Lodo Alfano’: nemmeno uno che si prenda la briga di provarlo. Fanno parte dei dogmi anche gli scioperi, ormai sempre più rari e repressi in prima istanza dal sindacato stesso. Le notizie che ruotano attorno ai vari scioperi non sono molte: è una sola, sempre la stessa. La categoria tale sta facendo sciopero, ascoltiamo la voce dei cittadini che protestano per i disagi occorsi. Mancano quasi sempre le motivazioni dello sciopero, mentre è certo che farà difetto la ricerca della fondatezza delle stesse, che hanno condotto i lavoratori a rinunciare a parte del loro salario per indire una protesta.

 

Vi è poi l’informazione mistificata. Non esiste un media di una certa portata che non continui a parlare di “guerra” tra le Procure di Salerno e Catanzaro, quando si sa perfettamente che c’è una Procura, quella di Salerno, che ha esercitato legittimamente le proprie funzioni, e un’altra Procura, quella di Catanzaro, che ha compiuto una serie di abusi. Ancora, ci sono media che hanno parlato di “boicottaggio dei negozi ebrei”, come Ansa, il Messaggero, il Corriere della Sera, in occasione della proposta del sindacato Flaica Cub. Questi organi di informazione, come molti altri che ci si sono accodati, hanno fatto da grancassa alla linea politica del Governo e di buona parte dell’opposizione, in modo supino, dando una notizia falsa. L’iniziativa del sindacato autonomo era in realtà incentrata sul boicottaggio dei prodotti nello Stato Israeliano, e scaturiva dalla condanna morale delle decisioni del Governo di Israele, non dall’odio verso la razza ebraica. E’ un’idea che ha la stessa valenza del boicottaggio dei prodotti della Nike, motivato dal fatto che l’azienda faceva (?) cucire i palloni da calcio ai bambini, o del boicottaggio di quelli francesi, quando Chirac faceva esplodere le sue bombette atomiche su Mururoa. E’ inutile scommettere su cosa avrebbero scritto i giornali se la proposta di boicottaggio riguardasse i prodotti iraniani, ed è interessante notare come si sia dato spazio ad un sindacato autonomo solo in questa occasione, quando per il resto dell’anno essi, semplicemente, non esistono. La vicenda Alitalia ne è la prova più lampante.

 

Rimane l’ultima casistica, quella delle notizie che non devono essere date. L’Equador è il secondo Stato che è fallito grazie ai consigli dei giganti della finanza mondiale, ma nessuno lo sa. In Grecia sono settimane che la popolazione protesta contro il Governo, ma nessuno lo sa; la morte del quindicenne ucciso dal poliziotto ha solo aggravato la situazione, non è la causa delle manifestazioni, come fanno credere i media. A Remo Calzona, Professore all’Università di Roma che è coinvolto negli studi di fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina, si è provato ad impedire di pubblicare il suo libro “La ricerca non ha fine - Il Ponte sullo Stretto di Messina”, che denunciava come il progetto del ponte, oltre che iper costoso, è anche infattibile. Nessuno, però lo sa. E’ un libro che interesserebbe anche l’Unione Europea, perché dimostra come i dati che i tecnici italiani hanno passato alle commissioni competenti sono macchiati da alcune lacune e dimenticanze. Per carità, tutte quisquilie trascurabili come un progetto che costerebbe meno, una Valutazione di Impatto Ambientale seria e un paio di faglie sismiche che qualcuno si è scordato di inserire.
Si citerà come ultimo esempio la sentenza del Tribunale del Riesame di Salerno, l’unica sede competente nel giudicare se le azioni della Procura di Salerno siano state effettivamente “abnormi” e “acritiche”, come invece ha preteso il Ministro Alfano, compiendo una violazione istituzionale senza precedenti. Bene, il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso di alcuni dei principali imputati di Catanzaro, confermando la legittimità dei provvedimenti presi dalla Procura di Salerno. Nessuno, però, lo sa.

 

Questo tipo di informazione, strutturata secondo i canoni sopra elencati, è evidentemente una informazione di tipo controllato, funzionale al regime politico che i due poli in Parlamento stanno ponendo in essere, nel breve volgere di qualche mese. E’ giusto che la categoria dei giornalisti venga ricordata in futuro al pari di quella dei Professori Universitari durante il Ventennio fascista. Salvo poche eccezioni, vestono appieno i panni di Sinone, abbandonato sulla spiaggia troiana dagli Achei per poter contrabbandare agli assediati il Cavallo di Legno.

 

Foto da http://markelikalderon.com/

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De Magistris non può avere ragione

Posted by admin On Gennaio - 14 - 2009

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Il Tg1 sei tu

Posted by admin On Dicembre - 6 - 2008

 Il Tg1 non più solo da vedere, ma anche da fare. Proposte, idee, storie, commenti, denunce. Il tema dei filmati non ha limiti. Può essere una festa o una denuncia, un curioso momento personale o la condanna di un sopruso. Immagini divertenti o da meditare. Insomma, quello che vi capita intorno. Mandateci i vostri filmati, li manderemo in onda”.

 

A questo punto manca solo che la sigla del Tg1 la facciano i cittadini comuni, come accade per la rete Mediaset Italia 1. Immaginate Gianni Riotta, questo faro del giornalismo, introdotto da un uomo che sbuca da un pupazzo di neve gridando l’immancabile “Tigìììììì Unoooo!!” al posto di “Italia 1″. E’ precisamente quello che Riotta meriterebbe, ma è certo che lui non afferrerebbe il reale significato della cosa.

La certezza deriva dalla nuova proposta del Telegiornale di Rai Uno, dal titolo “Il TG1 sei tu”. Ultima frontiera dell’illusione democratica, l’iniziativa mira a coinvolgere i telespettatori per rendere l’informazione più partecipata, ma, certo, non più critica e nemmeno di qualità superiore. Nel servizio di presentazione si evidenzia come sia un tentativo di imitare altre testate giornalistiche estere, che già ne fanno ampio uso su internet, senza considerare però che i giornalisti e i network esteri sono molto più indipendenti e critici dei nostri, ridotti ad una massa di lacchè, come testimoniato anche dai continui rapporti AgCom.

Più che un tentativo di imitare telegiornali esteri, quindi, appare un tentativo di imitare “Striscia la Notizia”, il programma in onda su Mediaset. Forse Riotta ha dato una scorsa ai dati Auditel e si è accorto che il programma di Greggio e Iachetti è sempre ai primi posti, quindi avrà pensato di importare il modello. I servizi spediti dagli utenti infatti, verranno mandati in onda e finalmente il cittadino potrà sentirsi considerato, quando la magagna scovata verrà pubblicizzata sulla rete nazionale. Ma non solo. C’è chi ha inviato filmati di surfisti, o di scontri tra tifosi, magari pensando di fare uno scoop imperdibile per i milioni di telespettatori.

 

Certo, considerando il telegiornale di Riotta viene difficile credere che delle persone che non conoscono il mestiere di giornalista possano fare peggio dell’ineffabile direttore; ad avvalorare la tesi della massa di lacché incapaci ci sono proprio le edizioni stesse dei Tg1. Prendiamo, ad esempio, quella delle 20.30 di ieri.

Dopo il sommario, l’apertura è dedicata alla morte di Emilio Rossi, primo direttore del Tg1: il servizio dedicato è la fotocopia di quelli che il Tg1 imbastisce alla morte di personaggi noti, e che veniva perfino parodiato nelle stesse trasmissioni Rai, adattandolo a personaggi vivi. In evidenza l’attentato dei terroristi brigatisti, mentre passa in secondo piano il fatto che il direttore del Tg1 era in ottimi rapporti col Vaticano. Anzi, per contro viene mostrato in atteggiamento remissivo nei confronti del Papa, per poi far seguire l’immancabile prete che interviene in modo compunto, con tanto di omelia sulla fede del morto. L’editoriale di Riotta in ricordo di Rossi dura una manciata di secondi e non approfondisce nulla. Vengono citati solo i commenti del centrodestra.

Segue la crisi economica americana, poi si passa a quella italiana: evidentemente, dato il taglio del servizio, il Tg1 si deve essere affrettato a recepire molto velocemente l’insistente “appello all’ottimismo” del premier.

Viene quindi trattato il “caso De Magistris”. Nel sommario si titola “Guerra tra Procure”, ma è una notizia tendenziosa, poiché non c’è nessuna guerra in atto: la Procura di Salerno è quella competente per il giudizio sui casi inerenti la Procura di Catanzaro, perciò mentre l’azione di Salerno è ineccepibile, quella di Catanzaro è illegittima. Il telegiornale invece intervista il Procuratore capo di Catanzaro, ovviamente senza contraddittorio e senza sottolineare l’illegittimità dell’azione, poi fa un riassunto delle indagini sottratte a De Magistris, mancando di fare un solo nome delle persone coinvolte, a parte gli arcinoti Mastella e Prodi, definiti come in “transito”. Si utilizza poi il concetto falso di guerra tra procure, per dare la stura a tutti i membri del Centrodestra, che vengono quindi legittimati in modo improprio quando citano il caso per invocare la riforma della Magistratura. Lo spazio per le interviste è assolutamente dispari tra centrodestra e centrosinistra (Riotta, del resto, si adegua al potente), e addirittura nessun giornalista stoppa Quagliariello, quando definisce l’IdV come “forza eversiva”: viene lasciato libero di parlare. Certo però che quando il premier viene accusato di essere un “corruttore politico”, allora il metro cambia.

 

La “Nota Politica” del Tg1, che viene dopo il caso De Magistris, è l’umiliazione del giornalismo. Viene organizzata come un semplice elenco di interventi dei politici, privi di qualsiasi critica o contraddittorio, o almeno di uno spunto di riflessione. Tagliati fuori gli esponenti della cosiddetta “sinistra radicale”, dei quali si sa solo che protestano (inducendo nell’ascoltatore la domanda: “ma questi sanno solo protestare?”), viene tranquillamente sottolineata la necessità che scuole private attingano a piene mani ai fondi pubblici. Nessuno fa notare che è bastata un’ora perché il Governo si inginocchiasse davanti al Vaticano e proponesse un emendamento per ripristinare i fondi alle scuole cattoliche, in seguito alla protesta dei prelati. Non viene nemmeno commentato l’intervento di Bocchino, quando afferma che le scuole cattoliche “difendono il modello culturale italiano”. Mentre a Fini si concede spazio in prima persona, il centrosinistra viene ancora penalizzato con il limitarsi a riportare l’intervento di D’Alema.

I ‘giornalisti’ del Tg1 non si sono nemmeno permessi di chiedere a Ronchi, dopo il suo pietoso intervento sul conflitto tra Italia e Ue a proposito del pacchetto clima-energia, cosa pensasse degli Stati Uniti, che in preda ad una crisi ben peggiore di quella italiana hanno pensato subito di incentivare le energie rinnovabili, al contrario di quanto sostiene il nostro Paese. Anzi, non hanno nemmeno informato su cosa verta lo scontro tra Italia e Ue.

 

Nel servizio sulla morte del Patriarca di Mosca, viene ancora sottolineato il terribile regime comunista, ma nessuno considera che se Alessandro II ebbe il coraggio di fare il mea culpa sul silenzio della Chiesa Ortodossa durante il governo di Stalin, lo stesso non si può dire per la Chiesa Cattolica durante i regimi fascisti e nazisti (anche se Ratzinger cerca di nascondersi dietro un comunicato radio in vent’anni di regime e una omelia di Pio XII quando ancora non era Papa).

 

In compenso la notizia che aumenterà la polizia nelle strade italiane, per controllare tutto e tutti, compresi i famigerati terroristi islamici, viene data solo dopo 28 minuti, e non era nemmeno citata nel sommario. E’ stata preceduta dalla notizia della rapina del secolo e da altri cinque minuti di notizie inutili, tra le quali il tranquillizzante servizio sui mercatini di Natale dell’Alto Adige e le vacanze del ponte dell’Immacolata, giusto per continuare ad infondere ottimismo e volontà di aumentare i consumi.
Unica nota positiva, in questa edizione non erano presenti né donne nude né storie strappalacrime, con tanto di colonna sonora, diventata ormai un vero “cult” del Tg di Riotta.

 

La finta informazione che da anni è protagonista della televisione, e che vede in Riotta uno dei suoi massimi esponenti, è il tappeto rosso che calpestano i potenti, sicuri di essere impuniti in quello che fanno. Ma la finta informazione va anche venduta bene, aggiungendo inganni ad inganni, e facendo credere al cittadino che il suo servizio su “ciò che gli sta attorno” sia l’ultima frontiera del giornalismo.

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