Wednesday, November 25, 2009

il magnete

Network di politica e attualità

Margherita Hack e la Controriforma

Posted by admin On Gennaio - 19 - 2009

L’onda non si ferma

Posted by admin On Novembre - 15 - 2008

Non accenna a scemare la protesta di studenti, ricercatori e precari nei confronti della legge Gelmini: la manifestazione organizzata nella giornata di ieri, che segue giorni e giorni di proteste, lezioni in piazza, sit-in. Anche in questo caso si è scatenata una battaglia sui numeri della partecipazione, battaglia che, da quando al governo è andato il centrodestra, assume sempre più sfumature polemiche. E’ un chiaro sintomo, quantomeno, del peso (e del fastidio) che un eventuale ampio dissenso riveste per la maggioranza, tesa a vigilare che esso sia il più circoscritto possibile.

 

Berlusconi ha liquidato la faccenda con il solito, nostalgico me ne frego: la partecipazione è stata “certamente molto inferiore” alle attese, “il che conferma che la maggioranza degli Italiani vuole una riforma per una scuola efficiente”. Nessuno gli ha fatto osservare che è scontato che la maggior parte degli Italiani vuole una scuola efficiente. Ma il Premier si è spinto oltre, dichiarando di non capire i motivi della protesta: “Il voto secco, il voto in condotta” e la decisione sul grembiulino, “Domando a tutti i padri e a tutte le madri cosa ci può essere da contestare in queste misure?”. Omessi i tagli, la possibile trasformazione delle Università in fondazioni private, il blocco dei turn over, il maestro unico, diventato poi prevalente in corso d’opera. O le “fandonie della sinistra” sul tempo pieno, aumentato in quantità ma svuotato del suo valore, e sui licenziamenti. Evidentemente per il Cavaliere la parte più importante della riforma è un’altra.
Berlusconi si rifà alla cifra ultima rilasciata dalla questura, che ha contato, a Roma, 30.000 presenze. Peccato che, a fronte delle 200.000 vantate dagli organizzatori, la questura, in un primo momento, avesse rilasciato la cifra ufficiale di 100.000 studenti (erano anche le presenze attese), per poi far ‘sparire’ settantamila manifestanti. Ma non basta. Tutta l’Italia è stata scossa dalle manifestazioni, ignorate dai commenti della maggioranza: Palermo, Catania, Genova, Gorizia, Livorno, 7.000 a Bari e 10.000 a Cagliari. Non proprio le “alcune migliaia” che denunciava la Gelmini. La quale, a proposito, si smentisce nei fatti da sola: ai manifestanti ha semplicemente detto :”Ragazzi, io non cedo”. Deve essere il suo modo di fare dialogo, come aveva promesso. Però qualcosa effettivamente ha ceduto, se si compara il comportamento del Ministro nei confronti della riforma della scuola primaria e lo spirito molto più prudente con il quale si appresta a riformare le università. Quantomeno ha avuto il buonsenso di lavorarsi la Cisl, la quale, vistasi finalmente coinvolta a livello politico, ha ritirato di punto in bianco la sua adesione allo sciopero e praticamente si dichiara pronta a firmare qualsiasi carta le venga messa sotto il naso. Bonanni, del resto, non ne ha mai fatto mistero.

 

La protesta degli studenti ha dato un’altra netta risposta alle dichiarazioni del Governo, che tendevano ad inquadrarla con schieramenti politici, e limitarla ai soli studenti: in piazza non si è vista una sola bandiera di partito, e il movimento, l’”Onda”, come si sono battezzati, vive di vita propria. Nella manifestazione di ieri non si è nemmeno mescolata al sindacato (come dare loro torto…), che pure ha sfilato per la capitale con un proprio corteo.
Si registra, infine, anche l’appello del Presidente della Repubblica, che nella giornata di ieri ha dichiarato “Si impongono politiche di rigore e anche di sacrifici ma non bisogna perdere di vista esigenze prioritarie che meritano una speciale attenzione, come il settore della cultura e dello spettacolo per il suo particolare significato e rilievo. Le cifre non dicono tutto - esclama il Capo dello Stato - e le voci di spesa non sono tutte le stesse”. Una dichiarazione di notevole spessore, dopo l’apatia che lo aveva caratterizzato nei mesi precedenti, e che non dovrebbe essere ignorata da chi di dovere.

Argentina, 1975

Posted by admin On Novembre - 14 - 2008

Una giornata di normale amministrazione nell’Argentina del ‘75. Ecco cosa deve essere sembrata, agli occhi di molti, il giorno di ieri. Ma, al contrario, tanti altri Italiani, narcotizzati dalla televisione (l’oppio dei popoli del XXI secolo), dai problemi quotidiani delle spese sempre più ingenti da affrontare, martellati da una ridda di fatti, tutti ugualmente gravi, che si susseguono a brevissima distanza l’uno dall’altro, avranno faticato a mettere a fuoco tutto quanto è successo. Il quadro che ne è uscito appare piuttosto inquietante.

 

Procediamo con ordine.Ieri è stato un giorno di sentenze: quella sul processo inerente i fatti accaduti alla scuola “Diaz”, a Genova, il 21 Luglio del 2001, e quella che ha deciso la sorte di Eluana Englaro.
Nel primo caso ci sono stati 13 condanne e sedici assoluzioni: gli anni di carcere inflitti sono quasi 36, a fronte dei 108 chiesti dall’accusa, e quasi nessuno sarà scontato. Assolti anche tutti i vertici della polizia, compresi i poliziotti che firmarono il verbale per le “perquisizioni”, Sostanzialmente, ciò che esce fuori da questa sentenza è che effettivamente si sono commesse violenze all’interno della scuola dove pernottavano i “no global”, ma che si tratta di un atto indipendente compiuto da pochi esaltati, di cui il comando della polizia era all’oscuro. Assolto anche il poliziotto accusato di aver simulato il finto accoltellamento. Una sentenza che ricorda molto da vicino quella emessa per i fatti della Caserma di Bolzaneto: (assolti 30 imputati su 45, 24 anni di carcere inflitti contro gli 80 richiesti dall’accusa, nessun anno di carcere scontato grazie all’indulto promosso dal centrosinistra, nemmeno una sospensione dal pubblico servizio per i pochi condannati, come denunciato da Enrica Bartesaghi, presidente del comitato giustizia e verità per Genova). A questo punto è lecito ipotizzare che nemmeno le cariche che i poliziotti effettuarono contro i manifestanti inerti, solo dopo che i famigerati black block si erano ritirati, fossero decise dall’alto, ma fossero frutto di poche mele marce presenti all’interno del corpo di polizia, alle quali va “la gratitudine di tutti”, come ha sottolineato il Sottosegretario Mantovano. La teoria secondo cui i vertici della polizia qualcosa pur dovevano entrarci “si è rivelata per quello che era: un autentico complotto”, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, all’epoca Presidente della Camera. Prove false, torture, pestaggi, reclusioni forzate, tutto frutto della manovalanza. E’ come per i dossier illegali Telecom, dei quali Tronchetti Provera non sapeva nulla: faceva tutto Tavaroli da solo. Quindi non resta che concludere che qualche poliziotto annoiato, quella sera, si sia detto:
Poliziotto 1: “Ehi, dai, facciamo irruzione alla scuola Armando Diaz”
Poliziotto 2: “Sì, ma poi ai capi cosa raccontiamo?”
Poliziotto 3: “Poliziotto 2, hai strane tendenze anarchiche”.
In seguito, resisi conto che i capi “galantuomini”, come ha precisato Casini, si sarebbero potuti arrabbiare un Poliziotto 4 e 5 hanno messo due molotov dentro la scuola, per crearsi un alibi.
In questo caso la magistratura non è politicizzata. La Magistratura non è mai politicizzata, quando assolve Mannino, quando assolve i vertici della polizia, quando dice che Tavaroli non poteva sapere nulla dei dossier.

 

Va detto che Mantovano, forse esaltato dalla “giustizia dimezzata”, come è stata ribattezzata da chi si era costituito parte civile, si è un po’ lasciato andare contro la parte che lui deve ritenere politicizzata della Magistratura, e che collima sempre, ma per puro azzardo, con la parte di sentenze che non soddisfano il centrodestra. Così si è sentito in dovere di commentare sull’altra sentenza, quella riguardante il caso della Englaro: “una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore”. L’Anm ha prontamente ribattuto che “La Cassazione è un’istituzione fondamentale del sistema giudiziario italiano cui spetta l’alto compito di garantire l’uniforme applicazione della legge. Le decisioni giudiziarie possono essere oggetto di critica anche aspra ma non scendere al livello dell’insulto o della denigrazione”. La sentenza della Cassazione, che di fatto dà il via libera (ma solo per motivi tecnici, non di merito) alla procedura per staccare il sondino ad Eluana non è andata giù a parecchi. A cominciare dagli ambienti ecclesiastici: Monsignor Fisichella, senza mezzi termini, ha parlato di “eutanasia”, anche se in realtà l’eutanasia in senso stretto si configura in modo differente rispetto alla morte a cui andrà incontro la Englaro. Le dichiarazioni del prelato sono state immediatamente riprese da Volonté, che grida alla “condanna a morte”. Dello stesso tenore le parole del Ministro Carfagna, che riprende l’idea di Monsignor Fisichella e afferma che “E’ opportuno che il Parlamento non lasci alla Magistratura il compito di decidere e che legiferi sulle cure da fornire obbligatoriamente nella fase finale della vita”. In questo caso la Magistratura è, ovviamente, politicizzata e va demolita; non serve un indovino per immaginare che l’ipotesi di legge ricalcherà la linea di pensiero vaticana, impedendo a chi vuole indicare le proprie volontà riguardo alle terapie che ritiene accettabili, se un giorno si troverà nelle condizioni di non potersi più esprimere, di scegliere liberamente. Del resto, a Luglio ci si era messa di mezzo addirittura la Commissione per gli Affari Costituzionali del Senato. Forse la ex velina dovrebbe preoccuparsi di più, almeno nell’immediato, delle conseguenze della multa che l’Unione Europea ci ha comminato per aver violato le pari opportunità con la legge sulle pensioni: L’Europa infatti ritiene che le donne italiane che lavorano nel settore pubblico vengano discriminate con l’ingresso in pensione ad una età più bassa degli uomini: in questo modo hanno diritto ad una pensione minore, a parità di tipologia di lavoro, considerato che la pensione è calcolata in base agli anni di contributi versati e all’ultimo stipendio ottenuto. Ma la Carfagna ha altri pensieri per la testa.

 

Tra la proposta di Schifani di privatizzare la Rai (forse intende farne una seconda Mediaset ed eliminare definitivamente un’informazione senza padroni, almeno sulla carta), la riesumazione della legge “ammazza blog” e una squadraccia di fascisti che occupa una sede della Cgil (ma loro si sono giustificati dicendo di essere studenti: “non siamo fascisti, se non altro per questioni anagrafiche”) rimane un Presidente della Repubblica che si è sentito in dovere di intervenire in materia di immigrazione, viste le recenti proposte targate Lega Nord, che incentivano la discriminazione (lo stesso Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha frenato sulla possibilità del blocco dei flussi per due anni).

 

Ma la giornata stile “Argentina ‘75″ non è finita qui: se per chi ha fatto bancarotta si è stati così indulgenti da promuoverlo a presidente di Mediobanca, se per chi ha subìto condanne per fiancheggiamento esterno alla mafia si è offerto un posto in Parlamento, se è sempre pronto un condono o un indulto quando è opportuno, per i lavoratori di Alitalia non c’è nessuna pietà. Pugno di ferro. Come per gli studenti, per i lavoratori statali (solo la manovalanza, beninteso), per i barboni, per i no tav o per qualsiasi altra minoranza che non abbia i mezzi per far udire la propria voce, il Governo è inflessibile. Già annunciati provvedimenti draconiani: per il Ministro Sacconi “è un problema di ordine pubblico”. Dall’Enac, è stata comminata alla compagnia una multa di oltre 250 mila euro per la mancata assistenza ai passeggeri; il garante degli scioperi, Martone, ha aperto un procedimento di valutazione nei confronti del segretario nazionale della Cub trasporti Fabio Frati, e ha dichiarato illegale anche lo sciopero bianco in atto da un paio di giorni. In arrivo anche sanzioni per lo “sciopero selvaggio” (o dei disperati?) di Lunedì. Nessuno comunque pare avere fretta di mettere a confronto l’accordo di Settembre con il contratto proposto a fine Ottobre da Cai, che è già passata alle caporalesche chiamate individuali. Anche gli addetti di AirOne e Volare si sono uniti ai manifestanti di Alitalia, i quali dichiarano peraltro, inascoltati, che molti dei voli cancellati in questi giorni sarebbero “da addebitare a decisioni direttamente prese dall’azienda Alitalia, anche con aeromobili efficienti ed equipaggi di volo completi e presenti al lavoro”. Rimane comunque il fatto che le ragioni dei manifestanti siano soffocate da un fuoco di fila mediatico che vede esponenti del Governo, di Cai e dei sindacati confederati mescolati come buoni camerati. Un connubio che appare quantomeno bislacco.

 

E, giusto per capire l’aria che tira, il centrodestra inaugura una nuova stagione di democrazia con la scelta del nuovo Presidente per la commissione di vigilanza della Rai. Dati i continui ammiccamenti con Cai è possibile che anche gli esponenti della maggioranza abbiano deciso di procedere con una assunzione a chiamata diretta, stravolgendo tutte le precedenti regole di democrazia, che vedevano l’opposizione presentare il proprio candidato per il posto di presidenza. Dopo aver bloccato per mesi i lavori dell’elezione (mesi durante i quali, stando ai dati di AgCom, il Governo ha molto beneficiato del vuoto istituzionale), la maggioranza ha deciso autonomamente di scegliere il proprio candidato. Per la Lega Nord, infatti si sono salvate le apparenze: “la prassi sul presidente all’opposizione è confermata”. Berlusconi si dichiara “estraneo all’elezione di Villari alla Vigilanza”. Strano, per il possessore di una buona parte dei media italiani. All’opposizione non resta che constatare che “E’ una cosa che avviene nei regimi e non nelle democrazie”, come ha detto Veltroni, il quale, forse, dovrebbe fare una profonda autocritica per come ha gestito l’intera vicenda, arrivando ad un’altra sconfitta.

Foto da freno amano.splinder.com

Ognuno mostra ciò che ha

Posted by admin On Novembre - 7 - 2008

Si prova la stessa sensazione di quando la mattina presto si viene strappati bruscamente dal proprio sonno dal trillare della sveglia. Brutali come una doccia gelata, le dichiarazioni dei nostri politici spiccano come una chiazza di fango su un muro appena imbiancato, mentre ancora nelle nostre orecchie risuona la eco dei discorsi di Obama e McCain.Mai come oggi, chiunque non voglia ostinarsi a negare l’evidenza ha la netta percezione dello scollamento tra la realtà e il mondo creato dalla nostra classe politica; basta accostare le parole dei due candidati alla Casa Bianca con quelle di Berlusconi, che, ieri, doveva essere particolarmente in forma. Commentando l’elezione di Obama, il Cavaliere non ha trovato niente di meglio che definire il Senatore afroamericano “Giovane, bello e abbronzato”, con il suo solito modo di fare corrivo ed ammiccante. Dall’alto della sua statura politica, quindi, si è anche sentito in dovere di precisare di “volergli dare consigli”, in virtù della sua maggiore “anzianità” politica. Chissà, forse si riferiva a come stringere amicizie con fiancheggiatori della mafia senza che l’opinione pubblica si scandalizzi e lo rimandi a casa.

Berlusconi, ieri a Mosca dall’”amico Putin” e dal Presidente Medvedev per il vertice Italo-Russo, ha poi affrontato le domande dei giornalisti, mentre le sue frasi facevano il giro del mondo: il suo, ha puntualizzato, era “un grande complimento, una carineria assoluta nei suoi confronti”. Poi ha smesso di sorridere e ha calato la maschera, sparando un’altra raffica delle sue “carinerie”. Riferendosi ai giornalisti, ha infatti dichiarato: “Pensavamo che ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi, autocertificarsi pubblicamente. Lo hanno fatto. Li conoscevamo già, ma non li pensavo così tanto imbecilli”. Giornalisti che già aveva gratificato con la qualifica di “appecoronati (sic) sulla sinistra”. E’ il secondo attacco alla categoria in poco tempo, dopo i “saluti” dal sapore nostalgico che dovevano essere recapitati ai direttori di giornali e telegiornali. Attacchi che appaiono, tra l’altro, alquanto grotteschi, alla luce del controllo che il Premier ha sulla maggior parte dei media, come anche denunciato da AgCom, ma evidentemente a lui non basta: li vuole tutti allineati.
Il Presidente del Consiglio non si è fermato qui, e ha sbottato: “Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a…”. Ne ha anche per l’opposizione: “Perchè? C’è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendersi una laurea pubblica, ogni occasione è buona. Io mi sono veramente rotto e dico tutto quello che penso”. Tutti coloro che avranno qualcosa da obbiettare, quindi, sono avvisati…

A proposito di avvisi (ai naviganti), Berlusconi ha poi deciso di replicare l’expolit, in seguito ritrattato, della polizia nelle scuole: “Lo Stato garantirà la possibilità di realizzare i trafori alpini del Corridoio 5 anche con l’uso della forza, così come ha fatto in Campania per l’emergenza rifiuti”. Oltre alla laurea, quindi, una sana cura a manganello ed olio di ricino è in arrivo per chi si vede già preclusa ogni possibilità di esprimere il proprio dissenso, motivandolo. Altro che mediazione tra istituzioni e cittadini. Come per la scuola, è il Primo Ministro a stabilire cosa è libertà e cosa è democrazia: una minoranza, infatti. non può pretendere di fermare un cantiere, “perché questo non è espressione diretta di democrazia, va contro ai cittadini, ai viaggiatori e allo Stato”. In Italia, però, questo non si può ancora chiamare fascismo. Forse stiamo aspettando le tessere obbligatorie e il giuramento dei professori universitari.
Berlusconi poi deciso che, per la giornata di ieri, poteva bastare, ed è tornato ad indossare la sua maschera, terminando con il suo concetto di italianità: “Non fatevi tentare dalle tentazioni della notte di Mosca che sono infinite. Fate i bravi e se invece non fate i bravi, tenete almeno alta… la bandiera dell’Italia”. Questo è l’uomo che ci rappresenta nel mondo. Come appaiono distanti le parole di McCain sull’onore che costituiva per lui, sconfitto, continuare comunque a servire lo Stato e di offrire tutta la sua collaborazione all’avversario politico. Quanto è inarrivabile il discorso pulito e sincero di Obama, intriso di coraggio e determinazione. Lui, di certo, non lo sentiremo mai parlare di “Laurea del coglione”.

Se Capezzone bolla l’opposizione come “desolante”, a seguito delle rimostranze dovute alla pessima figura internazionale fatta, Gasparri, che aveva commentato la vittoria di Obama con un “Al Quaeda sarà contenta”, parla di “operazione simpatia” lanciata da Berlusconi. Forse la stessa che aveva lanciato lui quando definì il CSM una “cloaca massima”. Queste sono le persone che decidono dei destini del nostro Paese. Sono coloro i quali effettuano scelte sul campo politico ed economico che decidono per la nostra vita quotidiana. Mentre Obama e McCain si promettono di mettersi a disposizione l’uno dell’altro per affrontare i problemi degli U.S.A., noi abbiamo un Governo che cerca di porre la fiducia sulla legge finanziaria continuando così a violentare il Parlamento. La recente apertura del centrodestra sulla riforma dell’Università scaturisce solo dalle proteste della piazza, che continuano da giorni, e accompagnano il suo vistoso calo di consensi. La “disponibilità al dialogo”, comunque, è temperata dalle manganellate che, anche oggi, gli studenti in piazza hanno ricevuto. L’opposizione, nel suo squallore, appare solo in grado di affiggere manifesti per le vie di Roma con la foto di Gasparri che critica la vittoria di Obama e la scritta “Vergogna”. Il quadro viene completato dalle opinioni in merito degli esponenti della maggioranza: il diretto interessato dimostra tutto il suo spessore politico e, invece che ostentare un decoroso silenzio, ha definito gli esponenti di centrosinistra “allievi di Goebbels e Stalin”. Per il compagno di partito La Russa “l’affissione sui muri di Roma di migliaia di manifesti del Pd con la foto del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, con volgari invettive polemiche, segna un allarmante e inaccettabile imbarbarimento del confronto politico”. Cicchitto invece lo definisce “Un manifesto di autentica barbarie che può provocare pericolosissime conseguenze. Il Pd deve solo vergognarsi e dovrebbe chiedere scusa”. Certo, come dimostrato dal loro condottiero, loro sono abituati a tutt’altro tipo di registro. “Puttani”, “Stronza”, “antropologicamente differente”, “Kapò”, “Maiale”, sono solo alcuni esempi della raffinata mediazione politica con cui abitualmente i fascistoidi attualmente al governo ci intrattengono.
Mentre i due schieramenti si azzuffano sui manifesti affissi a Roma come due ubriachi per strada altri problemi, ben più pressanti, attendono una risoluzione il più equa possibile.

Foto da italia.etleboro.com

Forza Nuova a Piazza navona

Posted by admin On Novembre - 5 - 2008

Le Nuvole

Posted by admin On Ottobre - 31 - 2008

Lesina, rovinato dai debiti contratti dal figlio Tirchippide alle corse dei cavalli, cerca una soluzione per evitare di pagare, e perciò si rivolge al “pensatoio”, la scuola filosofica di Socrate, per mezzo della quale spera di imparare dei trucchi dialettici che gli consentano di farla franca. Poiché non riesce a convincere il figlio a divenire discepolo del grande filosofo, si iscrive egli stesso alla scuola, dove rimane stupito dei cavilli e delle capziosità con le quali si sostengono le tesi più assurde.
Pensate se Socrate fosse stato il Presidente del Consiglio, con sei televisioni e più di metà della carta stampata: a forza di ripetere i sofismi che il tragediografo greco gli ha messo in bocca tutti gli ateniesi gli avrebbero creduto. E, certo, anche i nostri novelli Lesina di centrodestra, con processi più o meno pendenti, devono trarre ispirazione dalle Nuvole, quando commentano dei fatti di politica e, come il vegliardo, da esse debbono aver ottenuto il dono: “D’ora innanzi, nessuno in Parlamento te nell’esprimer grandi concetti uguaglierà!”. O, più semplicemente, si guardano allo specchio prima di parlare.
Ieri il Governo, nel giro di pochi giorni, ha subìto il secondo, durissimo smacco, di fronte al presunto “consenso imbarazzante” del quale faceva tanto vanto, fino a poco tempo fa. Proteste e manifestazioni in tutta Italia, adesione allo sciopero consistente (il Ministero è stato costretto ad ammettere che l’adesione sfiorava il 60%, i sindacati hanno dichiarato tra l’80 e il 90). A Torino l’orchestra del Teatro Regio ha perfino suonato per i manifestanti, dimostrazioni si sono susseguite in tutte le principali città italiane, per protestare contro l’applicazione del Decreto Gelmini. A Roma i sindacati hanno denunciato la partecipazione di un milione di persone. Il discorso finale è stato tenuto dai tre sindacalisti, ma è apparso traviato rispetto alle richieste di chi era in piazza: Bonanni in pratica ha rivelato che il motivo del dissenso della Cisl si annidava nel fatto che i sindacati non erano stati consultati. Probabilmente, come ci insegna la storia degli ultimi quindici anni, se il Governo avesse convocato Cisl, Bonanni avrebbe controfirmato lo stesso decreto approvato ieri. Epifani ha esortato in modo vibrante i tre sindacati confederati a non dividersi: “Non scambiamo un piatto di lenticchie per la forza di questa unità”. Sarebbe stato bello se questo motto fosse stato lo slogan sindacale nelle numerose contrattazioni che hanno portato gli insegnanti, e i lavoratori in generale, nelle condizioni che i tre segretari hanno denunciato anche ieri.
Feroce la reazione della maggioranza: Maroni mette in chiaro che chi occupa e impedisce agli altri di studiare verrà denunciato. Uno strano afflato di legalità, da parte di un esponente di uno schieramento che è sempre assente dalle aule dei tribunali. In ogni caso significa che non sarà tollerato altro dissenso verso il Governo. Poi prosegue, cercando di normalizzare la protesta, che dichiara “fisiologica”, e conclude con la perla: “Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’e’ il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali”: viene il dubbio che la cifra di 200.000 manifestanti al recente corteo del Pd la abbia suggerita lui alla Questura. Ma forse si riferiva a chi dissentiva nella sola Sicilia. Mentre parla, però, un altro sospetto prende corpo: e se le “dettagliate istruzioni” che il premier gli ha elencato, trattandolo da maggiordomo, avessero riguardato l’uso di provocatori fascisti per pestare gli studenti che protestavano, per poi dare il destro alla polizia di caricare gli studenti stessi?
Oggi Nitto Palma, quello della riproposizione dell’immunità parlamentare, ha riferito alle Camere sugli scontri avvenuti in Piazza Navona. Secondo l’Onorevole gli scontri sono stati provocati dagli studenti di sinistra, che hanno aggredito i neofascisti per i quali, comunque, si affretta a precisare che “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo”, in modo da evitare loro una condanna. A chi si chiedeva come avesse fatto un camion pieno di spranghe a raggiungere la piazza ha risposto: “E’ usuale che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona” Sicuramente alcuni studenti hanno “sentito” molto distintamente, su tutto il corpo, la musica cantata da questo nuovo modello di diffusori audio. Altro che Nuvole di Aristofane… queste assomigliano molto di più alle “nuvole” che si facevano nel magazzino del collegio di Gian Burrasca. Per fortuna i testimoni oculari hanno raccontato come sono andate veramente le cose. Maroni, si è affrettato a congratularsi con le forze dell’ordine per il lavoro svolto: “abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni”. Non c’è alcun dubbio.
Se Aristofane vivesse oggi, al posto di Socrate avrebbe messo Cicchitto. Commentando l’iniziativa promossa dal Pd e da IdV di indire un referendum abrogativo della legge Gelmini ha dichiarato che Veltroni “insegue una deriva plebiscitaria ed esprime il massimo della sottovalutazione della dialettica parlamentare”. Chissà dove ha vissuto in questi ultimi sei mesi, quando in Parlamento la maggioranza si è solo preoccupata di mettere a tacere l’opposizione. Non pago, forte dell’ignavia dei giornalisti, insiste, rivendicando che Forza Italia “mai ha pensato di smontare il Parlamento a colpi di referendum”. Infatti a pensato di smontarlo a colpi di Decreti Legge.
La Gelmini non si sente più, ammutolita dal fiume di persone sceso in piazza a contestarla. Si era limitata a bollare lo sciopero come un “rito”, alla faccia di chi ha perso il giorno di salario; al suo posto ha parlato la Aprea (quando c’è da metterci la faccia spunta sempre fuori un portavoce), che ha largito ghiande per porci: “credo che noi potremo, con la normativa secondaria e con atti applicativi, accogliere qualche suggerimento che arriva dalle forze sindacali e dalla scuola vera”.
Rimane solo Berlusconi che, alla stregua di un bambino a cui si è rotto il giocattolo, strepita in modo puerile contro “la scandalosa capacita’ della sinistra di mentire su cose di buonsenso”.

 

Immagine da www.wikio.it/

 

Una precisa strategia?

Posted by admin On Ottobre - 30 - 2008

“Approvato” il Decreto Gelmini

Posted by admin On Ottobre - 29 - 2008

Nonostante le richieste dell’opposizione.
Nonostante le diffuse e continuate proteste di studenti, genitori e corpo docente.
Nonostante il sia pur tremulo invito al dialogo espresso da Napolitano.
Nonostante tutti gli altri Paesi adottino, nei confronti dei finanziamenti alla scuola pubblica, politiche opposte a quella italiana.Forti della maggioranza acquisita in Parlamento e dell’assoggettamento dello stesso al Governo, il centrodestra ha oggi approvato al Senato, e in via definitiva, il Decreto Gelmini. Questa in Italia, ormai, non è più una notizia. Se il potere legislativo fosse veramente indipendente come prevede il nostro ordinamento, ogni tanto contrasterebbe le decisioni del Governo; certo, il fatto che in Parlamento siedano gli avvocati dei Ministri rende le cose più complicate.
Definirla riforma scolastica appare un azzardo. Si intende annesso nel concetto di riforma, infatti, un mutamento di indirizzo sociale e culturale dettato da un movente etico e morale, la vera causa prima del cambiamento. Nel caso in questione invece, è unicamente una ratio di risparmio economico, o di “riposizionamento delle risorse”, secondo il latinorum del Ministro, il motore di questa serie di provvedimenti. L’ennesima disposizione proposta dal Governo, che ne ha motivato l’urgenza con l’esigenza di prendere provvedimenti volti a contrastare il bullismo. Un pretesto evidente, che pone in secondo piano il vero cuore della riforma. Ma il voto in condotta non è l’unico schermo: molta retorica è stata fatta dal Ministro Gelmini sul ritorno al maestro unico (che ora si scopre come “prevalente”), sui grembiuli, sui voti in decimi, mentre poco si è parlato dei tagli alle università, dell’indebolimento dell’obbligo scolastico, dei licenziamenti, dello squalificarsi ulteriore dell’insegnamento pubblico a vantaggio di quello privato. La scuola pubblica, infatti, è l’unico vero ascensore sociale che può garantire a chi è privo mezzi, ma dotato, di raggiungere posizioni di riguardo.
Il Decreto appare una sorta di ultimatum imposto dall’alto, come se il Governo volesse mostrare i muscoli: il dibattito alle Camere è stato compresso e ha assunto una decisa sfumatura di inutilità, dopo le parole di Cicchitto di lunedì: “Lo approveremo alla Camera così com’è, senza nessuna modifica”. La maggioranza non ha mai cercato un vero dialogo, non ha mai cercato di migliorare il testo proposto dal Governo che, sempre più, assomma a sé la funzione legislativa. La Gelmini si era detta disponibile a ricevere gli studenti, cosa che ha fatto sabato solo per comunicare loro che dovevano rassegnarsi. Poi ha tentato di ridimensionare la protesta affermando che “sono alcune migliaia” gli studenti che manifestano, mentre “in Italia gli studenti sono 9 milioni”. Ovviamente compresi gli alunni delle elementari e medie e i frequentanti istituti privati. Una cosa analoga è successa con il numero dei partecipanti alla manifestazione del Pd di sabato stesso. Il netto calo di consensi del Governo nei sondaggi, questa volta poco pubblicizzati dalla coalizione maggioritaria, pare smentirla in pieno. Appare evidente a tutti come un sistema che si definisca democratico sia lontano mille miglia da quello adottato dal Governo attuale. Allo stesso modo imporranno la riforma del sistema elettorale per le europee.
Oggi, davanti al Senato, si era già radunato un gruppo di studenti ingrossato da due cortei: hanno atteso la “sentenza”, poi alcuni parlamentari del Pd e dell’IdV, usciti dalla Camera, hanno invocato il referendum per abrogare il Decreto di fronte ai ragazzi. Una misura a posteriori certo più efficace dello sciopero previsto per domani, a provvedimento già approvato.
Studenti di destra del Blocco studentesco hanno manifestato a modo loro la solidarietà al Governo, occupando gran parte della piazza e innescando tafferugli, aggredendo i manifestanti con cinghie e caschi: due ragazzi sono rimasti feriti. Un altro segnale. Poi è partita la carica di alleggerimento delle forze dell’ordine, che già presidiavano il luogo. Finora, dunque, i “facinorosi” non sono gli studenti che si oppongono alla riforma, caricati anche a Milano dalla polizia, ma quelli che la sostengono, con buona pace del Premier.
Nel frattempo passano in secondo piano gli sviluppi della vicenda Alitalia, che pure aveva tenuto banco a lungo: i ripensamenti di Cai, il niet dei piloti al contratto capestro presentato (mercoledì scorso Di Vietri, Avia, si dichiarava “agghiacciato” denunciando che “non esiste un’etica dell’azienda, si vuole procedere a una pulizia etnica”. Tomaselli (Sdl) invece affermava che “la trattativa sui contratti di lavoro non è mai decollata”), il ridotto numero di voli, il numero di licenziamenti molto superiore a quello di 3.500 annunciato da Berlusconi.

 

Foto da  riflessiditana.ilcannocchiale.it/

Avviso ai naviganti

Posted by admin On Ottobre - 24 - 2008

Avviso ai naviganti: nuove intimidazioni dalla destra

Posted by admin On Ottobre - 24 - 2008

“Vorrei dare un avviso ai naviganti, molto semplice: non permetteremo che vengano occupate scuole ed università. […] Convocherò oggi il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere”.

 

“Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole”

 

L’ennesima smentita di se stesso, offerta ieri da Berlusconi, è di più di una semplice, nuova puntata dell’ormai celebre “io non lo avevo detto”: è l’ultimo tratto di pennello di una tela che può essere considerata una via di mezzo tra l’“Urlo” di Munch e una delle locandine di propaganda mussoliniana. Il quadro è lì, davanti a tutti gli Italiani: è limpido come un paesaggio di Turner, senza possederne la bellezza,  eppure le reazioni che esso suscita sono molto diverse da quelle che chiunque si aspetterebbe: oltre al silenzio di chi lo ammira vi è lo sguardo di chi osserva ma non vede. Vi è anche più di qualcuno che passa oltre, o si volta, o fa finta di non vedere.

“Si dicono menzogne sui numeri dei partecipanti alle manifestazioni, che sono ridottissimi”. “La realtà che conosciamo di queste ore, questi giorni, è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare e di manifestanti che sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali”. La realtà che conosciamo, in questi giorni, è molto diversa dall’idillio descritto dal Presidente del Consiglio: egli stesso ne è ben consapevole, ed è per questo che ha deciso di spendersi personalmente a fianco del Ministro Gelmini durante la conferenza stampa di Mercoledì, pronunciando un discorso conciso e chiaramente intimidatorio. Il perché di questi toni scaturisce dai fatti: la protesta, dilagante, contro la riforma scolastica voluta dal centrodestra è sotto gli occhi di tutti. Alcuni dati: 300 manifestazioni, 150 scuole e 20 facoltà occupate. Il 10 di Ottobre a Roma erano almeno 30.000, a Firenze 4.000, a Genova 2.000, a Bari 5.000, e migliaia ancora a Milano, Torino, L’Aquila, Ferrara, Lecce, Verona, Ancona, Cagliari, per un totale di cortei in 89 città. Il 17 nuovamente 10.000 manifestanti a Roma, il 20 15.000 a Palermo, privi di qualsiasi sigla di partito o sindacato, poi ancora Pavia, Ancona, Ferrara. 6.000 in piazza a Livorno, a Roma in piazza perfino gli studenti neofascisti di Forza Nuova. Oltre 40.000 a Firenze Mercoledì, mentre a Milano si registrano scontri con le famose forze dell’ordine. Ma non basta: a protestare non sono solo gli studenti: il premier omette che a fianco dei ragazzi ci sono insegnanti e genitori. E’ chiaro, quindi, il motivo della preoccupazione di Berlusconi: meno la sua reazione. Con astio ed intimidazione ha dato un “avviso ai naviganti, molto semplice”: non consentirà ulteriore dissenso. Se necessario è disposto a ricorrere a mezzi estremi. Oggi poi ha corretto il tiro sui quei mezzi, mescolando anche lo scherno e dichiarando, in modo agghiacciante: “Ne ho in mente qualcuno molto spiritoso”. Segue il coro di belati dei politici di centrodestra: se per la Gelmini è in atto una “campagna terroristica”, per Sacconi a protestare sono “giovani presuntuosi” e “minoranze politicizzate”, quasi che essere politicizzato non fosse una virtù. Del resto il Cavaliere stesso, nella conferenza, ha accusato tutte le opposizioni di inscenare una sedizione contro il Governo, sfruttando la riforma scolastica, criminalizzando di fatto ogni forma di critica.

Sicuro dell’impunità di cui gode, al punto che può smentirsi senza alcuna conseguenza, Berlusconi ha finito anche con l’attaccare i giornali: “Si può ben dire in questi casi che in queste manifestazioni ci sono dei facinorosi. Non tutti, piccoli gruppi. E hanno il supporto dei giornali”. Evidentemente non è solo la Magistratura che lo perseguita, secondo il suo pensiero. Peccato che, oltre al fatto di possedere tre reti televisive, di controllarne altre tre e di detenere numerose testate di carta stampata, i dati diffusi da AgCom sull’invadenza del suo partito sui media lo smentiscano chiaramente. Rei di aver dato ampio risalto al dissenso montante, ha inviato ieri ai direttori delle testate una velata minaccia dal sapore di olio di ricino: “Portate i miei saluti ai vostri direttori e ditegli che saremmo molto preoccupati e indignati”. Nel frattempo la rappresaglia è già approntata e si sta discutendo alle Camere: riguarda la riforma dei fondi per i diritti di editoria.

Anche Ezio Mauro, nel suo editoriale di ieri, si limita a chiedersi se sia ancora un diritto protestare; non si spinge oltre, non chiama le cose con il loro vero nome, distoglie gli occhi dal quadro che ha di fronte. Fascista. Non è difficile da scrivere. E’ questo il motivo per cui Berlusconi può continuare con il suo sorriso di scherno. Senza arrivare agli U.S.A., dove un vestito della Palin ha rovinato la campagna elettorale di McCain, possiamo però ricordare che il premier thailandese, il quale deteneva diverse reti televisive, è stato cacciato da una sollevazione popolare, unita all’azione dei militari, e proprio ieri è stato condannato per aver violato la legge sul conflitto di interessi. Perché in Thailandia esiste una legge sul conflitto di interesse. Ma questa notizia, che presenta connotati troppo familiari, è stata praticamente taciuta dai media.

 

Foto da blog.panorama.it

Nucleare o Rinnovabili?

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Gen-9-2007 I ADD COMMENTS
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