Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Il silenzio è mafioso

Posted by admin On Gennaio - 29 - 2009

Una persona dice “Viva Caselli, viva il pool antimafia”, e viene portato via dai poliziotti, rinchiuso in una camera.
Una persona contesta Fini urlandogli “Fascista”, e viene portato via dalla polizia.
Una persona espone uno striscione con scritto “Napolitano dorme, l’Italia insorge”, e questo gli viene sequestrato dalla polizia.
Un politico contesta l’operato del Presidente della Repubblica e viene criminalizzato dal resto delle istituzioni.

 

Ieri si è tenuta la manifestazione a Roma, organizzata dall’IdV, che aveva come tema il sostegno ai familiari delle vittime della mafia e la protesta contro la demolizione della Magistratura, posta in atto da pregiudicati, condannati, prescritti ed indagati. Ancora non è dato di sapere il numero dei partecipanti. Oltre agli interventi di alcuni familiari delle vittime della mafia, del comico genovese Beppe Grillo e dei giornalisti Marco Travaglio e Carlo Vulpio, è salito naturalmente sul palco Antonio Di Pietro. Il leader dell’IdV ha stigmatizzato l’attività politica del Governo-Parlamento appuntandosi sull’approvazione delle leggi ad personam (Lodo Alfano, Lodo Consolo, salva-manager…), e sulla proposta di legge riguardante la limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Alla protesta è seguita la proposta di leggi che trattino del conflitto di interessi, che impediscano ad imprese con membri del Cda condannati di partecipare a gare di appalti pubblici, che impediscano ai condannati di accedere al Parlamento e che permettano ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, oltre a referendum come quello per l’abrogazione del Lodo Alfano.
Uno straniero che si trovasse ieri a Piazza Farnese si sarebbe domandato, a ragione, che Paese avesse scelto per le proprie vacanze, se un parlamentare si riduce ad implorare la trattazione di simili banalità democratiche.

 

Ma tanto è. Oltre a chiarire la posizione del partito in merito alla vicenda della commissione di vigilanza Rai, Di Pietro ha anche posto l’accento sul comportamento del Capo dello Stato: lo spunto è stato la rimozione di uno striscione, da parte della polizia, sul quale era scritto “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Di Pietro ha chiesto, allora: “Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?” E poi ha rincarato: “Lei, che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo”. Le parole sono motivate dal silenzio di Napolitano sulle leggi ad personam, sulla riforma della Magistratura, sugli attacchi che la Magistratura ha dovuto subire, virulenti, in questi mesi, sul silenzio di fronte ad un Parlamento in mano a piduisti, collusi con la mafia, pregiudicati, condannati, indagati e prescritti, sul silenzio di fronte all’azione illegittima del Ministro della Giustizia, nei confronti della Procura di Salerno, sulla firma del Lodo Alfano. Di fronte a tutto questo, Napolitano si volta dall’altra parte e Di Pietro si chiede se è ancora possibile esprimere il proprio dissenso, “in modo rispettoso”. E ancora, denuncia l’oblio delle Istituzioni nei confronti dei familiari delle vittime della mafia. E’ notorio, infatti, come i coraggiosi che hanno tentato di contrastare la malavita organizzata, e che ci hanno rimesso la vita, vengano ammazzati una seconda volta cancellandone la memoria. Su tutti, valga la proposta di cambiare il nome dell’aereoporto di Palermo, perché il nome “Falcone e Borsellino”, secondo Micciché, “è triste”.

 

“Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso”.

 

Non è ben chiaro se questa ultima frase debba ricollegarsi “all’oblio delle Istituzioni”, o ai “silenzi” del Capo dello Stato. Ognuno può farsene un’idea ascoltando il suo intervento. Aleggia comunque un nuovo errore di valutazione, come quello della manifestazione di Piazza Navona. Tutte le forze politiche lo hanno inteso nel secondo verso, e si è scatenato un ciclone, con applausi di solidarietà in Parlamento per il Presidente della Repubblica. Anche i media paiono averla intesa (o averla voluta intendere) con quel significato, tanto è che tutti i titoli alludono ad un Di Pietro che dà del mafioso a Giorgio Napolitano. Lo stesso leader dell’IdV ha in seguito risposto alle polemiche, precisando di non avere mai detto “che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non è a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato”.

 

Già perché, andando decisamente controcorrente, per una volta il Presidente della Repubblica si è affrettato a replicare, invece che rimanere in silenzio come al solito, e attraverso una nota aveva fatto sapere che “La Presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in piazza Farnese a cui fa riferimento l’Onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate per contestare presunti ‘silenzi’ del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce”.

Per la verità, c’è un precedente, nel quale Napolitano ha fatto immediatamente sentire la sua voce: in occasione della ‘carineria’, per qualificarla come farebbe il suo capo, che Gasparri aveva rivolto al CSM (che lo stesso Napolitano presiede), definendolo “una cloaca massima”, il Capo dello Stato ha agito sollecitamente, redarguendo il CSM perché spettacolarizzava i processi. Era lo stesso giorno in cui Bossi mostrava il dito medio al suono dell’Inno di Mameli.
Perché il Capo dello Stato si è affrettato ad auto firmarsi il Lodo Alfano e a replicare a Di Pietro, e poi è rimasto zitto di fronte a tutto il resto? Non un fiato sulle violazioni più o meno palesi della Costituzione che dovrebbe difendere, come l’atto di indirizzo di Sacconi, o la direttiva di Maroni? La prontezza di riflessi di Napolitano appare un po’ inceppata, e sempre in una direzione sola. Il silenzio, come giustamente ha ricordato Antonio di Pietro, è colpevole.

 

Strano che tutti coloro i quali ora si mostrano indignati e pronti ad isolare il partito “eversivo” di Di Pietro, abbiano poi continuato a stare seduti nella stessa aula dove sedeva Vittorio Sgarbi e il suo partito, quello che definì il Presidente della Repubblica una “scoreggia fritta”. Vittorio Sgarbi è lo stesso che chiamò anche Caselli “il vero mafioso”, cosa per la quale è stato condannato; del resto, per il suo partito, il mafioso Vittorio Mangano “è un eroe”. Il circolo è chiuso, suoni il Requiem per la Repubblica.

 

 

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.

La protesta dell’IdV

Posted by admin On Gennaio - 29 - 2009

Discorso di fine 2008

Posted by admin On Gennaio - 3 - 2009

Sodoma

Posted by admin On Dicembre - 18 - 2008

Narra un libro molto famoso che secoli e secoli fa cinque città furono distrutte da un diluvio di proporzioni immani, mandato dal Dio di quella popolazione per punirla dei peccati che ivi si commettevano, con frequenza e leggerezza. Le due città più famose appartenenti a questa pentapoli erano chiamate Sodoma e Gomorra.
Della seconda oggi abbiamo conoscenze abbastanza approfondite in merito ai meccanismi che la governano, grazie ad un coraggioso giornalista che risponde al nome di Roberto Saviano: egli, con un paziente lavoro di documentazione e ricostruzione, ce ne ha offerto un’immagine nitida, sconosciuta ai più, rivelandone gli aspetti più squallidi e terribili. La prima città, invece, non abbisogna di alcun pericoloso lavoro di reportage per essere svelata. Non è celata ai più, non è dotata di porte inaccessibili ma, al contrario, le tiene sempre spalancate. Non nasconde il suo lato sporco, ma lo mostra in pubblico, se non con malcelato orgoglio, quantomeno con la sfrontatezza di chi è tranquillo della sua impunità. Ed è ancor più rimarchevole il fatto che chiunque, a ben guardare, conosce le strade principali di Sodoma, e anzi vi cammina senza per questo provare un moto di ribellione, ma rimanendo sottomesso gira semplicemente il capo in un’altra direzione quando per puro caso un’occhiata fugace gli rivela il contenuto dei suoi vicoli più sudici.

 

Forse in pochi hanno fatto caso ad una coincidenza: da quando Napolitano ha iniziato a parlare di Giustizia, Berlusconi tace. Prima era il contrario: Berlusconi diceva “i giudici e i pm politicizzati una metastasi della nostra democrazia”, e il Presidente della Repubblica taceva. Poi c’è stato un breve periodo di sovrapposizione: ad esempio, quando Gasparri ha definito il Csm una Cloaca Massima, Napolitano è intervenuto con fermezza bacchettando lo stesso Csm per la spettacolarizzazione dei processi. Adesso invece Napolitano dichiara “si pongono con urgenza anche problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura, ed esigenze di misure di riforma, volte a scongiurare eccessi di discrezionalità, rischi di arbitrio e conflitti interni alla magistratura nell’esercizio della funzione giudiziaria, a cominciare dalla funzione inquirente e requirente. Misure di riforma che riguardino anche la migliore individuazione e il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Consiglio Superiore della Magistratura dalla Carta costituzionale” e Berlusconi sta zitto. Ovvio: le parole di Napolitano sono uguali alle sue, perché sprecare fiato. Il Presidente della Repubblica sta avallando una riforma della Giustizia fatta da condannati e inquisiti. Ha inaugurato la stagione firmandosi il Lodo Alfano, che non solo non permette ad un premier inquisito di farsi processare, ma non lo permette nemmeno per il Capo dello Stato medesimo. Se lo è firmato da solo.

 

Ma la situazione è molto più grave. La questione morale che ha travolto il Pd ha chiarito che tutto il sistema politico italiano, escluso finora l’IdV, è fortemente compromesso e colluso. Da ultimo, il Partito Democratico ha la media di un arrestato al giorno, chissà a chi toccherà oggi. Sarà un’altra coincidenza, ma sempre da ultimo il Pd appare molto frettoloso di dialogare con la maggioranza e mandare in porto la riforma della Giustizia. E il PdL fa come il padre del figliol prodigo: “Il garantismo per noi ha un valore fondamentale e per essere tale vale a 360°. Ci sembra evidente che gli esponenti post-comunisti del Partito Democratico non sono abilitati a esibire alcuna ‘diversità’ né a parlare di ‘questione morale’ contro altre forze politiche, ma nel contempo siamo contrari a rendere loro pan per focaccia e a imitare i loro comportamenti del 92-94 contro le altre forze politiche” Il piduista Cicchitto ha confessato da solo e propugna il garantismo dell’impunità; poi tende una mano misericordiosa alle pecorelle smarrite che tornano nell’ovile. Improvvisamente tutti si sorridono a vicenda e appaiono molto più permissivi, tanto che anche il dialogo sul federalismo fiscale si è miracolosamente sbloccato: Calderoli fa “i complimenti e ringrazia” l’opposizione per “il lavoro costruttivo” svolto. Che si traduce in una spartizione delle regioni per partito, in modo che ognuno possa curare i propri affari indisturbato. Fanno come la Camorra e la ‘ndrangheta: a me la Campania, a te la Calabria. E’ passata perfino l’idea della commissione sul federalismo, prima fortemente osteggiata dalla maggioranza.

 

Tutti i meccanismi tradizionali di una democrazia stanno saltando, perfino le norme basilari della Costituzione, che Napolitano, lungi dal difendere come vorrebbe il suo mandato, espone alla riforma voluta da indagati, collusi e condannati (che in questo sono bipartisan). Ieri il Ministro del Welfare si è permesso di decidere da solo che cosa in Italia è legge e cosa no, nemmeno fosse Luigi XIV. Di più, ha minacciato di non meglio precisate sanzioni amministrative se il suo colpetto di Stato privato non verrà applicato. Nessuno, tra stampa e politici, ha fiatato. Nemmeno Napolitano, forse troppo intento a leggersi i fascicoli che, con un’altra mossa fuori da ogni schema istituzionale, ha sottratto alla Procura di Salerno, la quale stava con legittimità indagando su un giro di collusioni che, da ciò che è trapelato, si presenta come la nuova tangentopoli. La differenza è che nel ‘92 nessun politico aveva pensato di riformare la Giustizia, e così le indagini sono andate avanti. Oggi invece Forleo, De Magistris e Apicella sono trasferiti e il Capo dello Stato pianta i chiodi nel coperchio della bara sdoganando la riforma, mentre tutti gli altri Paesi del mondo concentrano le loro energie per contrastare la crisi economica, invece che contrastare le indagini.
Distruggere questo sistema è impossibile: grazie alla legge elettorale approvata da entrambi gli schieramenti, sono i partiti stessi a decidere chi mettere dove. E se nessuno vota i partiti, non c’è nessun problema, le elezioni sono valide lo stesso.

 

I cittadini di Sodoma, però continuano a trascinare la loro esistenza, quasi indifferenti. Alla crisi economica, dati Istat alla mano, hanno reagito tagliando le spese alimentari e aumentando quelle per i telefonini.
Ma, come diceva un frate di nome Cristoforo, in un altro famoso libro, “verrà il giorno…”. E’ arrivato anche per Sodoma e Gomorra. E quando arriverà, gli abitanti di Sodoma si comporteranno come hanno fatto sempre: volteranno le spalle ai vari Moggi, Mussolini e Craxi che avevano osannato fino al giorno prima e si scopriranno tutti antifascisti. E tra la catastrofe e la tartufesca renovatio ci sarà di mezzo un diluvio di lacrime.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.

Argentina, 1975

Posted by admin On Novembre - 14 - 2008

Una giornata di normale amministrazione nell’Argentina del ‘75. Ecco cosa deve essere sembrata, agli occhi di molti, il giorno di ieri. Ma, al contrario, tanti altri Italiani, narcotizzati dalla televisione (l’oppio dei popoli del XXI secolo), dai problemi quotidiani delle spese sempre più ingenti da affrontare, martellati da una ridda di fatti, tutti ugualmente gravi, che si susseguono a brevissima distanza l’uno dall’altro, avranno faticato a mettere a fuoco tutto quanto è successo. Il quadro che ne è uscito appare piuttosto inquietante.

 

Procediamo con ordine.Ieri è stato un giorno di sentenze: quella sul processo inerente i fatti accaduti alla scuola “Diaz”, a Genova, il 21 Luglio del 2001, e quella che ha deciso la sorte di Eluana Englaro.
Nel primo caso ci sono stati 13 condanne e sedici assoluzioni: gli anni di carcere inflitti sono quasi 36, a fronte dei 108 chiesti dall’accusa, e quasi nessuno sarà scontato. Assolti anche tutti i vertici della polizia, compresi i poliziotti che firmarono il verbale per le “perquisizioni”, Sostanzialmente, ciò che esce fuori da questa sentenza è che effettivamente si sono commesse violenze all’interno della scuola dove pernottavano i “no global”, ma che si tratta di un atto indipendente compiuto da pochi esaltati, di cui il comando della polizia era all’oscuro. Assolto anche il poliziotto accusato di aver simulato il finto accoltellamento. Una sentenza che ricorda molto da vicino quella emessa per i fatti della Caserma di Bolzaneto: (assolti 30 imputati su 45, 24 anni di carcere inflitti contro gli 80 richiesti dall’accusa, nessun anno di carcere scontato grazie all’indulto promosso dal centrosinistra, nemmeno una sospensione dal pubblico servizio per i pochi condannati, come denunciato da Enrica Bartesaghi, presidente del comitato giustizia e verità per Genova). A questo punto è lecito ipotizzare che nemmeno le cariche che i poliziotti effettuarono contro i manifestanti inerti, solo dopo che i famigerati black block si erano ritirati, fossero decise dall’alto, ma fossero frutto di poche mele marce presenti all’interno del corpo di polizia, alle quali va “la gratitudine di tutti”, come ha sottolineato il Sottosegretario Mantovano. La teoria secondo cui i vertici della polizia qualcosa pur dovevano entrarci “si è rivelata per quello che era: un autentico complotto”, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, all’epoca Presidente della Camera. Prove false, torture, pestaggi, reclusioni forzate, tutto frutto della manovalanza. E’ come per i dossier illegali Telecom, dei quali Tronchetti Provera non sapeva nulla: faceva tutto Tavaroli da solo. Quindi non resta che concludere che qualche poliziotto annoiato, quella sera, si sia detto:
Poliziotto 1: “Ehi, dai, facciamo irruzione alla scuola Armando Diaz”
Poliziotto 2: “Sì, ma poi ai capi cosa raccontiamo?”
Poliziotto 3: “Poliziotto 2, hai strane tendenze anarchiche”.
In seguito, resisi conto che i capi “galantuomini”, come ha precisato Casini, si sarebbero potuti arrabbiare un Poliziotto 4 e 5 hanno messo due molotov dentro la scuola, per crearsi un alibi.
In questo caso la magistratura non è politicizzata. La Magistratura non è mai politicizzata, quando assolve Mannino, quando assolve i vertici della polizia, quando dice che Tavaroli non poteva sapere nulla dei dossier.

 

Va detto che Mantovano, forse esaltato dalla “giustizia dimezzata”, come è stata ribattezzata da chi si era costituito parte civile, si è un po’ lasciato andare contro la parte che lui deve ritenere politicizzata della Magistratura, e che collima sempre, ma per puro azzardo, con la parte di sentenze che non soddisfano il centrodestra. Così si è sentito in dovere di commentare sull’altra sentenza, quella riguardante il caso della Englaro: “una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore”. L’Anm ha prontamente ribattuto che “La Cassazione è un’istituzione fondamentale del sistema giudiziario italiano cui spetta l’alto compito di garantire l’uniforme applicazione della legge. Le decisioni giudiziarie possono essere oggetto di critica anche aspra ma non scendere al livello dell’insulto o della denigrazione”. La sentenza della Cassazione, che di fatto dà il via libera (ma solo per motivi tecnici, non di merito) alla procedura per staccare il sondino ad Eluana non è andata giù a parecchi. A cominciare dagli ambienti ecclesiastici: Monsignor Fisichella, senza mezzi termini, ha parlato di “eutanasia”, anche se in realtà l’eutanasia in senso stretto si configura in modo differente rispetto alla morte a cui andrà incontro la Englaro. Le dichiarazioni del prelato sono state immediatamente riprese da Volonté, che grida alla “condanna a morte”. Dello stesso tenore le parole del Ministro Carfagna, che riprende l’idea di Monsignor Fisichella e afferma che “E’ opportuno che il Parlamento non lasci alla Magistratura il compito di decidere e che legiferi sulle cure da fornire obbligatoriamente nella fase finale della vita”. In questo caso la Magistratura è, ovviamente, politicizzata e va demolita; non serve un indovino per immaginare che l’ipotesi di legge ricalcherà la linea di pensiero vaticana, impedendo a chi vuole indicare le proprie volontà riguardo alle terapie che ritiene accettabili, se un giorno si troverà nelle condizioni di non potersi più esprimere, di scegliere liberamente. Del resto, a Luglio ci si era messa di mezzo addirittura la Commissione per gli Affari Costituzionali del Senato. Forse la ex velina dovrebbe preoccuparsi di più, almeno nell’immediato, delle conseguenze della multa che l’Unione Europea ci ha comminato per aver violato le pari opportunità con la legge sulle pensioni: L’Europa infatti ritiene che le donne italiane che lavorano nel settore pubblico vengano discriminate con l’ingresso in pensione ad una età più bassa degli uomini: in questo modo hanno diritto ad una pensione minore, a parità di tipologia di lavoro, considerato che la pensione è calcolata in base agli anni di contributi versati e all’ultimo stipendio ottenuto. Ma la Carfagna ha altri pensieri per la testa.

 

Tra la proposta di Schifani di privatizzare la Rai (forse intende farne una seconda Mediaset ed eliminare definitivamente un’informazione senza padroni, almeno sulla carta), la riesumazione della legge “ammazza blog” e una squadraccia di fascisti che occupa una sede della Cgil (ma loro si sono giustificati dicendo di essere studenti: “non siamo fascisti, se non altro per questioni anagrafiche”) rimane un Presidente della Repubblica che si è sentito in dovere di intervenire in materia di immigrazione, viste le recenti proposte targate Lega Nord, che incentivano la discriminazione (lo stesso Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha frenato sulla possibilità del blocco dei flussi per due anni).

 

Ma la giornata stile “Argentina ‘75″ non è finita qui: se per chi ha fatto bancarotta si è stati così indulgenti da promuoverlo a presidente di Mediobanca, se per chi ha subìto condanne per fiancheggiamento esterno alla mafia si è offerto un posto in Parlamento, se è sempre pronto un condono o un indulto quando è opportuno, per i lavoratori di Alitalia non c’è nessuna pietà. Pugno di ferro. Come per gli studenti, per i lavoratori statali (solo la manovalanza, beninteso), per i barboni, per i no tav o per qualsiasi altra minoranza che non abbia i mezzi per far udire la propria voce, il Governo è inflessibile. Già annunciati provvedimenti draconiani: per il Ministro Sacconi “è un problema di ordine pubblico”. Dall’Enac, è stata comminata alla compagnia una multa di oltre 250 mila euro per la mancata assistenza ai passeggeri; il garante degli scioperi, Martone, ha aperto un procedimento di valutazione nei confronti del segretario nazionale della Cub trasporti Fabio Frati, e ha dichiarato illegale anche lo sciopero bianco in atto da un paio di giorni. In arrivo anche sanzioni per lo “sciopero selvaggio” (o dei disperati?) di Lunedì. Nessuno comunque pare avere fretta di mettere a confronto l’accordo di Settembre con il contratto proposto a fine Ottobre da Cai, che è già passata alle caporalesche chiamate individuali. Anche gli addetti di AirOne e Volare si sono uniti ai manifestanti di Alitalia, i quali dichiarano peraltro, inascoltati, che molti dei voli cancellati in questi giorni sarebbero “da addebitare a decisioni direttamente prese dall’azienda Alitalia, anche con aeromobili efficienti ed equipaggi di volo completi e presenti al lavoro”. Rimane comunque il fatto che le ragioni dei manifestanti siano soffocate da un fuoco di fila mediatico che vede esponenti del Governo, di Cai e dei sindacati confederati mescolati come buoni camerati. Un connubio che appare quantomeno bislacco.

 

E, giusto per capire l’aria che tira, il centrodestra inaugura una nuova stagione di democrazia con la scelta del nuovo Presidente per la commissione di vigilanza della Rai. Dati i continui ammiccamenti con Cai è possibile che anche gli esponenti della maggioranza abbiano deciso di procedere con una assunzione a chiamata diretta, stravolgendo tutte le precedenti regole di democrazia, che vedevano l’opposizione presentare il proprio candidato per il posto di presidenza. Dopo aver bloccato per mesi i lavori dell’elezione (mesi durante i quali, stando ai dati di AgCom, il Governo ha molto beneficiato del vuoto istituzionale), la maggioranza ha deciso autonomamente di scegliere il proprio candidato. Per la Lega Nord, infatti si sono salvate le apparenze: “la prassi sul presidente all’opposizione è confermata”. Berlusconi si dichiara “estraneo all’elezione di Villari alla Vigilanza”. Strano, per il possessore di una buona parte dei media italiani. All’opposizione non resta che constatare che “E’ una cosa che avviene nei regimi e non nelle democrazie”, come ha detto Veltroni, il quale, forse, dovrebbe fare una profonda autocritica per come ha gestito l’intera vicenda, arrivando ad un’altra sconfitta.

Foto da freno amano.splinder.com

Pallottole e libri

Posted by admin On Novembre - 5 - 2008

4 Novembre: è il giorno in cui si celebra la fine della Prima Guerra Mondiale. E’ anche il giorno scelto per festeggiare le nostre Forze Armate, e in questa chiave, il nostro Presidente della Repubblica ha tenuto il suo discorso commemorativo. Napolitano celebra anche la ricorrenza, contestuale alla fine della Grande Guerra, della Vittoria, ma, visto il comportamento dell’Italia, forse sarebbe stato congruo far passare questa celebrazione un po’ in sordina. Pare che il nostro Stato abbia la deplorevole abitudine di cambiare fronte secondo le convenienze. Comunque la vittoria della I^ Guerra Mondiale ha dato a Napolitano l’occasione di sottolineare come si fosse raggiunta l’Unità nazionale (anche qui, una inesattezza storica, in realtà), e perciò richiamarsi ai valori della nostra nazione presa nella sua interezza: l’unità nazionale, infatti “va preservata, anche in una possibile articolazione federale, dall’insidia di contrapposizioni fuorvianti e di antistorici conati di secessione”. Bossi e la sua band sono avvisati.
Purtroppo le note positive del discorso del Presidente della Repubblica terminano qui. Egli infatti, invece che enfatizzare una volontà di ripudio dello strumento della guerra e di derive militariste, elogia il nuovo ruolo delle forze armate: esse “sono protagoniste di una strategia di sicurezza fattasi sempre più aperta alle esigenze di un mondo investito da profondi mutamenti; Si tratta di una strategia inclusiva, che tende ad allargare l’area di un impegno comune in funzione di obbiettivi di pace, di democrazia e di sviluppo da perseguire ben oltre i confini nazionali e gli stessi confini dell’Europa. Solo così si possono ormai proteggere gli interessi dell’Italia e dell’Europa, e il nostro diritto a vivere nella sicurezza e nella libertà.” Forse, senza rendersene conto, ha candidamente confessato la verità: mentre i 17.000 soldati in Congo stanno a guardare il massacro della popolazione, mentre i Caschi Blu rimanevano inerti davanti all’eccidio di Srebrenica, altri sodati si distinguevano nel piantonamento dei pozzi petroliferi di Nassiriya, in Iraq (e la sorveglianza dei profitti delle nostre aziende impegnate nell’operazione “Rebuilt Iraq”): una guerra che si è dimostrata poi fondata su premesse false, e che erano comunque discutibili anche in principio. O forse è un avallo implicito della dottrina della guerra preventiva, applicata in Afghanistan (e nello stesso Iraq) anche dai nostri soldatini.
Poi prosegue: “A questi concetti e a questi valori, che pienamente corrispondono ai motivi ispiratori della Costituzione repubblicana, può ben ricondursi, io credo, il modo di essere e di operare delle nostre nuove Forze Armate. Vi si può ricondurre in particolare la partecipazione a quelle missioni all’estero che ho già ricordato, e che discendono dalla lungimirante impostazione dell’articolo 11 della Carta costituzionale”. Qualcuno forse ricorderà le vibranti proteste scatenatesi in Italia quando il Governo D’Alema, invece che favorire una missione ONU, spedì i nostri militari in Serbia e offrì il patrio suolo ai bombardieri americani, proprio in barba all’articolo ricordato dal Presidente. Casualmente, diverse aziende italiane erano (e sono) presenti nella ex-jugoslavia.
Alla fine del discorso, del ricordo della tragedia della guerra non rimane più nulla: resta solo la celebrazione del corpo militare, che dovrà adeguare alla “difficile condizione del bilancio e dell’assetto complessivo dello Stato”. Ma non si impensieriscano troppo: è solo per i libri che mancano i fondi, per le pallottole si trovano sempre.

 

Foto da www.associazionelagunari.it/

Il Discorso che sarà

Posted by admin On Agosto - 20 - 2008

Dopo aver anticipato di tre mesi l’editoriale di Famiglia Cristiana il magnete.it offre ai suoi lettori il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, quattro mesi prima che egli lo pronunci.

 

 

A voi che ascoltate, e a tutti gli Italiani, in patria e all’estero un cordiale augurio di Buon Anno.

 

Poiché nel corso dell’anno sono emersi alcuni dati che attestano un rallentamento economico della nostra nazione, si impone una riflessione sulle reali possibilità di questo Paese, la nostra amata Italia. Può essere facile farsi prendere dalla sfiducia, tuttavia vi sono forti segnali che indicano come una nuova ripresa sia ormai vicina e che invitano a guardare con ottimismo al futuro. Nei miei numerosi viaggi, che mi hanno portato ad attraversare tutta la penisola visitando varie realtà, ho potuto con gioia notare la volontà di cittadini, imprese ed Enti uniti nel comune sforzo di superare i momenti difficili. Mi è rimasto particolarmente impresso, nel mio ultimo viaggio ad Ancona, una anziana signora circondata da molti nipoti che, commentando l’entità della sua pensione, sorrideva indicando i bambini e affermava: “Come può vedere, Signor Presidente, io sono già ricca così”. Il sorriso di quella signora esprime le nostre migliori speranze, che sono riposte nei giovani. A voi in particolare mi rivolgo, esortandovi ad appassionarvi alle vicende del vostro Paese, a mettere sempre l’energia e le idee di cui siete ricchi in tutto ciò che fate perché voi siete gli artefici del vostro futuro e lo potete rendere brillante.

 

Certo, molto rimane da fare, per superare le difficoltà che incontra l’Italia, in questo momento. Nonostante si noti una diminuzione della disoccupazione le famiglie si trovano comunque a dover affrontare difficoltà economiche maggiori, soprattutto nel Mezzogiorno, dove tanti volenterosi faticano: essi, e la loro terra, vanno coinvolti e resi partecipi dello sviluppo nazionale, garantendo loro più possibilità.

A livello istituzionale, in particolare, si deve provvedere a varare quelle riforme necessarie che miglioreranno le condizioni di vita dei cittadini e il funzionamento del nostro Stato. Auspico che ciò possa avvenire in un clima collaborativo, nel quale gli schieramenti politici impegnati nella discussione e nel varo di queste importanti innovazioni possano fronteggiarsi in un dialogo costruttivo, senza lasciarsi andare, come è accaduto qualche volta, ad eccessi che fanno solo male alla politica, allontanandone i giovani.

 

Rilevanti questioni si sono poste, nel corso dell’anno, all’attenzione di tutti gli Italiani; problemi senz’altro di difficile soluzione ma ai quali si può e si vuole dare una risposta positiva, che sottolinei lo spirito energico del nostro popolo: mi riferisco all’integrazione di coloro che arrivano in Italia da altri Paesi, che possono diventare importanti attori per il futuro della nazione, e al manifestarsi di un certo sentimento di insofferenza denunciato nei loro confronti. Si tratta di sfide che vanno affrontate con il giusto senso delle cose, come del resto ha sottolineato anche il Santo Padre, al quale rivolgo il mio più caloroso augurio di Buon Anno, salutando con soddisfazione il clima di intesa e scambio reciproco che da sempre è caratterizzante dei rapporti con lo Stato Italiano.

D’altro canto sostanziose sfide sono già state affrontate dall’Italia, alcune delle quali risolte con un successo. Mi riferisco al del problema dei rifiuti a Napoli e a quello del conflitto georgiano, che ha riconfermato il ruolo di primo piano a livello internazionale della nostra Repubblica, oltre alle numerose missioni che vedono impegnati i nostri militari all’estero, svolgenti un ruolo di protagonisti nel garantire la pace e la democrazia, combattendo il terrorismo e l’instabilità politica. A loro va un particolare augurio, assieme a tutte le Forze dell’Ordine che, impegnate invece su territorio nazionale, si danno da fare per garantire la serenità e la sicurezza degli Italiani.

Un altro motivo di enorme soddisfazione è l’approvazione del trattato di Lisbona, operato dal Parlamento con un larghissimo consenso, ratifica che, oltre ad esprimere la volontà dell’Italia di recitare una funzione da protagonista nell’Europa, è anche la dimostrazione di come le forze politiche possano cooperare in modo sereno per lo sviluppo del Paese.

 

Auguro quindi, a voi riuniti nell’imminenza della festa, un Anno che possa portare speranza e fiducia nel futuro, che vi veda interpreti attivi delle vicende italiane.

 

 

Velati accenni, molto edulcorati, allo stato crescente di bisogno delle famiglie, al razzismo montante, all’immigrazione fuori controllo, ad un Sud sempre più arretrato, ad un debito pubblico da terzo mondo.

Nessun riferimento al sistematico attacco portato alla Magistratura, di cui lui è Presidente.

Nessun riferimento alle migliaia di morti sul lavoro, ai licenziamenti, alla demolizione dei diritti garantiti da un posto di lavoro stabile.

Nessun riferimento ad un modo fascista di governare il Paese, che riduce al silenzio qualsiasi forma di dissenso e che antepone agli interessi nazionali gli interessi di una ben precisa oligarchia.

Nessun riferimento a leggi  come il Lodo Alfano, la bloccaprocessi, il federalismo fiscale e, si teme, la riforma della Giustizia che demoliscono lo Stato, sia di diritto che unitario.

Nessun riferimento ad una politica rivolta al fare profitti oggi a danno di una sostenibilità futura, come le scelte di puntare su inceneritori e nucleare.

 

Foto da www.gennarocarotenuto.it/

Ancora ingerenze

Posted by admin On Gennaio - 30 - 2007

Quando uno crede di avere toccato il fondo, si prepari a vederlo franare, trovandosi perpetuamente di fronte ad un pozzo senza fine. E’ la considerazione che mi è venuta da fare dopo aver ascoltato le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in merito alla impropriamente definita “Riforma della Famiglia”, o anche Pacs che fa più XXI secolo. Il nostro Presidente, in qualità di rappresentante di tutti gli Italiani, auspica un accordo con la Chiesa cattolica per una non meglio precisata “sintesi” che tenga ben da conto le posizioni del Vaticano.

Il primo Cittadino italiano, il difensore della Costituzione, si inchina ancora una volta di fronte alla pila, riverisce, e svende la dignità di un popolo e il pensiero libertario insito nella carta che quel popolo si è dato. Ma come è possibile essere così supini? E soprattutto, perché. Perché si devono sempre fare passi indietro, si devono sempre soffocare le minoranze e il buon senso?

Gli Articoli 7 e 8 della Costituzione parlano chiaro, la Chiesa cattolica, volente o nolente, è obbligata a sbrigare le proprie paturnie nei luoghi a lei deputati, cioè le chiese e conferenze interne, e non il Parlamento della Repubblica Italiana o le reti nazionali, come sempre più di frequente accade. Si sono registrati perfino interventi sulla finanziaria (il cardinale Martini la definì “inquietante”), mentre Lunedì 29 Gennaio, nel telegiornale delle 20.30 ci sono stati 4 servizi nei quali si è dato ampio spazio alle opinioni dei preti; non ho cronometrato il tempo, ma sono certo che i minuti dedicati ai vari prelati sono stati superiori a quelli dei politici. Per carità, ovviamente dato che i politici italiani hanno ben poco da dire è evidente che basta poco per rubare loro la scena, tuttavia si richiede la salvaguardia della decenza. E’ altresì vero che se gli esponenti vaticani hanno così tanto spazio, sia mediatico che politico, ciò è dovuto in grande misura proprio ai politici e giornalisti italiani, che dimostrano così la loro poca accortezza e debolezza; chiunque ha di fronte a sé l’esempio di Stati come la Francia o la Spagna, certamente più forti di quello italiano, nel quale le chiacchiere stanno a zero. Certo, se in Francia proibiscono il velo nelle scuole pubbliche e in Italia esentano dalla tassa dell’I.C.I. tutti gli immobili clericali (che non sono solo le chiese, ma anche, ad esempio, le librerie delle Edizioni Paoline), quando i Comuni senza più soldi la aumentano in continuazione, si può comprendere al volo quanta strada sia ancora necessaria fare.

Il Presidente del Consiglio e praticamente tutta la classe politica italiana si è subito affrettato a sostenere il Presidente della Repubblica. Tra gli adoranti si annovera perfino il Presidente della Camera Bertinotti che, da integerrimo comunista, si dichiara perfettamente in linea con l’intervento di Napolitano, facendo intendere come questo Governo pensi di mantenersi al potere per tutti e cinque gli anni. Chi infatti pensava che i dissidi tra partiti tanto diversi come l’Udeur  e il Prc potessero far cadere il Governo si tranquillizzi pure: la poltrona viene sempre prima della propria coerenza ideologica, non parliamo poi degli interessi di chi vota, che magari ha pure creduto ad uno straccio di programma politico.

E dall’altra parte che dicono? Il direttore della Sala Stampa del Vaticano si dichiara più che soddisfatto, naturalmente, delle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, mentre il Segretario della CEI insiste nel ritenere superflua una legge che regolamenti i Pacs. Aggiunge anzi che “[Napolitano] Ha parlato di sintesi, e una sintesi si fa nel rispetto delle varie identità, altrimenti diventa un compromesso o una mediazione”. Ora se la prima parte del ragionamento è encomiabile, e sarebbe bene che la CEI per prima lo adottasse come regola sulla quale calibrare i suoi interventi, visto che anche l’ateismo e le altre confessioni sono identità di pari dignità, la seconda parte del ragionamento rimane più offuscata, in quanto fondamento della politica è proprio il compromesso e la mediazione, in grado di soddisfare il maggior numero di parti in causa, siano esse anche strettamente minoritarie.

L’intervento di Napolitano, insomma, darà la stura ad una pesante ingerenza da parte di una confessione religiosa nei fatti politici di uno Stato aconfessionale. Nessuno vieta ad un cattolico di seguire i dettami della propria religione: se lo vuole fare, lo faccia senza influenzare la vita delle altre persone, atee, induiste, animiste, gialle verdi o blu che siano, sentendo cosa dice il parroco la Domenica in chiesa, e il parroco, o le gerarchie ecclesiastiche in generale, si astengano dal ruolo di regolatori della coscienza in sedi che non sono previste per loro: la religione rimane pur sempre un fatto di credo personale e non dovrebbe mai travalicare tali confini.

 

Foto da www-5.radioradicale.it/

Ammazzacaffé

Posted by admin On Gennaio - 9 - 2007

In data odierna il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto i calciatori della Nazionale al Quirinale, per significare loro la riconoscenza del popolo italiano in evidente deficit di immagine, tanto da dover calcare pesantemente la mano su temi come la bandiera e l’inno di Mameli per trovare spunti che possano dare una parvenza di vitalità in un deprimente panorama artistico, culturale e intellettuale.

Il Presidente ha dichiarato che il calcio non divide nessun Governo e nessuno schieramento politico o fazioni di natura avversa, che i politici dovrebbero imparare dal mondo del calcio nel quale regna un dialogo costruttivo e che la vittoria azzurra ha scacciato le ombre dello scandalo di “calciopoli” (i coniatori di questi aberranti neologismi devono essere rimasti traumatizzati da piccoli dal gioco del Monopoli, Freud ci avrebbe sguazzato).

Di fatto, mi è venuto da pensare che non siamo nemmeno più alla frutta, ma all’ammazzacaffè.

Dopo lo scialbo discorso di fine anno, che almeno ha avuto il merito di sottolineare le precarie condizioni del panorama lavorativo e scolastico, il nostro primo rappresentante si è ripetuto, in modo ancora peggiore, se fosse possibile. Andiamo con ordine.

E’ invalsa da qualche anno la moda di fare paragoni tra il mondo della politica e quello del pallone. A mio avviso non è una semplice degenerazione del costume politico culturale italiano, ma si tratta anche di un discorso demagogico da parte di chi, in malafede, vuole artatamente semplificare il dialogo sociale, in modo da far credere ai cittadini che è semplice seguire lo svolgimento politico di una legislatura e comprenderne i meccanismi, facendo così passare ciò che preferisce. La gente si abitua a questo tipo di dialogo, perde l’abitudine a sforzarsi di capire cose che sono tuttaffatto elementari e anzi lo trova più immediato e alla sua portata. Non è un caso che questo costume sia stato introdotto da chi si è fatto un’immagine con la presidenza di una squadra di calcio, da chi predica le “due punte” in quella squadra (e perde, perché non lascia fare all’allenatore che insiste per schierarne una) e le “tre punte” nello schieramento politico (e perde a causa della stessa legge per il voto degli italiani all’estero che il suo stesso schieramento ha voluto). Dall’altra parte si arrangiano benissimo: continui richiami al “gioco di squadra” in seguito al traballare di una coalizione che ha ben poco da spartire al suo interno, “autogol” di chi è al Governo e sbotta su un Paese impazzito. Si potrebbe andare avanti a lungo. In tutto questo bailamme da stadio si è però persa di vista la Politica. La Politica, quella sottile arte di persuadere il prossimo del proprio punto di vista, o quantomeno di cercare di prendere una decisione che possa accontentare il maggior numero se non tutte le parti in causa, il raffronto per un dialogo costruttivo. La gestione della Cosa Pubblica in modo decoroso e degno, qualunque sia il punto di vista del proprio credo. Certo, il Presidente Napolitano non ha aiutato in questa direzione. Apprezzabile il suo sforzo di richiamare le parti politiche ad una civiltà che paiono aver smarrito da parecchio, ma anche la forma vuole la sua parte. Insomma, il calcio rimane uno sport, nonostante smuova una carrettata di euro.

Sbagliato, a mio giudizio, anche il richiamo al dialogo che regna nel mondo del pallone. Immagino che il Presidente non sia un gran tifoso e si interessi di altre cose; in caso contrario non può essergli sfuggito che diverse squadre sono state punite per aver costituito una rete illecita volta ad aumentare i propri profitti e le proprie vittorie. Non potrebbe essergli sfuggito che per mesi si è dipanata la matassa del conflitto di interessi, con un Presidente di Lega con fortissimi interessi in uno dei Club iscritti. Non potrebbe essergli sfuggita la guerra incorsa tra grandi e piccoli club, questi ultimi regolarmente soffocati dallo strapotere dei primi che hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo a partire dalla suddivisione dei diritti televisivi. Questa è stata la realtà del calcio italiano fino a sei mesi fa.

Il periodo riguardante gli ultimi sei mesi non è meno deprimente: ai club penalizzati è stato fatto un fortissimo sconto di pena, gli arbitri coinvolti sono più o meno già rientrati tutti in servizio. I pesci grossi hanno avuto un’interdizione di qualche anno al posto della radiazione, qualcuno se la caverà con un anno in una serie minore. Quindi, cosa è successo? Nulla. La categoria arbitrale continua a rimanere succube della Federazione, per i diritti televisivi si vedrà, pare ci sia un progetto concreto. Con questo panorama idilliaco Napolitano afferma che la vittoria azzurra ha scacciato le ombre dello scandalo. Al limite la vittoria azzurra può consolarci che, nonostante tutto, abbiamo dei calciatori forti, ma questo non può far passare in secondo piano che ancora una volta la Giustizia non è stata amministrata come si sarebbe dovuto. Succede per il pallone, succede per tanti altri ambiti; e allora, il Presidente avrebbe dovuto rimarcare questa situazione, suonando la sveglia ad una classe della magistratura che si vede sempre più alle strette, calunniata da più parti, invischiata con proposte di legge che prevedono addirittura test psico-attitudinali per poter avanzare nella carriera. Perché non è stato posto l’accento su questo fatto, invece di far credere che tutto si è aggiustato?

Solita ipocrisia cialtronesca italiana.

L’ammazzacaffé non ha fatto altro che farmi andare di traverso il già maldigeribile pasto.

 

Foto da www.gennarocarotenuto.it

Nucleare o Rinnovabili?

Posted by admin
Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
http://www.wikio.it